Mitch Cullin.
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UN IMPERCETTIBILE TRUCCO DELLA MENTE.
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Titolo originale: A Slight Trick of the Mind, 2005.
Traduzione di: Giovanna Scoccher.
2005 Giano Editore, MILANO.
ISBN 88-7420-044-7.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione..
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Sherlock Holmes ha sempre una risposta per tutto. O meglio, l'aveva,  perch qualcosa comincia a incepparsi nel prodigioso meccanismo della logica deduttiva che lo ha  reso celebre. Sar l'et, a pi di novantanni nessuno  pi quello di una volta. Sar la memoria, che va indebolendosi e porta a galla nel modo pi importuno episodi rimossi da decenni. Come la morte dei pochi amici, prima di tutto il dottor Watson, o un insospettato, perduto amore. Siamo nel 1947, e Sherlock Holmes, da tempo in pensione, si  ritirato nella campagna del Sussex. Vive in una fattoria, insieme a una governante e al figlio di lei, Roger, e si dedica a tempo pieno alle proprie api e a minuziose ricerche sui benefici della pappa reale e del frassino spinoso. Holmes guarda ormai con distacco, e anche con un certo fastidio, alle gesta della
propria giovinezza, spacconate raccontate da Watson ai lettori in modo colorito ma infedele, e persegue un ideale di vita armoniosa non poco influenzato dalla sapienza orientale. E sar proprio un viaggio in Giappone, e soprattutto in una Hiroshima che prova a risorgere dalle ceneri, a presentare a Holmes un'ultima, estrema sfida, quella che la vita lancia alla fortezza della razionalit.
Nelle pagine di Cullin, l'investigatore di Baker Street si trova di fronte a un caso, irrisolvibile: se stesso. Cosa significano gli innegabili istinti paterni che Holmes prova per il sensibile e intelligente figlio della propria governante? Perch il ricordo di una giovane donna conosciuta cinquantanni prima continua a
ossessionarlo? Perch solo ora sente il bisogno di completare l'unico racconto che abbia mai scritto, L'armonicista? E infine, cosa farsene della verit, quando una menzogna pu servire a pacificare la tormentata esistenza di un amico? 
Un impercettibile trucco della mente  il pi profondo omaggio che si potesse rendere al personaggio inventato pi di un secolo fa da Conan Doyle, un romanzo capace di conquistare il lettore mantenendosi in abile equilibrio fra tradizione holmesiana, nei capitoli dedicati a L'armonicista, e rilettura sovversiva del modello, in un brillante gioco di specchi che ricorda il memorabile Possessione di Antonia Byatt.
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L'AUTORE.
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Mitch Cullin (23 marzo 1968 Santa Fe, Nuovo Messico, Stati Uniti),  uno dei pi interessanti e originali narratori americani contemporanei.  autore di sette romanzi e una raccolta di racconti. Attualmente risiede ad Arcadia, in California, a Tokyo, in Giappone, con il suo partner e frequente collaboratore Peter I. Chang. Un impercettibile trucco della mente  il suo ultimo romanzo.
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UN IMPERCETTIBILE TRUCCO DELLA MENTE.
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Per mia madre, Charlotte Rchardson, appassionata di misteri e delle strade panoramiche della vita; e per il compianto John Bennett Shaw, che una volta mi lasci in carico la sua biblioteca. Ero sicuro, almeno, di aver visto un viso che giocava un ruolo essenziale nella mia vita, e che era pi umano e fanciullesco che nel sogno. Altro non sapevo, poich era gi scomparso di nuovo.
Morio Kita, Ghosts.
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Che cosa  questa strana voce silenziosa che parla alle api e nessun altro riesce a sentire?
William Longgood, The Queen Must Die.
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Capitolo 1.
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Un pomeriggio d'estate, di ritorno da un viaggio all'estero,
entr nella sua fattoria lasciando il bagaglio sulla
porta d'ingresso affinch se ne occupasse la governante.
Si ritir quindi in biblioteca, dove sedette tranquillo,
felice di essere circondato dai libri e dalla familiarit
della sua casa. Era stato via per quasi due mesi,
attraversando l'india a bordo di convogli militari, per
arrivare in Australia su una nave della Marina di Sua
Maest, e poi approdare sulle coste occupate del Giappone
postbellico. Tanto all'andata quanto al ritorno
aveva percorso gli stessi, interminabili itinerari, perlopi
in compagnia di militari chiassosi, pochi dei quali
riconoscevano l'anziano gentiluomo che cenava o sedeva
accanto a loro (quel Matusalemme lento come
una lumaca che si frugava in tasca alla ricerca di un
cerino mai trovato, masticando in continuazione un sigaro
giamaicano spento). Quei visi rubizzi si volgevano
a lui solo nelle rare occasioni in cui un funzionario
proclamava ad alta voce la sua identit, e allora lo
scrutavano meravigliati: perch sebbene usasse due
bastoni da passeggio, il suo corpo era ancora diritto, e
il passare degli anni non aveva smorzato il grigio intenso
degli occhi; i capelli candidi, folti e lunghi,
come la barba, erano pettinati all'indietro, alla moda
inglese.
 vero? E proprio lei?
Temo di potermi fregiare ancora di quel titolo.
Lei  proprio Sherlock Holmes? No, non ci credo.
Poco male. Del resto fatico io stesso a crederci.
Infine il viaggio si era concluso, e adesso gli era difficile
richiamare alla mente i particolari dei suoi giorni
all'estero. Quella vacanza - sebbene lo avesse saziato
come un pasto sostanzioso - sembrava a posteriori
imperscrutabile, scandita da brevi ricordi che presto
diventavano vaghe impressioni e ricadevano nel dimenticatoio.
L c'erano le stanze immutabili della sua
fattoria, la ritualit della sua regolare vita di campagna,
l'affidabilit delle sue arnie: tutte cose che non richiedevano
alcun esercizio di memoria, che si erano
radicate in lui nel corso di decenni di isolamento. E
poi c'erano le api: il mondo continuava a cambiare, e
lui con esso, ma le api resistevano, imperterrite. E una
volta chiusi gli occhi, col respiro che risuonava pesante,
fu proprio un'ape a dargli il benvenuto a casa:
un'operaia si manifest nei suoi pensieri, sorprendendolo,
gli si pos sulla gola e lo punse.
Sapeva bene cosa era necessario fare quando si veniva
punti da un'ape sulla gola: bere acqua e sale per
scongiurare conseguenze gravi. E prima di tutto
estrarre il pungiglione dalla pelle, se possibile a pochi
secondi dall'emissione di veleno. Nei suoi quarantaquattro
anni di apicoltura sul versante meridionale
delle colline del Sussex - a met strada tra Seaford ed
Eastbourne, col minuscolo villaggio di Cuckmere Haven
quale centro abitato pi vicino - aveva subito per
l'esattezza 7816 punture di api operaie (quasi sempre
sulle mani o sul viso, qualche volta sui lobi delle orecchie
oppure sul collo e la gola: la causa e i successivi
effetti di ogni singola puntura erano stati debitamente
esaminati e in seguito registrati su uno dei tanti diari
che teneva nel suo studio in mansarda). Queste esperienze
di moderato dolore lo avevano portato, col passare
del tempo, a una variet di rimedi, diversi a seconda
della parte del corpo che era stata punta e della
profondit raggiunta dal pungiglione: sale e acqua
fredda, sapone liquido mescolato a sale, poi mezza cipolla
cruda applicata sull'irritazione; in casi di estremo
fastidio, fango o argilla umidi servivano talvolta
allo scopo, a patto che venissero riapplicati ogni ora,
finch il gonfiore non cominciava a recedere; per curare
il bruciore e prevenire l'infiammazione, la soluzione
pi efficace era del tabacco inumidito e strofinato
sulla pelle.
Eppure in quel momento - seduto in biblioteca a
sonnecchiare nella sua poltrona accanto al camino
spento - nel sogno fu colto dal panico, incapace di ricordare
cosa doveva fare per queirimprovvisa puntura
sul pomo d'Adamo. Si vedeva diritto in piedi in mezzo
a una distesa di calendole, le dita affusolate e artritiche
strette sul collo. Il gonfiore aumentava, sentiva la
protuberanza crescergli sotto le mani, come una vena
in rilievo. Fu colto da una paralisi di terrore, si immobilizz
mentre il rigonfiamento cresceva (le dita separate
da quella protuberanza simile a un palloncino, la
gola sempre pi chiusa).
E l, in quel campo di calendole, si vedeva in netto
contrasto col rosso e il giallo dorato che aveva sotto di
s. Nudo, la carne pallida esposta, somigliava a un fragile
scheletro ricoperto da un velo sottile di carta di
riso. Privato del suo usuale abbigliamento - i completi
di lana, di tweed, quegli abiti resistenti che aveva
indossato giorno dopo giorno da prima della Grande
Guerra, per tutta la seconda guerra mondiale, fino al
suo novantatreesimo anno. La lunga chioma era rasata
a zero, la barba era ridotta a una peluria ispida sul
mento sporgente e le guance incavate. Anche i bastoni
da passeggio - gli stessi che in quel momento aveva
sulle ginocchia, l nella biblioteca - nel sogno erano
svaniti. Eppure restava in piedi, nonostante la gola
sempre pi stretta e chiusa gli impedisse di respirare.
Solo le labbra si muovevano, balbettando mute in cerca
d'aria. Tutto il resto - il corpo, i fiori in boccio, le
nuvole alte nel cielo - era immobile, in una stasi totale,
a eccezione di quelle labbra tremule e di un'unica
ape operaia che vagava con le sue svelte zampette nere
su una fronte increspata.
 
Capitolo 2.

Holmes ansim, svegliandosi. Sollev le palpebre e si
guard intorno schiarendosi la gola. Poi fece un respiro
profondo e si accorse della luce calante del sole che
entrava obliqua da una finestra esposta a ovest: quel
bagliore, e l'ombra sulle assi lucide del pavimento che
avanzava lenta come le lancette di un orologio, sfiorando
appena l'orlo del tappeto persiano, gli dissero
che erano le 5,18 del pomeriggio.
 sveglio? chiese Mrs Munro, la sua giovane governante,
che gli volgeva le spalle.
Senza dubbio, rispose Holmes, lo sguardo fisso
sull'esile sagoma della donna - i lunghi capelli tirati in
uno stretto chignon, le ciocche castano scuro che si
arricciavano sul collo sottile, i nastri del grembiule
marrone chiaro legati dietro. Da un cesto di vimini sul
tavolo della biblioteca la donna tir fuori fasci di corrispondenza
(lettere che recavano francobolli stranieri,
pacchetti, grandi buste), e come le era stato detto di
fare una volta a settimana, cominci a smistarla a seconda
delle dimensioni.
L'ha fatto di nuovo mentre sonnecchiava, signore.
Quel suono soffocato - gliel'ho sentito fare, proprio
come prima che partisse. Vuole dell'acqua?
Non credo sia necessaria al momento, rispose lui,
afferrando soprapensiero i due bastoni da passeggio.
Come vuole.
La governante continu nel suo lavoro - le lettere a
sinistra, i pacchetti al centro, le buste grandi a destra.
Durante la sua assenza il tavolo, di solito quasi vuoto,
si era riempito di pile pericolanti di posta. Di sicuro
c'erano come sempre dei regali, bizzarri articoli inviati
da chiss dove. C'erano inviti per interviste a radio e
giornali, richieste di aiuto (un cucciolo d'animale
smarrito, una fede nuziale rubata, un bambino scomparso,
e tutta una serie di altre inutili sciocchezze cui
era meglio non rispondere). E poi c'erano i manoscritti
inediti: storie sensazionali e del tutto fuorvianti
basate sulle sue imprese di un tempo, approfonditi
studi di criminologia, bozze di antologie del mistero -
insieme a lettere lusinghiere che chiedevano un'approvazione,
un commento positivo per un futuro risvolto
di copertina, o magari un'introduzione a un testo.
Di rado rispondeva a tali richieste, e non assecondava
mai giornalisti, scrittori o persone a caccia di
pubblicit.
Di norma studiava con attenzione ogni lettera, esaminava
il contenuto di ogni pacchetto. Quell'unico
giorno della settimana - caldo o freddo che fosse, a seconda
della stagione - lavorava alla scrivania col camino
acceso, apriva le buste e dava una rapida scorsa alla
missiva prima di accartocciare i fogli e gettarli tra le
fiamme. I regali invece venivano messi da parte, sistemati
con cura nel cesto di vimini perch Mrs Munro
potesse poi consegnarli a chi si occupava di opere caritatevoli
gi in paese. Ma se una lettera riguardava
qualcosa di particolare interesse, se evitava le lodi servili
e trattava invece con intelligenza di una passione
da lui condivisa e apprezzata - la procedura per ricavare
una regina da un uovo di ape operaia, gli effetti salutari
della pappa reale, o magari qualche delucidazione
su come coltivare piante esotiche commestibili
come il frassino spinoso (quelle remote stranezze della
natura capaci di arginare, come era convinto facesse
la pappa reale, l'inutile atrofia che spesso colpiva un
corpo e una mente non pi giovani) - allora questa
lettera aveva buone probabilit di scampare all'incenerimento;
poteva al contrario finire nella tasca della
giacca e restarvi finch Holmes non si ritrovava alla
scrivania del suo studio nella mansarda, e le sue dita la
estraevano per un esame pi attento. Talvolta queste
lettere fortunate lo chiamavano altrove: un giardino
d'erbe aromatiche accanto a un'abbazia in rovina vicino
a Worthing, dove cresceva rigoglioso uno strano
ibrido di bardana e romice rosso; un allevamento di
api appena fuori Dublino, dove per caso si era prodotta
una partita di miele leggermente acidulo, bench
non sgradevole al palato, a causa dell'umidit che aveva
ricoperto i favi durante una stagione pi torrida del
solito; pi di recente, Shimonoseki, una cittadina giapponese
che offriva specialit culinarie a base di frassino
spinoso le quali, associate a una dieta a base di pasta
di miso e germogli di soia fermentati, sembravano
garantire alla gente del posto una longevit prolungata
(e l'attivit principale dei suoi anni in solitudine era
proprio la ricerca di documentazione e di conoscenze
dirette su quell'alimento cos straordinario e forse capace
di allungare la vita umana).
Vivr in mezzo a questo disordine per un'eternit,
disse Mrs Munro, indicando con un cenno del
capo i mucchi di posta. Dopo aver posato sul pavimento
il cesto di vimini vuoto, si volt verso di lui e disse,
Ce ne  ancora, sa, nel ripostiglio dell'ingresso - quegli
scatoloni prendono tutto il posto.
Molto bene, Mrs Munro, disse Holmes con tono
secco, sperando di arginare ogni eventuale seguito.
Vuole che le porti l'altra posta? Oppure devo
aspettare che finisca con questa?
Pu aspettare.
Holmes guard verso la porta, indicando con gli occhi
che desiderava essere lasciato solo. Ma lei ignor il
suo sguardo, fermandosi invece ad aggiustarsi il grembiule,
per poi continuare, Ce n' un sacco, in quel ripostiglio
dell'ingresso, sa... non immagina quanta.
Ne sono al corrente. Ma per il momento mi concentrer
su quella che ho qui.
Mi pare proprio che non sappia dove mettere le
mani, signore. Se ha bisogno di aiuto...
Ci penso io, grazie.
Con sguardo pi intenso, questa volta, si rivolse alla
porta con un cenno del capo.
Ha fame? chiese la governante, facendo un timido
passo avanti sul tappeto persiano ed entrando nel
cono di luce.
Ma fu trattenuta da uno sguardo torvo, che si addolc
poi in un sospiro. Neanche per sogno, fu la risposta.
Vuole cenare questa sera?
Immagino sia inevitabile. Se la raffigur in cucina
mentre si affaccendava sbadata, facendo cadere
frattaglie sul piano da lavoro, briciole di pane e fette
di formaggio Stilton sul pavimento. Ha intenzione di
esibirsi in quelle sue disgustose salsicce in pastella?
Mi ha detto che non le piacevano, rispose lei con
tono sorpreso.
Infatti, Mrs Munro. Non mi piacciono, o quantomeno
non mi piace la sua interpretazione della ricetta.
D'altro canto, il suo pasticcio di carne  un piatto
notevole.
La donna si illumin in viso, ma poi incresp la
fronte, pensierosa. Dunque, vediamo, ho un po' di
manzo avanzato dall'arrosto di domenica. Potrei usare
quello, anche se so che lei preferisce l'agnello.
Il manzo avanzato pu andare.
Vada per il pasticcio di carne, allora, disse, con
un tono di voce d'un tratto sollecito. Per sua informazione,
le ho disfatto i bagagli. Non sapevo che fare
di quello strano coltello che ha portato, cos gliel'ho
messo accanto al cuscino. Stia attento a non tagliarsi.
Holmes sospir con maggiore enfasi, serrando gli
occhi per rimuovere la donna dalla sua vista, Si chiama
kusun-gobu, mia cara, e apprezzo la sua preoccupazione
- non vorrei certo essere pugnalato nel mio stesso
letto.
E chi lo vorrebbe?
Con la mano destra frug in una tasca della giacca,
annaspando con le dita in cerca di quel che restava di
un sigaro consumato per met. Ma si accorse con sgomento
di aver riposto il sigaro altrove (forse lo aveva
perso scendendo dal treno qualche ora prima, quando
si era chinato a raccogliere uno dei bastoni che gli
era sfuggito di mano - forse il sigaro era scivolato fuori
dalla tasca, cadendo sul binario per poi restare
schiacciato sotto i piedi di qualcuno). Chiss, borbott,
o forse...
Frug in un'altra tasca, ascoltando le scarpe di Mrs
Munro che si allontanavano dal tappeto, attraversavano
le assi di legno del pavimento per poi proseguire
verso la porta (sette passi, sufficienti a farla uscire dalla
biblioteca). Le sue dita si chiusero attorno a un
tubetto cilindrico (quasi la stessa lunghezza e circonferenza
del mezzo giamaicano, sebbene peso e consistenza
gli dicessero che non poteva trattarsi del sigaro).
Quando sollev le palpebre, vide che teneva dritta
nel palmo della mano una provetta di vetro trasparente;
osservandola pi da vicino, con la luce del sole che
si rifletteva sul tappo metallico, esamin le due api
morte che vi erano chiuse dentro - una sull'altra, con
le zampe intrecciate, come se fossero rimaste sopraffatte
durante un intimo abbraccio.
Mrs Munro...
S? rispose lei, facendo dietrofront nel corridoio
per ripresentarsi trafelata. Che cosa c'?
Dov' Roger? chiese, rimettendosi in tasca la provetta.
La donna entr nella biblioteca, ripercorrendo i
sette passi. Come dice, scusi?
Suo figlio, Roger, dov'? Non l'ho ancora visto.
Ma, signore,  stato lui a portarle dentro i bagagli,
non se lo ricorda? Poi gli ha detto di andare agli alveari
e di aspettarlo l. Gli ha detto che voleva fare un
controllo.
Il suo viso pallido e barbuto prese un'espressione
confusa, adombrato dalla perplessit che provava ogni
volta che sentiva la sua memoria venir meno (cos'altro
era stato dimenticato, cos'altro era filtrato via come
sabbia, scivolando tra i pugni tenuti stretti, e quali certezze
gli erano rimaste, ormai?). Cerc di mettere da
parte le sue preoccupazioni avanzando una spiegazione
plausibile per ci che lo confondeva di tanto in
tanto.
Ma certo, giusto. E stato un viaggio stancante, sa.
Non ho dormito molto.  da tanto che aspetta?
Abbastanza - non ha neanche preso il t - ma non
penso proprio che gli dispiaccia. Da quando lei  andato
via, si  preso pi cura di quelle api che di sua
madre, glielo assicuro.
Davvero?
S, purtroppo  cos.
Bene, allora, disse, localizzando i suoi bastoni da
passeggio, non  il caso di farlo aspettare ancora.
Alzandosi con calma dalla poltrona, sorretto dai
due bastoni, avanz verso la porta, contando ogni passo
- uno, due, tre - e ignorando Mrs Munro che diceva
alle sue spalle, Vuole che le venga vicino, signore?
Ce la fa da solo? Quattro, cinque, sei. Mentre avanzava,
non si accorse che la donna aveva corrugato la
fronte, e neppure che, pochi secondi dopo che lui
aveva lasciato la stanza, aveva scorto il suo sigaro giamaicano
(si era chinata davanti alla poltrona, aveva
raccolto il sigaro puzzolente dal cuscino della seduta e
l'aveva gettato nel camino). Sette, otto, nove, dieci -
con undici passi era nel corridoio: quattro in pi di
quanti ce ne volevano a Mrs Munro, due in pi della
sua media.
Be', certo, concluse mentre prendeva fiato sulla
porta d'ingresso, una certa fiacchezza da parte sua
non giungeva inaspettata; si era avventurato per mezzo
mondo, rinunciando al suo solito pasto mattutino a
base di pappa reale spalmata su pane fritto - la pappa
reale, ricca di vitamine del gruppo B e con un notevole
apporto di zuccheri, proteine e acidi organici, era
essenziale per il mantenimento del benessere e della
resistenza fsica; il suo corpo aveva molto risentito dell'assenza
di quel nutrimento, ne era sicuro, cos come
la sua memoria.
Una volta fuori, la sua mente si rinvigor alla vista
del terreno inondato dalla luce del tardo pomeriggio.
I fiori non ponevano alcun dilemma, n le ombre suggerivano
quegli spazi vuoti che avrebbero dovuto ospitare
frammenti di memoria. Tutto l era uguale a se
stesso, da decenni - e cos anche lui: a passeggio per il
giardino, oltre le giunchiglie selvatiche e le aiuole di
erbe aromatiche, oltre il viola intenso delle buddleie e
dei cardi giganti che si avvitavano verso il cielo, senza
mai smettere di inspirare; una brezza leggera stormiva
tra i pini circostanti, e lui assaporava lo scricchiolio
che le scarpe e i bastoni producevano sulla ghiaia. Se
in quel momento si fosse guardato indietro, oltre la
spalla, sapeva che la fattoria sarebbe stata nascosta alla
vista da quattro grandi pini - la porta d'ingresso e i
battenti adornati di rose rampicanti, le coperture ammuffite
sopra le finestre, le colonnine di mattoni dei
muri esterni esposte alle intemperie; il tutto a malapena
visibile tra il fitto intreccio di rami e aghi di pino.
Pi avanti, dove terminava il sentiero, si apriva un intero
pascolo arricchito da una profusione di azalee, alloro
e rododendro, oltre il quale si profilava un boschetto
di querce. E sotto le querce - disposto in file di due
alveari ognuna - ecco il suo allevamento di api.
Si ritrov a camminare tra gli alveari mentre il giovane
Roger - ansioso di fare buona impressione mostrandogli
quanto si fosse preso cura delle api in sua
assenza, vagando da un'arnia all'altra senza protezioni
e con le maniche ben arrotolate sulle braccia - spiegava
che da quando lo sciame si era ambientato, all'inizio
di aprile, solo qualche giorno prima della partenza
di Holmes per il Giappone, le api avevano tirato fuori
i fogli di cera dai telai, costruito i favi, e riempito ogni
singola celletta esagonale. Con sua grande soddisfazione,
il ragazzo aveva gi ridotto il numero dei telai a
nove per ogni alveare, lasciando cos ampio spazio alle
api per crescere e moltiplicarsi.
Ottimo, disse Holmes. Hai fatto pascolare queste
creature in modo ammirevole, Roger. Sono molto
contento del tuo lavoro. Poi, per ricompensarlo, prese
la provetta dalla tasca, e la esib tenendola tra il pollice
e un dito ricurvo. Questa  per te, disse, guardando
Roger mentre prendeva il contenitore e ne fissava
un po' stupito il contenuto. Apis cerana japonica,
o forse potremmo pi semplicemente chiamarle api
giapponesi. Che te ne pare?
Grazie, signore.
Il giovane gli sorrise, e Holmes, guardandolo negli
occhi azzurri e accarezzandogli appena la massa bionda
e arruffata dei capelli, fece altrettanto. Poi rivolsero
entrambi lo sguardo agli alveari, senza aggiungere nulla.
Silenzi come quello, quando si trovava tra le sue
api, non mancavano mai di appagarlo nel profondo;
dal modo in cui Roger gli stava accanto, a suo agio,
immaginava che anche lui provasse una soddisfazione
altrettanto grande. E sebbene non apprezzasse molto
la compagnia dei bambini, non poteva negare che il figlio
di Mrs Munro suscitava in lui delle emozioni paterne
(come era possibile, si era chiesto spesso, che
quella donna sconclusionata avesse dato alla luce un
virgulto tanto promettente?).
Ma nonostante l'et avanzata, trovava impossibile
esprimere i suoi veri affetti, soprattutto verso un quattordicenne
il cui padre era tra i caduti dell'esercito
britannico nei Balcani; e immaginava che Roger ne
soffrisse molto la mancanza. E poi era sempre consigliabile
mantenere il controllo delle emozioni quando
si assumevano governanti con figli a carico - bastava
starsene l col ragazzo, quando il reciproco silenzio
valeva pi di tanti discorsi, mentre con gli occhi passavano
in rassegna gli alveari, studiavano il dondolio dei
rami di quercia e contemplavano il lieve tramutarsi
del pomeriggio in sera.
Poco dopo Mrs Munro chiam dal sentiero del giardino,
richiedendo l'aiuto di Roger in cucina. Allora
Holmes e il ragazzo riattraversarono controvoglia il pascolo,
ma senza fretta, fermandosi a osservare una farfalla
azzurra che svolazzava attorno alle azalee profumate.
Pochi istanti prima che calasse il crepuscolo, entrarono
nel giardino, la mano del ragazzo a sostenergli
con delicatezza il gomito guidandolo oltre la porta della
fattoria, finch non ebbe salito le scale e fu entrato
nello studio in mansarda (fare le scale non era un'impresa
cos difficile, ma era grato ogni volta che Roger
lo sorreggeva come una stampella in carne e ossa).
Vuole che venga a prenderla quando  pronta la
cena?
Te ne sarei grato.
Bene, signore.
E cos sedette alla scrivania, in attesa che il ragazzo
tornasse ad assisterlo per aiutarlo a scendere le scale.
Per un po' si tenne occupato esaminando degli appunti
che aveva scritto prima del viaggio, messaggi
criptici scarabocchiati su pezzi di carta - predomina il levulosio,
pi solubile del destrosio - di cui gli sfuggiva il significato.
Si guard intorno e not che Mrs Munro si
era presa delle libert in sua assenza. I libri che aveva
sparpagliato sul pavimento ora erano di nuovo al loro
posto, il pavimento era stato spazzato, ma - come aveva
espressamente richiesto - nulla era stato spolverato.
Innervosito dal crescente desiderio di tabacco, spost
taccuini e apr cassetti, sperando di trovare uno dei
suoi giamaicani, o almeno una sigaretta. Dato che la
ricerca si era rivelata inutile, si accontent della sua
corrispondenza preferita, prendendo una delle tante
lettere spedite dal signor Tamiki Umezaki diverse settimane
prima della partenza per il viaggio all'estero:
Egregio Signore, sono molto grato che il mio invito sia
stato accolto con serio interesse, e che Lei abbia deciso di
essere mio ospite qui a Kobe. Inutile dire che non vedo
l'ora di mostrarle i tanti templi e giardini presenti in
questa parte del Giappone, nonch...
Ma anche questo fin per sfuggirgli: non appena
ebbe iniziato a leggere, gli si chiusero le palpebre e il
mento si abbass a poco a poco sul petto. Poi, nel sonno,
non si accorse della lettera che gli scivolava tra le
dita, n sent il flebile suono strozzato che gli veniva
dalla gola. Svegliandosi, non ricord il campo di calendole
dove era stato, n il sogno che lo aveva portato
di nuovo in quel luogo. Invece, colto di sorpresa
nel trovare Roger chino su di lui, si schiar la gola e fiss
il viso imbarazzato del ragazzo, chiedendo con voce
roca e incerta, Mi ero addormentato?
Il ragazzo annu.
Capisco... s...
La cena sar servita tra poco.
S, la mia cena sar servita tra poco, borbott,
preparando i suoi bastoni.
Come prima, Roger assistette Holmes con grande
zelo, aiutandolo ad alzarsi dalla sedia, restandogli vicino
quando uscirono dallo studio; percorse insieme a
lui il corridoio, le scale, e poi entrarono nella sala da
pranzo dove, sfuggendo infine alla delicata presa di
Roger, prosegu da solo, dirigendosi verso il grande
tavolo vittoriano in rovere dorato e il posto dove Mrs
Munro aveva apparecchiato per lui solo.
Quando avr finito qui, disse Holmes, rivolgendosi
al ragazzo senza voltarsi, mi farebbe molto piacere
discutere con te a proposito degli alveari. Vorrei
che mi riferissi tutto quello che  accaduto in mia assenza.
Sono sicuro che saprai darmi un resoconto preciso
e dettagliato.
Credo di s, replic il ragazzo, guardando dalla
soglia mentre Holmes appoggiava i bastoni al tavolo
per poi sedersi.
Molto bene, disse infine Holmes, spostando lo
sguardo dall'altra parte della stanza, dove si trovava
Roger. Rivediamoci in biblioteca tra un'ora, d'accordo?
Sempre che il pasticcio di carne di tua madre non
mi uccida, s'intende.
Sissignore.
Holmes allung la mano sul tovagliolo ripiegato, lo
apr scuotendolo e se ne infil un angolo sotto il colletto.
Seduto ben dritto sulla sedia, si sofferm un
istante ad allineare le posate e disporle con cura. Poi
sbuff dal naso e pos le mani ai due lati del piatto
vuoto: Dov' quella donna?
Sto arrivando, esclam d'un tratto Mrs Munro,
manifestandosi alle spalle di Roger con un vassoio fumante
tra le mani. Spostati, figliolo, disse al ragazzo.
Cos non sei d'aiuto a nessuno.
Scusa, disse Roger, spostando il corpo snello per
farla passare. E una volta che sua madre ebbe varcato
la soglia, affrettandosi al tavolo, lui fece lentamente
un passo indietro - e poi un altro, e un altro ancora -
fino a uscire del tutto dalla sala da pranzo. Non aveva
intenzione di restare nei paraggi; sapeva che sua madre
l'avrebbe spedito a casa o gli avrebbe ordinato di
pulire in cucina. Cos se ne and in silenzio, mentre
lei serviva Holmes, sgattaiolando via prima che sua
madre lasciasse la stanza e lo chiamasse.
Ma il ragazzo non si diresse fuori, di corsa verso gli
alveari come sua madre si sarebbe aspettata, n entr
in biblioteca per prepararsi alle domande di Holmes
riguardo alle api. Torn invece di nascosto al piano di
sopra, facendo ingresso nell'unica stanza in cui solo
Holmes aveva il permesso di isolarsi: lo studio nella
mansarda. In verit, nelle settimane in cui Holmes era
stato all'estero, Roger aveva trascorso molte ore a
esplorare la stanza - dapprima prendendo dagli scaffali
vecchi libri, monografie polverose e riviste scientifiche,
per esaminarli seduto alla scrivania. Una volta
soddisfatta la sua curiosit, li aveva riposti con cura, facendo
in modo che apparissero intatti. Di tanto in tanto
aveva persino finto di essere Holmes, la schiena appoggiata
all'indietro, le punte delle dita che si toccavano
e lo sguardo rivolto alla finestra, inspirando fumo
immaginario.
Sua madre era all'oscuro di questa sua violazione,
perch se l'avesse scoperto gli avrebbe proibito di avvicinarsi
alla casa. Ma pi esplorava lo studio (dapprima
con fare incerto, tenendo le mani in tasca), pi diventava
audace: sbirciava dentro i cassetti, estraeva le lettere
dalle buste gi aperte, prendeva in mano la penna,
le forbici e la lente di ingrandimento che Holmes
aveva sempre usato. In seguito aveva cominciato a vagliare
le pile di pagine scritte a mano ammucchiate
sulla scrivania, attento a non lasciare segni rivelatori
sui fogli, e cercando nel frattempo di decifrare gli appunti
e i paragrafi incompleti di Holmes. Ma gran parte
di ci che leggeva gli era incomprensibile, o per la
natura degli scarabocchi spesso assurdi di Holmes
oppure perch l'argomento era particolarmente ostico e
specialistico. Ci nonostante, aveva esaminato ogni
singola pagina, sperando di apprendere qualcosa di
esclusivo o rivelatore su quell'uomo famoso che ora
regnava sugli alveari.
In effetti, Roger scopr ben poco che potesse far
nuova luce su Holmes. Il mondo di quell'uomo sembrava
fatto di prove concrete e fatti incontestabili, osservazioni
dettagliate su questioni esteriori, con rare
frasi di riflessione dedicate a se stesso. Ma fra le tante
pile disordinate di appunti e scritti, sepolto sotto quella
montagna di carte come se fosse stato nascosto, il
ragazzo si era alla fine imbattuto in qualcosa di davvero
interessante - un breve manoscritto incompleto dal
titolo L'armonicista, il cui fascio di pagine era tenuto
insieme da un elastico. A differenza degli altri fogli
che Holmes conservava sulla scrivania, quel manoscritto,
come aveva subito notato il ragazzo, era stato composto
con estrema cura: si leggeva con facilit, non
c'erano cancellature n parole stipate sui margini del
foglio o nascoste da gocce di inchiostro. Il contenuto
aveva catturato la sua attenzione perch era comprensibile
e di natura alquanto personale, riferendosi a un
periodo precedente della vita di Holmes. Per, con
grande disappunto di Roger, il manoscritto si interrompeva
dopo soli due capitoli, lasciando la conclusione
avvolta nel mistero. Ma ogni volta il ragazzo tirava
di nuovo fuori quelle pagine, e le rileggeva nella speranza
di cogliere qualche nuova rivelazione.
In quel momento, proprio come durante le settimane
in cui Holmes era stato via, Roger sedeva nervoso
alla scrivania dello studio, estraendo con cura il manoscritto
da sotto quel disordine organizzato. Presto l'elastico
fu messo da parte, le pagine furono posizionate
vicino al bagliore della lampada da tavolo. Studi il
manoscritto partendo dal fondo, scorrendo in fretta le
ultime pagine, sebbene sapesse che Holmes non aveva
ancora avuto l'occasione di continuare il testo. Allora
cominci dall'inizio, chinandosi in avanti mentre leggeva,
girando pagina su pagina. Se si fosse concentrato
senza distrazioni, pensava Roger, forse sarebbe riuscito
a terminare il primo capitolo quella sera stessa.
Solo quando la madre lo chiam, la sua testa si sollev
per un breve istante; era fuori che gridava il suo nome
dal giardino, lo cercava. Quando la voce si affievol,
riabbass la testa, ricordando a se stesso che gli restava
poco tempo - di l a un'ora era atteso in biblioteca e il
manoscritto avrebbe dovuto essere nascosto nel punto
esatto dove era stato trovato. Fino ad allora, segu con
l'indice le parole di Holmes, i suoi occhi azzurri battevano
senza perdere la concentrazione, e le labbra si
muovevano mute mentre le frasi cominciavano a evocare
scene ormai familiari nella sua mente.
 
Capitolo 3.

L'ARMONICISTA.
PREFAZIONE.
Se una notte un estraneo si trovasse a salire le ripide scale che
conducono a questa mansarda, egli vagherebbe per qualche
secondo nell'oscurit prima di raggiungere la porta chiusa
del mio studio. Pur essendo buio pesto, un debole filo di luce
riuscirebbe a insinuarsi oltre la soglia, proprio come adesso, e
allora l'estraneo si troverebbe forse a chiedersi: Che razza di
occupazione pu tenere sveglio un uomo ben oltre la mezzanotte?
Chi vive l dietro, quando la maggioranza dei suoi
concittadini dorme sonni beati? E se provasse a ruotare il pomello
cos da soddisfare la sua curiosit, scoprirebbe che la
porta  chiusa a chiave e l'ingresso  interdetto. E se, in ultimo,
decidesse di accostare un orecchio, gli arriverebbe forse un
suono debole e stridulo, a indicare il rapido movimento della
penna sulla carta, le parole gi scritte che si asciugano una
dopo l'altra, mentre nuovi simboli giungono liquidi dall'inchiostro
pi nero.
Non  certo un segreto che io voglia restare isolato in questo
momento della mia vita. E che il registrare le mie gesta
passate non  mai stato per me un passatempo gratificante,
sebbene sembri esercitare grande fascino sul pubblico dei lettori.
Negli anni in cui John si dedicava a raccontare le nostre
tante esperienze insieme, io consideravo le sue abili, seppure
limitate descrizioni fin troppo elaborate. A volte biasimavo la
sua tendenza ad assecondare il gusto popolare e gli chiedevo
di essere pi rispettoso dei fatti, soprattutto da quando il mio
nome era divenuto sinonimo delle sue spesso superficiali elucubrazioni.
Quanto a me, il mio vecchio amico e biografo mi
esort a scrivere un resoconto di mio pugno. Se credi che io
non abbia fatto giustizia ai nostri casi, ricordo di averlo
sentito dire in almeno un'occasione, ti consiglio di provare
tu stesso, Sherlock!
Forse lo far, gli dissi, e forse allora leggerai una storia
fedele, priva delle solite infiorettature d'autore.
Buona fortuna, dunque, replic in tono di scherno.
Ne avrai bisogno.
Solo il pensionamento mi ha concesso infine il lusso e la
voglia di misurarmi col suggerimento di John. Il cui esito,
sebbene tutt altro che eccelso,  stato nondimeno illuminante
a livello personale, non fosse altro per avermi rivelato che anche
un resoconto veritiero deve essere presentato in modo tale
da intrattenere il lettore. Essendo arrivato a questa conclusione,
ho abbandonato l'arte della narrazione dopo aver pubblicato
appena due racconti e, in una breve nota inviata in seguito
al bravo dottore, ho presentato le mie scuse pi sentite
per la derisione di cui avevo coperto i suoi scritti. La sua risposta
 stata breve, puntuale e arguta: Non c' bisogno di
scusarsi, amico mio. I diritti d'autore ti hanno assolto
gi da un pezzo, e continuano a farlo, nonostante le
mie proteste. J.H.W.
Poich ora John  di nuovo nei miei pensieri, vorrei cogliere
l'occasione di trattare un argomento che al momento mi assilla
molto. Sono venuto a conoscenza del fatto che il mio ex compagno
d'avventure  stato di recente posto in cattiva luce sia
da taluni drammaturghi sia da certi cosiddetti romanzieri del
mistero. Questi individui di dubbia reputazione, di cui non
vale la pena fare il nome in questa sede, lo hanno ritratto
come uno zotico e uno sciocco imbranato. Niente di pi lontano
dalla realt. L'idea che io mi sia sobbarcato un aiutante
tanto lento di comprendonio pu forse suscitare ilarit in un
contesto teatrale, ma considero queste forme di insinuazione
un grave insulto a John e a me stesso.  possibile che questo
fraintendimento derivi dai suoi scritti, poich  stato sempre
generoso nell'enfatizzare le mie abilit trattando invece le sue
con incredibile modestia. Ma in realt l'uomo che ha lavorato
al mio fianco disponeva di una naturale perspicacia e di
un'astuzia innata, molto preziose per le nostre investigazioni.
Non nego la sua sporadica incapacit di cogliere una conclusione
ovvia oppure di scegliere la linea di condotta migliore,
ma di rado si  mostrato poco intelligente. Al di l di questo, 
stato un piacere per me trascorrere gli anni in cui ero pi giovane
in compagnia di qualcuno capace di cogliere un senso di
avventura anche nel pi banale dei casi e che, con l'umorismo,
la pazienza e la fedelt di sempre, assecondava le stranezze
di un amico spesso sgradevole. Perci, se questi saputelli
vogliono davvero additare il pi sciocco dei due, ritengo che
senza alcun dubbio dovrebbero accordare a me il disonore.
In ultimo, va detto che la nostalgia che il pubblico di lettori
nutre per il mio precedente indirizzo di Baker Street non 
da me condivisa. Non mi attira pi il trambusto delle strade
di Londra, n mi manca il dovermi destreggiare tra gli intricati
pantani architettati dalle menti criminali. Inoltre, la
mia vita qui in Sussex  andata ben oltre il semplice appagamento,
e la maggior parte delle mie ore di veglia trascorre nella
serena solitudine del mio studio oppure tra quelle metodiche
creature che abitano i miei alveari. Devo ammettere che
l'et avanzata ha alquanto ridotto le mie facolt ritentive,
bench io mi consideri ancora piuttosto agile di corpo e di
mente. Quasi ogni settimana riesco a fare una passeggiata a
inizio sera fin gi alla spiaggia. Di pomeriggio mi si pu vedere
a zonzo per i sentieri del mio giardino, dove mi prendo
cura delle aiuole di fiori ed erbe aromatiche. E di recente sono
stato assorbito dall'importante compito di rivedere l'ultima
edizione del mio Manuale pratico di apicoltura, dando nel
frattempo gli ultimi ritocchi ai miei quattro volumi dell'Arte
dell'investigazione. Un'impresa, quest'ultima, alquanto tediosa
e labirintica, anche se ritengo si riveler una raccolta
indispensabile una volta pubblicata.
Ci nonostante, mi sono sentito in obbligo di mettere da
parte i miei capolavori e mi trovo ora a intraprendere la fatica
di trasferire il passato su carta, nell'eventualit io possa
dimenticare i particolari di un caso che, senza alcuna giustificazione
logica, mi  tornato alla mente questa notte. Potrebbe
darsi che parte di ci che verr raccontato o descritto da
qui in poi non sia fedele a quanto  stato detto o visto nella
realt, dunque voglio scusarmi in anticipo per ogni libert
presa al fine di colmare le lacune e le aree grigie della memoria.
Ma anche se dalle pagine che seguono dovesse trasparire
una certa dose di finzione, nel complesso ho cercato di descrivere
con tutta l'accuratezza di cui sono capace tanto il caso
quanto gli individui che vi furono coinvolti.
 CAPITOLO UNO.
IL CASO DI MRS ANN KELLER DI FORTIS GROVE.
Ricordo che nella primavera dell'anno 1902, ad appena un
mese dallo storico volo in mongolfiera di Robert Falcon Scott
sull'Antartide, ricevetti una visita da Mr Thomas R. Keller,
un giovane curvo e con le spalle strette, vestito in modo alquanto
elegante. Il bravo dottore non aveva ancora preso dimora
nelle sue stanze di Queen Anne Street, ma il caso volle
che fosse in vacanza, a oziare in una localit di mare con la
donna che di l a poco sarebbe diventata la terza signora
Watson. Per la prima volta dopo molti mesi, il nostro appartamento
di Baker Street era tutto per me. Come era mia abitudine,
sedevo dando la schiena alla finestra, e invitai il visitatore
ad accomodarsi nella poltrona di fronte, dove - dal suo
punto di osservazione - io venivo oscurato dalla luminosit
della luce esterna, mentre dalla mia posizione privilegiata lui
era illuminato con estrema nitidezza. Da principio, Mr Keller
si mostr a disagio in mia presenza, e sembrava non trovare
le parole. Io non feci alcuno sforzo per alleggerire il suo fastidio,
e anzi approfittai del suo silenzio impacciato per osservarlo
meglio. Ritengo vada sempre a mio favore offrire ai
clienti un assaggio della loro vulnerabilit, perci, essendo
arrivato alle mie conclusioni riguardo alla sua visita, mi affrettai
a infondere in lui quella sensazione.
Lei dev'essere alquanto preoccupato per sua moglie.
 esatto, signore, rispose, visibilmente sorpreso.
Eppure  una moglie premurosa. Direi dunque che non 
la sua fedelt a essere in discussione.
Mr Holmes, come fa a saperlo?
Con sguardo furtivo e aria perplessa cerc di leggermi dentro.
E mentre il mio cliente attendeva una risposta, mi diedi
da fare per accendere una delle ottime sigarette Bradley di
John, di cui avevo rubacchiato una certa quantit dalla scorta
personale che teneva nascosta nel primo cassetto della scrivania.
Avendo dunque tenuto il giovane abbastanza sulla
corda, esalai il fumo nei raggi del sole rivelando nel frattempo
ci che era cos ovvio ai miei occhi.
Quando un gentiluomo entra nella mia stanza in uno
stato d'apprensione, e giocherella soprapensiero con la fede
nuziale mentre mi  seduto davanti, non  difficile immaginare
la natura del suo problema. I suoi abiti sono nuovi e di
buona foggia, ma non sono usciti dalle mani di un sarto
professionista. Di sicuro avr notato una leggera irregolarit
ai polsini, o il filo marrone scuro usato per l'orlo della gamba
sinistra dei pantaloni, diverso da quello nero usato per la destra.
Ma si  accorto del bottone centrale della sua camicia
che, sebbene molto simile agli altri per forma e colore,  un
poco pi piccolo? Questo indica che  stata sua moglie a occuparsene,
e che ha fatto del suo meglio pur non disponendo dei
materiali adeguati. Come ho gi detto,  una donna premurosa.
Perch penso che sia opera di sua moglie? Be', lei  un
giovane di mezzi modesti, con ogni evidenza sposato, e dal
suo biglietto da visita so gi che  un giovane contabile presso
lo studio Throckmorton & Finley. Sarebbe alquanto insolito
incontrare un ragioniere a inizio carriera con tanto di domestica
e governante, non crede?
Non le sfugge nulla, signore.
Non posseggo poteri nascosti, glielo garantisco, ma ho imparato
a prestare attenzione a ci che  ovvio. Tuttavia, Mr
Keller, lei non  venuto da me questo pomerggio per valutare
i miei talenti. Che cosa  accaduto marted scorso di tanto grave
da spingerla fin qui dalla sua casa di Fortis Orove?
Ma  incredibile... esclam lui, e di nuovo il suo viso
vacuo fu solcato da uno sguardo sorpreso.
Mio caro signore, non si agiti. La sua lettera  giunta a
me ieri - mercoled - con su scritto l'indirizzo del mittente, e
recava la data di marted. Senza dubbio la lettera  stata
scrtta di notte, altrimenti me l'avrebbe consegnata il giorno
stesso. Poich ha richiesto con urgenza questo appuntamento
per oggi - gioved - a quanto pare dev'esserle accaduto qualcosa
di spiacevole nel pomeriggio o nella serata di marted.
S, ho scrtto la lettera marted notte dopo aver messo in
chiaro le cose con Madame Schirmer. Non solo intende intromettersi
nel mio matrimonio, ma ha anche minacciato di farmi
arrestare...
Difarla arrestare, davvero?
S, sono state queste le sue ultime parole. E una donna
piuttosto imponente, quella Madame Schirmer. Senz'altro
una musicista di talento e una valida insegnante, ma i suoi
modi mi intimidiscono. Avrei richiesto io stesso la presenza di
un poliziotto se non fosse per il bene della mia adorata Ann.
Ann  sua moglie, suppongo.
Proprio cos.
Il giovane prese dal gil una fotografia, e tendendo la
mano me la porse perch la esaminassi.
Questa  lei, Mr Holmes.
Mi allungai nella mia poltrona. Con una rapida occhiata
d'insieme vidi i lineamenti e la figura di una donna di
ventitr anni - un solo sopracciglio alzato, un mezzo sorriso
fatto a malincuore. Un viso severo che le conferiva un aspetto
pi maturo.
Grazie, dissi, alzando lo sguardo dalla fotografia.
Una donna davvero notevole. Ora la prego di spiegarmi,
cominciando dal principio, ci che dovrei sapere a proposito
della relazione tra sua moglie e questa Madame Schirmer.
Mr Keller aggrott la fronte con aria sconsolata.
Le dir quello che so, rispose, infilandosi di nuovo la fotografia
nel gil, e spero che lei sapr trovare il bandolo della
matassa. Vede, da marted il mio cervello  ossessionato da
questo problema. Negli ultimi due giorni non ho dormito molto
bene, quindi la prego di avere pazienza se le mie parole risulteranno
poco chiare.
Sar il pi paziente possibile.
Fu saggio da parte sua avvertirmi, perch se non fossi stato
messo in guardia, le incoerenze e le divagazioni del racconto
del mio cliente mi avrebbero irritato al punto da interromperlo
subito. Invece mi disposi all'ascolto mettendomi comodo
nella poltrona, avvicinando le punte delle dita e reclinando
la testa all'indietro, fissando il soffitto, concentrandomi con
la massima attenzione.
Pu iniziare.
Fece un bel respiro prima di procedere.
Io e mia moglie Ann ci siamo sposati poco pi di due
anni fa. Lei era l'unica figlia del defunto colonnello Bane -
morto quando lei era ancora bambina, vittima della sommossa
guidata da Ayub Khan in Afghanistan - e fu cresciuta
dalla madre a East Ham, dove ci conoscemmo da bambini.
Non pu immaginare quanto fosse graziosa, Mr Holmes. Gi
allora ne rimasi affascinato, e col tempo ci innamorammo -
di quel genere di amore che si fonda sull'amicizia, la complicit,
e il desiderio di vivere le nostre vite come una sola vita.
Ci sposammo, com' ovvio, per poi trasferirci nella casa di
Fortis Grove. Per un po' sembr che nulla potesse turbare l'armonia
del nostro piccolo focolare domestico. Non esagero
quando dico che la nostra era un'unione ideale, gioiosa. Certo,
ci fu qualche momento difficile, come la prolungata malattia
di mio padre e la perdita inaspettata della madre di
Ann, ma ci sostenevamo a vicenda, e tutto diventava pi
sopportabile. La nostra felicit crebbe con la notizia della gravidanza
di Ann. Ma poi, sei mesi dopo, ebbe un aborto improvviso.
Di l a cinque mesi rimase di nuovo incinta, ma
abort un'altra volta, e con un'eccessiva perdita di sangue,
un'emorragia vera e propria, che per poco non me la port
via. Mentre era in ospedale, il nostro medico le disse che con
molta probabilit non era in grado di avere figli, e che ulteriori
tentativi di gravidanza avrebbero potuto ucciderla. Da
quel momento in poi, Ann cominci a cambiare. Quegli aborti
la sconvolsero, e si trasformarono in un'ossessione. Di ritorno
a casa si fece alquanto scontrosa, Mr Holmes, abbattuta e
indifferente, e mi disse che l'aver perso i nostri bambini era il
trauma pi grande che avesse mai subito.
Il mio antidoto per il suo malessere fu il benefico influsso
di una nuova occupazione. Pensai che un interesse avrebbe
colmato il vuoto nella sua vita, vuoto che temevo si stesse facendo
sempre pi profondo. Tra gli oggetti personali di mo
padre, da poco defunto, c'era un'antica armonica a vetro.
Era stato un regalo del suo prozio, il quale, sosteneva mio padre,
aveva acquistato lo strumento da Etienne-Gaspard Robertson,
il famoso inventore belga. Ad ogni modo, portai a
casa l'armonica per Ann e, sebbene con una buona dose di
ostilit, alla fine mia moglie acconsent a fare un tentativo
con lo strumento. La nostra mansarda  piuttosto spaziosa e
confortevole - un tempo si era pensato di farne la camera per
nostro figlio - e dunque era l'ambiente ideale per una piccola
stanza da musica. Lucidai e rimisi a nuovo il telaio dell'armonica,
sostituendo il vecchio asse in modo che i bicchieri di
vetro fossero ben fermi, e riparai il pedale, che era stato danneggiato
anni prima. Ma quel briciolo di interesse che Ann
era riuscita a provare verso lo strumento scem fin da subito.
Non le piaceva restare da sola in mansarda, e trovava difficile
fare musica con quello strumento. Era inoltre infastidita
dai toni bizzarri che il vetro produceva quando faceva scorrere
le dita sull'orlo dei bicchieri. Quei suoni, mi spieg, la rendevano
ancora pi triste.
Ma io non volli intendere ragione. Vede, ero convinto che
i pregi dell'armonica stessero proprio in quei toni, di gran lunga
superiori in bellezza al suono di ogni altro strumento. Se
eseguita in modo corretto, la sua musica pu aumentare e diminuire
di volume a piacimento, con la sola pressione delle
dita, prolungando all'infinito quei suoi toni meravigliosi. No,
non volli intendere ragione, ed ero certo che se solo Ann avesse
sentito suonare lo strumento da qualcun altro - una persona
preparata e capace - allora forse avrebbe cambiato idea nei
confronti dell'armonica. Per coincidenza, un mio collega si ricordava
di aver assistito a un recital dell Adagio e Rond
di Mozart per armonica, flauto, oboe, viola e violoncello, ma
l'unica cosa che sapeva con certezza era che l'esibizione si era
svolta in un piccolo appartamento sopra una libreria in Montagne
Street, nelle vicinanze del British Museum. Non ebbi bisogno
dell'aiuto di un detective per rintracciare il posto, e cos,
senza troppa difficolt, mi ritrovai nella libreria Portman,
specializzata in carte geografiche. L il proprietario mi indic
una rampa di scale che conduceva all'appartamento dove il
mio amico aveva sentito suonare l'armonica. Da allora mi
sono pentito di aver salito quelle scale, Mr Holmes. Ma in
quel momento ero alquanto eccitato, e curioso di vedere chi mi
avrebbe risposto dopo aver bussato alla porta.
Thomas R. Keller era uno di quegli uomini che viene voglia
di prendere in giro. Aveva modi puerili e impacciati, e la
sua voce debole e stentata tradiva un leggero difetto di pronuncia.
Ed  qui, immagino, che entra in scena Madame Schirmer,
dissi prima di accendere un'altra sigaretta.
Proprio cos. Fu lei che venne ad aprire alla porta - una
donna robusta, mascolina, anche se non corpulenta - e sebbene
sia tedesca, la mia prima impressione fu alquanto favorevole.
Senza chiedermi chi fossi, mi invit a entrare. Mi fece
accomodare in saltto e mi offr del t. Forse immaginava che
volessi delle lezioni di musica, poich la stanza era tappezzata
di strumenti di ogni genere, tra cui due bellissime armoniche
in perfetto stato. Capii allora di essere nel posto giusto - rimasi
affascinato dalla cortesia di Madame Schirmer, dall'amore
che nutriva per lo strumento - e rivelai i motivi che mi
avevano spinto fin l: le spiegai di mia moglie, della tragedia
degli aborti, di come avessi portato in casa l'armonica per alleviare
la sofferenza di Ann, e di come l'incanto di quello
strumento in vetro si fosse rivelato inutile con lei, e cos via.
Madame Schirmer ascolt paziente e quando ebbi finito mi
sugger di accompagnare Ann da lei per delle lezioni. Non
avrei potuto essere pi contento, Mr Holmes. Tutto ci che desideravo
era che Ann sentisse suonare bene lo strumento da
qualcun altro, perci l'invito di Madame Schirmer and ben
oltre le mie aspettative. Concordammo di iniziare con dieci lezioni
- due volte a settimana, il marted e il gioved pomeriggio,
pagamento anticipato - e Madame Schirmer mi accord
uno sconto perch, disse, la situazione di mia moglie era speciale.
Tutto questo accadde di venerd. Il marted successivo,
Ann avrebbe iniziato le lezioni.
Montague Street non  molto lontana da dove abito. Invece
di prendere una carrozza, decisi di andare a casa a piedi
per dare ad Ann la bella notizia. Invece finimmo per litigare,
e avrei cancellato le lezioni quel giorno stesso se non fossi stato
convinto del loro potenziale beneficio per mia moglie. Arrivai
dunque a casa, e la trovai immersa nel silenzio e con le
tende tirate. Quando chiamai Ann, non ricevetti risposta.
Dopo aver cercato in cucina e in camera da letto, andai nello
studio, e lei era l - vestita tutta di nero, come fosse in lutto,
di spalle alla porta, con lo sguardo vuoto rivolto a uno scaffale
di libri, immobile. La luce nella stanza era cos debole che
lei appariva come un'ombra, e quando la chiamai per nome
non si volt. Cominciai a preoccuparmi, Mr Holmes, pensai
che il suo stato mentale stesse peggiorando sempre di pi.
"Sei gi a casa," disse con voce stanca."Non ti aspettavo
tanto presto, Thomas."
Le spiegai che quel pomeriggio ero uscito prima dal lavoro
per motivi personali. Poi le dissi dove ero andato e le diedi
la notzia delle lezioni di armonica.
"Ma non avresti dovuto farlo al mio posto. Non mi hai
neppure chiesto se desidero prenderle, queste lezioni."
"Pensavo che non ti sarebbe dispiaciuto. Pu solo farti
bene, ne sono certo. Non pu essere peggio che stare rinchiusa
qui dentro in questo modo."
"Immagino di non avere altra scelta."
Mi lanci un'occhiata, ma nell'oscurit riuscivo a malapena
a distinguere i suoi tratti.
"Non mi  concesso di dire la mia?" chiese.
"Ma certo, Ann. Come obbligarti a qualcosa che va contro
i tuoi desideri? Ma non vuoi almeno fare una lezione e
ascoltare Madame Schirmer suonare per te? Se poi dovessi decidere
di non continuare, non insister."
Quelle parole la zittirono. Si gir piano su se stessa, e
verso di me, poi chin il capo fissando il pavimento. Quando
infine alz gli occhi, intravidi la vaga espressione di chi si
sente impotente, pronto ad accettare qualunque cosa, a dispetto
di ci che sente davvero.
"D'accordo, Thomas," disse,"se vuoi che faccia una lezione,
non litigher con te per questo, ma spero che non ti aspetti
troppo da me. Dopotutto  a te che piace il suono dell'armonica,
non a me."
"Io ti amo, Ann, e voglio che torni a essere felice. Ce lo
meritiamo entrambi."
"S, s, lo so. Negli ultimi tempi sono una gran scocciatura.
Devo dirti, per, che non ritengo di poter mai pi essere
felice. Ogni individuo ha una vita interiore con le sue complicazioni,
e a volte  impossibile esprimerle, per quanto ci si provi.
Ti chiedo solo di essere tollerante con me, e di concedermi
il tempo che mi serve per capire meglio me stessa. Nel frattempo,
far quell'unica lezione, Thomas, e spero che questo mi recher
conforto quanto ne reca a te."
Perfortuna - o forse dovrei dire sfortuna, ormai - i fatti
mi diedero ragione, Mr Holmes. Dopo una lezione con Madame
Schirmer, mia moglie inizi a vedere l'armonica sotto una
luce pi positiva. Come ero contento di questo suo nuovo interesse
per lo strumento! A dire il vero, dopo la terza o quarta
lezione parve essere andata incontro a una miracolosa trasformazione
dello spirito. Non c'era pi traccia di morbosit
in lei, n dell'apatia che spesso l'aveva tenuta a letto. Devo
ammetterlo: in quei giorni, pensavo a Madame Schirmer
come a un dono del Cielo, e nutrivo una stima incomparabile
nei suoi confronti. Cos, diversi mesi dopo, quando mia moglie
mi chiese se fosse possibile prolungare le lezioni da una a
due ore, io acconsentii senza alcuna esitazione - soprattutto
perch aveva fatto grandi progressi con l'armonica. Inoltre
ero contento delle molte ore - pomeriggi e sere, di tanto in tanto
un'intera giornata - che dedicava a esplorare le potenzialit
dello strumento. Oltre a imparare il Melodramma di
Beethoven, svilupp un'abilit incredibile nell'improvvisare
brani di sua composizione. Quei pezzi erano la musica pi
bizzarra e malinconica che avessi mai sentito. Erano impregnati
di una tristezza che, mentre si esercitava da sola nella
mansarda, si diffondeva per l'intera casa.
 tutto molto interessante, per certi versi, mi intromisi,
interrompendo il suo racconto, ma quali sono - se mi consente
di insistere - le ragioni che l'hanno spinta qui da me oggi?
Vidi che il mio cliente era rimasto costernato dalla mia
brusca interruzione. Gli rivolsi uno sguardo enfatico, poi mi
ricomposi, abbassando le palpebre e ricongiungendo le punte
delle dita, nella speranza che giungesse al nocciolo del suo
problema.
Se permette, balbett, ci stavo giusto arrivando, signore.
Come ho gi detto, dopo che mia moglie inizi a frequentare
Madame Schirmer, il suo stato mentale miglior - o almeno
cos parve da principio. Tuttavia cominciai a percepire
un certo distacco nel suo comportamento, una sorta di distrazione
e di incapacit a sostenere conversazioni prolungate. In
breve, mi accorsi di l a poco che, sebbene Ann sembrasse esteriormente
in salute, dentro di lei c'era ancora qualcosa che
non andava. Credevo che fosse solo il suo grande interesse per
l'armonica a distoglierla dal resto, e speravo che prima o poi
si sarebbe ripresa. Ma cos non fu.
Da principio notai delle piccole cose - piatti in attesa di
essere lavati, pietanze cucinate a met o bruciate, il letto sfatto.
Poi Ann prese a passare la maggior parte del tempo in
mansarda. Spesso mi svegliavo al suono dell'armonica che
suonava al piano di sopra, e quando tornavo a casa dal lavoro,
era ancora quel suono a darmi il benvenuto. Ormai ero
arrivato a odiare quei toni che un tempo avevo tanto apprezzato.
C'erano giorni in cui quasi non la vedevo affatto, se
non durante i pasti. Mi raggiungeva a letto quando mi ero
gi addormentato, e si alzava all'alba, prima che io mi svegliassi.
Per c'era sempre quella musica, quella melodia lamentosa
e senza fine. Mi sembrava di impazzire, Mr Holmes.
L'interesse si era trasformato in un'insana ossessione, e di
questo incolpo Madame Schirmer.
In che modo ne sarebbe responsabile? chiesi. Certo non
 al corrente dei suoi problemi intimi. Dopotutto  solo l'insegnante
di musica.
No, no,  qualcosa di pi, signore. Temo che sia una
donna che crede in cose pericolose.
Cose pericolose?
S. Pericolose per coloro che sono alla disperata ricerca di
una qualche speranza, per coloro che sono sensibili alle falsit
pi ridicole.
Sua moglie rientra in questa categoria di persone?
Purtroppo s, Mr Holmes. Ann  sempre stata una donna
molto impressionabile e fiduciosa, forse troppo.  come se
fosse nata per sentire e vivere ci che la circonda con maggiore
acutezza di noi. E allo stesso tempo la sua pi grande forza
e la sua pi grande debolezza. Se riconosciuta da qualcuno
con cattive intenzioni, questa delicata qualit pu essere
facilmente sfruttata - ed  proprio quello che Madame Schirmer
ha fatto. Per mi ci  voluto molto per capirlo - fino a
poco tempo fa, in effetti, ne ero del tutto ignaro.
Era una sera come tutte le altre. Come  nostra abitudine,
io e Ann cenavamo insieme in tutta tranquillit, e dopo
aver mandato gi appena qualche boccone, mia moglie si
alz subito da tavola per andare a esercitarsi in mansarda -
anche questa era diventata un'abitudine. Ma stava per accadere
dell'altro. Perch qualche ora prima un cliente mi aveva
mandato in ufficio - come regalo per aver risolto certe complicazioni
col suo conto privato - una preziosa bottiglia di ottimo
vino. Avevo intenzione di fare una sorpresa ad Ann e servirle
il vino durante la cena, se non che, come ho gi detto, si
alz svelta da tavola prima che potessi andare a prendere la
bottiglia. E cos decisi invece di portarglielo. Con in mano la
bottiglia e due bicchieri adeguati, salii le scale che conducevano
in mansarda. Aveva gi iniziato a suonare l'armonica, e
quella melodia di toni cupi, monotona e ininterrotta, si trasmise
al mio corpo.
Quando mi avvicinai alla porta della mansarda, i bicchieri
che avevo in mano presero a vibrare, e cominciarono a
farmi male le orecchie. Continuavo per a sentirci bene. Non
stava eseguendo un pezzo musicale, n si intratteneva in
oziosi esperimenti con l'armonica. No, si trattava di un esercizio
consapevole - un incantesimo che aveva un che di sacrilego.
Dico incantesimo a causa di ci che udii dopo: la voce
di mia moglie che si rivolgeva a qualcuno, parlando con un
tono quasi altrettanto basso di quelli creati dallo strumento.
Devo dedurre che non era un canto quello che avete sentito?
Dio solo sa quanto avrei voluto che lo fosse, Mr Holmes.
Ma le assicuro che stava parlando. Gran parte di ci che diceva
mi sfugg, ma quello che riuscii a sentire bast a scatenare
in me una sensazione di orrore.
"Sono qui, James," disse."Vieni da me, Grace. Sono qui,
dove vi nascondete? Voglio vedervi di nuovo..."
Alzai una mano, invitandolo a tacere.
Mr Keller, la mia pazienza  davvero limitata, e il mio
spirito di sopportazione anche. Nel tentativo di colorire e ravvivare
il suo resoconto, continua a non affrontare la questione
che desidera risolvere. Se possibile, la prego di limitarsi ai
dettagli importanti, in quanto saranno con molta probabilit
l'unica cosa che potr tornarmi utile.
Il mio cliente non disse nulla per qualche secondo, aggrott
le sopracciglia evitando di incontrare il mio sguardo.
Se nostro figlio fosse stato un maschio, disse infine,
l'avremmo chiamato James... o Grace, se fosse stata una
femmina.
Sopraffatto dall'emozione, tutt'a un tratto si zitt.
Su, su, dissi. Non serve a nulla dare sfogo ai sentimenti
in questo modo. La prego di riprendere da dove ha lasciato.
Annu, serrando le labbra. Poi si pass un fazzoletto sulla
fronte e rivolse lo sguardo a terra.
Dopo aver posato sul pavimento bicchieri e bottiglia, spalancai
la porta. Colta di sorpresa, lei smise subito di suonare
e mi guard con i suoi occhi grandi, scuri. La mansarda era
illuminata da candele posizionate in cerchio attorno all'armonica,
che gettavano su di lei un bagliore tremulo. Con
quella luce e il pallore mortale della sua pelle, avrebbe potuto
essere un fantasma. Aveva un che di ultraterreno, Mr
Holmes. Ma non fu solo l'effetto delle candele a darmi questa
impressione. C'era qualcosa nei suoi occhi - il modo in cui
mi fissava, come se in lei fosse venuta meno una parte fondamentale,
quella umana. Anche quando mi rivolse la parola,
la sua voce era ovattata e priva di emozione.
"Cosa c', caro?" mi disse."Mi hai spaventato."
Andai verso di lei.
"Perch lo stai facendo?" gridai. "Perch parli come se fossero
qui?"
Si alz piano dall'armonica, e quando andai verso di
lei, vidi l'ombra di un sorriso sul suo volto bianco.
Va tutto bene. Thomas, va tutto bene ora.'
"Non capisco," dissi. "Stavi dicendo i nomi dei nostri figli
mai nati. Parlavi come se fossero vivi e presenti qui in questa
stanza. Che cos' questa storia, Ann? Da quanto tempo va
avanti?"
Mi prese con delicatezza per il braccio e mi allontan insieme
a lei dall'armonica.
"Devo essere sola quando suono. Ti prego di rispettare
questa mia esigenza."
Mi stava guidando verso la porta, ma io pretendevo delle
risposte.
"Ascolta," dissi. "Non me ne vado di qui finch non ti sarai
spiegata. Da quanto tempo va avanti questa storia? Insisto.
Perch lo fai? Madame Schirmer  al corrente di quello
che combini?"
Non riusciva pi a guardarmi negli occhi. Era come se
avesse detto una terribile bugia e fosse stata smascherata. Fu
una risposta fredda e inattesa quella che infine le usc dalla
bocca.
"S," disse,"Madame Schirmer sa bene quello che sto facendo.
 lei che mi sta aiutando, Thomas, e sei stato tu a
renderlo possibile. Buonanotte, caro." E cos dicendo, mi
sbatt la porta in faccia e la chiuse a chiave dall'interno.
Ero furibondo, Mr Holmes. Come pu immaginare tornai
di sotto in preda a una tremenda agitazione. La spiegazione
di mia moglie - per quanto vaga - mi fece arrivare a
una conclusione: Madame Schirmer stava insegnando ad
Ann qualcosa di diverso dalla musica, o almeno la stava incoraggiando
a eseguire quel rito innaturale nella mansarda.
Era una situazione molto spiacevole, soprattutto se ci che
pensavo era vero, e sapevo che solo Madame Schirmer avrebbe
potuto darmene conferma. Avevo intenzione di recarmi al
suo appartamento quella sera stessa a discutere la questione.
Ma nel tentativo di calmarmi i nervi, bevetti troppo vino,
quasi l'intera bottiglia, perci non potei recarmi da lei prima
del mattino seguente. Per una volta arrivato al suo appartamento,
Mr Holmes, ero sobrio e determinato come non mai.
Madame Schirmer non fece in tempo ad aprire la porta che la
assalii con le mie ansie.
"Che diavolerie avete insegnato a mia moglie?" chiesi. "Voglio
che mi dica perch mia moglie parla ai nostri figli mai
nati - e per favore non faccia finta di non saperne nulla,
perch Ann mi ha gi raccontato quanto basta."
Ci fu un silenzio impacciato, e pass del tempo prima che
lei si decidesse a parlare. Poi mi chiese di entrare e si sedette
con me in salotto.
"Sua moglie, Herr Keller,  una donna turbata e infelice,"
disse. "Queste lezioni che prende da me, non la interessano
davvero. I suoi pensieri sono sempre rivolti ai bambini - sempre,
qualsiasi cosa accada - e sono proprio i bambini il problema,
no? Lei vuole che sua moglie suoni, e sua moglie vuole
i bambini - cos faccio qualcosa per tutt'e due, giusto? Ora
suona molto bene. Penso che sia pi felice, non crede?"
"Non capisco. Cos' che ha fatto per tutt'e due?"
"Niente di cos difficile, Herr Keller.  la natura dei
bicchieri di vetro, sa - gli echi della divina armonia -  questo
che le insegno."
Non pu neanche immaginare quali altre assurdit mi
spieg in seguito.
Oh, certo che posso, dissi. Mr Keller, ho qualche nozione
riguardo alla strana storia che circonda questo particolare
strumento. Un tempo certi disturbi venivano attribuiti alla
musica prodotta dal vetro. Questa idea provoc il panico in
tutta Europa, e condusse al declino della popolarit dell'armonica.
Ecco perch vederne una - e addirittura sentirla suonare
-  davvero una rara opportunit.
Che genere di disturbi?
Dal danno nervoso alla depressione pi cupa, ma anche
diverbi famigliali, parti prematuri, e tutta una serie di mortali
afflizioni - persino le convulsioni degli animali domestici.
Senza dubbio la sua Madame Schirmer sapr dell'ordinanza
di polizia che esisteva un tempo in vari stati tedeschi,
un bando che vietava lo strumento in nome dell'ordine e della
salute pubblica. Ma, poich la tristezza di sua moglie  antecedente
alluso dello strumento, possiamo con ogni probabilit
escludere che sia esso la fonte dei suoi problemi.
Esiste anche un altro aspetto della storia dell'armonica,
cui Madame Schirmer ha accennato parlando degli "echi della
divina armonia". Alcuni - seguaci delle riflessioni idealistiche
di uomini come Franz Mesmer, Benjamin Franklin e
Mozart - ritengono che la musica prodotta dal vetro favorisca
una sorta di armonia umana. Altri nutrono la profonda
convinzione che ascoltare i suoni prodotti dal vetro possa curare
le malattie del sangue, mentre altri - e ho il sospetto che
Madame Schirmer sia tra questi - sostengono che i toni acuti
e penetranti dello strumento viaggino da questo mondo all'aldil.
Sostengono che un armonicista particolarmente dotato
possa essere in grado di richiamare i morti, in modo tale che
i vivi possano di nuovo comunicare con i loro cari estinti. 
questo che le ha spiegato, non  vero?
Proprio cos, disse il mio cliente con aria alquanto sorpresa.
E a quel punto l'ha sollevata dal suo incarico.
S... ma come...
Giovanotto, era inevitabile, no? La reputava responsabile
dell'occultismo di sua moglie, e di certo aveva gi intenzione
di farlo prima di andare da lei quella mattina. Se fosse rimasta
al suo servizio, non l'avrebbe certo minacciata di farla
arrestare. La prego di perdonare queste mie interruzioni, servono
ad accelerare ci che altrimenti potrebbe risultare superfluo
ai miei occhi. Proceda pure.
Cos'altro avrei potuto fare, le chiedo? Non avevo altra
scelta. Credendo di essere giusto, non pretesi che mi rimborsasse
il costo delle lezioni che restavano, n lei si offr di farlo.
Nondimeno fui alquanto sorpreso dalla sua calma. Quando
le dissi che i suoi servizi non erano pi richiesti, lei sorrise e
annu, come fosse d'accordo.
"Mio caro signore, se pensa che per Ann sia meglio cos,"
disse, "allora vale lo stesso per me. Dopotutto lei  suo marito.
Vi auguro una vita lunga e felice insieme."
Non avrei dovuto fidarmi della sua parola. Sono convinto
che quando me ne andai dal suo appartamento quella
mattina, sapeva bene di avere Ann in pugno e che mia moglie
non aveva intenzione di abbandonarla. Solo ora mi rendo
conto che  una cospiratrice della peggior specie. E tutto
molto chiaro, col senno di poi: il modo in cui all'inizio mi
aveva offerto una tariffa scontata, e poi - una volta conquistata
Ann con le sue diavolerie - aveva consigliato di prolungare
l'orario delle lezioni per scucirmi pi soldi dalle tasche.
Temo che abbia delle mire anche sull'eredit che Ann ha ricevuto
da sua madre. Seppure non troppo sostanziosa,  pur
sempre una discreta somma. Ne sono certo, Mr Holmes.
E all'epoca non le venne in mente? chiesi.
No, rispose. La mia unica preoccupazione era come
Ann avrebbe reagito alla notizia. Trascorsi una giornata in
preda all'ansia, riflettendo sulla situazione mentre ero al lavoro
e pensando alle parole giuste per dirglielo. Di ritorno a
casa quella sera, chiesi ad Ann di raggiungermi nel mio studio,
e quando si sedette davanti a me le parlai chiaro e con
calma. Le feci notare che di recente aveva trascurato le sue
mansioni e responsabilit, e che la sua ossessione per l'armonica
- era la prima volta che la definivo come tale - stava
mettendo a dura prova il nostro matrimonio. Le dissi che
ognuno di noi aveva determinati obblighi verso l'altro: il mio
era di procurarle un ambiente stabile e sicuro; il suo di provvedere
alle esigenze domestiche. Inoltre, dissi, ero molto turbato
da ci che avevo visto in mansarda, bench certo non la
biasimassi se piangeva ancora la perdita dei nostri figli. Poi
le raccontai della visita a Madame Schirmer. Le spiegai che
non ci sarebbero state altre lezioni di armonica, e che Madame
Schirmer era stata d'accordo con me nel dire che forse era
meglio cos. Le presi la mano e la guardai diritto in quel suo
viso inespressivo.
"Ti proibisco di vedere ancora quella donna, Ann," dissi,
"e domani porter via da casa l'armonica. Non ho intenzione
di comportarmi in modo crudele o irragionevole, ma rivoglio
mia moglie. Ti rivoglio, Ann. Voglio che torniamo a essere
come eravamo un tempo. Dobbiamo riportare ordine nella nostra
vita."
Cominci a piangere, ma erano lacrime di rimorso, non
di rabbia. Mi inginocchiai accanto a lei.
"Perdonami," dissi, e la cinsi con le braccia.
"No," mi sussurr nell'orecchio, "sono io che dovrei chiederti
perdono. Sono cos confusa, Thomas. Mi sento come se non
riuscissi a fare pi nulla di buono, e non capisco perch."
"Non devi arrenderti, Ann. Basta che ti fidi di me e vedrai
che tutto andr bene."
Allora mi promise, Mr Holmes, che avrebbe fatto di tutto
per essere una moglie migliore. E sembr prestare fede a quella
promessa. A dire il vero, non l'avevo mai vista fare un cambiamento
cos repentino. Certo, c'erano momenti in cui sentivo
quelle correnti pi profonde agitarsi mute dentro di lei. Di
tanto in tanto, diventava di umore cupo - come se qualcosa
di opprimente le avesse attraversato i pensieri - e per qualche
tempo dedic un'attenzione spropositata alla pulizia della
mansarda. Ma ormai l'armonica non c'era pi, quindi non
mi preoccupavo troppo. E perch mai avrei dovuto? Quando
tornavo a casa dal lavoro tutte le faccende domestiche erano
state portate a termine. Dopo cena, ci godevamo la reciproca
compagnia, proprio come avevamo fatto in tempi migliori, seduti
insieme a parlare per ore in soggiorno. Era come se la felicit
avesse fatto ritorno a casa nostra.
Ne sono molto lieto, dissi in tono annoiato mentre mi
accendevo la terza sigaretta. Per ancora non capisco la ragione
della sua visita. In una certa misura  una storia interessante,
devo ammetterlo. Ma sembra turbato da qualcos'altro,
e non capisco perch. Mi sembra pi che capace di risolvere
le questioni per conto suo.
La prego, Mr Holmes, ho bisogno del suo aiuto.
Non posso aiutarla senza conoscere la vera natura del
suo problema. Fino a questo punto, non vedo alcun mistero.
Ma mia moglie continua a sparire!
Continua a sparire? Devo dedurne che continua anche a
riapparire?
S.
Quante volte  accaduto?
Cinque volte.
E quando sono iniziate le sparizioni?
Appena quindici giorni fa.
Capisco. Di marted, con molta probabilit. E poi di nuovo
il gioved successivo. Mi dica se sbaglio, ma la settimana
seguente  stato lo stesso - e poi marted scorso,  ovvio.
Proprio cos.
Bene. Ora stiamo approdando a qualcosa, Mr Keller.
Con ogni evidenza la sua storia si conclude sulla soglia di
Madame Schirmer, ma me la racconti comunque. Potrebbe esserci
qualche particolare che devo ancora cogliere. Se vuole essere
cos gentile da cominciare con la prima sparizione, sebbene
sia davvero inesatto definire in questo modo le irregolarit
del suo comportamento.
Mr Keller mi guard con aria sconsolata. Poi diede un'occhiata
alla finestra, scuotendo il capo in modo solenne.
Ci ho ragionato sopra fin troppo, comment. Vede, siccome
di solito a mezzogiorno sono piuttosto impegnato, il fattorino
mi porta il pranzo al lavoro. Ma quel giorno avevo
poco da fare, cos decisi di andare a casa e mangiare insieme
ad Ann. Quando mi accorsi che non c'era, non mi preoccupai
troppo. Ho incoraggiato io Ann a uscire di casa, e seguendo
il mio consiglio ha iniziato ad apprezzare delle passeggiate
pomeridiane. Immaginai che fosse uscita a camminare,
cos le lasciai un biglietto e tornai in ufficio.
E dove dice di andare, durante queste passeggiate?
Dal macellaio, oppure al mercato. Inoltre si  appassionata
del parco pubblico della Physics and Botanical Society, e
dice di trascorrervi ore intere a leggere tra i fiori.
In effetti un luogo ideale per quel genere di passatempo.
Continui pure il suo racconto.
Quando tornai a casa quella sera, scoprii che era ancora
fuori. Il biglietto che aveva messo sulla porta d'ingresso era
dove l'avevo lasciato, e non c'era traccia di un suo ritorno.
A quel punto cominciai a preoccuparmi. Il mio primo pensiero
fu di andare a cercarla, ma proprio quando stavo per uscire,
Ann varc la soglia del cancello. Che aria stanca aveva, Mr
Holmes, e il solo vedermi sembr provocare in lei una certa
esitazione. Le chiesi perch avesse tardato cos tanto ad arrivare,
e lei mi spieg che si era addormentata nel parco. Era
una risposta improbabile ma non del tutto inverosimile, e mi
trattenni dall'insistere ancora. L'averla di nuovo a casa mi
faceva gi sentire meglio.
Due giorni dopo, per, si ripet la stessa cosa. Quando
tornai a casa Ann non c'era. Arriv di l a poco, spiegando
che ancora una volta aveva schiacciato un pisolino sotto un
albero al parco. La settimana seguente accadde di nuovo -
sempre di marted e gioved. Fossero stati dei giorni diversi,
i miei dubbi non si sarebbero risvegliati cos prontamente, n lo
scorso marted avrei cercato di verificare i miei sospetti. Sapendo
che le sue lezioni di armonica iniziavano alle quattro e
terminavano alle sei, lasciai il lavoro prima del solito e senza
dare nell'occhio mi appostai di fronte al negozio di Portman,
dalla parte opposta della strada. Quando erano ormai quasi
le quattro e un quarto, mi sentii pervadere da una vaga sensazione
di sollievo, ma proprio mentre stavo per lasciare il
mio appostamento, la vidi. Camminava disinvolta per Montague
Street - sull'altro lato della strada - tenendo alto sopra
la testa l'ombrellino che le avevo regalato per il suo compleanno.
In quel momento sentii un tonfo al cuore, e rimasi l impalato,
senza seguirla n chiamarla. Mi limitai a osservarla
mentre chiudeva l'ombrellino per poi entrare nella libreria
Portman.
Sua moglie ha l'abitudine di arrivare tardi agli appuntamenti?
Al contrario, Mr Holmes. Considera la puntualit una
virt - fino a poco tempo fa, s'intende.
Capisco. Ma continui pure, la prego.
Pu senz'altro immaginare la rabbia che sentii crescere
dentro di me. Di l a pochi secondi salivo di corsa le scale che
portano all'appartamento di Madame Schirmer. Udii Ann
che suonava l'armonica - quei toni orribili, sgradevoli - e
bast quello ad accrescere la mia ira, facendomi bussare come
una furia alla porta.
"Ann!" gridai. "Ann!"
Ma non fu mia moglie a venirmi incontro, bens Madame
Schirmer. Apr la porta e mi guard con l'espressione pi velenosa
che abbia mai visto.
"Voglio vedere mia moglie, subito!" esclamai. "Lo so che 
qui dentro!" Al che la musica che proveniva dall'appartamento
si interruppe di colpo.
"Vada a casa sua se vuole vedere sua moglie, Herr Keller!"
disse lei con voce cupa, facendo un passo avanti e chiudendosi
la porta alle spalle. "Ann non  pi una mia allieva!"
Teneva una mano sulla maniglia, e la massa imponente
del suo corpo bloccava la soglia, impedendomi di entrare.
"Lei mi ha ingannato," le dissi, parlando a voce alta perch
Ann potesse sentirmi. "Mi avete ingannato tutt'e due, e
non ho intenzione di tollerarlo! Lei  una persona malvagia e
perversa!"
Madame Schirmer era inferocita, e anch'io ero cos arrabbiato
che farfugliavo come un ubriaco. Ripensandoci ora,
capisco di essermi comportato in modo alquanto irrazionale,
ma quella donna terribile mi aveva tradito, e avevo paura
per mia moglie.
"Io insegno e basta," disse,"ma lei continua a infastidirmi.
 ubriaco, ci dorma su e se la prenda con se stesso! Non
voglio pi parlarle, Herr Keller, perci non si presenti pi in
questo modo alla mia porta!"
Al che esplosi, Mr Holmes, e temo di aver alzato la voce
in modo irragionevole.
"So che viene qui, e sono certo che lei sta continuando ad
abbindolarla con le sue diavolerie! Non ho idea di cosa speri
di ottenere in questo modo, ma se punta alla sua eredit, le
garantisco che far tutto il possibile per impedire che lei ci
metta le mani sopra! La avverto, Madame Schirmer, finch
mia moglie non si sar liberata della sua influenza, io la
ostacoler, e non mi lascer prendere in giro di nuovo, qualsiasi
cosa lei possa dire per calmarmi!'
La mano della donna scivol dalla maniglia, le dita si
chiusero in un pugno, e sembr sul punto di colpirmi. Come
ho detto,  una tedesca grossa e robusta, e non ho dubbi che
riuscirebbe ad avere la meglio su gran parte degli uomini.
Ci nonostante, trattenne la sua ostilit e disse, "Sono io che
la avverto, Herr Keller. Se ne vada e non torni mai pi. Se
viene ancora a infastidirmi, la faccio arrestare!" Poi gir sui
tacchi ed entr nel suo appartamento, chiudendomi la porta
in faccia.
Alquanto scosso, me ne andai subito, diretto a casa, con
tutte le intenzioni di punire Ann al suo ritorno. Ero sicuro
che mi avesse sentito litigare con Madame Schirmer, ed ero
assai deluso che fosse rimasta nascosta nel salotto di quella
donna invece di farsi vedere. Da parte mia, non avevo motivo
di negare che la stavo spiando; da quel pomeriggio ne era
ormai del tutto consapevole. Ma con mio grande stupore era
gi a casa quando arrivai. Ed  questo che non riesco a spiegarmi:
sarebbe stato impossibile per lei andarsene prima di
me da casa di Madame Schirmer, soprattutto considerato che
l'appartamento si trova al secondo piano. E anche se in qualche
modo ci fosse riuscita, di certo non avrebbe fatto in tempo
a cucinarmi la cena che era invece gi pronta quando arrivai.
Ne rimasi esterrefatto, e lo sono ancora. Durante la
cena, mi aspettavo che accennasse al mio litigio con Madame
Schirmer, ma non disse nulla in proposito. E quando le chiesi
cosa avesse fatto quel pomeriggio, rispose, "Ho iniziato un
nuovo romanzo, e prima ho fatto una passeggiata nei giardini
della Physics and Botanical Society."
"Ancora? Non te ne sei ancora stancata?"
"Come potrei?  un posto incantevole."
"Non hai incontrato Madame Schirmer durante queste
passeggiate, vero Ann?"
"No, Thomas, certo che no."
Le chiesi se per caso non si sbagliasse, e lei, palesemente
infastidita dalla mia insinuazione, ribad il contrario.
Significa che le sta mentendo, dissi. Certe donne possiedono
un incredibile talento nel far credere agli uomini ci
che sanno gi essere falso.
Mr Holmes, lei non capisce. Ann  incapace di dire una
menzogna di questa portata. Non  nella sua natura. E se
l'avesse fatto, non mi sarei lasciato ingannare e l'avrei affrontata.
Ma no, non mi stava mentendo - glielo lessi in
viso, e sono convinto che non sappia nulla della mia lite con
Madame Schirmer. Come questo sia possibile, proprio non lo
capisco. Sono sicuro che lei era l, cos come sono sicuro che
mi ha detto la verit, e non so cosa pensare di tutta questa
storia. Ecco perch le ho scritto con urgenza quella notte stessa,
chiedendole consiglio e assistenza.
Questo era l'enigma che il mio cliente mi aveva posto di
fronte. E per quanto futile esso fosse, c'erano alcuni punti che
trovavo interessanti. Attingendo al mio consolidato metodo di
analisi logica, cominciai a eliminare le conclusioni contrastanti,
finch ne rest una sola, poich sembrava che le possibilit
non fossero molte.
In questo negozio di libri e carte geografiche, chiesi, ha
notato altri commessi a parte il proprietario?
Ricordo solo il vecchio proprietario, nessun'altro. Penso
che gestisca il negozio da solo, anche se non sembra in gran
forma.
In che senso?
Intendo dire che non sembra molto in salute. Ha una
tosse incessante, piuttosto grave si direbbe, e la vista lo sta abbandonando.
La prima volta che entrai nel negozio per chiedere
dove si trovasse l'appartamento di Madame Schirmer,
us una lente d'ingrandimento per mettere a fuoco il mio
viso. E l'ultima volta sembrava non essersi neanche accorto
della mia presenza.
Troppi anni curvo a leggere alla luce di una lampada,
immagino. Ad ogni modo, sebbene conosca a menadito Montague
Street e dintorni, devo ammettere che questo negozio mi
 nuovo. E un posto molto rifornito, che lei sappia?
Eccome, Mr Holmes. E un posto piccolo, certo - credo che
un tempo ci abitasse una famiglia - ma ogni stanza contiene
file su file di libri. Le carte geografiche, a quanto sembra,
sono conservate da qualche altra parte. Un'insegna sul davanti
invita i clienti interessati alle carte geografiche a rivolgersi
a Mr Portman. In effetti, non ricordo di aver visto una
sola carta nel negozio.
Per caso, ha chiesto a Mr Portman - perch immagino
sia questo il nome del proprietario - se aveva visto sua moglie
entrare nel negozio?
Non ce n' stato bisogno. Come ho gi detto, quell'uomo
ha una pessima vista, e in ogni caso l'ho vista io stesso entrare
in quel posto, e io ci vedo pi che bene.
Non lo metto in dubbio, Mr Keller. La questione in s 
irrilevante, ma ci sono un paio di cose che vanno verificate
di persona. Verr subito con lei a Montague Street.
Subito?
 gioved pomeriggio, no? Tirando la catenina, estrassi
l'orologio e appurai che erano circa le tre e mezzo. Se partiamo
subito, potremmo riuscire ad arrivare da Portman prima
di sua moglie. Alzandomi per prendere il soprabito, aggiunsi,
Dobbiamo essere cauti da qui innanzi, poich abbiamo
a che fare con l'instabilit emotiva di almeno una
donna inquieta. Speriamo che sua moglie sia affidabile e
coerente nelle sue azioni quanto lo  il mio orologio. Anche se
potrebbe andare a nostro vantaggio se ancora una volta arrivasse
in ritardo.
Poi, con una certa fretta, lasciammo Baker Street per ritrovarci
nel chiassoso brulichio delle affollate vie di Londra. E
mentre ci dirigevamo verso il negozio di Portman, compresi
con estrema chiarezza che il problema che Mr Keller mi aveva
presentato era, considerati i dettagli, di scarsa o addirittura
nessuna importanza. A dire il vero, il caso non avrebbe stimolato
neanche le riflessioni letterarie del bravo dottore. Era -
lo capisco solo ora - quel genere di faccende di second'ordine
che non mi sarei lasciato sfuggire per nulla al mondo durante
i miei anni formativi da consulente investigativo, ma che
ormai, al crepuscolo della carriera, giudicavo perlopi adatte
a essere indirizzate altrove. Di norma sottoponevo le questioni
di quel genere a una rosa di giovani apprendisti del mestiere
- di solito Seth Weaver, o Trevor di Southwark, oppure Liz
Pinner - tutte promesse dell'investigazione.
Devo confessare che il mio interesse privato per il dilemma
di Mr Keller non fu suscitato dal suo tortuoso resoconto, ma
da due diversi dettagli che mi avevano affascinato: la bizzarria
musicale di quella famigerata armonica a vetro - uno
strumento che spesso avevo desiderato poter provare di persona
- e il viso seducente e curioso intravisto nella fotografia.
Mi limiter a dire che riesco a spiegare il fascino dell'una meglio
che dell'altra, e che da allora mi sono convinto che la
mia superficiale e passeggera predisposizione verso il gentil
sesso derivasse dall'opinione spesso espressa da John circa i
salubri effetti derivanti dalla compagnia femminile. Pur supponendo
che cos sia, continua a suscitare in me una certa
perplessit il fatto di aver provato una simile attrazione per
una banale, comune fotografia di una donna sposata.
 
Capitolo 4.

Quando Roger gli chiese come fosse entrato in possesso
delle due api giapponesi, Holmes si accarezz la
barba dall'alto in basso, e poi - dopo averci riflettuto
su - rifer dell'apiario che aveva scoperto al centro di
Tokyo: Un vero colpo di fortuna - me lo sarei perso
se fossi andato in automobile col mio bagaglio, ma
dopo essere rimasto rinchiuso cos a lungo durante il
viaggio in mare, mi serviva un po' di esercizio.
Ha camminato molto?
Credo di s, anzi, ne sono certo, anche se non riesco
a ricordare la distanza esatta.
Erano nella biblioteca, seduti uno di fronte all'altro
- Holmes adagiato sulla poltrona con un bicchiere di
brandy, Roger allungato in avanti con la provetta contenente
le api ben stretta tra le mani.
Vedi, era un'ottima opportunit per una passeggiata
- un clima ideale, molto piacevole - e non vedevo
l'ora di dare un'occhiata alla citt. Holmes era rilassato
e cordiale, lo sguardo fisso sul ragazzo mentre
raccontava di quella mattinata a Tokyo. Naturalmente
avrebbe tralasciato i dettagli imbarazzanti - come il
fatto di essersi perso nel quartiere d'affari di Shinjuku
mentre cercava la stazione ferroviaria, e di aver vagato
a lungo per quelle stradine dopo che il suo senso dell'orientamento,
di norma infallibile, lo aveva abbandonato
del tutto. Non c'era modvo di raccontare al ragazzo
che aveva quasi perso il treno per la citt portuale
di Kobe, oppure che, prima di trovare sollievo in
mezzo alle arnie, aveva potuto osservare gli aspetti
peggiori della societ giapponese del dopoguerra: uomini
e donne che vivevano in baracche improvvisate,
cassoni da imballaggio, tettoie di lamiera ondulata,
nelle parti pi affollate della citt; casalinghe con neonati
sulla schiena in fila per comprare riso e patate
dolci; gente stipata in auto stracolme, seduta sul tetto
degli autobus, aggrappata ai cacciapietre delle locomotive;
gli innumerevoli corpi di asiatici affamati che
aveva incrociato per strada, i loro occhi famelici che
guardavano di tanto in tanto quell'inglese disorientato
che camminava in mezzo a loro (sorretto da due bastoni
da passeggio, con un'espressione confusa e i tratti
del viso celati dai lunghi capelli e dalla barba).
In definitiva, Roger venne a sapere solo dell'incontro
con le api. Ci nonostante, il ragazzo rimase affascinato
da quanto sent, e non una sola volta lo sguardo
dei suoi occhi azzurri si distolse da Holmes. Con
aria passiva e accondiscendente, gli occhi sgranati, Roger
fissava le pupille su quegli occhi venerabili e pensosi,
come se stesse osservando il luccichio di luci lontane
su un orizzonte opaco, il barlume di un'entit
tremula e viva che esisteva appena al di fuori della sua
portata. E a loro volta, gli occhi grigi che erano tutti
concentrati su di lui - penetranti e cordiali al contempo
- si sforzavano, tra un sorso e l'altro di brandy, di
colmare quella distanza lunga una vita intera, mentre
il vetro della provetta si faceva sempre pi caldo a contatto
con i palmi morbidi, e quella voce stagionata e
vissuta riusciva in qualche modo a far sentire Roger
molto pi adulto di quanto non fosse.
Man mano che si inoltrava nel quartiere di
Shinjuku, spieg Holmes, la sua attenzione fu attratta
dalle api operaie che vagavano in cerca di cibo, ronzando
attorno alle piccole aiuole fiorite sotto gli alberi
lungo la strada e nei vasi lasciati fuori delle abitazioni.
Poi, nel tentativo di seguire la rotta delle operaie, perdendone
a volte le tracce per poi avvistarne subito altre,
si ritrov in un'oasi nel cuore della citt: venti colonie,
stando ai suoi calcoli, ognuna in grado di produrre
un cospicuo quantitativo di miele ogni anno.
Che creature scaltre, aveva pensato. Perch di certo i
pascoli delle colonie di Shinjuku variavano di stagione
in stagione. Forse volavano ben pi lontano a settembre,
quando i fiori erano scarsi, e percorrevano invece
distanze pi brevi durante la fioritura primaverile ed
estiva, perch una volta sbocciati i ciliegi ad aprile, si
ritrovavano immerse in un ambiente ricco di cibo.
Anzi, disse a Roger, la minore disponibilit di pascolo
aumentava l'efficienza di foraggiamento delle colonie;
cos, considerando la limitata concorrenza da parte di
miseri impollinatori quali silfidi, mosche, farfalle e coleotteri,
era pi facile trovare e sfruttare fonti di cibo a
Tokyo piuttosto che fuori citt.
La curiosit di Roger riguardo alle api giapponesi
non fu soddisfatta (e il ragazzo era troppo educato per
insistere), ma Holmes non aveva dimenticato la domanda.
La risposta per tardava a venire, e restava sospesa
come un nome che non si riesce a ricordare, sulla
punta della lingua. S, aveva portato le api dal Giappone.
S, erano un regalo per il ragazzo. Ma il modo in
cui Holmes ne era entrato in possesso restava poco
chiaro: forse all'apiario di Tokyo (seppure fosse molto
improbabile, dato che era stato impegnato a trovare la
stazione ferroviaria), o forse durante i suoi viaggi con
Mr Umezaki (poich avevano girato molto dopo il suo
arrivo a Kobe). Questo palese vuoto di memoria, temeva,
era il risultato dei cambiamenti avvenuti nel lobo
frontale del suo cervello a causa dell'invecchiamento -
in che altro modo si poteva spiegare il fatto che certi ricordi
restassero intatti, mentre altri venivano danneggiati
oltre misura? Altrettanto strano era che riuscisse a
ricordare con estrema chiarezza momenti presi dalla
sua infanzia - come la mattina in cui era entrato nella
sala di scherma del maestro Alphonse Bencin (l'asciutto
francese che si accarezzava i folti baffi alla militare
osservando con diffidenza il ragazzo alto, timido e snello che aveva davanti) - mentre gli capitava talvolta di
leggere l'ora sul suo orologio da taschino e non ricordare
cosa aveva fatto nelle ore precedenti.
Ma rispetto a quel po' di conoscenza che andava
perduta, era convinto che continuasse a prevalere una
quantit superiore di ricordi. E per diverse sere dopo
il suo ritorno a casa, si sedette alla scrivania nella mansarda
e - mentre si dedicava al suo capolavoro incompleto
(L'arte dell'investigazione) con la revisione
dell'ultratrentennale Manuale pratico di apicoltura per una ristampa
con la casa editrice Beach & Thompson - rivolgeva
i suoi pensieri ai luoghi che aveva visitato. Non
era allora insolito che si ritrovasse proprio l, in attesa
sul binario a Kobe dopo il lungo viaggio in treno,
mentre cercava Mr Umezaki, gettando lo sguardo su
coloro che gli passavano accanto - un numero esiguo
di ufficiali e soldati americani che vagavano tra la gente
del posto, uomini d'affari e famiglie giapponesi; la
cacofonia delle diverse voci e dei passi affrettati che risuonava
sul binario, perdendosi nella notte.
Sherlock-san?
Quasi si fosse materializzato dal nulla, gli si accost
un uomo snello con indosso un cappello tirolese, una
camicia bianca aperta sul collo, pantaloni corti e scarpe
da tennis. Era in compagnia di un altro uomo, molto
pi giovane, vestito con lo stesso identico abbigliamento.
I due lo guardarono da dietro la montatura in
ferro degli occhiali, e il pi vecchio - sulla cinquantina,
immagin Holmes, sebbene fosse difficile azzeccare
l'et degli asiatici - fece un passo avanti, inchinandosi.
L'altro lo imit subito.
Immagino che lei sia Mr Umezaki.
Esatto, signore, disse l'uomo pi vecchio, mantenendo
l'inchino. Benvenuto in Giappone, e benvenuto
a Kobe. E un onore per noi avere la possibilit di
conoscerla. Siamo inoltre onorati di averla ospite a
casa nostra.
Le sue lettere avevano gi rivelato un'ottima conoscenza
della lingua inglese, nondimeno per Holmes fu
una piacevole sorpresa l'accento vagamente britannico
di Mr Umezaki, che lasciava immaginare un lungo
periodo di istruzione lontano dalla Terra del Sole Nascente.
Tutto ci che per il momento sapeva di quell'uomo
era che condividevano la stessa passione per il
frassino spinoso, ovvero, come veniva chiamato in
giapponese, hire sansho. Era stato questo interesse comune
ad avviare la loro lunga corrispondenza (Umezaki
aveva scritto per primo dopo la lettura di una monografia
pubblicata da Holmes anni prima, dal titolo
Il valore della pappa reale, con ulteriori commenti sui benefici
effetti del frassino spinoso). Ma poich quell'arbusto
cresceva abbondante soprattutto nelle zone costiere
del Giappone, di cui era originario, non ne aveva mai
avuto esperienza diretta, n aveva mai assaggiato le
pietanze preparate con le sue foglie. Inoltre, durante i
viaggi della sua giovent, non aveva mai colto l'occasione
di visitare il Giappone. Quando arriv l'invito di
Umezaki, Holmes cap che forse il tempo non gli
avrebbe concesso un'altra opportunit per esplorare
quei meravigliosi giardini di cui aveva letto sui libri - e
che sarebbe stata l'unica occasione della sua vita per
ammirare e gustare quell'insolita pianta che da tanto
tempo lo affascinava, un'erba le cui qualit immaginava
potessero prolungare la vita di un individuo allo
stesso modo della sua amata pappa reale.
Diciamo che l'onore  reciproco, d'accordo?
S, disse Umezaki, drizzandosi. Signore, lasci
che le presenti mio fratello. Questo  Hensuiro.
Hensuiro continu a inchinarsi, con gli occhi semichiusi:
Sensei. Salve, lei bravissimo detective, lei bravissimo...
Hensuiro, giusto?
Grazie, sensei, grazie... lei bravissimo...
D'un tratto i due gli apparvero alquanto bizzarri: un
fratello parlava inglese con la massima scioltezza, mentre
l'altro riusciva a malapena a pronunciare qualche
parola. Poco dopo, mentre stavano lasciando la stazione
ferroviaria, Holmes not un'oscillazione particolare
nei fianchi del fratello pi giovane - come se il peso
del bagaglio che Hensuiro stava trasportando gli avesse
in qualche modo conferito un'andatura femminile
- e concluse che si trattava di un'inclinazione naturale
(il bagaglio, del resto, non era cos pesante). Quando
alla fine raggiunsero una fermata del tram, Hensuiro
pos a terra le borse e gli porse un pacchetto di sigarette,
Sensei...
Grazie, disse Holmes, prendendone una per poi
portarla alle labbra. Sotto la luce dei lampioni, Hensuiro
accese un cerino, schermando la fiamma con la
mano. Allungandosi verso la fiamma, Holmes osserv
quelle mani delicate spruzzate di vernice rossa, la pelle
levigata, le unghie ben tagliate, un po' sporche lungo
il bordo (le mani di un artista, concluse, e le unghie
di un pittore). Poi, mentre assaporava la sigaretta,
scrut la strada buia, scorgendo in lontananza le
sagome di persone che passeggiavano in una zona appartata,
illuminata da insegne al neon. Da qualche
parte stavano suonando musica jazz, i suoni arrivavano
deboli ma vivaci, e tra un tiro e l'altro di sigaretta,
Holmes inspir un aroma passeggero di carne alla
griglia.
Avr fame, immagino, disse Umezaki, che da
quando avevano lasciato la stazione gli era rimasto accanto
in silenzio.
Ebbene si, rispose Holmes. E sono anche piuttosto
stanco.
In questo caso, perch non andiamo subito a casa?
Questa sera ci faremo servire l la cena, se per lei va
bene.
Un'eccellente idea.
Hensuiro cominci a parlare in giapponese a Umezaki;
quelle mani aggraziate gesticolavano con foga -
toccando per un attimo il cappello tirolese, poi disegnando
pi volte una forma come di una piccola zanna
vicino alla bocca - il tutto mentre la sigaretta gli
sobbalzava in precario equilibrio tra le labbra. Dopodich,
Hensuiro sorrise, facendo un cenno verso
Holmes e un leggero inchino.
Si chiede se abbia portato con s il suo famoso
cappello, disse Umezaki, con aria di lieve imbarazzo.
Quello da caccia col copriorecchie. E la sua grossa
pipa: l'ha portata?
Hensuiro, accennando ancora col capo, indic allo
stesso tempo il cappello tirolese e la sigaretta.
No, no, rispose Holmes, temo di non aver mai
indossato un cappello di quel genere, n fumato una
grossa pipa. Sono puri e semplici abbellimenti usciti
dalla mano di un illustratore, ideati per darmi un certo
carattere, immagino, e vendere pi riviste. Io non
ho avuto voce in capitolo.
Oh, disse Umezaki, con un'espressione delusa sul
viso. E la stessa delusione manifest Hensuiro quando
gli venne comunicata la verit (e il giovane si inchin,
in palese imbarazzo).
Non ce n' bisogno, davvero, disse Holmes, che
era abituato a quel genere di domande e, a dire il
vero, ricavava un pizzico di perversa soddisfazione nel
mandare all'aria quei miti. Gli dica che  tutto a posto,
tutto a posto.
Non lo immaginavamo proprio, spieg Umezaki,
prima di calmare Hensuiro.
Sono in pochi a saperlo, disse piano Holmes, esalando
del fumo.
Presto il tram arriv sferragliando dal punto in cui
brillavano le insegne al neon, e mentre Hensuiro
prendeva i bagagli, Holmes si ritrov a guardare di
nuovo lungo la strada. Non sente della musica?
chiese a Umezaki.
S. A dire il vero la sento spesso, a volte per tutta la
notte. Non ci sono molte attrazioni turistiche a Kobe,
cos compensiamo con la vita notturna.
Ah, ecco, disse Holmes, strizzando gli occhi per
cercare, invano, di vedere meglio i locali e i bar illuminati
in lontananza (la musica si stava perdendo nel
clangore del tram in arrivo). Ma presto si trovarono
lontani da quelle insegne al neon, in un quartiere di
negozi chiusi, marciapiedi deserti e angoli bui. Qualche
secondo dopo, il tram entr in un regno di rovine,
luoghi inceneriti e devastati dalla guerra, un panorama
desolato senza illuminazione stradale, dove il
profilo delle strutture in frantumi era rischiarato dalla
luna piena che splendeva alta sulla citt.
Poi, come se le strade abbandonate di Kobe avessero
accresciuto la sua stanchezza, Holmes chiuse le palpebre
e si accasci sul sedile del tram. Quella lunga
giornata aveva finito per stremarlo, e di l a qualche
minuto avrebbe usato la poca energia rimasta per svegliarsi
e arrancare lungo una strada in salita (Hensuiro faceva strada
e Umezaki lo teneva stretto al gomito).
Mentre i suoi bastoni picchiettavano sul terreno,
lo avvolse un vento caldo e salmastro proveniente dal
mare. Inspirando l'aria notturna, rivide il Sussex, la
fattoria che aveva soprannominato La Paisible (Il mio
posto tranquillo, l'aveva chiamata una volta in una lettera
a suo fratello Mycroft), e la costa di scogliere calcaree
che poteva scorgere dalla finestra del suo studio in
mansarda. Non vedendo l'ora di dormire, immagin
la piccola camera di casa sua, il letto con le lenzuola tirate
indietro.
Ci siamo quasi, disse Umezaki. Quella che ha
davanti  la mia eredit.
Poco oltre, al fondo della strada, c'era una strana
casa a due piani. Anomala in un paese di tradizionali
abitazioni minka, la residenza di Umezaki era in netto
stile vittoriano - dipinta di rosso, racchiusa da uno
steccato, e sul davanti un giardino che ricordava quelli
inglesi. Mentre tutto intorno alla propriet incombeva
il buio, un'elaborata struttura in cristallo intagliato
faceva luce sull'ampia veranda, illuminando la
casa come un faro sotto il cielo notturno. Holmes era
troppo esausto per fare commenti, e rest in silenzio
anche quando segu Hensuiro in un ingresso che esibiva
una serie notevole di oggetti art nouveau e art
dco in vetro.
Collezioniamo tra gli altri dei Lalique, Tiffany e
Galle, disse Umezaki, facendogli strada.
Vedo, comment Holmes, fingendo un interesse
che non provava. Si sentiva etereo, come trasportato da
un sonno tedioso. Ripensandoci in seguito, non riusc
a ricordare nient'altro di quella prima sera a Kobe - n
il cibo mangiato a cena n la conversazione, e neppure
il momento in cui era stato accompagnato nella sua
stanza. N riusc a ricordare di aver conosciuto quella
donna scontrosa che rispondeva al nome di Maya, sebbene
fosse stata lei a servirgli la cena, versargli da bere
e senza dubbio disfargli i bagagli.
Il mattino dopo era di nuovo l, che lo svegliava tirando
le tende della stanza. La sua presenza non lo
colse di sorpresa, e sebbene la sera prima, quando si
erano incontrati, fosse stato pressoch incosciente, la
consider subito un viso familiare, per quanto arcigno.
E forse la moglie di Umezaki? si domand
Holmes. Forse una governante? Con indosso un kimono
e i capelli grigi acconciati in stile occidentale, sembrava
pi vecchia di Hensuiro ma non molto pi vecchia
del raffinato Umezaki. Era una donna poco attraente,
alquanto ordinaria, con il viso rotondo, il
naso schiacciato, e occhi che guardavano all'ingi in
due sottili fessure, conferendole un'aria miope, da talpa.
Senza dubbio, concluse, doveva trattarsi della governante.
Buon giorno, disse Holmes, guardandola dal cuscino.
Lei non rispose. Apr invece una finestra, facendo
entrare nella stanza una zaffata d'aria marina. Poi
lasci la stanza per rientrare subito dopo con un vassoio
su cui c'era una tazza fumante di t per la colazione
con accanto un biglietto scritto da Umezaki. Utilizzando
una delle poche parole di giapponese che conosceva,
lui sbott in un Ohayo mentre la donna appoggiava
il vassoio sul comodino. Di nuovo lo ignor,
passando questa volta nel bagno adiacente, dove apr
il rubinetto della vasca per riempirla d'acqua. Holmes
si tir su a sedere, di malumore, e bevve il t leggendo
nel frattempo il biglietto:
Affari in citt.
Hensuiro  di sotto.
Torno stasera.
Tamiki
Ohayo, si disse, deluso, e preoccupato che la sua presenza
avesse portato scompiglio in casa (forse l'invito
non gli era stato fatto con l'intenzione di essere accettato,
o forse Umezaki era rimasto deluso dal gentiluomo
tutt'altro che arzillo che aveva trovato ad aspettare
in stazione). Prov una sensazione di sollievo quando
Maya se ne and dalla stanza, subito adombrata per
dal pensiero di Hensuiro e di un'intera giornata senza
comunicazione degna di quel nome, e dall'idea di dover
gesticolare per chiedere qualsiasi cosa - mangiare,
bere, andare al bagno, dormire. Non poteva esplorare
Kobe da solo, non senza recare offesa al suo ospite
quando si fosse scoperto che era sgattaiolato via per
conto proprio. Mentre faceva il bagno, quel senso di
disagio si fece sempre pi insistente. Sebbene per tanti
aspetti smaliziato, Holmes aveva trascorso met della
sua vita isolato fra le colline del Sussex, e ora non si
sentiva pronto a muoversi in un paese tanto estraneo,
soprattutto senza una guida capace di parlare un inglese
decente.
Ma dopo essersi vestito e aver incontrato Hensuiro
al piano di sotto, le sue ansie svanirono. Buon giorno,
sensei, balbett Hensuiro, sorridendo.
Ohayo.
Oh, s, ohayo... bene, molto bene.
Poi, mentre Hensuiro continuava ad annuire in segno
di approvazione per la sua abilit con i bastoncini,
Holmes fece una semplice colazione a base di t verde
e uovo crudo mescolato a riso. Prima di mezzogiorno
uscirono insieme a piedi, godendosi una bellissima
mattina incoronata da un cielo azzurro e limpido.
Hensuiro, proprio come il giovane Roger, lo prese per
il gomito, guidandolo con naturalezza, e dopo la bella
dormita e rinvigorito dal bagno, si sent pronto ad affrontare
con nuove energie il suo soggiorno giapponese.
Alla luce del giorno, Kobe era molto diversa dal
luogo desolato che aveva osservato dal finestrino del
tram: gli edifici in rovina non si vedevano pi, le strade
brulicavano di traffico pedonale. La piazza centrale
era occupata da venditori ambulanti e da bambini che
correvano. Dentro un'infinit di piccoli ristoranti
scoppiettava il chiacchierio della gente e il rumore
dell'acqua in ebollizione. Sulle colline a nord della
citt, scorse un intero quartiere di case in stile vittoriano
e gotico, forse appartenute in origine a commercianti
e diplomatici stranieri.
Se posso permettermi di chiedere, cosa fa suo fratello,
Hensuiro?
Sensei...
Suo fratello... cosa fa... lavoro?
Questo... io... no capisco, solo poco, molto no.
Grazie, Hensuiro.
S, grazie... grazie tante.
Lei  un'ottima compagnia in questa giornata cos
bella, nonostante le sue lacune.
S, s.
Continuando la camminata, man mano che giravano
angoli e attraversavano strade affollate, cominci a
riconoscere tutto intorno i segni della fame. I bambini
seminudi nei parchi non correvano come i loro coetanei;
restavano inerti, sembravano languire, il torace
sporgente e incorniciato da braccia ossute. Gli uomini
chiedevano l'elemosina davanti ai ristoranti, e anche
quelli che sembravano ben nutriti - i negozianti, i
clienti, le coppie - esibivano la stessa espressione bramosa,
per quanto meno evidente. Gli sembrava che il
flusso delle loro vite quotidiane celasse una muta disperazione:
dietro i sorrisi, i cenni del capo, gli inchini,
la cortesia diffusa, si nascondeva qualcos'altro,
qualcosa che chiedeva di essere nutrito.
 
Capitolo 5.

Di quando in quando, durante i suoi viaggi, a Holmes
sarebbe capitato ancora di percepire quel bisogno immenso
che permeava l'esistenza umana, di cui non
riusciva del tutto a comprendere la natura. E sebbene
la sua vita in campagna ne fosse stata a malapena lambita,
quell'ineffabile anelito continuava ogni tanto a
fargli visita, soprattutto per mezzo di quegli estranei
che di continuo violavano la sua propriet. In passato,
gli intrusi erano stati un variegato assortimento di studenti
universitari ubriachi che desideravano congratularsi
con lui, investigatori londinesi in cerca di aiuto
per un crimine irrisolto, di tanto in tanto qualche giovanotto
proveniente da Gables - una nota istituzione
accademica a meno di un chilometro dalla propriet
di Holmes - o famiglie in vacanza arrivate fin l con la
speranza di intravedere il famoso detective.
Mi dispiace, diceva a tutti quanti, senza eccezioni,
ma la mia privacy deve essere rispettata. Vi chiedo
per cortesia di andarvene subito.
La Grande Guerra gli port un po' di pace, e sempre
meno persone bussavano alla sua porta; lo stesso
accadde mentre la seconda Grande Guerra imperversava
in Europa. Ma nell'intervallo tra i due conflitti,
gli invasori tornarono in forze, e la compagine di un
tempo fu a poco a poco rimpiazzata da un nuovo assortimento:
cacciatori di autografi, giornalisti, gruppi
di lettura provenienti da Londra e altrove; e inoltre, in
netto contrasto con quegli individui gioviali, i veterani
con i corpi contorti confinati per sempre su una sedia
a rotelle, tormentati da un respiro affannoso, veri e
propri relitti che comparivano come doni crudeli sulla
soglia di casa sua.
Mi dispiace... davvero...
Ci che cercava il primo dei due gruppi - uno
scambio di parole, una fotografia, una firma - era facile
da negare; ci che desiderava il secondo era invece
illogico ma pi difficile da condannare - la semplice
imposizione delle sue mani, magari qualche parola
sussurrata come una sorta di incantesimo curativo
(come se i misteri dei loro malanni potessero essere risolti
da non altri che lui). Egli tuttavia restava fermo
nel suo diniego, spesso rimproverando i custodi che si
erano presi la libert di spingere quelle sedie a rotelle
oltre i segnali di propriet privata.
La prego di andarsene all'istante. Altrimenti sar
costretto a informare Anderson della polizia del Sussex!
Solo di recente aveva iniziato a trasgredire le regole
che lui stesso si era imposto, quando si era seduto per
qualche istante con una giovane madre e il suo neonato.
Roger era stato il primo a vederla, accovacciata vicino
al giardino delle erbe aromatiche, col bimbo avvolto
in uno scialle color crema e la testina stretta con delicatezza
sul seno sinistro, nudo. Mentre il ragazzo lo
portava da lei, Holmes sbatt forte i bastoni lungo il
sentiero, brontolando in modo da farsi sentire, dicendo
a voce alta che era severamente proibito entrare
nei suoi giardini. Quando la vide la sua rabbia si dissolse,
ma esit prima di avvicinarsi. Lei alz lo sguardo
su di lui, le pupille grandi, sedate. Sul suo viso inzaccherato
si leggeva il lutto; la camicetta gialla sbottonata,
macchiata di fango e stracciata, indicava i tanti chilometri
percorsi per trovarlo. Poi apr lo scialle, offrendogli
il neonato con mani luride.
Va' in casa, ordin lui sottovoce a Roger. Chiama
Anderson. Digli che si tratta di un'emergenza e
che lo aspetto in giardino.
Sissignore.
Aveva notato qualcosa che al ragazzo era sfuggito:
quello stretto tra le mani tremanti della madre era un
cadavere. Aveva le guance violacee, le labbra livide, e
numerose mosche camminavano e volavano intorno
allo scialle. Quando Roger si fu allontanato, Holmes
mise da parte i bastoni e, con un certo sforzo, si sedette
accanto alla donna. Di nuovo lei apr lo scialle, e lui accett
il fagotto, stringendo il neonato contro il petto.
Quando Anderson arriv, Holmes le aveva gi restituito
il bambino. Per un po' rimase insieme al poliziotto
lungo il sentiero, lo sguardo di entrambi rivolto al
fagotto che la madre stringeva al petto, alle dita che
schiacciavano un capezzolo contro le labbra irrigidite
del neonato. Da est risuonarono le sirene di un'ambulanza,
sempre pi vicine, per poi spegnersi una volta
raggiunto il cancello della propriet.
Pensa che si tratti di un rapimento? bisbigli Anderson,
accarezzandosi i baffi appena arricciati, restando
a bocca aperta dopo aver parlato, lo sguardo fisso
sul petto della donna.
No, rispose Holmes, ritengo che si tratti di qualcosa
di molto meno criminoso.
Ma davvero, rispose il poliziotto, e Holmes colse
una punta di scontento nel suo tono di voce: perch
dopotutto non era un grande mistero quello che gli si
presentava, n il poliziotto si sarebbe trovato a collaborare
con l'eroe della sua infanzia. Che idea si  fatto,
allora?
Le guardi le mani, disse Holmes. Guardi il fango
che ha sotto le unghie, sulla camicia, sulla pelle e
sui vestiti. E stata in mezzo alla terra, a quanto pare.
Ha dovuto scavare. Le guardi le scarpe infangate -
piuttosto nuove e con pochi segni di usura. Deve aver
camminato a lungo, ma non viene da pi in l di
Seaford. La guardi in viso e riconoscer il dolore di
una madre che ha perso il suo neonato. Si metta in
contatto con i suoi colleghi di Seaford. Chieda se durante
la notte  stata riesumata la tomba di un bambino,
se  stato trafugato il cadavere - e chieda anche se
la madre  scomparsa. Poi controlli se il bambino si
chiamava Jeffrey.
Anderson si volt di scatto verso Holmes, come se
avesse ricevuto uno schiaffo. E questo come lo sa?
Holmes alz le spalle con aria contrita. Non lo so...
almeno non con certezza.
Dalla fattoria arriv la voce di Mrs Munro che indicava
la strada agli uomini dell'ambulanza.
Sconsolato nella sua uniforme, Anderson alz un
sopracciglio e si accarezz i baffi. Perch  venuta
qui? Perch  venuta da lei? disse.
Una nuvola pass davanti al sole, gettando una lunga
ombra sul giardino.
Speranza, immagino, disse Holmes. A quanto
pare molti ritengono che io sia in grado di trovare rimedio
alle situazioni pi disperate. A parte questo,
non mi sento di avanzare altre ipotesi.
E cosa mi dice del fatto che potrebbe chiamarsi
Jeffrey?
Holmes spieg: le aveva chiesto il nome del bambino.
Jeffrey, gli era sembrato di sentir rispondere. Le
aveva chiesto l'et, e lei aveva fissato a terra lo sguardo
infelice, senza dire nulla. Le aveva chiesto dove fosse
nato il bambino. Niente. Veniva da lontano?
Seaford, aveva mormorato, allontanandosi una
mosca dalla fronte.
Ha fame?
Niente.
Vuole mangiare qualcosa, mia cara?
Niente.
Ritengo che lei debba avere molta fame, che abbia
bisogno di acqua.
Io ritengo che questo mondo sia stupido, replic
infine la donna, allungandosi a prendere lo scialle.
E se avesse potuto risponderle in tutta franchezza,
Holmes sarebbe stato propenso a darle ragione.
 
Capitolo 6.

A Kobe, e in seguito durante i loro viaggi verso ovest,
Umezaki chiedeva talvolta dell'Inghilterra, domandando
- tra le altre cose - se Holmes avesse visto il luogo
natale del Bardo a Stratford-upon-Avon, avesse camminato
tra le pietre del misterioso cerchio di Stonehenge,
oppure avesse visitato la panoramica costa della Cornovaglia,
fonte di ispirazione per tanti artisti nel corso
dei secoli.
S, certo, rispondeva lui di solito, ancor prima di
riflettere.
E le grandiose citt anglicane erano sopravvissute
alla devastazione della guerra? Lo spirito del popolo
inglese era rimasto intatto sotto il fuoco dei bombardamenti
aerei della Luftwaffe?
S, perlopi. Abbiamo un carattere di ferro, sa.
La vittoria tende a rimarcarlo, non le pare?
Immagino di s.
Poi, quando torn a casa, fu Roger a interrogarlo
sul Giappone (sebbene in modo meno puntiglioso di
quanto aveva fatto Umezaki). Dopo un pomeriggio
trascorso a estirpare l'erba troppo alta intorno alle arnie,
a tirare via le piante infestanti cos che le api potessero
andare e venire senza incontrare ostacoli, il
ragazzo lo accompagn alle scogliere, dove, facendo attenzione
a ogni passo, scesero per un sentiero lungo e
ripido che portava alla spiaggia. Laggi, in entrambe
le direzioni, si estendevano chilometri e chilometri di
ciottoli e detriti, interrotti soltanto da basse insenature
e specchi d'acqua lasciati dalla marea (che si riempivano
di nuovo a ogni flusso, luoghi ideali per bagnarsi).
In lontananza, nelle giornate di cielo sereno, si vedeva
la piccola baia che racchiudeva il paese di Cuckmere
Haven.
Dopo aver steso con cura gli abiti sugli scogli, entrarono
entrambi nella loro pozza d'acqua favorita, adagiandosi
in modo che l'acqua giungesse a lambire loro
il petto. Quando si furono sistemati - le spalle appena
al di sopra della corrente, il sole pomeridiano che luccicava
sul mare - Roger guard Holmes e, facendosi
ombra sugli occhi con una mano, disse, Signore, l'oceano
giapponese assomiglia un po' alla Manica?
Un po'. Almeno la parte che ho visto io... l'acqua
salata  sempre acqua salata, no?
C'erano molte navi?
Schermandosi anche lui gli occhi, Holmes vide che
il ragazzo lo stava ora guardando incuriosito. Credo
di s, disse, incerto se il gran numero di petroliere, rimorchiatori
e chiatte trasportati dai suoi ricordi li
avesse visti in un porto giapponese o australiano. 
un paese insulare, dopotutto, riflett. Anche loro,
come noi, non sono mai lontani dal mare.
Il ragazzo sollev i piedi tenendoli a galla, sfiorando
con le dita la schiuma a pelo d'acqua.
 vero che sono tutti piccoli?
 vero, purtroppo.
Come dei nani?
Un po' pi alti. In media sono alti quanto te, figliolo.
I piedi di Roger affondarono in acqua, nascondendo
le dita.
Sono gialli?
Cosa intendi? Di pelle?
La pelle...  davvero gialla? Hanno denti grandi,
come i conigli?
Sono di un colore pi scuro del giallo. Spinse la
punta del dito sulla spalla abbronzata di Roger. Pi
vicino a questo colore, vedi?
E i denti?
Holmes rise e disse, Non ne ho la certezza. D'altro
canto, se avessero avuto incisivi da roditori l'avrei notato,
quindi direi che i loro denti sono come i nostri.
Oh, mormor Roger, senza aggiungere altro.
Il dono delle api, immagin Holmes, doveva aver
innescato la curiosit del ragazzo: quelle due creature
nella provetta, simili ma diverse dalle api inglesi, che
sembravano suggerire un mondo parallelo, dove tutto
era paragonabile ma non proprio uguale.
Solo in seguito, quando cominciarono a risalire il ripido
sentiero, il ragazzo riprese l'interrogatorio. Ora
voleva sapere se le citt giapponesi recavano ancora i
segni del bombardamento alleato. In certi posti s,
rispose Holmes, consapevole dell'interesse di Roger
per tutto ci che riguardava aeroplani, offensive e
morte tra le fiamme - come se dai sordidi dettagli della
guerra potesse derivargli una qualche risposta sul
prematuro destino del padre.
Ha visto dove  stata sganciata la bomba?
Si erano fermati per riposare, sedendosi per un po'
su una panchina che segnava la met del sentiero.
Stendendo le lunghe gambe verso l'orlo della scogliera,
Holmes guard in direzione della Manica, pensando,
la Bomba. Non una di quelle incendiarie, n di
quelle antiuomo, ma la bomba atomica.
La chiamano pika-don, disse a Roger. Significa
"lampo-tuono" - e s, ho visto dove  caduta.
Avevano tutti un'aria malata?
Holmes continu a fissare il mare, osservando l'acqua
grigia ora arrossata dal calare del sole. No, la
maggior parte della gente non sembra malata. Molti
per hanno un'espressione...  una cosa difficile da
descrivere, Roger.
Oh, rispose il ragazzo, guardandolo con aria un
po' perplessa, senza aggiungere altro.
Holmes si sorprese a riflettere sull'evento pi spiacevole
nella vita di un alveare: la perdita improvvisa
della regina e la mancanza di risorse per allevarne una
nuova. Come doveva interpretare quel cupo dolore
che derivava da una desolazione inespressa, quell'impalpabile
velo che in Giappone aleggiava sulla massa
della gente comune? Si percepiva appena su quei visi
reticenti, eppure era sempre l, che vagava per le strade
di Tokyo e di Kobe, visibile in qualche modo sui visi
giovani e solenni degli uomini rimpatriati, dietro lo
sguardo vacuo di madri e bambini malnutriti, e tra le
righe di un detto popolare dell'anno precedente: Kamikaze
mo fuki sokone.
Durante la seconda sera in compagnia dei suoi ospiti
di Kobe, mentre bevevano sak in un locale gremito
di gente, Umezaki gli tradusse quel detto: Il vento divino
non ha soffiato, ecco cosa significa. L'aveva detto
dopo che un cliente ubriaco - vestito con una vecchia
trasandata uniforme militare, barcollante da un
tavolo all'altro - era stato accompagnato fuori, e
uscendo aveva urlato, Kamikaze mo fuki sokone! Kamikaze
mo fuki sokone! Kamikaze mo fuki sokone!
Si d il caso che poco prima dello sfogo dell'ubriaco,
stessero discutendo della situazione del Giappone
dopo la resa. O piuttosto, deviando all'improvviso da
una conversazione sul loro itinerario di viaggio, Umezaki
aveva chiesto a Holmes se anche lui considerasse i
principi di libert e democrazia su cui si basava la retorica
dell'occupazione alleata in contrasto con la continua
repressione di poeti, scrittori e artisti giapponesi.
Non trova sconcertante il fatto che molti muoiano di
fame e che non si possano criticare le forze di occupazione?
Se  per questo, non possiamo rattristarci per
le nostre perdite n piangere i nostri lutti, e neanche
comporre elogi pubblici per i nostri defunti, per non
correre il rischio che venga considerato un'apologia
dello spirito militarista.
Devo ammettere, replic Holmes, portandosi la
tazzina alle labbra, di essere poco informato in proposito.
Domando perdono.
No, la prego, sono io che mi scuso per averne parlato.
Il viso gi paonazzo di Umezaki si accese ancora
di pi, spegnendosi poi per la fatica e per un principio
di ebbrezza. Ad ogni modo, dove eravamo rimasti?
A Hiroshima, credo.
Giusto, le interessava visitare Hiroshima...
Kamikaze mo fuki sokone! cominci allora a urlare
l'ubriaco, spaventando tutti tranne Umezaki. Kamikaze
mofuki sokone!
Imperturbabile, Umezaki vers ancora da bere per
s e per Hensuiro, il quale aveva gi pi volte mandato
gi il suo sak tutto d'un sorso. Dopo le grida dell'ubriaco
e il suo tempestivo allontanamento, Holmes si
ritrov a studiare Umezaki, mentre questi - di umore
sempre pi malinconico a ogni bicchiere bevuto - fissava
assorto il tavolo, gli occhi bassi e un'espressione
torva, come il broncio di un bambino rimproverato
(un'espressione subito assunta anche da Hensuiro, di
solito allegro e gioviale). Alla fine, Umezaki alz gli
occhi su Holmes. Dove eravamo rimasti? Ah, s, il nostro
viaggio verso ovest. Voleva sapere se Hiroshima
rientra nel nostro itinerario. Be', direi di s.
Mi piacerebbe molto visitarla, se per lei va bene.
Ma certo, piacerebbe anche a me. A essere sinceri,
non ci vado da prima della guerra - ci sono solo passato
in treno.
Ma Holmes colse un tono di apprensione nella voce
di Umezaki, o forse, ripensandoci, il suo ospite era solo
vittima della stanchezza. L'Umezaki sollecito e cordiale
che era andato a prenderlo alla stazione ferroviaria il
giorno prima era assai diverso dall'uomo che lo aveva
salutato quel pomeriggio, sfiancato dai suoi impegni di
lavoro. Ora, avendo fatto un bel sonnellino dopo l'esplorazione
della citt in compagnia di Hensuiro, era
lui quello ben sveglio, mentre Umezaki trasmetteva un
profondo senso di spossatezza (appena mascherato dal
consumo costante di alcol e nicotina).
Holmes ne aveva colto il segnale gi qualche ora
prima, quando aprendo la porta dello studio di Umezaki
lo aveva trovato in piedi accanto alla scrivania,
perso nei suoi pensieri, con pollice e indice premuti
sulle palpebre, e a fianco un manoscritto non rilegato.
Poich indossava ancora giacca e cappello, era evidente
che Umezaki era appena tornato a casa.
Chiedo scusa, disse Holmes, sentendosi d'un tratto
invadente. Si era ritrovato in una casa silenziosa,
dove le porte erano chiuse e non c'era traccia d'anima
viva, e senza volerlo aveva violato il suo stesso codice:
per tutta la vita aveva sostenuto che lo studio privato
di un uomo era un terreno sacro, un santuario consacrato
alla riflessione, appartato dal mondo esterno,
dove lavorare a progetti importanti o almeno entrare
in intima comunione con testi scritti da altri. Perci,
lo studio nella mansarda della sua casa nel Sussex era
la stanza che amava di pi, e sebbene non l'avesse mai
espresso in modo esplicito, sia Mrs Munro sia Roger
sapevano che quando la porta era chiusa non erano i
benvenuti. Non volevo interromperla. Alla mia et,
capita di entrare nelle stanze senza alcun motivo.
Umezaki alz gli occhi, non troppo sorpreso, e disse,
Al contrario, sono contento che sia qui. Entri, la
prego.
Davvero, non voglio importunarla.
A dire il vero, credevo stesse dormendo. Altrimenti
l'avrei invitata a unirsi a me. Entri pure, dia un'occhiata
in giro. Mi dica cosa pensa della mia biblioteca.
Solo perch insiste, disse Holmes, avanzando verso
gli scaffali in tek che coprivano un'intera parete, e
senza perdere di vista ci che Umezaki stava facendo:
aveva posato il manoscritto al centro della scrivania
sgombra, si era tolto il cappello e poi ce l'aveva appoggiato
sopra.
Mi scuso per gli impegni di lavoro, ma sono certo
che il mio compagno si sar preso cura di lei.
Oh, s, abbiamo passato una bella giornata insieme...
a parte gli ostacoli della lingua.
Proprio in quel momento, Maya chiam da in fondo
al corridoio. Sembrava alquanto irritata.
Voglia scusarmi, disse Umezaki. Ci vorr solo un
minuto.
Faccia pure con comodo, disse Holmes, in piedi
davanti alle interminabili file di libri.
Maya chiam di nuovo, e Umezaki si precipit da
lei, dimenticando di chiudere la porta mentre usciva.
Holmes rest a osservare i libri, vagando con gli occhi
da uno scaffale all'altro. Erano perlopi pubblicazioni
rilegate, in maggioranza con caratteri giapponesi sul
dorso. Uno scaffale per conteneva solo opere occidentali,
sistemate in categorie distinte: letteratura
americana, letteratura inglese, teatro, un'ampia sezione
dedicata alla poesia (Whitman, Pound, Yeats, diversi
libri di testo di Oxford sui poeti romantici). Il ripiano
pi sotto era dedicato quasi esclusivamente a Karl
Marx, sebbene alla fine fossero stati inseriti alcuni libri
di Sigmund Freud.
Guardandosi attorno, Holmes not che lo studio di
Umezaki, bench piccolo, era organizzato in modo efficiente:
una poltrona da lettura, una lampada a stelo,
qualche fotografia, e quello che sembrava un diploma
universitario incorniciato appeso dietro la scrivania.
Poi gli arriv alle orecchie l'incomprensibile scambio
di parole tra Umezaki e Maya, una conversazione che
oscillava tra la discussione accesa e il silenzio improvviso,
e stava per andare a sbirciare nel corridoio quando
Umezaki torn, dicendo, C' stata un po' di confusione
riguardo al menu della cena, quindi temo che
dovremo cenare pi tardi del solito. Spero che non le
dispiaccia.
Niente affatto.
Nel frattempo, le proporrei di bere qualcosa. C'
un bar non troppo lontano, piuttosto confortevole, mi
sembra adatto per parlare del nostro programma di
viaggio... se per lei va bene.
Un'ottima idea.
E cos erano usciti per un po', passeggiando fino al
piccolo locale mentre il cielo si scuriva, e trattenendosi
nel bar pi di quanto fosse nelle loro intenzioni. Ripresero
la via del ritorno solo quando la folla dei clienti si
fece troppo numerosa e chiassosa. Segu una semplice
cena a base di pesce, verdure, riso al vapore e zuppa di
miso - ogni piatto servito senza tante cerimonie nella
sala da pranzo da Maya, la quale si rifiut con ostinazione
di far loro compagnia. Holmes aveva le articolazioni
delle dita indolenzite dall'uso dei bastoncini, e
non appena li pos Umezaki lo invit a ritirarsi con lui
nello studio. Se permette, c' qualcosa che desidero
mostrarle. E con questo i due si alzarono da tavola,
scomparendo lungo il corridoio e lasciando Hensuiro
da solo con ci che restava della cena.
Per quanto fosse stato obnubilato dall'alcol e dal
cibo, il ricordo di quella notte nello studio di Umezaki
era assai vivo in lui. Umezaki sembrava essersi rianimato,
e sorrise offrendo a Holmes la sua poltrona da lettura
e porgendogli un cerino acceso ancor prima che lui
tirasse fuori un sigaro. Accomodatosi in poltrona - i bastoni
da passeggio in grembo, il sigaro acceso fra le labbra
- Holmes guard Umezaki mentre apriva un cassetto
della scrivania per estrarne un sottile libro rilegato.
Che ne dice di questo? chiese Umezaki, porgendogli
il libro.
Un'edizione russa, disse Holmes, prendendo il volume
e notando subito lo stemma imperiale che adornava
la copertina e il dorso, altrimenti spogli. Esaminatolo
pi da vicino - toccando con le dita la rilegatura rossastra
e gli intarsi dorati attorno allo stemma, sfogliando le
pagine - concluse che si trattava di una rarissima traduzione
di un romanzo molto conosciuto. Il mastino dei
Baskerville- un esemplare unico, immagino.
S, conferm Umezaki, compiaciuto. Creato per
la collezione privata dello Zar. A quanto mi risulta era
un grande estimatore delle vostre storie.
Davvero? disse Holmes, restituendo il libro.
S, proprio cos, rispose Umezaki, riattraversando
la stanza per tornare alla scrivania. Mentre rimetteva il
prezioso volume nel cassetto, aggiunse, Come potr
immaginare, si tratta dell'oggetto di maggior valore
della mia biblioteca - anche se vale tutto il denaro che
ho pagato per averlo.
Ne sono convinto.
Di sicuro lei posseder un gran numero di libri sulle
sue avventure - ristampe, traduzioni, edizioni varie.
Neanche uno, neppure i pi banali tascabili. A essere
sinceri, ho letto ben poche di quelle storie, ed 
stato molti anni fa. Non riuscivo a inculcare in John la
differenza fondamentale che passa tra induzione e deduzione,
perci smisi di provarci, come smisi di leggere
le sue versioni distorte della realt, perch le inesattezze
mi irritavano troppo. Pensi per esempio che io
non l'ho mai chiamato Watson: era John, John e basta.
Per lui era davvero uno scrittore di talento, badi
bene. Molto creativo, pi a suo agio con la finzione
che con i fatti, oserei dire.
Lo sguardo di Umezaki era fisso su di lui, una punta
di incredulit negli occhi. Come  possibile? chiese,
sedendosi alla scrivania.
Holmes alz le spalle, esalando il fumo del sigaro, e
disse,  la pura verit, temo.
Ma fu ci che avvenne in seguito a restare pi impresso
nella sua mente. Umezaki - ancora eccitato a
causa della bevuta, tirando un respiro profondo come
se anche lui stesse fumando - si ferm a riflettere prima
di continuare. Poi, con un largo sorriso, confess
di non essere troppo sorpreso nel sentire che quelle
storie non erano del tutto veritiere. La sua abilit - o
forse dovrei dire l'abilit del personaggio - di tirare
conclusioni definitive da osservazioni spesso insignificanti
mi  sempre parsa alquanto inverosimile. Voglio
dire, lei non assomiglia affatto alla persona di cui ho
letto cos tanto. Come posso dire? Sembra meno stravagante,
meno pittoresco.
Holmes sospir con aria di biasimo, agitando appena
la mano, come a voler cacciar via il fumo. Be', si
riferisce certo all'arroganza della mia giovent. Sono
un uomo vecchio ormai, in pensione da quando lei
era bambino. Col senno di poi  piuttosto disonorevole,
quella vanitosa presuntuosit della mia giovinezza.
Dico davvero. Sa, facemmo una gran confusione con
certi casi importanti - purtroppo. Ma si sa, chi  interessato
a sentir raccontare dei fallimenti? Io di sicuro
no. Per posso assicurarle che se i nostri successi sono
stati esagerati, non lo sono state quelle inverosimili
conclusioni di cui parlava lei.
Davvero? Umezaki indugi di nuovo, facendo un
altro lungo respiro. Poi disse, Mi domando cosa lei
sappia di me. O forse anche il suo talento  andato in
pensione?
Era possibile, riflett Holmes, che Umezaki non
avesse usato quelle esatte parole. Ricordava per di
aver reclinato la testa all'indietro, volgendo lo sguardo
al soffitto. Col sigaro che fumava in una mano, cominci
dapprima lentamente: Cosa so di lei? Dunque, la
sua padronanza dell'inglese indica una regolare formazione
all'estero - dalle vecchie edizioni Oxford sugli
scaffali, direi che ha studiato in Inghilterra, e il diploma
su quella parete dovrebbe darmi ragione. Direi che
suo padre era un diplomatico con una forte predilezione
per tutto ci che veniva dall'Occidente. Perch mai
avrebbe dovuto preferire un'abitazione cos poco tradizionale
come questa - che lei ha ereditato, se la memoria
non m'inganna - o, se  per questo, mandare suo figlio
a studiare in Inghilterra, un paese con cui senza
dubbio aveva dei rapporti? Chiuse gli occhi. Quanto
a lei in particolare, caro Tamiki, deduco che  un
uomo di lettere, e colto. In effetti,  incredibile quanto
si possa apprendere di una persona dai libri che possiede.
Nel suo caso, noto un interesse per la poesia - soprattutto
Whitman e Yeats - e la cosa mi dice che  attratto
dall'arte lirica. Non solo legge poesia, ma spesso
la scrive anche - cos spesso da non rendersi forse
neanche conto che il biglietto che mi ha lasciato questa
mattina era scritto sotto forma di haiku, del tipo
cinque-sette-cinque, credo. E sebbene non possa saperlo a meno di non darci un'occhiata, immagino che il
manoscritto sopra la sua scrivania contenga un suo lavoro
inedito. Dico inedito perch prima  stato molto
attento a nasconderlo sotto il cappello. Il che mi porta
al suo viaggio d'affari.  tornato a casa col suo manoscritto
- piuttosto scoraggiato, vorrei aggiungere - e
credo che l'abbia portato con s questa mattina. Ma
quale genere di affari comporta che uno scrittore se ne
vada in giro con un testo inedito? E perch dovrebbe
tornare a casa cos di cattivo umore, e col testo ancora
in mano? Con molta probabilit si tratta di un incontro
con un editore - che non ha avuto buon esito, deduco.
E anche se qualcuno potrebbe supporre che sia stata la
qualit della sua scrittura a impedirne la pubblicazione,
io la penso in modo diverso. A mio parere a essere
criticato  il contenuto di ci che ha scritto, non la
qualit. Perch, altrimenti, dovrebbe dirsi indignato
per la continua repressione di poeti, scrittori e artisti
giapponesi da parte dei censori alleati? Ma un poeta
che dedica una grossa fetta della sua biblioteca a Marx
non  di certo un paladino dello spirito militaristico
imperiale - con tutta probabilit, signore, lei  una sorta
di comunista da tavolino - il che significa che la ritengono
degno di censura sia le forze di occupazione
sia coloro che nutrono ancora grande stima per l'imperatore.
Il fatto stesso che abbia parlato di Hensuiro
come del suo compagno, questa sera - una parola strana
da usare per il proprio fratello - suggerisce le sue
inclinazioni ideologiche, nonch il suo idealismo. Lo
ammetta, Hensuiro non  suo fratello, vero? Se lo fosse,
suo padre gli avrebbe senz'altro fatto seguire le sue
orme in Inghilterra, concedendo a me e a lui il lusso di
una comunicazione pi efficace. E strano, poi, che voi
due dividiate questa casa e vi vestiate in modo cos simile,
e che lei usi tanto spesso il"noi" invece di parlare
in prima persona, proprio come fanno molte coppie
sposate. Non che sia affar mio, s'intende, ma sono convinto
che lei sia figlio unico. Un orologio sulla mensola
del camino cominci a suonare e Holmes apr gli occhi,
fissando di nuovo il soffitto. Infine - e la prego di
non offendersi - mi sono chiesto come faccia a vivere
con cos tante comodit pur in questo periodo difficile.
Non mostra alcun segno di povert, mantiene una governante,
e va piuttosto fiero della sua preziosa collezione
di oggetti art dco in vetro - il che la pone qualche
gradino al di sopra della borghesia, non le pare?
D'altro canto, un comunista che faccia affari nel mercato
nero  un po' meno ipocrita - soprattutto se offre
i suoi beni a un prezzo equo e a spese delle orde capitaliste
che occupano il suo paese. Dopo aver tirato un
profondo sospiro, Holmes si zitt. Alla fine concluse,
Ci sono altri particolari, ne sono certo, ma al momento
mi sfuggono. Vede, la mia memoria non  pi quella
di una volta. AI che abbass il capo, si avvicin il sigaro
alla bocca e rivolse un'occhiata stanca a Umezaki.
Notevole. Umezaki scosse il capo in segno di ammirazione.
Davvero incredibile.
Ma la prego.
Umezaki cerc di non tradire il suo turbamento. Pesc
dalla tasca una sigaretta e la tenne tra le dita senza
preoccuparsi di accenderla. A parte uno o due errori,
mi ha messo a nudo. A dire la verit, ho avuto un
ruolo alquanto marginale nel mercato nero, e solo
come sporadico acquirente. Il fatto  che mio padre
era un uomo molto ricco, e fece in modo che alla sua
famiglia non mancasse niente. Questo per non significa
che io non sia in grado di apprezzare la teoria
marxista. Inoltre, non  del tutto esatto dire che mantengo
una governante.
La mia  tutt'altro che una scienza esatta.
 comunque stupefacente. Per le sue osservazioni
su me e Hensuiro non mi sorprendono troppo. Non
vorrei essere troppo sfacciato, ma lei stesso  uno scapolo
che ha vissuto con un altro scapolo per molti anni.
In modo puramente platonico, le assicuro.
Se lo dice lei. Umezaki continu a guardarlo, un
po' intimorito. Davvero straordinario.
L'espressione di Holmes si fece perplessa: Forse
mi sbaglio - la donna che cucina per lei e si occupa
della casa - Maya -  la sua governante, giusto? Sebbene
con ogni evidenza Umezaki fosse scapolo, in
quel momento gli sovvenne lo strano comportamento
di Maya, pi simile a quello di una sposa bistrattata
che di una persona di servizio.
La si pu anche definire come tale, ma forse non 
il modo migliore di parlare di una madre.
Capisco.
Holmes si sfreg le mani, sbuffando nuvole di fumo
azzurrognolo, nella speranza di mascherare quella che
era stata una penosa svista da parte sua: l'aver dimenticato
la natura della relazione che intercorreva tra
Umezaki e Maya, di cui era stato di certo informato al
momento delle presentazioni iniziali. O forse, pens,
la svista l'aveva fatta il suo ospite - forse non gli aveva
mai detto nulla. Ad ogni modo, non valeva la pena
prendersela tanto (uno sbaglio perdonabile, in quanto
la donna sembrava troppo giovane per essere la madre
di Umezaki).
Ora se vuole scusarmi, disse Holmes, tenendo il
sigaro a qualche centimetro dalla bocca. Sono piuttosto
stanco, e domani ci alzeremo presto.
S, tra poco andr a letto anch'io. Prima per voglio
dirle che le sono davvero grato della sua visita.
Sciocchezze, disse Holmes, mettendosi in piedi
con l'aiuto dei bastoni, il sigaro su un angolo della
bocca, sono io a esserle grato. Dorma bene.
Anche lei.
Grazie. Buonanotte.
Buonanotte.
E con questo, Holmes si diresse verso il corridoio,
inoltrandosi dove le luci erano spente e tutto era immerso
nell'oscurit. Nel buio si percepiva un bagliore
proveniente da una porta socchiusa. A passi lenti si diresse
verso quella luce, e si ferm davanti alla soglia illuminata.
Sbirciando dentro la stanza, vide Hensuiro al
lavoro: a torso nudo in una sala poco ammobiliata, chino
davanti a una tela dipinta che sembrava raffigurare
qualcosa di simile a un panorama rosso sangue cosparso
da una moltitudine di figure geometriche (linee rette
nere, cerchi azzurri, quadrati gialli). Guardando con
pi attenzione, vide alcuni quadri finiti di varie misure
accatastati lungo le pareti spoglie - pieni di rosso e, per
quel che riusciva a vedere, di tristezza (edifici fatiscenti,
corpi bianco pallido che affioravano oltre il cremisi,
braccia storte, gambe piegate, mani avide e teste senza
volto, il tutto presentato come un cumulo di viscere.) A
cospargere il pavimento di legno, spruzzate qua e l attorno
al cavalletto, c'erano innumerevoli gocce e schizzi
di vernice, come sangue gocciolato da una ferita.
Pi tardi, gi a letto, si ritrov a riflettere sulla relazione
soffocata tra il poeta e l'artista - i due uomini
che si spacciavano per fratelli mentre invece vivevano
come una coppia sotto lo stesso tetto, e senza dubbio
sotto le stesse lenzuola, a giudicare dallo sguardo critico
di Maya, contraria ma devota. Di certo era una vita
clandestina, di delicata e assoluta discrezione. Ma gli
venne il sospetto che ci fossero anche altri segreti, magari
un paio di questioni delicate che avrebbe conosciuto
di l a poco - perch le lettere di Umezaki, sospettava
ora, avevano altri motivi oltre a ci che vi era
scritto. Era stato fatto un invito, e quell'invito era stato
accolto. L'indomani lui e Umezaki avrebbero iniziato i
loro viaggi, lasciando Hensuiro e Maya da soli in quella
grande casa. Con che abilit mi ha attirato fin qui, pens
prima di addormentarsi. Poi fu colto dal sonno, e
socchiuse gli occhi, abbandonandosi al sogno mentre
un ronzio cupo e familiare gli fischiava nelle orecchie.
 
Capitolo 7.

Holmes si svegli, boccheggiando. Cosa era successo?
Seduto alla sua scrivania, guard verso la finestra
della mansarda. Fuori il vento soffiava rumoroso, un
ronzio monotono e costante che faceva vibrare i vetri,
rimbombava nelle grondaie, piegava i rami di pino
sino a fargli toccare terra, di certo scompigliando i fiori
delle sue aiuole. A parte le raffiche al di l della finestra
chiusa e l'arrivo della notte, tutto nel suo studio
rimaneva come prima che si addormentasse. Le tinte
cangianti del crepuscolo incorniciate dalle tende aperte
avevano lasciato il posto a una fitta oscurit, ma la
lampada da tavolo gettava sempre lo stesso bagliore
sulla scrivania; e l, sparpagliati alla rinfusa davanti a
lui, c'erano gli appunti per il terzo volume dell'Arte
dell'investigazione - pagine su pagine di riflessioni, con
le parole spesso scarabocchiate lungo i margini - disorganici
e, in un certo senso, privi di qualsiasi ordine
plausibile. Mentre i primi due volumi si erano rivelati
un'impresa piuttosto semplice (erano stati scritti in
contemporanea nell'arco di quindici anni), quell'ultima
fatica era ostacolata dalla sua incapacit di concentrarsi
appieno: si sedeva ed ecco che il sonno prendeva
il sopravvento, la penna ancora in mano; si sedeva e
si ritrovava a guardare fuori dalla finestra, a volte per
ore e ore, o almeno cos gli sembrava; si sedeva e cominciava
a scrivere a sprazzi una serie di frasi, perlopi
slegate e a ruota libera, come se da quella confusione
di idee potesse derivare qualcosa di tangibile.
Cosa era successo?
Si tocc il collo, sfiorandosi la gola.  solo il vento,
pens. Quel rapido ronzio alla finestra, filtrando nel
suo sonno, lo aveva svegliato di sorpresa.
 solo il vento.
Gli brontol lo stomaco. E poi si rese conto di aver
di nuovo mancato la cena - il solito menu del venerd
preparato da Mrs Munro, a base di roast beef e Yorkshire
pudding con contorni vari. Di certo avrebbe trovato
un vassoio lungo il corridoio (le patate arrosto ormai
diventate fredde accanto alla porta chiusa a chiave
della mansarda). Che gentile quel Roger, pens.
Un cos bravo ragazzo. Perch durante la settimana
appena trascorsa - quando era rimasto isolato tra le
mura della mansarda, trascurando la cena e le consuete
attivit tra le api - il vassoio era sempre arrivato fin
lass, ad aspettare che lui si affacciasse sul corridoio.
Qualche ora prima Holmes aveva provato un certo
senso di colpa per aver trascurato il suo apiario, e cos,
dopo la colazione, si era incamminato verso gli alveari,
avvistando da lontano Roger che ventilava le arnie.
Prevedendo un clima torrido e poich la mielata era
nella sua fase culminante, il ragazzo stava saggiamente
scostando i melari superiori di ogni arnia, in modo da
fare circolare all'interno una corrente d'aria e coadiuvare
cos il battito d'ali delle api, che oltre a rinfrescare
le arnie contribuiva a far evaporare il nettare immagazzinato
nei melari. Qualsiasi senso di colpa Holmes
potesse aver provato svan: le api erano accudite con
cura, ed era chiaro che l'istruzione informale impartita
a Roger aveva dato i suoi frutti (il buono stato degli
alveari, not con piacere, era nelle mani capaci e premurose
del ragazzo).
Ben presto Roger avrebbe iniziato a raccogliere il
miele da solo - togliendo con cautela i telai uno alla
volta, tranquillizzando le api con uno sbuffo di fumo,
utilizzando una forchetta disopercolatrice per sollevare
i coperchi di cera dalle cellette - e nei giorni a venire
una piccola quantit di miele sarebbe colata, passando
attraverso un doppio filtro, dentro un secchio,
seguita poi da quantit maggiori. E da dove si trovava
sul sentiero che attraversava il giardino, Holmes si immagin
di nuovo tra le arnie insieme al ragazzo, mentre
insegnava a Roger il metodo pi semplice di produrre
miele in favo.
Dopo aver posizionato un melario su una determinata
arnia, aveva detto in precedenza al ragazzo, era meglio
usare otto telai di raccolta invece che dieci, e procedere
solo quando il flusso nettareo era in corso. Poi i
due telai restanti andavano sistemati al centro del melario,
stando bene attenti a utilizzare un foglio cereo
non armato. Se tutto veniva eseguito ad arte, la colonia
costruiva i favi, riempiendo i due telai di miele. Una
volta che i telai per il miele in favo fossero stati pieni e
opercolati, dovevano essere subito sostituiti con altri fogli
cerei - a patto, s'intende, che il flusso nettareo procedesse
come previsto. Nell'eventualit di un flusso
meno abbondante di quello desiderato, era opportuno
sostituire il foglio cereo non armato con uno armato.
Certo, precis, le arnie dovevano essere controllate
spesso, cos da poter prendere la decisione migliore riguardo
al metodo di raccolta pi appropriato.
Holmes aveva seguito Roger passo passo, mostrandogli
ogni fase della procedura, sicuro del fatto che -
quando il miele fosse stato pronto per la raccolta - Roger
avrebbe seguito alla lettera i suoi insegnamenti.
Sappi, figliolo, che ti sto affidando questo compito
perch ritengo che tu sia in grado di svolgerlo senza
errori.
Grazie, signore.
Hai qualche domanda?
No, non credo, no, rispose il ragazzo, parlando
con un delicato entusiasmo che dava la falsa impressione
che stesse sorridendo, quando invece la sua
espressione era seria e attenta.
Molto bene, disse Holmes, spostando lo sguardo
dal viso di Roger alle arnie che lo circondavano. Non
si accorse che il ragazzo continuava a fissarlo, non si
accorse di essere guardato con lo stesso genere di silenzioso
rispetto che lui riservava all'apiario. Holmes
rifletteva, invece, sull'andirivieni degli abitanti delle
sue arnie, le operose, diligenti e attive comunit degli
alveari. Molto bene, aveva ripetuto sottovoce, in
quel pomeriggio di pochi giorni prima.
Mentre si voltava sul sentiero del giardino, tornando
piano verso casa, Holmes sapeva che Mrs Munro
avrebbe poi fatto la sua parte, riempiendo barattoli su
barattoli di miele in sovrappi, consegnandone un po'
al parroco, all'organizzazione benefica locale e all'Esercito
della Salvezza quando fosse andata in citt per
delle commissioni. Provvedendo a quei doni, Holmes
era convinto di fare anche lui la sua parte: metteva a
disposizione quella sostanza viscosa prodotta dalle sue
arnie (che considerava un salutare sottoprodotto di
ci che lo interessava davvero: l'apicoltura e i benefici
della pappa reale), la consegnava a coloro che distribuivano
onestamente i tanti barattoli senza etichetta
(aveva imposto che non venisse mai fatto il suo nome)
e offriva cos una benefica dolcezza ai cittadini meno
abbienti di Eastbourne, e forse di altri luoghi.
Signore, il suo lavoro  benedetto da Dio, gli aveva
detto una volta Mrs Munro. Sta facendo la sua volont,
sicuro. E proprio bello il modo in cui aiuta
quelli che non hanno di che vivere.
Non sia ridicola, le aveva risposto sdegnato.
Semmai  lei che fa la mia volont. Non tiriamo in
ballo Dio, d'accordo?
Come vuole, aveva ribattuto lei in tono divertito.
Ma se vuole sapere come la penso,  la volont di
Dio, punto e basta.
Mia cara donna, nessuno ha chiesto il suo parere.
E comunque che poteva saperne lei di Dio? La personificazione
del suo Dio, immaginava Holmes, corrispondeva
di certo a quella popolare: un vecchio rugoso
seduto con aria onnisciente su un trono d'oro, che
regnava sulla creazione dall'interno di nuvole gonfie
come ovatta, parlando con voce clemente e maestosa al
tempo stesso. Il suo Dio, senza dubbio, aveva una barba
fluente. Holmes si divertiva a pensare che il Creatore
di Mrs Munro forse assomigliava un po' a lui - tranne
che quel Dio era soltanto un prodotto dell'immaginazione,
al contrario di lui, che lo era solo in parte.
A parte quegli sporadici riferimenti a un'entit divina,
Mrs Munro non si dichiarava seguace di alcuna
chiesa o religione, n aveva cercato di inculcare Dio
nell'animo di suo figlio. Il ragazzo, era evidente, intratteneva
pensieri molto mondani, e Holmes era
compiaciuto della sua natura pragmatica. Cos, in
quella notte ventosa, seduto alla sua scrivania, si ritrov
a buttar gi qualche riga per Roger, frasi che desiderava
il ragazzo un giorno leggesse.
Mettendo davanti a s una pagina bianca e avvicinando
il viso al piano della scrivania, cominci:
Non dai dogmi delle dottrine arcaiche ricaverai le tue pi
grandi conoscenze, ma piuttosto dalla costante evoluzione
della scienza, e da un'acuta osservazione dell'ambiente naturale
oltre le finestre della tua casa. Per comprendere appieno
te stesso, ovvero per comprendere davvero il mondo,
non hai bisogno di guardare pi in l della vita che pullula
tutto intorno a te - i prati in fiore, i boschi non frequentati.
Se non  questo l'obiettivo primo dell'umanit, allora
non arriver mai un'epoca davvero illuminata.
Holmes pos la penna. Per due volte riflett su ci
che aveva scritto, ripetendo le parole a voce alta, senza
correggere nulla. Poi pieg il foglio in un quadrato
perfetto, pensando a un buon posto dove conservare
quel biglietto - un posto dove non sarebbe stato dimenticato,
dove avrebbe potuto ritrovarlo senza difficolt.
I cassetti della scrivania erano fuori questione,
in quanto il biglietto si sarebbe perso tra i suoi scritti.
Anche gli archivi, disorganizzati e gremiti, erano troppo
rischiosi, e lo stesso valeva per quello sconcertante
enigma che erano le sue tasche (spesso, senza pensarci,
vi andavano a finire piccoli oggetti - pezzi di carta,
cerini rotti, un sigaro, fili d'erba, un sasso o una conchiglia
interessanti trovati in spiaggia, tutte quelle strane
cose raccolte nelle sue passeggiate - che in seguito
scomparivano e riapparivano come per magia). Doveva
essere invece un posto affidabile. Appropriato, impossibile
da dimenticare.
Ma dove? Vediamo...
Pass in rassegna i libri sistemati lungo una parete.
No...
Facendo perno sulla sedia, gett un'occhiata alla libreria
accanto alla porta della mansarda, socchiudendo
gli occhi e concentrandosi su un ripiano riservato
alle proprie pubblicazioni.
Forse...
Qualche istante dopo era davanti a quei suoi primi
volumi e monografie, e faceva scorrere l'indice sui
dorsi impolverati - Tatuaggi, Come seguire le impronte,
Particolarit della cenere di 140 forme di tabacco, Studio sull'influsso
della professione nella forma della mano, Assenteismo,
La macchina per scrivere e il suo rapporto col crimine,
Scritti segreti e i messaggi cifrati, I mottetti polifonici di
Lassus, Studio sulle radici caldee dell'antica lingua della Cornovaglia,
Uso dei cani nel lavoro del detective - fino ad arrivare
all'opera definitiva degli anni pi recenti: Manuale
pratico di apicoltura, con alcune osservazioni sulla segregazione
della regina. Quanto sembrava enorme, quel libro,
una volta preso dalla libreria, il dorso pesante tra le
mani.
Il biglietto destinato a Roger venne infilato a mo' di
segnalibro tra il capitolo 4 (Pascolo delle api) e il capitolo5 (Propoli) - perch, aveva deciso Holmes, quella
preziosa edizione sarebbe stato un regalo perfetto per
il prossimo compleanno del ragazzo. Non avendo egli
la consuetudine di prendere nota di quel genere di
anniversari, avrebbe chiesto a Mrs Munro quando veniva
festeggiata la ricorrenza (gli era sfuggita, oppure
era imminente?). Immagin l'espressione di sorpresa
sul viso di Roger quando gli sarebbe stato consegnato
il libro, le dita del ragazzo che sfogliavano le pagine,
mentre leggeva da solo nella sua camera da letto nel
cottage - dove poi, un giorno, sarebbe stato scoperto
il biglietto piegato (un modo pi prudente e meno
formale di consegnare un messaggio importante).
Fiducioso ora che il biglietto si trovava in un luogo
sicuro, Holmes ripose il libro sullo scaffale. Voltandosi
per tornare alla scrivania, cap con sollievo che sarebbe
riuscito a riportare la sua attenzione sul lavoro. E
una volta messosi comodo a sedere, fiss le pagine manoscritte
che ricoprivano la scrivania, ognuna gremita
di una moltitudine di parole pensate in fretta, caratteri
a inchiostro che sembravano gli scarabocchi di un
bambino - ma proprio in quel momento i fili della sua
memoria cominciarono a dipanarsi, distraendolo da
quelle pagine. Presto quei fili sfuggenti volarono via,
scomparendo nella notte come foglie spazzate dalla
strada, e per un breve istante si ferm a guardare quelle
pagine senza farsi domande, senza ricordare o pensare
a nulla.
Le sue mani per erano ancora indaffarate, le dita
vagavano sulla scrivania - scivolando sulle pagine che
aveva davanti, sottolineando frasi a caso - e rovistavano
tra i cumuli di carta senza motivo apparente. Era
come se le sue dita agissero di propria iniziativa, alla
ricerca di qualcosa che era stato dimenticato. Pagine
su pagine vennero messe da parte, una sull'altra -
creando una nuova pila vicino al centro della scrivania
- finch le sue dita alzarono il manoscritto incompleto
tenuto insieme da un elastico: L'armonicista. Da principio
lo fiss con sguardo vuoto, come indifferente a
quella riscoperta; n si accorse del fatto che Roger
aveva pi volte esaminato quel testo, sgattaiolando di
tanto in tanto nella mansarda per controllare se il racconto
fosse stato modificato o completato.
Fu il titolo del manoscritto che alla fine dest
Holmes dal suo torpore, facendo balenare un sorriso
di curiosit dietro la sua barba. Se le parole non fossero
state scritte con chiarezza in alto all'inizio del primo
capitolo, avrebbe forse messo il manoscritto nella
nuova pila, dove il testo si sarebbe smarrito ancora
una volta. Le sue dita tolsero l'elastico, facendolo cadere
sulla scrivania. Poi si appoggi all'indietro sulla
sedia a leggere il racconto incompleto come se fosse
stato scritto da qualcun altro. Il ricordo di Mrs Keller
si present d'un tratto con una certa nitidezza. Rivide
la fotografia. Ricord il marito turbato seduto davanti
a lui nello studio di Baker Street. E quando interruppe
la lettura per qualche secondo, portando lo sguardo
in alto verso il soffitto, si vide mentre si avventurava
fuori dal suo studio in compagnia di Mr Keller, mescolandosi
al tumulto affollato delle vie di Londra, in direzione
della libreria Portman. Quella notte visse il
passato in modo pi vivido del presente, mentre il
vento mormorava incessante sui vetri della mansarda.
 
Capitolo 8.

CAPITOLO DUE.
CONFUSIONE A MONTAGUE STREET.
Alle quattro in punto io e il mio cliente eravamo appostati vicino
a un lampione, in attesa davanti alla libreria Portman,
sul lato opposto della strada, ma Mrs Keller non era ancora
arrivata. Per caso, da dove ci trovavamo, si potevano vedere
le finestre ora chiuse dell'appartamento che avevo preso in affitto
su Montague Street appena arrivato a Londra nel
1877. Non c'era motivo di condividere col mio cliente una
informazione cos personale, n di comunicargli che - nel periodo
in cui, ancora giovane, avevo occupato una di quelle
case a schiera - la libreria Portman era una pensione privata
per donne di dubbia reputazione. Il quartiere era cambiato
poco da quando vi avevo abitato, ed era costituito perlopi di
edifici tutti uguali, col piano terra rivestito in pietra
bianca e i tre piani superiori in mattoni.
Mentre mi trovavo l e facevo vagare lo sguardo tra quella
finestra del mio passato e la scena che avevo davanti, provai
un pizzico di commozione al pensiero di ci che avevo perso
con gli anni: la condizione di anonimit, la libert di andare
e venire senza essere riconosciuto o disturbato. E cos, mentre
la strada restava quella di sempre, compresi che la mia incarnazione
pi anziana era assai diversa dall'uomo che aveva
vissuto in quel luogo. All'inizio, i travestimenti erano stati
per me solo un mezzo per infiltrarsi e osservare, un modo
per mescolarsi alla folla e raccogliere informazioni. Tra i numerosi
ruoli da me impersonati c'erano quelli di un banale
perdigiorno, di un giovane idraulico libertino di nome
Escott, di un venerando prete italiano, di un ouvrier francese,
e persino di un'anziana signora. Verso la fine della mia
carriera, ero ricorso allo stratagemma di portare sempre con
me un paio di baffi finti e di occhiali, col solo fine di eludere
i sempre pi numerosi ammiratori dei racconti di John. Non
potevo pi svolgere il mio lavoro senza essere riconosciuto, n
potevo mangiare in pubblico senza che qualche estraneo mi si
avvicinasse desideroso di rivolgermi la parola e di stringermi
la mano, facendo domande insopportabili sulla mia professione.
Era perci stata una svista imprudente - come compresi
ben presto mentre lasciavo in tutta fretta Baker Street in
compagnia di Mr Keller - quella di mettermi all'opera sul
caso dimenticando di portare con me il mio travestimento. Infatti,
mentre ci affrettavamo alla librera Portman, fummo
trattenuti da un operaio, un tipo cordiale e un po' sempliciotto,
al quale rivolsi poche parole brusche.
Sherlock Holmes? disse, accostandosi all'improvviso
mentre percorrevamo Tottenham Court Road.  proprio lei,
vero? Ho letto tutte le sue avventure, signore. Gli risposi
agitando in fretta la mano a mezz'aria, come a volerlo mettere
da parte. Ma il nostro amico non si lasci scoraggiare, e rivolse
il suo sguardo ebete a Mr Keller, dicendo, E immagino
che lei sia il dottor Watson.
Sorpreso dall'operaio, il mio cliente mi guard con aria imbarazzata.
Che idea assurda, dissi in tono schivo. Se io sono
Sherlock Holmes, mi spiega come  possibile che questo signore
molto pi giovane sia il dottore?
Non lo so, signore. Ma lei  Sherlock Holmes - non sono
uno che si lascia fregare, sa.
Un po' credulone, forse?
No, signore, non direi proprio. Un po' incerto e confuso,
l'operaio si ferm sul posto e noi continuammo a camminare.
Sta lavorando a un caso? ci grid dietro.
Di nuovo feci un cenno con la mano, senza rispondere.
Era questo il modo in cui di solito affrontavo l'attenzione indesiderata
degli estranei. Inoltre, se l'operaio fosse stato davvero
un lettore abituale delle storie di John, avrebbe di certo
saputo che non parlavo mai di un caso ancora in corso. Ma
per quanto non avesse fatto commenti, il mio cliente sembrava
costernato dalla mia rudezza, e continuammo in silenzio
il nostro cammino verso Montague Street. Poi, dopo esserci
appostati nei pressi della libreria Portman, feci per chiedere
una cosa che mi era balenata in mente durante il tragitto:
Un'ultima domanda riguardo al pagamento di...
Le mie parole furono interrotte da Mr Keller, che parl con
grande premura mentre con le dita bianche stringeva forte il
risvolto della giacca.
Mr Holmes,  pur vero che mi mantengo con uno stipendio
modesto, ma far tutto il necessario per ripagarla dei suoi
servigi.
Mio caro giovane, la mia professione si ripaga da s,
dissi con un sorriso. Se dovessi trovarmi a sostenere delle
spese - che in questo frangente non prevedo -  libero di
rimborsarmele come e quando il suo modesto stipendio glielo consentir.
E ora, se riesce a controllarsi per un istante, le chiederei
di lasciarmi finire la domanda: in che modo sua moglie
ha potuto pagare queste lezioni clandestine?
Non saprei, rispose. Ad ogni modo, lei ha del suo.
Si riferisce alla sua eredit.
Proprio cos.
Molto bene, dissi, passando in rassegna il traffico umano
sul lato opposto della strada - la visuale ostruita di tanto
in tanto da carrozze a quattro e due ruote e da quella che stava
diventando una visione sempre meno singolare in quei
giorni, almeno due esemplari del chiassoso mezzo di trasporto
dell'alta borghesia: l'automobile.
Dal momento che ritenevo il caso quasi concluso, attendevo
con grandi aspettative l'arrivo di Mrs Keller. Quando,
trascorsi diversi minuti, la donna non si present, mi domandai
se non fosse entrata nella libreria Portman prima
dell'orario previsto. O forse era consapevole dei sospetti del
marito e aveva deciso di non farsi vedere. Proprio mentre stavo
per avanzare quest'ultima ipotesi, il mio cliente strinse gli
occhi, e con un cenno del capo disse sottovoce, Eccola,
pronto a scattare all'inseguimento.
Fermo l, dissi, trattenendolo con una mano sulla spalla.
Per il momento dobbiamo mantenerci a distanza.
Poi la vidi anch'io. Camminava senza alcuna fretta verso
la libreria, una forma lenta che si muoveva a brevi passi tra
correnti pi rapide. L'ombrellino giallo vivo che fluttuava sopra
di lei era in netto contrasto con la donna che riparava;
infatti Mrs Keller, una creatura minuta e filiforme, indossava
un comune abito grigio da giorno - l'aria austera e impettita
e la cucitura che seguiva la curva a S del corsetto. Portava
un paio di guanti bianchi, e in una mano stringeva un
libretto con la copertina marrone. Giunta all'entrata della libreria
Portman, abbass l'ombrellino e lo chiuse con uno scatto
deciso, infilandoselo sotto braccio prima di entrare.
La spalla del mio cliente sfugg alla presa della mia mano,
ma frenai il suo scatto chiedendogli, Sua moglie ha l'abitudine
di usare un profumo?
S.
Molto bene, dissi, mollando la presa e precedendolo in
strada. Vediamo come stanno le cose.
I miei sensi - come ha di certo raccontato il mio amico
John - sono recettori assai affinati e da tempo sostengo che la
rapida soluzione di un caso spesso dipende dall'istantanea
identificazione dei profumi; perci, i criminologi farebbero
bene a imparare a distinguerli. Riguardo alla fragranza preferita
da Mrs Keller, era una sofisticata miscela di rose arricchita
da una sfumatura speziata, la cui inconfondibile scia
permeava l'ingresso della libreria Portman.
Il profumo  Rosa Cammeo, vero? bisbigliai al mio
cliente. Ma lui si era gi slanciato in avanti di gran fretta.
Inutile attendere una risposta.
Pi andavamo avanti e pi il profumo diventava forte, finch,
fermandomi un istante per individuarne la provenienza,
percepii la presenza di Mrs Keller, l da qualche parte, molto
vicino a noi. Con occhiate veloci passai in rassegna quel locale
angusto e polveroso - scaffali traballanti e sghembi che andavano
da un'estremit all'altra del negozio, con i ripiani pieni
di volumi impilati a casaccio lungo i corridoi bui; ma la donna
era introvabile, cos come introvabile era l'anziano proprietario
della libreria, che avevo immaginato di vedere seduto dietro
il bancone dell'ingresso, col viso chino su qualche testo criptico.
Priva di personale e di clienti, la libreria Portman aveva
un'ria misteriosa, quasi fosse stata evacuata; ma non feci in
tempo a pensarlo che udii una musica quasi impercettibile proveniente
dal piano superiore.
 Ann, Mr Holmes. E lei, sta suonando!
Devo ammettere che definire musica quell'eterea astrazione
era inesatto; i suoni delicati che mi giungevano all'orecchio
erano privi di forma, ordine, persino della pi semplice
meloda. Tuttavia il magnetismo dello strumento produceva
il suo effetto: i suoi toni mutevoli convergevano in un'unica,
sostenuta armonia, discordante e seducente al tempo stesso,
tanto che io e il mio cliente fummo attirati in quella direzione.
Con Mr Keller che faceva strada, passammo tra gli scaffali
della libreria fino ad arrivare a una rampa di scale vicino
al retro.
Ma nel salire verso il secondo piano, mi accorsi che il profumo
Rosa Cammeo non era andato oltre il piano terra. Mi
guardai indietro, passando in rassegna il negozio, ma di
nuovo non vidi nessuno, mi piegai per avere una visuale migliore,
ma non scorsi niente oltre gli scaffali. Quella mia esitazione
mi imped di trattenere il pugno di Mr Keller, che si
abbatt con violenza sulla porta di Madame Schirmer. Il colpo
risuon lungo il corridoio e zitt lo strumento. Quando lo
raggiunsi, il caso era in un certo senso gi risolto. Sapevo,
senza il minimo dubbio, che Mrs Keller era andata altrove, e
chiunque si stesse esercitando all'armonica avrebbe presto dimostrato
di non essere lei. Ah, perch mai rivelare cos tanto
quando mi cimento io stesso con la scrittura! Non riesco a
nascondere la verit come faceva John, n posseggo il suo talento
nel celare gli indizi salienti per poi confezionare una
conclusione che abbia in apparenza un senso, ahim.
Si calmi, amico, dissi, ammonendo il mio compagno.
Non dovrebbe dare mostra di s in questo modo.
Mr Keller aggrott serio la fronte e fiss lo sguardo sulla
porta. Voglia perdonarmi, disse.
Non c' nulla da perdonare. Ma poich il suo ardore potrebbe
precludere eventuali sviluppi, d'ora innanzi parler io
al posto suo.
Il silenzio che segu al rabbioso bussare del mio cliente lasci
il posto ai passi svelti e altrettanto decisi di Madame
Schirmer. La porta si spalanc, e apparve una donna robusta
come non ne avevo mai viste, con in volto un'espressione
alquanto irritata. Prima che avesse il tempo di aprire bocca,
feci un passo avanti e le porsi il mio biglietto da visita, dicendo,
Buon pomeriggio, Madame Schirmer. Potrebbe essere
cos cortese da concederci un po' del suo tempo?
Dopo avermi esaminato per un istante con aria incerta, rivolse
un'occhiata minacciosa al mio compagno.
Le assicuro che le ruberemo solo qualche minuto, continuai,
tamburellando col dito sul biglietto che teneva in
mano. Forse conosce il mio nome.
Del tutto incurante della mia presenza, Madame Schirmer
sbott, Herr Keller, non venga pi qui in questo modo!
Non tollero queste interruzioni! Perch viene a crearmi problemi? E lo stesso vale per lei, signore, aggiunse, fissandomi.
Proprio cos! Lei  un suo amico, no? Allora se ne
vada insieme a lui e non tornate pi! Ho finito la pazienza
per quelli come voi!
Mia cara signora, la prego, dissi, togliendole di mano il
biglietto e alzandoglielo davanti al viso.
Con mia sorpresa, la vista del mio nome le fece scuotere
in modo energico la testa. No, no, lei non  questa persona,
disse.
Le assicuro, Madame Schirmer, che non sono altri che
lui.
No, no, non siete lui. No, l'ho visto spesso, sa.
E la prego, mi dica, quando vi siete conosciuti?
Sulla rivista, naturalmente! Questo investigatore  molto
pi alto, giusto? Ha capelli neri, quel naso strano, la pipa.
Vede, non pu proprio essere lei.
Ah, la rivista! Quell'interpretazione, bench erronea, 
piuttosto interessante. Su questo siamo d'accordo. Temo di
non essere all'altezza della mia caricatura. Se solo la maggioranza
delle persone che incontro potesse illudersi sul mio conto
quanto si illude lei, Madame Schirmer, la mia libert ne
patirebbe meno.
Lei  ridicolo! Al che accartocci il biglietto da visita e
me lo gett ai piedi. E ora andatevene o faccio venire la polizia!
Non me ne vado di qui, disse deciso Mr Keller, finch
non vedo Ann con i miei occhi.
La nostra antagonista infastidita batt d'un tratto i piedi
per terra, pi volte, finch il rumore riverber sotto di noi.
Herr Portman, grid, il suono squillante della sua voce
che riecheggiava lungo il corridoio alle nostre spalle, sono
in difficolt! Vada a chiamare la polizia! Ho due ladri alla
porta! Herr Portman...
Madame Schirmer,  inutile, dissi. A quanto pare Mr
Portman si  concesso una pausa. Poi mi rivolsi al mio
cliente, che sembrava alquanto deluso.  bene che lei sappia,
Mr Keller, che Madame Schirmer ha ogni diritto di comportarsi
cos, e che non siamo in alcun modo legittimati a entrare
nel suo appartamento. La signora deve capire che il motivo
delle sue azioni  solo la preoccupazione che nutre per
sua moglie. Mi sento di affermare che se Madame Schirmer ci
concedesse appena due minuti, di certo potremmo sistemare la
questione.
Sua moglie non  qui con me, disse la donna seccata.
Herr Keller, gliel'ho gi detto. Perch viene qui a crearmi
problemi? Posso chiamare la polizia, sa!
Non ce n' motivo, dissi. Sono consapevole del fatto
che Mr Keller l'ha accusata ingiustamente, Madame Schirmer.
Ma ogni interferenza da parte della polizia non farebbe
che complicare quella che, in verit,  una faccenda piuttosto
triste. Mi sporsi in avanti e le sussurrai delle parole all'orecchio.
Vede, dissi poi allontanandomi da lei, il suo aiuto
sarebbe molto prezioso.
Come potevo saperlo? disse la donna boccheggiando,
mentre l'irritazione lasciava posto al rammarico.
Ha ragione, risposi, mostrandomi comprensivo. La
mia professione, mi duole dirlo,  talvolta una faccenda dolorosa.
Mentre il viso del mio cliente si rivolgeva a me con aria
confusa, Madame Schirmer si ferm un istante a pensare, le
braccia possenti ferme sui fianchi. Poi annu e si fece d parte,
facendoci segno di entrare, Herr Keller, lei non ne ha
colpa. Venga dentro, se vuole vedere con i suoi occhi, pover'uomo.
Ci fece strada in una sala luminosa e poco arredata, col
soffitto basso e le finestre socchiuse. In un angolo c'era un
pianoforte verticale, in un altro un clavicembalo e svariati
strumenti a percussione, infine, una di fianco all'altra, nel
punto pi vicino alle finestre, erano sistemate due armoniche
rimesse a nuovo. Questi strumenti, insieme a una serie di
piccole sedie di vimini disposte tutto intorno, erano gli unici
oggetti di una stanza altrimenti spoglia. A eccezione di un riquadro
al centro coperto da un tappeto Wilton, le assi marrone
scolorito del pavimento erano a vista; anche le pareti bianche
erano disadorne, consentendo alle onde sonore di riflettersi
in modo da produrre un netto timbro riecheggiante.
Ma non fu l'arredo della sala a catturare la mia attenzione,
e neanche il profumo dei fiori primaverili che si diffondeva
dalle finestre aperte; fu invece la figura esile e irrequieta
che sedeva all'armonica: un bambino di non pi di dieci
anni, con capelli rossi e gote tempestate di lentiggini, che si
gir nervoso sullo sgabello per guardarci. Alla vista del bambino,
il mio cliente si immobilizz; fece correre lo sguardo per
la stanza mentre Madame Schirmer restava a osservare dall'ingresso,
le braccia incrociate all'altezza della vita. Io, invece,
proseguii verso il bambino, rivolgendomi a lui con la pi
cordiale inflessione della voce: Salve.
Salve, rispose timido il bambino.
Girandomi a guardare il mio cliente, sorrisi e dissi, Immagino
che questo giovanotto non sia sua moglie.
Sa bene che non lo , fu la risposta incollerita del mio
cliente. Ma non riesco a capire. Dov' Ann?
Pazienza, Mr Keller, un po' di pazienza.
Avvicinai una sedia all'armonica e mi sistemai accanto al
ragazzo, mentre percorrevo con gli occhi lo strumento, impadronendomi
di ogni dettaglio.
Come ti chiami, bambino?
Graham.
E dimmi, Graham, continuai, notando che il vetro di
quei vecchi bicchieri era pi sottile, e quindi pi facile da far
suonare, in corrispondenza delle note pi acute, Madame
Schirmer  una brava insegnante?
Credo di s, signore.
Mmm, dissi pensieroso, facendo scorrere con delicatezza
la punta di un dito sull'orlo dei bicchieri.
L'opportunit di studiare da vicino un'armonica - soprattutto
un modello cos ben conservato - non mi si era mai
presentata. Ci che sapevo gi era che lo strumento veniva
suonato sedendosi di fronte alla serie di bicchieri in vetro, facendoli
ruotare per mezzo di un pedale e inumidendoli ogni
tanto con una spugna bagnata. Sapevo anche che si utilizzavano
entrambe le mani, in modo da poter eseguire parti diverse
allo stesso tempo. Nell'osservare l'armonica da vicino,
notai che i bicchieri erano stati forgiati a mo' di semisfera,
ognuna con un'apertura al centro. La pi grande e acuta di
queste semisfere era il sol. Per distinguere i vari bicchieri,
ognuno di essi - tranne i semitoni, che erano bianchi - era
dipinto all'interno in uno dei sette colori dell'arcobaleno: rosso
per il do, arancione per il re, giallo per il mi, verde per il
fa, azzurro per il sol, indaco per il la, violetto per il si e poi di
nuovo rosso per il do. Questi bicchieri, una trentina circa,
erano di varie dimensioni, tra i nove e i venticinque centimetri
di diametro; fissati su un asse, erano contenuti in una
cassa lunga circa un metro, che - affusolata in modo da
adattarsi alla forma conica dei bicchieri e assicurata a una
struttura a quattro gambe - si sollevava facendo perno su
delle cerniere situate a met altezza. L'asse era in ferro e, fatto
ruotare su perni di ottone a entrambe le estremit, attraversava
in orizzontale la cassa. Sul lato pi largo della'cassa
c'era un fusto squadrato su cui era fissata una ruota in mogano.
Era la ruota che serviva da volano per regolare il movimento
quando l'asse e i bicchieri venivano fatti ruotare con
l'azione del piede sul pedale. Con una sbarra di piombo
nascosta vicino alla circonferenza, la ruota sembrava avere un
diametro di circa cinquanta centimetri, e pi o meno a dieci
centimetri dall'asse di rotazione era fissato uno spinotto in
avorio; attorno al collo dello spinotto passava un anello di
corda, che saliva dal meccanismo a pedale per impartire il
movimento.
 un congegno notevole, dissi.  vero che le sonorit
migliori si ottengono quando i bicchieri girano sfuggendo
dalla punta delle dita in direzione centrifuga, e non centripeta?
S,  proprio cos, rispose Madame Schirmer da dietro le
nostre spalle.
Il sole era gi obliquo sull'orizzonte e rifletteva la sua luce
sui vetri dell'armonica. Gli occhi sgranati di Graham si erano
poco a poco socchiusi, e il suono dei sospiri inquieti del
mio cliente era ben restituito dall'acustica della stanza. Trasportato
dall'esterno, il profumo delle giunchiglie mi solletic
il naso, un odore come di cipolla, con un accenno di muffa;
non sono l'unico a provare antipatia per le sottili qualit di
questo fiore, anche i cervi ne sono ripugnati. Poi, dando un
ultimo tocco ai bicchieri di vetro, dissi, In altre circostanze
le chiederei di suonare per me, Madame Schirmer.
Possiamo organizzare una serata, signore. Sono disponibile
per esibizioni private; a volte lo faccio, sa.
Bene, risposi, alzandomi dalla sedia. Accarezzando con
delicatezza la spalla del bambino, continuai, Abbiamo monopolizzato
la tua lezione, Graham, ora lasceremo in pace te e
la tua insegnante.
Mr Holmes! esclam protestando il mio cliente.
Davvero, Mr Keller, non c' nulla qui per noi, a parte
ci per cui Madame Schirmer si fa pagare.
E con quello girai sui tacchi e attraversai la sala, seguito
dallo sguardo stupefatto della donna. Mr Keller mi raggiunse
di corsa nell'ingresso, e prima di lasciare l'appartamento
mi rivolsi di nuovo a lei mentre chiudevo la porta: Grazie,
Madame Schirmer. Non la importuneremo di nuovo, anche
se la contatter per una o due lezioni. Arrivederci.
Avevamo gi iniziato a percorrere il corridoio quando la porta
si spalanc e sentii la voce della donna chiamarmi da dietro:
 vero, allora? Lei  quello della rivista?
No, mia cara signora, non sono io.
Ah! E la porta si chiuse con uno schianto.
Solo quando io e il mio cliente arrivammo in fondo alle
scale, mi fermai per calmarlo. Era avvampato in viso, e l'aver
trovato il bambino al posto della moglie l'aveva abbattuto.
Aveva le sopracciglia piegate a formare due folte linee curve,
sotto le quali gli occhi brillavano dietro un velo quasi folle.
Anche le narici erano tese da una rabbia profonda, e l'intera
espressione del viso era atteggiata a punto di domanda.
Mr Keller, le garantisco che la questione non  cos grave
come immagina. In effetti, bench abbia omesso qualcosa,
sua moglie  stata sincera in ci che le ha detto.
La tristezza della sua espressione si ridusse alquanto. A
quanto pare lei ha visto pi di me, disse.
Con pi esattezza direi che lei ha visto le stesse cose che
ho visto io, ma forse io ho compreso qualcosa di pi. Ad ogni
modo, mi conceda una settimana per portare il caso a una
conclusione soddisfacente.
Sono nelle sue mani.
Molto bene. Ora le chiedo di tornare subito a Fortis Grave,
e quando arriver sua moglie, non racconti niente di quanto
accaduto qui oggi.  fondamentale, Mr Keller, che si attenga
in tutto e per tutto a ci che le ho detto.
Sissignore. Far del mio meglio.
Bene.
Vorrei sapere ancora una cosa, Mr Holmes. Che cosa ha
detto all'orecchio di Madame Schirmer, cos da convincerla a
lasciarci entrare in casa sua?
Oh, quello, commentai, con un gesto noncurante della
mano. Una menzogna semplice ma efficace, che ho gi usato
in circostanze simili; le ho detto che lei  in fin di vita e che
sua moglie l'ha abbandonata proprio nel momento del bisogno.
Il fatto stesso che l'abbia sussurrato avrebbe dovuto rendere
chiaro che si trattava di una bugia - ma di rado questo
passe-partout mi ha deluso.
Mr Keller mi fiss con una leggera aria di disgusto.
Suvvia, dissi, e gli voltai le spalle.
Andando poi verso l'ingresso della libreria, ci imbattemmo
nell'anziano proprietario, un tipo minuto e rugoso che aveva
ripreso il suo posto dietro al bancone. L seduto con indosso
un grembiule da giardinaggio sporco di terra, curvo sopra un
libro, l'uomo stringeva in una mano tremante una lente di ingrandimento,
che usava per leggere. Vicino a lui c'era un paio
di guanti marrone, a quanto pareva appena sfilati e appoggiati
sul bancone. Per due volte, l'uomo eruppe in una tosse
della peggiore specie, facendoci trasalire entrambi. Ma portai
un dito alle labbra in modo da invitare il mio compagno al silenzio.
Ad ogni modo, come Mr Keller aveva detto, l'uomo
sembrava ignaro di chiunque si trovasse nel negozio, anche
quando mi ritrovai a pochi centimetri da lui, scrutando il
grosso libro che catturava la sua attenzione: un volume sull'arte
topiaria. Le pagine che riuscivo a intravedere erano illustrate
con disegni assai ben eseguiti di alberi e arbusti tagliati
a mo' di elefante, cannone, scimmia e persino urna egizia.
Uscimmo subito, nel modo pi silenzioso possibile, e sotto il
sole tenue del tardo pomeriggio, chiesi un ultima cosa al mio
cliente prima di lasciarci. Mr Keller, lei ha qualcosa che al
momento potrebbe tornarmi utile.
Non ha che da chiedere.
La fotografia di sua moglie.
Il mio cliente annu con riluttanza.
Ma certo, se ne ha bisogno.
Infil la mano dentro il cappotto e tir fuori la fotografia,
porgendomela con fre circospetto.
Senza esitazione mi feci scivolare la fotografia in tasca, dicendo,
Grazie, Mr Keller. Allora per oggi  tutto. Le auguro
una piacevole serata.
E cos lo lasciai. Con l'immagine della moglie ormai nelle
mie mani, non indugiai un solo istante. Lungo la strada
scorrevano autobus e calessi, carrozze a due e a quattro ruote,
trasportando le sagome di gente diretta a casa o chiss dove,
mentre io mi inoltravo tra altri pedoni come me sul marciapiede
lastricato, camminando con passo disinvolto verso Baker
Street. Incrociai qualche carro agricolo carico di quanto restava
delle verdure portate in citt all'alba. Di l a poco, lo sapevo
per esperienza, le strade intorno a Montague Street si sarebbero
fatte silenziose e inanimate come quelle di un paese di
campagna dopo il calare della notte; e io mi sarei trovato comodamente
seduto nella mia poltrona, a contemplare il fumo
azzurrognolo della sigaretta che fluttuava verso il soffitto.
 
Capitolo 9.

Quando arriv il tramonto, Holmes aveva gi dimenticato
il biglietto nascosto per Roger. Rimase dentro il
libro finch, diverse settimane dopo, Holmes non riprese
in mano il volume per una ricerca e trov il foglio
ripiegato e pressato tra un capitolo e l'altro (uno
strano messaggio nella sua calligrafia, che per non ricordava
di avere scritto). C'erano anche altri fogli ripiegati,
tutti nascosti nei libri che aveva in mansarda e
perduti per sempre - missive urgenti mai spedite, strani
promemoria, liste di nomi e indirizzi, qualche poesia.
Non ricordava di aver nascosto una lettera personale
della Regina Vittoria, n una locandina conservata
dai tempi del suo breve ingaggio con la Sasanoff
Shakespearean Company (nella parte di Orazio in una
produzione teatrale dell'Amleto tenutasi a Londra nel
1879). Non ricordava neanche di aver messo al sicuro
tra le pagine di Tutti i segreti dell'apicoltura di M.
Quinby un disegno semplice ma dettagliato di un'ape
regina - un disegno eseguito da Roger quando aveva
dodici anni, fatto scivolare sotto la porta della mansarda
due estati prima.
Per Holmes non era inconsapevole della crescente
fallibilit della sua memoria. Sapeva che gli accadeva
spesso di ricordare in modo impreciso episodi del passato.
Ma, si domandava, cosa era ritoccato e cosa vero?
E cosa c'era di certo, ormai? E ancora pi importante:
cosa di preciso era stato dimenticato? Non sapeva dirlo.
Perci si aggrappava a ci che era tangibile e costante
- la terra, la casa, i giardini, l'apiario, il lavoro.
Gli piacevano i sigari, i libri, un bicchiere di brandy
ogni tanto. Preferiva le brezze serali e le ore dopo la
mezzanotte. La presenza invadente di Mrs Munro
spesso lo infastidiva, invece quel suo figliolo tanto discreto
era sempre stato una compagnia cara e gradita;
ma anche qui, i suoi ritocchi mentali avevano modificato
la realt: perch non si era affezionato da subito
al ragazzo, a quel giovanetto timido e impacciato che
lo guardava con aria accigliata da dietro le gonne della
madre. In passato si era imposto la regola ferrea di
non assumere mai una governante con figli, ma Mrs
Munro, vedova da poco e bisognosa di un impiego stabile,
gli era stata raccomandata con particolare calore.
Inoltre, trovare un aiuto di cui potersi fidare era diventato
piuttosto difficile - soprattutto nell'isolamento
della campagna - e cos le aveva detto chiaro e tondo
che sarebbe potuta restare solo a patto che il bambino
avesse limitato le sue attivit al cottage degli ospiti, e
che il suo lavoro non fosse stato disturbato dai fastidiosi
rumori provocati dal piccolo.
Non c' da preoccuparsi, signore, glielo prometto.
Il mio Roger non le dar nessun problema. Ci
penser io.
Intesi, chiaro? Sar anche in pensione, per sono
ancora un uomo molto impegnato. Non tollerer inutili
distrazioni di alcun genere.
Sissignore, capisco bene. Non si preoccupi del
bambino.
Non lo far, mia cara, anche se forse dovrei.
Sissignore.
Poi pass quasi un anno prima che Holmes rivedesse
Roger. Un pomeriggio, mentre passeggiava nell'angolo
pi occidentale della sua propriet, vicino al cottage
dove abitava Mrs Munro, colse di sfuggita il ragazzino
in lontananza, e rest a guardarlo mentre entrava
in casa con in mano un retino per le farfalle. In seguito,
avvist pi di frequente quel giovane solitario -
mentre attraversava i prati, faceva i compiti in giardino,
esaminava i detriti sulla spiaggia. Ma fu solo quando
gli accadde di incontrare Roger all'apiario - il ragazzo
era di fronte alle arnie, una mano stretta sul polso,
lo sguardo fisso su un pungiglione al centro del
palmo sinistro - che Holmes si decise ad affrontarlo di
persona. Prendendo la mano ferita del ragazzo, elimin
con un'unghia il pungiglione, spiegando, Hai
fatto bene a non schiacciarlo tra le dita, altrimenti
avresti svuotato tutto il sacco velenifero nella ferita -
devi usare un'unghia, toglierlo in questo modo, e senza
premere sul sacco, capito? Ti sei salvato giusto in
tempo - vedi, qui, quasi non si  gonfiato. Ho avuto
punture ben peggiori, te lo assicuro.
Non fa tanto male, disse Roger, guardando
Holmes con gli occhi socchiusi, come se il sole gli
splendesse sul viso.
Ma comincer presto - solo un po'. Se dovesse
peggiorare, prova a immergere la mano in acqua salata
o succo di cipolla - di solito fa passare il bruciore.
Oh.
Holmes si aspettava dal ragazzo qualche lacrima (o
almeno un po' di imbarazzo per essere stato sorpreso
nell'apiario), e rimase invece colpito dalla rapidit
con cui la sua attenzione pass dalla ferita alle arnie -
quasi fosse incantato dalla vista delle api in attivit che
vagavano in piccoli gruppi davanti all'entrata delle arnie.
Se il ragazzo avesse pianto anche solo una volta,
se avesse mostrato la pur minima mancanza di coraggio,
Holmes non lo avrebbe mai spinto avanti, conducendolo
a un'arnia e sollevandone il coperchio in
modo che Roger potesse vedere il mondo che nascondeva
al suo interno (la camera del miele con le sue
celle di cera bianca, le celle pi grandi che ospitavano
la covata maschile, quelle pi scure al di sotto dove viveva
la covata delle operaie); non avrebbe mai visto il
ragazzo sotto una nuova luce, n l'avrebbe considerato
una mente affine. (Accade spesso, aveva pensato,
che bambini eccezionali nascano da genitori del tutto
ordinari.) E neanche l'avrebbe invitato a tornare il pomeriggio
seguente, consentendogli di assistere in prima
persona ai lavori da svolgere nel mese di marzo:
controllare il peso settimanale delle arnie, combinare
le colonie quando una regina cessava di essere attiva,
assicurarsi che ci fosse abbastanza cibo a disposizione
dei nidi di covata.
In seguito, man mano che da semplice spettatore
curioso divenne un prezioso aiutante, Roger ricevette
gli indumenti che Holmes non indossava pi - guanti
di colore chiaro e un cappello da apicoltore col velo -,
ma se ne sbarazz non appena cominci a sentirsi a
suo agio in mezzo alle api. Presto la loro divent una
relazione spontanea, come se si conoscessero da sempre.
Dopo la scuola, quasi tutti i pomeriggi il ragazzo
raggiungeva Holmes nell'apiario. In estate, Roger si
svegliava presto ed era gi in attivit tra le arnie quando
Holmes arrivava. Mentre si occupavano delle arnie
- oppure, a volte, sedevano in silenzio nel pascolo -
Mrs Munro portava loro sandwich, t, magari qualcosa
di dolce che aveva preparato quella mattina.
Nelle giornate pi torride - dopo aver lavorato quel
tanto che erano riusciti, quando le acque refrigeranti
delle pozze li chiamavano a s - prendevano il tortuoso
sentiero che scendeva lungo la scogliera, con Roger
a fianco di Holmes a raccogliere sassi lungo il ripido
percorso, guardando l'oceano sotto di loro, piegandosi
di tanto in tanto per studiare da vicino qualcosa trovato
lungo il tragitto (frammenti di conchiglie, un coleottero
all'opera, oppure un fossile incastonato nella
parete della scogliera). Pi scendevano e pi aumentava,
insieme al caldo odore salmastro nell'aria, la gioia
di Holmes per la curiosit del ragazzo. Roger sentiva il
bisogno di esaminare con cura tutte le cose che attiravano
la sua attenzione. Holmes sapeva che non c'era
nulla di sensazionale lungo il sentiero, ma gli faceva
piacere fermarsi con Roger e contemplare ci che seduceva
il ragazzo.
La prima volta che percorsero il sentiero insieme,
Roger alz gli occhi sulla distesa di pieghe dirupate
che incombevano su di loro e chiese, Questa scogliera
 fatta solo di calcare?
Calcare e arenaria.
Negli strati sottostanti il calcare, c'erano in ordine
successivo argilla di Gault, sabbia verde e sabbie del
Weald, spieg Holmes mentre continuavano a scendere;
gli strati argillosi e quello sottile di arenarie erano
ricoperti di calcare, argilla e selce aggiunti nel corso
dei millenni dalle innumerevoli tempeste.
Oh, fece Roger, deviando soprapensiero verso
l'orlo del sentiero.
Abbandonando un bastone, Holmes lo tir indietro.
Sta' attento, figliolo. Devi guardare dove metti i
piedi. Ecco, prendimi il braccio.
Il sentiero era largo a malapena per lasciar passare
un adulto, non certo un anziano e un bambino che
camminavano fianco a fianco. Era largo circa un metro,
e in alcuni punti l'erosione ne aveva ridotto ancora
di pi l'ampiezza, tuttavia i due riuscirono a proseguire
senza troppa difficolt - Roger tenendosi vicinissimo
all'orlo strapiombante, Holmes a pochi centimetri
dalla parete della scogliera, con il ragazzo che gli
teneva stretto il braccio. Dopo un po', il sentiero si allargava
a creare un punto panoramico, dove era stata
sistemata una panchina. Sebbene Holmes avesse intenzione
di continuare sino in fondo (perch la pozza
d'acqua si poteva raggiungere solo durante il giorno;
dato che la marea della sera inghiottiva l'intera spiaggia),
la panchina gli sembr d'un tratto un luogo pi
comodo per riposarsi e parlare. Seduto l insieme a
Roger, Holmes pesc dalla tasca un sigaro giamaicano,
ma presto si rese conto di non avere cerini; allora lo
mastic, assaporando l'aria di mare e seguendo lo
sguardo del ragazzo che osservava il volo circolare dei
gabbiani, le loro cadute in picchiata e i loro versi striduli.
Ho sentito gli sparvieri, e lei? Li ho sentiti l'altra
notte, disse Roger, il ricordo risvegliato dallo stridio
dei gabbiani.
Davvero? Che fortuna.
La gente li chiama succiacapre, ma io non credo
che mangino le capre.
Perlopi insetti. Catturano le prede sulle ali, sai.
Oh.
Abbiamo anche le civette.
Roger si illumin. Non ne ho mai vista una. Mi
piacerebbe tenerla in casa, ma mia madre non crede
che gli uccelli siano buoni animali da compagnia.
Per io penso che sarebbe carino averne una in giro
per casa.
Be', allora forse possiamo prendere una civetta
una di queste notti. Ce ne sono molte nella propriet,
di sicuro non sar difficile.
S, mi piacerebbe.
Certo sarebbe meglio tenere la civetta in un posto
dove tua madre non possa trovarla. Si potrebbe usare
il mio studio.
Non andrebbe a guardarci?
No, non oserebbe. E nel caso, le direi che  mia.
Sul viso del ragazzo si form un sorriso malizioso:
E a lei crederebbe. Di sicuro.
Come a dire che non intendeva dicendo sul serio riguardo
alla civetta, Holmes fece l'occhiolino a Roger.
Apprezzava la fiducia che il ragazzo riponeva in lui -
la condivisione di un segreto, le velate alleanze di cui
 fatta un'amicizia - e ne era cos contento che si ritrov
a fargli una proposta, Roger, parler io con tua
madre. Vedrai che ti far tenere un parrocchetto.
Poi, per cementare il loro cameratismo, gli promise
che il pomeriggio seguente sarebbero partiti prima e
avrebbero raggiunto le pozze d'acqua ben prima del
calare della sera.
Vuole che la venga a prendere? chiese Roger.
Certo. Mi troverai agli alveari.
Quando, signore?
Mi pare che le tre possa essere un orario adeguato,
non ti pare? Dovrebbe bastare per scendere il sentiero,
bagnarci e poi risalire. Oggi ci siamo messi in marcia
troppo tardi per completare il percorso.
La debole luce del sole e la brezza dell'oceano alzatasi
da poco gi li avvolgevano. Holmes fece un respiro
profondo, strizzando gli occhi al sole che tramontava.
L'oceano pi sotto sembrava una distesa annerita e orlata
da un'eruzione enorme e spaventosa. Dovremmo
cominciare a risalire, pens. Ma Roger non sembrava
avere fretta. E neanche Holmes, che con la coda dell'occhio
guard il ragazzo e vide quel suo viso giovane
e attento inclinato verso il sole, gli occhi azzurro chiaro
fissi su un gabbiano che volteggiava su in alto. Ancora
un po', disse Holmes tra s e s, sorridendo mentre
osservava le labbra di Roger che si socchiudevano
in uno strano incanto, impavido davanti al bagliore intenso
del sole e al soffio insistente del vento.
 
Capitolo 10.

Molti mesi dopo, Holmes si trovava da solo nell'angusta
camera da letto di Roger (la prima e l'ultima volta
che avrebbe messo piede tra i pochi oggetti personali
del ragazzo). In un mattino grigio e coperto - senza
altra anima viva nel cottage degli ospiti - apr la tetra
abitazione di Mrs Munro ed entr in quelle stanze
dove le tende impermeabili erano tirate, le luci spente
e l'odore boschivo, di corteccia, della naftalina era pi
forte di qualsiasi altra cosa. Ogni tre, quattro passi si
fermava, scrutando nel buio, e riassestava la presa sui
bastoni, quasi prevedesse di vedere chiss quale vaga e
inimmaginabile forma emergere dalle ombre. Poi procedette
- con i bastoni che battevano sul pavimento
pi agili e leggeri dei suoi passi - fino a superare la soglia
della camera di Roger, l'unica stanza del cottage a
non essere schermata dalla luce.
Era una stanza molto ordinata, ben diversa da quella
che Holmes aveva creduto di trovare - le tracce involontarie
e sbadate della vita intensa di un ragazzino,
la prevedibile accozzaglia di oggetti. Il figlio di una governante,
decise, era di certo pi incline della maggior
parte dei bambini a mantenere l'ordine all'interno di
uno spazio chiuso - a meno che, s'intende, la governante
non si prendesse cura anche della sua stanza.
Ma, poich il ragazzo era piuttosto meticoloso per natura,
Holmes era certo che fosse stato Roger a sistemare
le sue cose con tanta premura. Inoltre, quel penetrante
odore di naftalina non era ancora filtrato nella
camera da letto, a indicare che la presenza di Mrs
Munro non era arrivata fin l; si respirava invece un
aroma terroso, come di muffa, ma non del tutto sgradevole.
Come di terra durante una pioggia intensa,
pens. Terra fresca sulle mani.
Per un po' rimase seduto sul bordo del letto ben
riassettato del ragazzo, osservando con attenzione ci
che aveva intorno - le pareti dipinte di azzurro tenue,
le finestre coperte da tendine trasparenti di pizzo, i
mobili in legno di quercia (comodino, libreria, cassettiera).
Sbirciando dalla finestra subito sopra un piccolo scrittoio, not appena fuori l'intreccio di rami sottili,
eterei dietro il velo leggero del merletto, che sfregavano
i vetri quasi senza fare rumore. Poi la sua attenzione
si concentr sulle cose personali che Roger aveva
lasciato in vista: sei libri di testo impilati sullo scrittoio,
una borsa di scuola tutta sformata che pendeva
dal pomello del guardaroba, il retino per le farfalle
appoggiato per terra in un angolo. Infine si alz e si
mise a girare per la stanza, andando da una parete all'altra
con l'aria attenta e rispettosa di chi visita un
museo, soffermandosi a guardare pi da vicino e frenando
la tentazione di toccare certi oggetti.
Ci che vedeva non lo sorprese, n gli rivel cose
nuove e inaspettate sul ragazzo. C'erano libri sull'osservazione
naturalistica, le api e la guerra, alcuni tascabili
malridotti di fantascienza, diversi numeri del
National Geographic (che occupavano due interi ripiani,
disposti in ordine cronologico), poi c'erano sassi
e conchiglie trovati sulla spiaggia, suddivisi per grandezza
e affinit, allineati sulla cassettiera in file di
identica lunghezza. Oltre ai sei libri di testo, sullo
scrittoio c'erano cinque matite con la punta ben fatta,
penne da disegno, fogli bianchi, e la provetta con dentro
le api giapponesi. Tutto era stato ordinato, destinato
a un posto preciso, allineato; lo stesso valeva per gli
oggetti che occupavano il piano del comodino - forbici,
una confezione di mastice, un grosso album con
una semplice copertina nera.
Gli oggetti pi significativi parevano aver trovato
posto sulle pareti, appesi o attaccati col nastro adesivo:
i disegni colorati di Roger. Anonimi soldati che si sparavano
con fucili marroni, carri armati verdi che
esplodevano, violenti scarabocchi rossi che schizzavano
fuori dal petto o dalla fronte di uomini dagli occhi
storti, un giallo fuoco antiaereo che saliva verso una
flotta di bombardieri blu notte, individui massacrati
sparsi su un campo di battaglia insanguinato mentre
un sole color arancio sorgeva o tramontava sul rosa
dell'orizzonte; tre fotografie incorniciate, ritratti color
seppia: una sorridente Mrs Munro che teneva in braccio
il suo neonato mentre il giovane padre le stava accanto
con aria orgogliosa, il bambino in posa insieme
al padre in borghese sul binario di una stazione ferroviaria,
il piccolo Roger che correva verso le braccia
aperte del padre (e in ogni fotografia - una vicino al
letto, una allo scrittoio, una alla libreria - lo stesso
uomo robusto dall'aria forte, con viso rosso e squadrato,
capelli biondi rossicci pettinati all'indietro, e lo
sguardo benevolo di uno che se ne era ormai andato e
di cui si sentiva enormemente la mancanza).
Di tutte le cose contenute in quella stanza, alla fine
fu l'album a catturare pi a lungo l'attenzione di
Holmes. Tornando verso il letto del ragazzo, si sedette
e fiss il comodino, esaminando la copertina nera dell'album,
le forbici, il mastice. No, si disse, non avrebbe
curiosato tra le pagine. Non avrebbe ficcato il naso pi
di quanto aveva gi fatto. Meglio di no, si ammon,
mentre si allungava a prendere l'album - e cos fin
per trascurare ogni suo buon proposito.
Dopodich esamin con comodo le pagine, soffermandosi
per un po' su una serie di complessi collage
(fotografie e parole ritagliate da riviste, poi incollate
insieme con abilit). La prima parte dell'album tradiva
l'interesse del ragazzo per la natura, le piante, gli
animali e i vari tipi di foglie. Orsi grizzly diritti sulle
zampe posteriori vagavano per le foreste vicino a leopardi
maculati che poltrivano tra i rami di alberi africani;
paguri ritagliati da una vignetta nascosti insieme
a puma ringhianti tra un mazzo di girasoli dipinti da
Van Gogh; una civetta, una volpe e uno sgombro in
agguato dietro un ammasso di foglie cadute. Ci che
seguiva era meno pittoresco, anche se era eseguito in
uno stile simile: piante e animali lasciavano il posto a
soldati britannici e americani, le foreste diventavano
le rovine bombardate di citt, e invece delle foglie c'erano
cadaveri o singole parole - sconfitto, esercito,
ritirata - sparse sulle pagine.
La natura, un'entit compiuta in tutto e per tutto, e
l'uomo in perenne contrasto con i suoi simili - lo yin
e lo yang della visione del ragazzo, immagin Holmes.
Supponeva, infatti, che i collage sulle prime pagine
dell'album risalissero ad anni addietro, quando il padre
di Roger era ancora vivo (i margini arricciati e ingialliti
delle immagini ritagliate ne erano un indizio,
cos come l'assenza di odore di mastice). Gli altri, concluse
dopo aver annusato le pagine ed esaminato i
punti di giunzione di tre o quattro collage, erano stati
messi insieme un po' alla volta nel corso degli ultimi
mesi, e sembravano pi articolati, elaborati e metodici
nella loro disposizione.
Il pezzo finale dell'opera di Roger era incompleto;
con la sua immagine isolata al centro della pagina,
sembrava fosse stato appena iniziato. O forse, si chiese
Holmes, era proprio quella l'intenzione del ragazzo -
una desolata fotografia monocromatica sospesa su un
vuoto di nera oscurit; una conclusione aspra, sconcertante,
ma emblematica di tutto ci che la precedeva
(la vivace sovrapposizione di immagini, la fauna e la
natura selvaggia, quei risoluti e spietati uomini di
guerra). La fotografia in s non era un mistero;
Holmes conosceva molto bene quel luogo, lo aveva visto
con Umezaki a Hiroshima - la sede di quella che
un tempo era stata la prefettura, ridotta a rovine scheletriche
dall'esplosione atomica (la cupola della
bomba atomica, l'aveva chiamata Umezaki).
Ma l, isolato sulla pagina, l'edificio rimandava un'eco
di totale annientamento, molto pi che quando lo
aveva visto di persona. La fotografia era stata scattata a
distanza di settimane, o forse giorni, dall'esplosione
della bomba, e mostrava un'immensa distesa di macerie
- nessun essere umano, nessun tram o treno, niente
di riconoscibile tranne l'involucro spettrale della
sede della prefettura che continuava a esistere sopra
quel panorama arso e appiattito. Ci che precedeva il
pezzo finale - fogli inutilizzati, pagine nere una dopo
l'altra - non faceva altro che sottolineare l'impatto inquietante
di quell'unica immagine. E d'un tratto,
chiudendo l'album, Holmes fu sopraffatto dalla stanchezza
che aveva portato con s nel cottage. C'era
qualcosa di sbagliato nel mondo, si ritrov a pensare.
 cambiato qualcosa nel profondo, e io non riesco a
ricavarne un senso.
Che cos' la verit? gli aveva chiesto una volta
Umezaki. Come si lascia percepire? Come si pu cogliere
il significato di qualcosa che non vuole rivelarsi?
Non lo so, disse Holmes a voce alta, l nella stanza
di Roger. Non lo so, ripet, abbassandosi sul cuscino
del ragazzo e chiudendo gli occhi, l'album stretto
al petto, Non ne ho la pi pallida idea...
Dopodich si abbandon, ma non a quel genere di
sonno che deriva dal totale sfinimento, neanche a
quella sonnolenza agitata in cui sogni e realt si intrecciano,
ma piuttosto a uno stato di torpore che lo
sommerse in un'immobilit immensa. E subito, quel
sonno cos ampio e profondo lo port altrove, strappandolo
via dalla camera da letto dove il suo corpo riposava.
 
Capitolo 11.

Dopo aver trasportato la valigia che Holmes e Umezaki
condividevano e avrebbero portato con s a bordo
del treno del mattino (i due viaggiavano leggeri
per la loro visita turistica), Hensuiro and a salutarli
alla stazione, dove, stringendo forte le mani di Umezaki,
sussurr concitato qualcosa all'orecchio del suo
compagno. Poi, prima di salire sul vagone, and davanti
a Holmes, gli fece un profondo inchino, e disse,
Ci vediamo... ancora... molto ancora, s.
S, disse Holmes, divertito. Molto, molto ancora.
E quando il treno lasci la stazione, Hensuiro rimase
sul binario, a salutare con le braccia alzate in mezzo
a un assembramento di soldati australiani, la sua figura
immobile e sempre pi lontana, fino a scomparire
del tutto. Presto il treno acceler l'andatura diretto
verso ovest, e Holmes e Umezaki rimasero seduti rigidi
uno accanto all'altro, nei due posti di seconda classe,
osservando di traverso gli edifici di Kobe che poco a
poco lasciavano il posto al terreno rigoglioso che si
muoveva, scorreva e balenava oltre il finestrino.
 una mattinata incantevole, comment Umezaki,
e l'avrebbe ripetuto parecchie volte durante quel
loro primo giorno di viaggio (l'incantevole mattinata
si tramut in un incantevole pomeriggio e, infine, in
un'incantevole serata).
Proprio cos, conferm Holmes in risposta.
Durante le prime fasi di quel viaggio, i due uomini
quasi non aprirono bocca. Restarono seduti in silenzio,
riservati e distanti nei loro rispettivi posti. Per un
po', Umezaki occup il tempo a scrivere in un libricino
rosso (altri haiku, immagin Holmes), mentre
Holmes, con in mano un sigaro acceso, contemplava
le fuggevoli immagini del paesaggio. Fu solo dopo
aver lasciato la stazione di Akashi - quando il brusco
avvio del treno fece cadere il sigaro dalle dita di
Holmes, facendolo rotolare sul pavimento - che ebbe
inizio una conversazione vera e propria (scaturita dalla
curiosit generale di Umezaki, per poi abbracciare
tutta una serie di argomenti prima del loro arrivo a
Hiroshima).
Lasci fare a me, disse Umezaki, alzandosi a raccogliere
il sigaro per Holmes.
Grazie, disse Holmes, che gi aveva fatto per alzarsi.
Si rimise a sedere e si appoggi i bastoni in
grembo (in obliquo, perch non sbattessero contro le
ginocchia di Umezaki).
Di nuovo al suo posto, con la campagna che scorreva
loro davanti, Umezaki tocc il legno scolorito di
uno dei bastoni. Sono molto ben lavorati, vero?
Oh, s, disse Holmes. Ce li ho da almeno vent'anni,
forse pi. Sono i miei indistruttibili compagni.
Ne ha sempre usati due per camminare?
Solo da poco tempo - poco tempo per me, s'intende
- in effetti da circa cinque anni, se la memoria non
m'inganna.
Poi Holmes spieg: per camminare avrebbe avuto
bisogno solo del sostegno del bastone destro; il sinistro
per svolgeva una duplice, preziosa funzione - sostenerlo
nel caso gli fosse sfuggita la presa sul bastone
destro e avesse dovuto chinarsi a raccoglierlo, e servire
da rapido sostituto nel caso il bastone destro fosse impossibile
da recuperare. Certo, continu, senza il regolare
nutrimento di pappa reale, i bastoni gli sarebbero
serviti poco o niente, poich era convinto che sarebbe
di certo finito su una sedia a rotelle.
Lo crede davvero?
Senza ombra di dubbio.
E con quello, inizi il loro scambio di opinioni. Erano
entrambi ansiosi di discutere dei benefici della
pappa reale, e soprattutto dei suoi effetti nel fermare
o almeno tenere a bada il processo di invecchiamento.
Venne fuori che prima della guerra Umezaki aveva interpellato
un erborista cinese riguardo alle qualit benefiche
di quella secrezione viscosa color bianco latte:
Questo signore era del parere che la pappa reale potesse
curare la menopausa e il climaterio maschile,
come anche le malattie del fegato, l'artrite reumatoide
e l'anemia.
Flebite, ulcera gastrica, varie patologie degenerative,
intervenne Holmes, e uno stato generale di debolezza
mentale o fisica. Nutre inoltre la pelle, cancella
le imperfezioni del viso, le rughe, e previene allo
stesso tempo i segni del normale invecchiamento o anche
di una senilit prematura. Quanto era incredibile,
fece notare Holmes, che una sostanza tanto potente,
la cui composizione chimica non era ancora del
tutto nota, potesse derivare dalle ghiandole faringee
dell'ape operaia - creando regine da normali larve di
api e curando una moltitudine di malattie dell'uomo.
Per quanto ci abbia provato, disse Umezaki,
non sono riuscito a trovare prove a sostegno di questa
sua presunta utilit terapeutica.
Ah, ma ce ne sono, rispose Holmes con un sorriso.
Studiamo la pappa reale da tanto, tanto tempo,
non  vero? Sappiamo che  ricca di proteine e lipidi,
acidi grassi e carboidrati. Detto questo, nessuno di noi
due  riuscito a scoprire tutto ci che contiene, e dunque
mi affido all'unica prova che possiedo, ovvero la
mia buona salute. Ma intuisco che lei non  un consumatore
abituale.
No. A parte l'aver scritto uno o due articoli per
delle riviste, il mio interesse  solo occasionale. Temo,
anzi, di propendere verso lo scetticismo.
Che peccato, disse Holmes. Speravo che avrebbe
potuto darmene un barattolo per il mio viaggio di
ritorno in Inghilterra -  gi da un po' che devo rinunciarci,
sa. Niente che non si possa rimediare al
mio arrivo a casa, anche se avrei preferito ricordarmi
di metterne uno o due barattoli in valigia - almeno il
necessario per una dose giornaliera. Per fortuna ho
portato con me una discreta quantit di sigari, quindi
non sono del tutto sguarnito di ci che mi serve.
Potremmo sempre trovarne un barattolo lungo il
viaggio.
Una bella scocciatura, non crede?
Non  affatto una scocciatura.
Bene, allora. Consideriamolo il prezzo che devo
pagare per essermene dimenticato. A quanto pare
neanche la pappa reale pu prevenire l'inevitabile
perdita di memoria.
E anche questo fece da trampolino alla loro conversazione,
perch ora Umezaki, scivolando pi vicino a
Holmes e parlando sottovoce come se la sua domanda
fosse della massima importanza, cominci a interrogarlo
sulle sue rinomate facolt; pi in particolare, volle
sapere come Holmes fosse diventato un maestro nel
cogliere con tanta facilit ci che agli altri spesso sfuggiva.
So che lei crede nella pura osservazione come
strumento per raggiungere risposte definitive - per
mi lascia perplesso il modo in cui lei osserva una determinata
situazione. Da quanto ho letto, e anche dalla
mia esperienza diretta, sembra che lei non si limiti a
guardare, ma utilizzi anche la memoria con grande disinvoltura,
quasi in maniera fotografica - e in qualche
modo  cos che arriva alla verit.
Che cos' la verit? chiese Pilato, disse Holmes con
un sospiro. Parlando con franchezza, amico mio, ho
perso l'appetito per ogni desiderio di verit. Per me,
esiste solo ci che  - la chiami pure verit, se preferisce.
Per spiegarmi meglio - e badi bene, sto parlando
col senno di poi - sono attratto da ci che si vede con
chiarezza, raccolgo quanto pi possibile dall'esterno,
per poi sintetizzare ci che ho ricavato in qualcosa che
abbia un valore immediato. Le implicazioni universali,
mistiche o a lungo termine - i luoghi dove forse risiede
la verit - non mi interessano affatto.
S, ma la memoria? voleva sapere Umezaki. Come
veniva utilizzata?
Intende dire, per formulare un'ipotesi, o raggiungere
una conclusione?
S, esatto.
Quando era pi giovane, raccont allora Holmes,
la memoria visiva era fondamentale per la sua capacit
di risolvere determinati problemi. Quando esaminava
un oggetto o passava in rassegna la scena di un
crimine, convertiva tutto all'istante in parole precise,
o numeri corrispondenti alle cose che vedeva. Una
volta che quelle conversioni formavano un disegno
nella sua mente (una sequenza di frasi particolarmente
intense, oppure equazioni che poteva visualizzare),
esse restavano racchiuse nella sua memoria, e se anche
rimanevano latenti mentre lui era preso da altre
riflessioni, riemergevano all'istante ogni volta che tornava
a rivolgere l'attenzione alle situazioni che le avevano
generate.
Col passare del tempo, mi sono accorto che la mia
mente non funziona pi in modo cos fluido, continu
Holmes. Il cambiamento  stato graduale, ma
ora lo percepisco appieno. I trucchi che usavo per ricordare
- quei raggruppamenti di parole e numeri -
non mi vengono pi cos facili. Mentre viaggiavo per
l'india, per esempio, sono sceso dal treno da qualche
parte in mezzo alla campagna - una breve sosta, un
luogo che non avevo mai visto prima - e sono stato subito
avvicinato da un mendicante mezzo nudo che ballava,
un tipo molto gioioso. Un tempo avrei osservato
tutto ci che avevo intorno nei minimi dettagli - l'architettura
della stazione, i visi della gente che passava,
i venditori ambulanti e le loro merci - ma ora non mi
succede pi. Non ricordo la stazione, n saprei dirle
se ci fossero venditori ambulanti o altre persone nei
paraggi. Tutto quello che ricordo  un mendicante
scuro di carnagione e sdentato che mi ballava davanti,
con un braccio allungato per ricevere qualche spicciolo.
Ci che conta per me ora  trattenere la piacevole
visione di quell'uomo; dove sia avvenuto l'episodio
non ha importanza. Se fosse accaduto sessanta anni fa,
sarei stato alquanto turbato dal non riuscire a ricordare
il luogo nei suoi particolari. Ma ora tengo a mente
solo ci che  necessario. I dettagli secondari non
sono essenziali - ci che appare nella mia mente oggi
sono le impressioni pi vivide, non i dettagli. E questo
mi fa piacere.
Per un momento Umezaki rest in silenzio, e il suo
viso prese l'aria distratta e pensierosa di chi sta elaborando
delle informazioni. Poi annu e la sua espressione
si ammorbid. Quando parl di nuovo, la sua voce
era quasi titubante. E affascinante, il modo in cui lo
descrive.
Ma Holmes non stava pi ascoltando. In fondo al
corridoio si era aperta la porta del vagone passeggeri
ed era entrata una giovane donna snella con gli occhiali
da sole. Indossava un kimono grigio e teneva di
lato un ombrello. Si diresse ondeggiando verso di
loro, fermandosi ogni tanto come per ritrovare l'equilibrio.
Poi, ancora in piedi lungo il corridoio, rivolse
lo sguardo a un finestrino vicino, attirata per un istante
dal paesaggio in corsa, e il suo profilo mostr d'un
tratto un'ampia cheloide che le sfigurava il viso salendo
come una serie di tentacoli da sotto il colletto (fin
sul collo, oltre la mandibola, sul lato destro del viso,
per poi perdersi tra i capelli nerissimi). Quando alla
fine avanz, superandoli senza prestare loro attenzione,
Holmes si ritrov a pensare: Un tempo eri una ragazza
attraente. Non molto tempo fa, eri lo spettacolo
pi bello cui potesse capitare di assistere.
 
Capitolo 12.

Arrivarono alla stazione di Hiroshima nel primo pomeriggio,
e scendendo dal treno si ritrovarono nella
zona affollata e chiassosa delle bancarelle del mercato
nero - gli scambi di battute di chi tirava sul prezzo, il
passaggio di merci illecite, ogni tanto i capricci di un
bambino stanco - ma dopo il rombo monotono e le
costanti vibrazioni del treno, quel vocio umano giungeva
come un sollievo. Stavano entrando, fece notare
Umezaki, in una citt da poco rinata sui principi della
democrazia, e dove, proprio quel mese, nelle prime
elezioni del dopoguerra, era stato votato un sindaco a
suffragio popolare.
Ma nello scorgere la periferia di Hiroshima dall'interno
del vagone, Holmes aveva visto ben poco che
potesse indicare l'avvicinarsi di una citt in fermento;
aveva notato solo ammassi di precarie baracche di legno,
come miseri villaggi aggrappati l'uno all'altro, separati
da ampie distese disseminate di alte piante di
eriger. Quando il treno rallent man mano che si avvicinava
alla stazione decrepita, si accorse che quelle
piante di eriger - cresciute folte su un suolo scuro e
sconnesso di terra carbonizzata, lastre di cemento e
detriti - prosperavano in quel terreno arso dalle fiamme
in cui un tempo c'erano stati palazzi di uffici, aree
residenziali e quartieri d'affari.
Questa pianta di solito detestata, apprese poi
Holmes da Umezaki, era stata una benedizione inattesa
per Hiroshima. L'improvvisa apparizione delle
piante - che con le loro gemme trasmettevano un senso
di speranza e rinascita - aveva dissipato la teoria
prevalente secondo cui la citt sarebbe rimasta terreno
sterile per almeno settanta anni. L come altrove,
la crescita abbondante della pianta aveva impedito
una morte in massa per inedia: Le foglie e i fiori diventarono
l'ingrediente principale degli gnocchi,
disse Umezaki. Non molto appetitosi, mi creda, ma
la gente affamata li mangiava per riempirsi lo stomaco.
Holmes aveva continuato a guardare fuori del finestrino,
in cerca di qualche segnale pi evidente dell'avvicinarsi
della citt, ma mentre il treno si muoveva
verso lo scalo ferroviario, ci che riusciva a vedere erano
solo le baracche di legno - sempre pi numerose,
mentre parte del terreno vuoto circostante era stato
trasformato in modesti orticelli - e il fiume Enko, che
scorreva parallelo alle rotaie. Visto che anche il mio
stomaco  attualmente un po' vuoto, non mi dispiacerebbe
provare questi gnocchi - da quanto dice mi
paiono alquanto singolari.
Umezaki aveva annuito. Sono singolari,  vero -
ma non nel miglior senso della parola.
Comunque sembrano interessanti.
Ma mentre Holmes aveva sperato in un pranzo pomeridiano
a base di gnocchi di eriger, fu un'altra
specialit locale a soddisfare il suo palato - una sorta
di frittella coperta di salsa dolce e farcita con quello
che il cliente sceglieva dal menu, venduta in tutte le
bancarelle ambulanti e i ristoranti alla buona intorno
alla stazione.
Si chiama okonomi-yaki, spieg in seguito Umezaki,
mentre lui e Holmes sedevano al bancone di un piccolo
ristorante osservando (con l'appetito solleticato dagli
sfrigolanti aromi che li circondavano) il cuoco che
preparava il loro pranzo con destrezza su una larga piastra
di ferro. Prosegu dicendo che aveva assaggiato
quella pietanza per la prima volta da bambino, mentre
era in vacanza a Hiroshima con suo padre. Dopo quel
viaggio d'infanzia aveva visitato la citt poche altre volte,
di solito trattenendosi solo il tempo necessario a
cambiare treno, ma a volte era possibile trovare un
venditore ambulante di okonomi-yaki dentro la stazione.
Non riesco mai a trattenermi - basta l'odore a risvegliare
il ricordo di quel fine settimana con mio padre.
Vede, ci aveva portato a visitare i giardini Shukkei-en. 
raro che io pensi a me e a mio padre insieme senza
che ci sia un profumo di okonomi-yaki nell'aria.
Poi, durante il pasto, Holmes indugi tra un boccone
e l'altro, curiosando nella tasca interna della frittella
con un bastoncino e osservando quella miscela di
carne, spaghetti di riso e cavolo cappuccio.  una ricetta
molto semplice, ma davvero squisita, non  d'accordo?
disse.
Umezaki distolse gli occhi dal pezzo di frittella che
teneva col bastoncino. Era intento a masticare, e non
rispose finch non ebbe deglutito. S, disse. S...
In seguito, dopo aver ricevuto vaghe e frettolose indicazioni
dal cuoco indaffarato, si diressero verso i
giardini Shukkei-en, un parco del diciassettesimo secolo che Umezaki sapeva sarebbe piaciuto a Holmes. Con
la valigia tenuta di lato, mentre faceva strada lungo i
marciapiedi brulicanti di traffico pedonale, e aggirava
pali del telefono storti e pini piegati, Umezaki ne dipinse
un ritratto intenso e puntuale, ricavandone i particolari
dai ricordi d'infanzia che aveva di quel luogo.
Il giardino, disse a Holmes, era un paesaggio in miniatura,
con un laghetto creato a imitazione del famoso
lago Xi Hu in Cina, ed era fatto di ruscelli, isolotti e
ponti che sembravano molto pi grandi di quanto non
fossero. Un luogo difficile da immaginare, concluse
Holmes cercando di raffigurarsi quel giardino nel mezzo
della citt prostrata, impegnata nell'arduo compito
della ricostruzione (i rumori li circondavano: il battere
dei martelli, il cigolio di pesanti macchinari, gli operai
che percorrevano la strada con carichi di legna sulle
spalle, lo scalpiccio dei cavalli e delle auto).
Ad ogni modo, ammise Umezaki, l'Hiroshima della
sua giovinezza non esisteva pi, e temeva che il giardino
fosse stato gravemente danneggiato dalla bomba.
Ci nonostante, era convinto che almeno una parte
del suo fascino originario fosse rimasta intatta - magari
il ponticello di pietra che attraversava un laghetto
cristallino, o forse la lanterna in pietra costruita a immagine
dell'imperatrice Yang Kwei Fei.
Lo scopriremo presto, disse Holmes, ansioso di lasciare
le strade battute dal sole a favore di un ambiente
tranquillo e rilassante, dove potersi fermare un po' tra
l'ombra degli alberi e asciugarsi il sudore dalla fronte.
Ma mentre si avvicinavano a un ponte che attraversava
il fiume Motoyasu, nel centro desolato della citt,
Umezaki cap di aver sbagliato strada. In qualche
modo aveva travisato le sommarie indicazioni del cuoco.
Ma nessuno dei due si ferm, si sentivano trascinati
verso una sagoma che si profilava in lontananza: La
Cupola della bomba atomica, disse Umezaki, indicando
una struttura di cemento armato ridotta a brandelli
dall'esplosione. Con l'indice punt oltre l'edificio, indicando
l'azzurro deciso del cielo. Quello, disse, era il
punto dove si era verificato il grande lampo-tuono,
quell'inesplicabile pika-don che aveva inghiottito la citt
in un'immensa tempesta di fuoco; e i giorni di pioggia
nera che aveva lasciato dietro di s - radioattivit in caduta
libera mescolata alle ceneri di case, alberi e corpi
annientati dall'esplosione e catapultati nell'atmosfera.
Mentre si avvicinavano all'edificio, la brezza che si
alzava dal fiume cominci a soffiare con pi vigore e il
torrido pomeriggio subito si rinfresc. Quando si fermarono
per fumare, i suoni della citt, ovattati da quel
vento lieve, erano meno assillanti. Umezaki sistem la
valigia a terra prima di accendere il sigaro a Holmes,
poi si sedettero entrambi su una colonna di cemento
divelta (una comoda rovina, con erbacce e piante selvatiche
che vi crescevano tutto intorno). A parte quella
che appariva come una manciata di alberi piantati
da poco, la zona aveva poco da offrire in termini di
ombra; era perlopi un tratto di terra esposto che -
privo di esseri umani all'infuori di un'anziana accompagnata
da due donne pi giovani - somigliava a una
spiaggia deserta spazzata da un uragano. A pochi metri
di distanza, presso la recinzione che racchiudeva la
Cupola della bomba atomica, videro le donne inginocchiate,
intente a posare con estrema premura l'ennesima
collana di origami tra altre migliaia di collane. Poi,
inalando il fumo a labbra socchiuse, rimasero seduti
davanti all'ipnotica visione di quella struttura in cemento
armato - un simbolo devastato prossimo al
punto zero, un severo monumento ai caduti. Dopo l'esplosione,
era stato uno dei pochi edifici a non ridursi
a un ammasso di macerie fuse - la scheletrica struttura
in acciaio della cupola si inarcava sulle rovine e svettava
contro il cielo - mentre quasi tutto ci che era al di
sotto era stato polverizzato. All'interno non c'erano
pavimenti, poich le onde d'urto avevano provocato il
crollo dell'edifcio fino al seminterrato, lasciando in
piedi solo i muri verticali.
Eppure a Holmes quell'edificio trasmise una sorta
di speranza. Forse, pens, quel senso di speranza derivava
dai passeri appollaiati lungo le travi arrugginite e
dai ritagli di cielo azzurro che si vedevano all'interno
di quella cupola svuotata - o forse, tra i postumi di
quell'insondabile distruzione, l'impavida perseveranza
dell'edificio era in se stessa un messaggio volto al futuro.
Ma alcuni minuti prima - quando aveva scorto l'edificio
per la prima volta - la prossimit della cupola,
che suggeriva cos tante morti violente, lo aveva riempito
di una profonda tristezza per ci che la scienza
moderna aveva reso noto all'umanit: l'et incerta dell'alchimia
atomica. Aveva ricordato le parole di un
medico londinese che una volta aveva interrogato, un
individuo intelligente e assennato il quale, senza alcun
motivo apparente, aveva ucciso la moglie e i tre figli
con la stricnina e in seguito aveva dato fuoco alla sua
casa. Avendogli chiesto pi volte le ragioni del suo crimine,
il medico, che si rifiutava di parlare, aveva scritto
tre frasi su un foglio di carta: Un grande peso sta cominciando
a premere su tutti i lati della terra nello stesso
tempo. Per questo dobbiamo fermarci. Dobbiamo smettere, altrimenti
la terra arriver alla totale immobilit e cesser di
girare per colpa di tutto ci di cui noi la carichiamo. Solo
ora, a molti anni di distanza, riusciva ad attribuire un
qualche significato a quella criptica giustificazione.
Non abbiamo molto tempo, disse Umezaki, lasciando
cadere il mozzicone della sigaretta per poi
schiacciarlo col piede. Consult l'orologio. No, temo
proprio che non abbiamo tempo. Se vogliamo vedere
il giardino e prendere il traghetto per Miyajima  meglio
che ci muoviamo, sempre che vogliamo arrivare
alle terme vicino Hofu in serata, s'intende.
Certo, disse Holmes, afferrando i suoi bastoni.
Alzandosi dalla colonna, Umezaki si allontan un
momento per rivolgersi alle donne e ottenere le giuste
indicazioni per i giardini Shukkei-en (fu la brezza a
trasportare il suono del suo saluto amichevole e della
sua voce indagatrice). Assaporando ancora il sigaro,
Holmes osserv Umezaki e le tre donne, in piedi sotto
quell'edificio lugubre, sorridenti sotto il sole pomeridiano.
La donna anziana, di cui vedeva con chiarezza
il viso grinzoso, sorrideva in un modo stranamente lieto,
tradendo quella fanciullesca innocenza che talvolta
riemerge con l'et avanzata. Poi, quasi si fossero accordate,
le tre donne si inchinarono all'unisono, e Umezaki,
dopo aver risposto allo stesso modo, fece dietrofront
e si allontan in fretta, mentre il suo sorriso si
dissolveva dietro un'espressione stoica e triste.
 
Capitolo 13.

Al pari della Cupola della bomba atomica, anche i
giardini Shukkei-en erano chiusi da un'alta recinzione
installata per interdire l'ingresso. Tuttavia Umezaki
non si lasci scoraggiare, e come a quanto pareva avevano
gi fatto molti altri, trov un'apertura nella recinzione
(ricavata alla bell'e meglio con un paio di cesoie,
immagin Holmes, e allargata con mani protette
da guanti, in modo da creare uno spazio abbastanza
largo per infilarcisi in mezzo). Si ritrovarono cos a
passeggiare su sentieri tortuosi cosparsi di una fuliggine
grigiastra, che si intersecavano serpeggiando attorno
a laghetti scuri e privi di vita, oppure ai resti striminziti
di prugni e ciliegi carbonizzati. Proseguendo
senza fretta, si fermarono a osservare i dintorni, assorbendo
i residui arsi e fragili di quegli storici giardini -
le vestigia annerite dei locali dove si svolgeva la cerimonia
del t, uno sparuto gruppetto di azalee dove un
tempo ne erano fiorite centinaia, forse migliaia.
Umezaki osservava tutto in silenzio e - con grande
sgomento di Holmes - ignorava ogni domanda a proposito
del passato splendore del giardino. Inoltre mostrava
un'esasperante riluttanza a restare accanto a
Holmes. O lo precedeva, oppure restava indietro sui
sentieri mentre Holmes proseguiva senza accorgersene.
Dopo aver ottenuto le indicazioni dalle donne, l'umore
di Umezaki si era alquanto incupito, come se avesse ricevuto
qualche notizia indesiderata. Con molta probabilit,
immagin Holmes, riguardava il fatto che il giardino
dei suoi ricordi fosse divenuto uno spazio angusto
e inospitale - un luogo ora vietato al pubblico.
Ma come fu presto palese, non erano gli unici trasgressori.
Un uomo dall'aria sofisticata - tra i quaranta
e i cinquant'anni, le maniche della camicia arrotolate
fino ai gomiti - stava andando loro incontro su un
sentiero, tenendo per mano un allegro bimbetto che
gli saltellava accanto in pantaloncini azzurri e camicia
bianca. Quando i due si avvicinarono, l'uomo fece un
educato cenno di saluto verso Umezaki e disse qualcosa
in giapponese, e quando Umezaki rispose, ripet
con cortesia il cenno del capo. Sembrava che l'uomo
desiderasse dire altro, ma il bambino lo tirava per la
mano, spronandolo a ripartire, e cos l'uomo se ne
and continuando ad annuire.
Quando Holmes gli chiese cosa avesse detto l'uomo,
Umezaki scosse il capo e alz le spalle. Quel breve
incontro, cap Holmes, lo aveva turbato ancora di pi.
Ora Umezaki si guardava di continuo oltre la spalla, e
mentre camminava accanto a Holmes, con la mano
tanto stretta sul manico della valigia da sbiancargli le
nocche, aveva l'aria di aver visto un fantasma. Poi, prima
di allungare il passo un'altra volta, disse, Che
strano...  come se avessi appena incrociato me e mio
padre, anche se mancava il mio fratello minore - quello vero, non Hensuiro. Poich lei era convinto che fossi
figlio unico, e avendo vissuto gran parte della mia
vita senza un fratello, non ho creduto opportuno parlarle
di lui. Vede, mor di tubercolosi - a dire il vero
mor appena un mese dopo che eravamo venuti su
questo sentiero a passeggiare. Si guard indietro accelerando
il passo.  davvero strano, Sherlock-san. 
successo tanti anni fa, eppure ora non sembra affatto
cos lontano.
 vero, disse Holmes. Il passato rimosso a volte
coglie di sorpresa con impressioni nitide e inaspettate
- momenti di cui si ha a malapena il ricordo finch a
un tratto non si ripresentano.
Il sentiero li port a un laghetto pi grande, poi
curv verso un ponte di pietra che si inarcava sopra
l'acqua. Con i vari isolotti che punteggiavano il lago -
ognuno con tracce di sale da t, capanne e altri ponti
- il giardino sembrava enorme, e lontano da qualunque
citt. Un po' pi avanti, Umezaki si era fermato in
attesa che Holmes lo raggiungesse; poi i due restarono
a fissare per un po' un monaco seduto a gambe incrociate
su uno degli isolotti, vestito da una tunica, ben
diritto e immobile come una statua, la testa rasata china
in preghiera.
Holmes si abbass vicino ai piedi di Umezaki per
raccogliere un sassolino turchese dal sentiero e se lo
infil in tasca.
Non credo che in Giappone esista qualcosa di simile
al destino, disse infine Umezaki, lo sguardo fisso
sul monaco. Dopo la morte di mio fratello, vidi mio
padre sempre pi di rado. All'epoca viaggiava molto,
soprattutto a Londra e Berlino. Con mio fratello morto
- si chiamava Kenji - e il dolore di mia madre che
pervadeva la casa, avrei tanto voluto accompagnarlo
nei suoi viaggi. Ma andavo ancora a scuola, e mia madre
aveva pi che mai bisogno di avermi vicino. Mio
padre, per, mi incoraggiava: mi promise che se avessi
imparato l'inglese e fossi stato bravo a scuola, un giorno
avrei potuto viaggiare con lui all'estero. E cos,
come  normale aspettarsi da un bambino diligente,
passavo le ore del tempo libero a imparare a leggere,
scrivere e parlare inglese. Forse fu proprio quella costanza
a darmi la determinazione di cui avevo bisogno
per diventare uno scrittore.
Quando ripresero a camminare, il monaco sollev il
capo, inclinandolo verso il cielo. Salmodiava a voce
bassa, tra s e s, producendo un suono gutturale e
monotono che sfiorava il lago come increspandolo.
Circa un anno dopo, continu Umezaki, mio
padre mi sped un libro da Londra, un'elegante edizione
di Uno studio in rosso. Fu il primo romanzo che
lessi in inglese dall'inizio alla fine, e fu anche la mia
iniziazione all'opera del dottor Watson.
Purtroppo per diverso tempo non ebbi modo di
leggere le edizioni inglesi degli altri suoi libri - finch
non lasciai il Giappone per frequentare la scuola in
Inghilterra. Vede, a causa del suo stato d'animo mia
madre aveva proibito che a casa nostra si leggessero libri
che avevano a che fare con lei, Holmes, o con l'Inghilterra.
Si sbarazz anche di quell'edizione che mio
padre mi aveva spedito: una volta scoperto dove l'avevo
nascosta, la butt via senza chiedermi il permesso.
Per fortuna avevo terminato di leggere l'ultimo capitolo la notte prima.
Una reazione piuttosto severa, disse Holmes.
Gi, disse Umezaki. Fui arrabbiato con lei per
settimane. Mi rifiutavo di parlarle o di mangiare quello che cucinava. Fu un periodo difficile per tutti.
Giunsero a una serie di piccole alture sulla riva settentrionale
del lago, dove un fiume e le colline in lontananza
creavano un piacevole sfondo. L vicino c'era
un masso posizionato come panchina naturale, con la
met superiore spianata e levigata. E cos Holmes e
Umezaki si sedettero, godendosi il bel panorama del
giardino.
Standosene l seduto, Holmes si sentiva consumato
come quel masso antico, a riposo tra quelle colline, in
qualche modo ancora presente mentre tutto il resto
ora stava venendo meno, o se ne era gi andato. Di l
del lago si intravedevano le forme curiose di alberi fulvi
- i cui arti storti e sterili non schermavano pi il
giardino dalle case e dalle strade trafficate della citt.
Per un po' restarono l, senza parlare molto e contemplando
il paesaggio, finch Holmes - riflettendo sul
racconto di Umezaki - disse, Mi scuso se sono troppo
curioso, ma mi sembra di capire che suo padre non sia
pi in vita.
Mia madre aveva meno della met dei suoi anni
quando si sposarono, disse Umezaki, perci sono
pressoch certo che sia morto, anche se non so dove
e come. A essere sinceri, speravo che lei potesse aiutarmi.
E in che modo?
Piegandosi in avanti, Umezaki premette una contro
l'altra le punte delle dita; poi rivolse a Holmes uno
sguardo fisso. Durante la nostra corrispondenza,
non ha avuto l'impressione di aver gi sentito il mio
nome?
No, direi di no. Avrei dovuto conoscerlo?
Forse il nome di mio padre, allora - Umezaki Matsuda,
oppure Matsuda Umezaki.
Temo di non capire.
A quanto pare lei strinse rapporti con mio padre
quando lui era in Inghilterra. Non sapevo come affrontare
l'argomento perch temevo che lei avrebbe
dubitato delle ragioni che mi hanno spinto a invitarla
qui. Forse pensavo che avrebbe fatto i collegamenti da
solo, e che in qualche modo questo l'avrebbe resa pi
disponibile.
E a quando risalirebbero questi rapporti? Perch
le assicuro che non ne ho alcun ricordo.
Annuendo con aria severa, Umezaki apr la valigia
posata per terra, pescando deciso tra i suoi abiti per tirare
fuori una lettera, che spieg e consegn a
Holmes. Questa arriv insieme al libro spedito da
mio padre. Era rivolta a mia madre.
Holmes si avvicin la lettera al viso, esaminandola.
 stata scritta quaranta, forse quarantacinque anni
fa, giusto? Guardi quanto  ingiallita la carta lungo i
bordi, e come l'inchiostro nero  diventato bluastro.
Holmes riconsegn la lettera a Umezaki. Il contenuto,
purtroppo, mi  del tutto incomprensibile. Perci,
se volesse farmi l'onore di...
Far del mio meglio. Con espressione remota e
trasfigurata, Umezaki cominci a tradurre:
Consultato qui a Londra il grande detective Sherlock
Holmes, capisco che  nell'interesse di tutti noi che io rimanga
in Inghilterra a tempo indeterminato. Come capirai
da questo libro,  un uomo davvero saggio e intelligente,
e il suo parere in questa importante questione
non va preso alla leggera. Ho gi disposto affinch la
propriet e le mie risorse finanziarie siano affidate a te,
fino a quando Tamiki potr assumersene la responsabilit
da adulto.
Poi Umezaki ripieg la lettera, aggiungendo, La lettera
 datata ventitr marzo. L'anno era il 1903, il che
significa che io avevo undici anni e lui cinquantanove.
Non ricevemmo pi alcuna notizia da parte sua, n
scoprimmo perch si sentisse obbligato a stare in Inghilterra.
In altre parole, questo  tutto ci che sappiamo.
 davvero spiacevole, disse Holmes, osservandolo
mentre riponeva la lettera nella valigia. Non era possibile,
in quel momento, dire a Umezaki ci che pensava
di suo padre, ovvero che era un bugiardo. Ma poteva
attenersi alla confusione che provava, e spiegare
che non era sicuro che ci fosse mai stato un incontro
con Matsuda Umezaki.  possibile che io l'abbia incontrato,
ma potrebbe anche darsi di no. Non ha idea
di quante persone venissero da noi a quei tempi, a migliaia.
Per sono ben poche quelle che ricordo, anche
se un giapponese a Londra non dovrei averlo dimenticato.
Mi dispiace, so di non essere di grande aiuto.
Umezaki fece un cenno con la mano, come a voler
porre fine alla questione, un cenno che gli fece abbandonare
del tutto il suo contegno serio. Non si preoccupi,
non ne vale la pena, disse, con voce ora disinvolta.
Mi importa poco di mio padre...  scomparso
tanto tempo fa, capisce, ed  sepolto nella mia infanzia,
insieme a mio fratello.  per mia madre che dovevo
chiederglielo, perch lei invece non ha mai smesso
di pensarci. Ancora oggi continua a tormentarsi. Avrei
dovuto parlargliene prima, ma era difficile sollevare la
questione in presenza di lei, cos ho aspettato l'occasione
del nostro viaggio.
La sua discrezione e la sua devozione nei confronti
di sua madre, disse Holmes gioviale, sono lodevoli.
La ringrazio, disse Umezaki. E la prego, questa
inezia non deve offuscare le vere ragioni per cui lei 
qui. Il mio invito era sincero - voglio che questo sia
chiaro - e abbiamo ancora tanto da vedere e di cui
parlare.
Certo, disse Holmes.
Tuttavia dopo quello scambio non trovarono pi
nulla da dire, a parte qualche frase di circostanza pronunciata
perlopi da Umezaki (Dobbiamo andare,
temo. Non possiamo perdere il traghetto). Nessuno
dei due si sentiva incline ad avviare una conversazione
- non mentre lasciavano il giardino, e neanche quando
si ritrovarono sul traghetto diretto all'isola di
Miyajima (restarono in silenzio anche quando avvistarono
l'enorme toni rosso che incombeva sul mare).
Poi quel silenzio impacciato crebbe, rimase con loro
mentre erano sull'autobus per Hofu, e mentre si sistemavano
per la notte alle terme di Momiji (una localit
dove, secondo la leggenda, una volpe bianca si era
una volta curata la zampa ferita nelle benefiche acque
termali, e dove ancora oggi, immergendosi in una vasca
di quelle acque rinomate, era possibile intravederne
il muso che galleggiava tra il vapore). Il silenzio si
dissip solo prima di cena, quando Umezaki guard
Holmes dritto negli occhi e con un ampio sorriso disse,
 una serata incantevole.
Holmes rispose con un sorriso, ma senza entusiasmo.
Proprio cos, fu la sua scarna risposta.
 
Capitolo 14.

Se era stato Umezaki, sollevando appena la mano, ad
allontanare la questione della scomparsa di suo padre,
fu poi Holmes a continuare a preoccuparsi del dilemma
di Matsuda. Il nome di quell'uomo, si convinse in
seguito, suonava in effetti vagamente conosciuto. (O
forse quella sensazione, si chiese, dipendeva solo dal
fatto che quel cognome gli era ormai familiare?) E
cos, nella seconda serata del loro viaggio - mentre
mangiavano pesce e bevevano sak in una pensione di
Yamaguchi - Holmes indag ancora a proposito del
padre, e alle sue domande Umezaki reag con uno
sguardo imbarazzato. Perch vuole sapere, adesso?
Perch la curiosit ha avuto il sopravvento, devo
ammetterlo.
Davvero?
Temo di s.
Dopodich ogni domanda ricevette una risposta sollecita,
con Umezaki che si faceva sempre pi espansivo
man mano che la sua tazza veniva svuotata e riempita.
Ma quando i due uomini raggiunsero uno stato di ebbrezza,
Umezaki inizi a lasciare di tanto in tanto le frasi
a met, incapace di completare il discorso che aveva
cominciato. Per un po' rimase a fissare Holmes con
sguardo perso, le dita ben strette sulla tazza. Poco dopo
smise del tutto di parlare, e allora fu Holmes, per una
volta, ad aiutarlo a tirarsi in piedi, allontanarsi dal tavolo
e camminare malfermo sulle gambe. Poi si ritirarono
nelle rispettive stanze, e il mattino seguente - mentre
visitavano tre villaggi vicini con i loro templi - non fecero
alcun accenno alla discussione della sera prima.
Il terzo giorno di viaggio sarebbe rimasto scolpito
nella mente di Holmes come il culmine dell'intera vacanza.
Sia lui sia Umezaki, nonostante le spiacevoli
conseguenze dell'aver bevuto troppo, erano di ottimo
umore, e la giornata era illuminata da uno splendido
sole primaverile. Sui pullman che attraversavano traballanti
la campagna, la loro conversazione pass da
un argomento all'altro in maniera spontanea e spensierata.
Parlarono dell'Inghilterra e di apicoltura, parlarono
della guerra e dei viaggi che entrambi avevano
fatto in giovent. Holmes fu sorpreso nel sapere che
Umezaki aveva visitato Los Angeles e stretto la mano a
Charles Chaplin; Umezaki invece rimase affascinato
quando Holmes raccont delle sue avventure in Tibet,
dove aveva visitato Lhasa e trascorso alcuni giorni in
compagnia del Dalai Lama.
Il loro scambio rilassato e amichevole prosegu per
tutta la mattina, fino al pomeriggio - quando esplorarono
le merci in vendita nel bazar di un villaggio di
campagna (Holmes acquist un tagliacarte ideale: una
piccola daga kusun-gobu) e assistettero a un'insolita festa
primaverile della fertilit, chiacchierando sottovoce
mentre una processione di sacerdoti, musicisti e
gente del posto vestita da demoni sfilava lungo la strada:
gli uomini tenevano alti sopra la testa dei falli di legno,
le donne abbracciavano sculture pi piccole,
sempre raffiguranti dei membri maschili, rivestite di
carta rossa, mentre gli spettatori toccavano al loro passaggio
la punta dei falli per garantire buona salute ai
propri figli.
Incredibile, comment Holmes.
Sapevo che l'avrebbe trovato interessante, disse
Umezaki.
Holmes fece un sorriso malizioso. Mio caro amico,
ho il sospetto che rientri pi nei suoi gusti che nei
miei.
Forse ha ragione, convenne Umezaki, sorridendo
mentre allungava le dita per sfiorare un fallo che si avvicinava.
La serata che segu fu come la precedente; un'altra
pensione, cena insieme, diversi giri di sak, sigarette e
sigari, e altre domande riguardo a Matsuda. Poich
Umezaki non poteva sapere tutto di suo padre - soprattutto
quando le domande passarono dal generico
allo specifico - le sue risposte erano spesso vaghe, oppure
si traducevano in una semplice alzata di spalle o
in un non so. Umezaki non sgradiva quell'indagare
insistente, anche se le domande di Holmes gli riportavano
alla mente spiacevoli ricordi d'infanzia, e l'agonia
del dolore materno. Ha distrutto cos tante cose,
quasi tutto ci su cui mio padre aveva posato la mano.
Ha dato fuoco alla casa due volte, e ha anche cercato
di convincermi a seguirla in un patto suicida. Voleva
che prendessimo il mare insieme e ci annegassimo per
vendicare il torto che mio padre ci aveva fatto.
Ne deduco che sua madre deve nutrire una spiccata
ostilit nei miei confronti. Riesce a malapena a trattenere
il suo disprezzo... l'ho percepito subito.
S, non va pazza per lei, ma per la verit non va
pazza per nessuno, perci non lo prenda come un affronto
personale. Sopporta a malapena Hensuiro, e
disprezza la strada che ho scelto di seguire nella vita.
Non mi sono sposato, vivo col mio compagno - di queste
cose d la colpa al fatto che mio padre ci ha abbandonato.
Secondo il suo modo di vedere, un ragazzo
non pu diventare un uomo se non ha un padre che
gli insegni cosa questo significa.
Non credo di avere una grande responsabilit nella
scelta di suo padre
Invece mia madre ne  convinta.
Be', allora devo prenderlo come un affronto personale.
Spero solo che lei non condivida i suoi sentimenti.
No, niente affatto. Ragioniamo in modo del tutto
diverso, io e mia madre. Io non ho niente contro di
lei. Lei  - se cos posso dire - un mio eroe, e un nuovo
amico.
Lei mi lusinga, disse Holmes, sollevando la tazza
per un brindisi. Ai nuovi amici...
Da quel momento un'espressione attenta e fiduciosa
affior sul viso di Umezaki. Holmes percep in lui
una grande fiducia: parlando di suo padre e raccontando
tutto ci che sapeva, Umezaki sperava che il detective
in pensione avrebbe potuto fare un po' di luce
sulla scomparsa, o quanto meno fornire qualche delucidazione.
Solo in seguito, quando fu chiaro che
Holmes non aveva niente da rivelare, apparve sul suo
viso un'espressione diversa, quella di un uomo addolorato
e abbattuto. Dolore e tristezza, pens Holmes,
dopo che Umezaki ebbe rimproverato una cameriera
che per sbaglio aveva rovesciato del sak.
Nella tappa finale del viaggio, ci furono lunghi periodi
di silenzio, interrotti qua e l da esalazioni di
fumo di tabacco. A bordo del treno diretto a Shimonoseki,
Umezaki si tenne occupato scrivendo nel suo
libricino rosso, mentre Holmes - i cui pensieri erano
sempre occupati da ci che aveva saputo su Matsuda -
guardava fuori dal finestrino, seguendo il corso di un
fiume sinuoso che serpeggiava lungo i fianchi ripidi
delle montagne. A volte il treno passava accanto a residenze
di campagna, e in ogni casa, sulla riva del fiume,
c'era un grosso barile (le parole sulla fiancata dei
barili, gli aveva spiegato Umezaki, dicevano acqua
antincendio). Lungo il percorso, Holmes osserv diversi
piccoli villaggi alle cui spalle torreggiavano le
montagne. Raggiungere la vetta di quelle montagne,
immagin Holmes, significava trovarsi al di sopra dell'intera
regione e dominare tutto ci che si trovava
sotto. Una veduta mozzafiato - le valli, i paesini, le
citt in lontananza, forse l'intero Mare Interno.
Mentre contemplava quel panorama, Holmes rimugin
su quanto Umezaki gli aveva detto riguardo a suo
padre, creandosi un ritratto a grandi linee di quell'uomo
scomparso. Gli sembrava quasi di rievocarne la
presenza: i lineamenti delicati e l'alta statura, la forma
particolare del viso scarno, la barbetta a punta da intellettuale
del periodo Meiji. Matsuda era stato uno
statista e diplomatico, uno dei pi abili ministri degli
Esteri del Giappone, prima di cadere in disgrazia. Era
un personaggio enigmatico, noto per la sua abilit logica
e dialettica, e per la sua profonda conoscenza delle
politiche internazionali. La sua opera di maggior rilievo
era un libro scritto durante il soggiorno a Londra,
che spiegava il conflitto tra Giappone e Cina e descriveva
nel dettaglio le trattative segrete prima dello
scoppio della guerra.
Di natura ambiziosa, Matsuda aveva maturato le sue
aspirazioni politiche durante la Restaurazione Meiji,
quando aveva cominciato a prestare servizio nel governo
nonostante il parere contrario dei genitori. Considerato
un estraneo perch non associato a nessuno
dei quattro clan dominanti, le sue abilit erano cos
eccezionali che gli venne offerta la carica di governatore
in una serie di prefetture, e fu durante quel mandato
che nel 1870 visit Londra per la prima volta. Subito
dopo le dimissioni, fu scelto per entrare al Ministero
degli Esteri, ma la sua promettente carriera termin
tre anni dopo, quando la sua ostilit per il governo
dominato dai clan lo port a complottare per un
colpo di stato. L'insuccesso della cospirazione ebbe
come conseguenza un lungo periodo di prigionia, durante
il quale - invece di struggersi dietro le sbarre -
continu a occuparsi di lavori importanti, come per
esempio la traduzione in giapponese dell'Introduzione
ai principi della morale e della legislazione di Jeremy
Bentham.
Dopo la scarcerazione, Matsuda spos la sua moglie
bambina ed ebbe da lei due figli. Nel frattempo trascorse
diversi anni in viaggio all'estero, in un costante
andirivieni dal Giappone, facendo di Londra la sua
base europea e spesso proseguendo da l fino a Berlino
e Vienna. Quello fu per lui un lungo periodo di
studio, che dedic al suo principale interesse, ovvero il
diritto costituzionale. Ma sebbene fosse considerato
un grande studioso, nonch un profondo conoscitore
dell'Occidente, le sue convinzioni restarono quelle di
un autocrate. Non mi fraintenda, aveva detto Umezaki
durante quella seconda serata di domande, mio
padre credeva che dovesse essere un unico potere assoluto
a governare la sua gente - credo che proprio
per questo motivo preferisse l'Inghilterra all'America.
Credo anche che le sue convinzioni dogmatiche lo
rendessero troppo impaziente per farne un politico di
successo, meno ancora un buon padre e marito.
E lei pensa che sia rimasto a Londra fino alla sua
morte?
E pi che probabile.
E lei non l'ha mai cercato, quando studiava in Inghilterra?
Per qualche tempo, s. Ma trovarlo si rivel subito
impossibile. Francamente, non ci misi troppo impegno,
ma ero giovane, tutto preso dalla mia nuova vita
e dai nuovi amici - e non sentivo il bisogno impellente
di mettermi in contatto con l'uomo che ci aveva lasciati
soli tanto tempo prima. Alla fine, decisi di abbandonare
ogni tentativo, il che fu in un certo senso una liberazione.
Dopotutto, lui apparteneva gi a un altro
mondo. Eravamo estranei.
Per qualche decennio dopo, confess Umezaki, si
sarebbe pentito di quella decisione. Perch ora aveva
cinquantacinque anni - solo quattro meno di quelli
che aveva suo padre quando si erano visti l'ultima volta
- e aveva in s un vuoto sempre maggiore, uno spazio
nero abitato dall'assenza di suo padre. Inoltre, era
convinto che suo padre avesse condiviso quello stesso
senso di vuoto per la famiglia che non aveva pi rivisto;
con la morte di Matsuda, quella ferita vuota e
oscura si era in qualche modo fatta strada nel figlio
ancora in vita, trasformandosi in una piaga mai sanata,
una fonte continua di confusione e angoscia, il tormento
irrisolto di un cuore non pi giovane.
Dunque non  solo per sua madre che vorrebbe
delle risposte? aveva chiesto Holmes, con una stanchezza
e un'ebbrezza improvvisa.
No, immagino di no, rispose Umezaki, con una
certa disperazione nella voce.
Lei cerca la verit per se stesso, giusto?
S. Umezaki riflett un istante, scrutando il suo
bicchiere di sak prima di guardare di nuovo Holmes.
Che cos' la verit? Come si lascia percepire? Come
si pu cogliere il significato di qualcosa che non vuole
rivelarsi?
Continuava a tenere gli occhi su Holmes, aspettando
qualche risposta illuminante; se Holmes avesse replicato,
la scomparsa di suo padre e il dolore pi grande
della sua infanzia forse sarebbero stati infine affrontati.
Ma Holmes rimase in silenzio, come perso nei suoi
pensieri; la sua espressione mentre rifletteva gener
una punta di ottimismo in Umezaki. Senza dubbio,
Holmes stava passando al vaglio l'enorme schedario
della sua memoria. Come il contenuto di un dossier
sepolto nei meandri di un archivio dimenticato, i particolari
che un tempo gli erano noti a proposito di
Matsuda e del suo abbandono della famiglia e della
madrepatria avrebbero dato vita, una volta recuperati,
a una mole incalcolabile e preziosa di informazioni.
Presto per gli occhi di Holmes si chiusero (il cervello
in perenne fermento dell'anziano detective, era sicuro
Umezaki, stava pescando tra i recessi pi bui di quell'archivio),
e in modo quasi impercettibile, si ud un
debole russare.
 
Capitolo 15.

In quel tardo pomeriggio fu Holmes - dopo che si svegli
alla scrivania con i piedi intorpiditi e usc a fare
una passeggiata per riattivare la circolazione - a scoprire
Roger, nelle immediate vicinanze dell'apiario,
nascosto tra l'erba alta del pascolo. Il ragazzo era disteso
di schiena, le braccia lungo i fianchi, il corpo rilassato
e lo sguardo rivolto verso le nuvole che si muovevano
lente sopra di lui. E prima di avvicinarsi e di
chiamarlo per nome, anche Holmes si sofferm su
quelle nuvole, domandandosi cosa avesse catturato
l'attenzione del ragazzo - perch non gli sembrava di
scorgere niente di eccezionale, nulla tranne il graduale
evolversi dei cumuli e l'ampia ombra delle nuvole
che a tratti affievoliva la luce del sole, solcando il pascolo
come onde in rincorsa verso la battigia.
Roger, figliolo, disse infine Holmes, abbassando
lo sguardo mentre si faceva strada tra l'erba alta, purtroppo
tua madre ha richiesto il tuo aiuto in cucina.
Holmes non aveva avuto alcuna intenzione di avventurarsi
nell'apiario. Aveva programmato una breve
passeggiata tra i giardini, per controllare le aiuole di
erbe aromatiche, strappare via qualche erbaccia, assestare
con qualche colpo di bastone il terriccio smosso.
Mrs Munro per l'aveva intercettato mentre passava
davanti alla porta della cucina, e pulendosi sul grembiule
le mani infarinate, gli aveva chiesto se per cortesia
avrebbe potuto far venire in casa il figlio. Holmes
aveva acconsentito, sebbene con una certa riluttanza,
perch aveva ancora del lavoro da fare su in mansarda
e perch una camminata oltre i giardini era destinata
a trasformarsi in una prolungata distrazione (una volta
messo piede nell'apiario, di certo vi sarebbe rimasto
fino al crepuscolo, a sbirciare nelle arnie, risistemare
il nido di covata ed eliminare i favi non necessari).
Di l a qualche giorno avrebbe compreso la triste casualit
della richiesta di Mrs Munro: se fosse andata lei
stessa a cercare il ragazzo, non avrebbe mai guardato
oltre l'apiario, almeno non subito; non si sarebbe mai
accorta dell'erba alta calpestata di fresco attraverso il
pascolo, n - percorrendo quel passaggio stretto e sinuoso
- avrebbe notato il corpo immobile e rilassato
di Roger, rivolto all'ammasso di nuvole bianche. S,
avrebbe gridato il suo nome dal sentiero del giardino,
ma non ricevendo risposta l'avrebbe immaginato altrove
(magari nel cottage a leggere, oppure a caccia di
farfalle nel bosco, forse a raccogliere conchiglie sulla
spiaggia). Non si sarebbe preoccupata. Sul suo viso
non si sarebbe diffusa un'espressione turbata - mentre
i suoi passi fendevano l'erba, mentre andava verso
di lui e ripeteva il suo nome.
Roger, disse Holmes. Roger, sussurr quando
gli fu vicino, toccandogli delicatamente la spalla col bastone.
Alla fine di tutto, di nuovo segregato nel suo studio,
avrebbe ricordato solo gli occhi del ragazzo - quelle pupille
dilatate e fisse sul cielo, come in uno strano incanto
- e avrebbe ripensato appena a ci che era risultato
subito chiaro tra quell'erba che vibrava delicata: il gonfiore
delle labbra, delle mani e delle guance di Roger,
le innumerevoli punture i cui lividi formavano disegni
irregolari sul collo, il viso, la fronte e le orecchie del ragazzo.
N Holmes avrebbe riflettuto sulle poche parole
pronunciate allora, mentre si accovacciava accanto a
Roger. Parole dette con grande seriet che, se ascoltate
da orecchi altrui, sarebbero apparse di una freddezza
inusitata, di una insensibilit inimmaginabile.
Proprio morto, figliolo. Proprio morto, temo...
Ma Holmes era abituato all'arrivo indesiderato della
morte - o almeno cos gli piaceva pensare - e le sue
improvvise manifestazioni quasi non lo sorprendevano
pi. Nel lungo arco della sua vita, si era inginocchiato
presso una moltitudine di cadaveri - donne, uomini,
bambini e anche animali, spesso completi estranei, a
volte persone conosciute - e aveva osservato i diversi
modi in cui l'ultimo congedo lasciava il suo biglietto
da visita (lividi bluastri su tutto un lato del corpo, pelle
scolorita, dita ricurve e paralizzate dal rigor mortis,
l'odore dolciastro e nauseante che saliva alle narici dei
vivi: tante variazioni sullo stesso, immutabile tema). La
morte, come il crimine,  banale, aveva scritto una volta.
La logica, d'altro canto,  cosa rara. E dunque, conservare
una propensione mentale alla logica, soprattutto di fronte
alla mortalit, pu risultare difficile. Ma  sempre sulla logica,
e non che sulla morte, che bisognerebbe soffermarsi.
E cos, anche in mezzo a quell'erba alta, la logica
venne tirata fuori come lo scudo di una preziosa armatura
per respingere la straziante scoperta del corpo del
ragazzo (anche se Holmes provava un leggero senso di
vertigine, e gli tremavano le dita, e l'angoscia stava cominciando
a invadergli la mente, confondendolo). Il
fatto che Roger fosse morto non era affatto importante
in quel momento, volle convincersi. Ci che importava
era come Roger avesse incontrato la sua fine. Ma senza
neanche esaminare il corpo - senza neanche chinarsi a
studiare il viso gonfio e infiammato - aveva gi chiarito
lo scenario del decesso di Roger.
Il ragazzo era stato punto. Punto pi volte, cap
Holmes fin dalla prima occhiata. Prima di cedere alla
morte, si era fatto tutto rosso in viso, aveva provato un
dolore cocente e un prurito generalizzato. Era scappato
da chi lo stava assediando, forse. Ad ogni modo, si
era allontanato dalle arnie fino al pascolo, disorientato,
inseguito dallo sciame. Non c'erano tracce di vomito
sulla camicia n intorno alle labbra o sul mento, anche
se il ragazzo aveva di sicuro sofferto di crampi addominali
e nausea. La pressione sanguigna era scesa
di colpo, provocando un senso di debolezza. Gola e
bocca si erano senza dubbio gonfiate, impedendogli
di deglutire o di chiamare aiuto. A questo erano seguite
alterazioni del battito cardiaco, difficolt respiratoria
e forse la consapevolezza della fine imminente (era
un giovane perspicace, di sicuro aveva colto la natura
del suo destino). Poi, come scivolando da una botola,
era crollato tra l'erba e aveva perso conoscenza - morendo,
cosa sorprendente, a occhi spalancati.
Anafilassi, mormor Holmes, scansando granelli
di terra dalle guance del ragazzo. Una grave reazione
allergica, concluse. Una puntura di troppo. Il punto
estremo dello spettro allergico, una morte abbastanza
immediata, e dolorosa. Port il suo sguardo vano al cielo,
osservando le nuvole che scorrevano sopra di lui,
conscio del sopravvento che il crepuscolo stava sempre
pi prendendo sulla giornata che volgeva al termine.
Che genere di incidente si era verificato? si domand
infine, tenendosi a fatica in piedi con l'aiuto
dei bastoni. Cosa aveva fatto il ragazzo - che cosa aveva
provocato le api in quel modo? Perch l'apiario appariva
tranquillo come sempre; nell'attraversarlo qualche
istante prima, mentre cercava Roger e lo chiamava per
nome, Holmes non aveva visto nessuno sciame, nessuna
agitazione all'ingresso delle arnie, niente fuori dal
comune. Inoltre, non c'era neanche un'ape a ronzare
nelle vicinanze di Roger. L'apiario meritava un'analisi
pi attenta; le arnie andavano esaminate con cura. Bisognava
indossare tuta, guanti, cappello e velo, per evitare
di andare incontro allo stesso destino del ragazzo.
Ma prima bisognava informare le autorit, dirlo a Mrs
Munro, e portare via il corpo di Roger.
Il sole si stava gi tuffando a ovest, e dietro i campi e
i boschi l'orizzonte baluginava bianco in lontananza.
Allontanandosi malsicuro da Roger, Holmes si fece
strada tra il pascolo, creando un suo tortuoso percorso
per evitare l'apiario, attraversando l'erba alta fino a
raggiungere il sentiero di ghiaia; l si ferm, guardando
indietro verso la quiete delle arnie e il punto dove
il ragazzo giaceva nascosto. Entrambi i luoghi erano
adesso inondati dalla luce dorata del sole, e allora
parl, con un sussurro, stordito dall'insignifcanza delle
proprie silenziose parole.
Cosa stai dicendo? eruppe a voce alta, sbattendo i
bastoni sulla ghiaia. Cosa... stai... Gli sibil accanto
un'ape operaia, seguita da un'altra, distraendolo con
il loro ronzio.
Il suo viso era esangue, e le mani tremavano mentre
stringeva i bastoni. Cercando di ricomporsi, fece un respiro
profondo e si volt di scatto verso la fattoria. Ma
ancora non riusciva ad allontanarsi, perch tutto ci
che aveva davanti - i filari del giardino, la casa, i pini -
era diventato intangibile. Per un istante rest immobile,
confuso da tutto ci che aveva intorno. Come  possibile,
si chiese, che io sia finito in un luogo che non
mi appartiene? Come sono arrivato fin qui?
No, disse, no, no... ti sbagli...
Chiuse gli occhi, gonfiandosi il petto d'aria. Doveva
concentrarsi, non solo riprendersi ma anche vincere
quella sensazione di spaesamento, perch il sentiero
era quello che lui aveva disegnato, e anche il giardino
- l vicino c'erano le giunchiglie; ancora pi a portata
di mano c'era il viola delle buddleie. Se avesse aperto
gli occhi, Holmes ne era certo, avrebbe di sicuro riconosciuto
i cardi giganti; avrebbe visto le sue aiuole di
erbe aromatiche. E quando infine socchiuse le palpebre,
in effetti vide le giunchiglie, le buddleie, i cardi e
i pini. Allora incit le sue gambe ad avanzare, imponendoselo
con determinazione.
Ma certo, borbott, ma certo...
Quella notte Holmes rest davanti alla finestra della
mansarda a guardare fuori nel buio. Si impose di non
ritornare col pensiero alla serata appena trascorsa, ai
particolari di ci che era stato detto - la breve conversazione
con Mrs Munro dopo che era entrato nella fattoria,
la voce di lei che lo chiamava dalla cucina: L'ha
trovato?
S.
 arrivato?
Temo di s.
Era ora.
E neppure ritorn ai toni sommessi della telefonata
con cui aveva informato l'agente Anderson della morte
del ragazzo, dicendogli dove avrebbe potuto trovare
il corpo e avvertendo lui e i suoi uomini di tenersi
alla larga dall'apiario: C' qualcosa che non quadra
tra le mie api, quindi state attenti. Se lei vuole occuparsi
del ragazzo e comunicare la notizia alla madre,
io penser alle arnie e domani le far sapere se ho
scoperto qualcosa.
Arriviamo subito. E mi dispiace per il ragazzo, signore.
Davvero.
Si sbrighi, Anderson.
E non ritorn neppure al rimorso che provava per
aver evitato Mrs Munro invece di affrontarla di petto
- la sua incapacit di comunicarle il proprio dolore,
di condividere con lei parte della sua agonia, di starle
vicino quando Anderson e i suoi uomini erano entrati
in casa. Invece, spaventato dalla morte di Roger e dall'idea
di porre la madre del ragazzo di fronte alla verit,
era salito nel suo studio e aveva chiuso a chiave la
porta, dimenticandosi di tornare all'apiario come era
nelle sue intenzioni. Si era seduto alla scrivania, scribacchiando
appunti, a malapena consapevole del significato
di quelle frasi scritte con tanta urgenza, avvedendosi
ogni tanto di ci che accadeva fuori, il dolore
improvviso di Mrs Munro che si alzava dal piano
inferiore (i gemiti gutturali, i singulti ansanti - una
sofferenza tanto atroce da filtrare oltre i muri e i pavimenti,
e riecheggiare lungo i corridoi, per poi concludersi
all'improvviso cos come era iniziata). Qualche
minuto dopo, Anderson aveva bussato alla porta
del suo studio, dicendo, Mr Holmes... Sherlock... E
cos Holmes, per quanto malvolentieri, lo aveva fatto
entrare, anche se solo per poco. Ma i particolari della
loro discussione - le opinioni che Anderson aveva
avanzato, quelle che Holmes aveva condiviso - gli
sfuggivano del tutto.
Nel silenzio che era seguito - una volta che Anderson
e i suoi uomini ebbero lasciato la casa, portando
via Mrs Munro su un'auto e il ragazzo in un'ambulanza
- Holmes and alla finestra della mansarda, vedendo
davanti a s nient'altro che il buio pi totale.
Per continuava a percepire qualcosa, quell'immagine
inquietante che non riusciva a scacciare del tutto
dalla memoria: gli occhi azzurri di Roger l fuori in
mezzo al pascolo, quelle larghe pupille che sembravano
intente a guardare in su, con una vacuit intollerabile.
Tornando alla scrivania, si ripos un istante nella
sua poltrona, chino in avanti, con i pollici premuti sulle
palpebre chiuse. No, borbott, scuotendo il
capo.  proprio cos? disse allora ad alta voce, alzando
la testa. Come  possibile? Apr gli occhi,
guardandosi intorno come se si aspettasse di trovare
qualcun altro l vicino. Ma, come sempre, era solo nella
mansarda, seduto alla scrivania, con una mano che
ora cercava a tentoni la penna.
Il suo sguardo cadde sul lavoro che aveva davanti,
le pile di pagine, gli appunti disordinati - e quel manoscritto
incompiuto, tenuto insieme da un elastico.
Nelle ore seguenti, prima dell'arrivo dell'alba, non
pens molto a Roger, n se lo immagin seduto in
quella poltrona, a leggere con avidit il resoconto del
caso di Mrs Keller, sperando che il racconto venisse
completato. Ma proprio quella notte Holmes si sent
d'un tratto costretto a completare il racconto - a procurarsi
pagine bianche di carta da scrivere, a cominciare
a pensare a una conclusione laddove prima non
ne era esistita nessuna.
Allora fu come se le parole precedessero i pensieri,
riempiendo rapide le pagine. Le parole spingevano
avanti la sua mano e allo stesso tempo lo riportavano
indietro, indietro, indietro - oltre quei mesi estivi nel
Sussex, oltre il recente viaggio in Giappone, oltre le
due grandi guerre - fino a un mondo che prosperava
nelle correnti tra la fine di un secolo e il sorgere di un
altro. Non cess di scrivere fino all'alba. Non smise
fino a che la boccetta dell'inchiostro non fu quasi del
tutto vuota.
 
Capitolo 16.

CAPITOLO TERZO.
NEI GIARDINI DELLA PHYSICS AND BOTANICAL SOCIETY.
Come documentato dai sommari resoconti di John, spesso non
mi facevo scrupoli quando lavoravo a un caso, n le mie
azioni erano sempre disinteressate; a questo proposito, volendo
essere onesti sulla mia necessit di conservare la fotografia
di Mrs Keller, devo confessare che quella necessit era del tutto
inesistente. In realt il caso aveva gi una sua conclusione
prima di arrivare alla librera Portman quel gioved sera,
e avrei anche potuto rivelarne allora la soluzione a Mr Keller,
se il viso di quella donna non mi avesse sedotto cos tanto.
Rimandando l'esito, per, sapevo che avrei potuto rivederla
di persona, ma da una migliore prospettiva. Anche la fotografia
l'avevo richiesta per miei motivi personali, perch desideravo
conservarla come forma di pagamento. E pi tardi,
mentre ero seduto da solo presso la finestra, la donna continuava
ad attraversare leggiadra i miei pensieri - l'ombrellino
tenuto alto contro il sole come a voler schermare la bianchezza
alabastrina della pelle - mentre la sua timida immagine mi
fissava dalla fotografia che tenevo in grembo.
Trascorsero diversi giorni prima che potessi avere l'opportunit
di dedicarle tutta la mia attenzione. Nel frattempo le
mie energie furono consumate da una questione della massima
importanza che il governo francese mi aveva chiamato a
risolvere - una squallida storia che aveva a che fare con un
fermacarte di onice trafugato dalla scrivania di un diplomatico
a Parigi, e in seguito nascosto sotto le assi di un palcoscenico
del West End. La donna per rimase scolpita nella mia
mente, manifestandosi con modalit sempre pi fantasiose,
che pur essendo frutto della mia immaginazione erano tanto
seducenti quanto sconcertanti. Non mi mancava il buonsenso
di capire che le mie elucubrazioni si basavano sulla fantasia,
e perci erano con molta probabilit imprecise, ma non
posso negare i complicati impulsi che si risvegliavano in me
quando la mia mente indugiava su quell'assurda fantasticheria:
per una volta, il sentimento che provavo andava oltre
la mia razionalit.
Fu cos che il marted successivo mi travestii, riflettendo a
lungo sul genere di persona che sarebbe stata pi gradita all'ineffabile
Mrs Keller. Optai per Stefan Peterson, un bibliofilo
scapolo di mezza et con un'indole gentile, se non addirittura
effeminata; un tipo miope, occhialuto, vestito con un abito in
tweed ormai consumato, che aveva l'abitudine di passarsi
una mano nervosa tra i capelli scompigliati mentre si aggiustava
soprapensiero l'ascot azzurro che portava al collo.
Chiedo scusa, signora, dissi, guardando di traverso il
mio riflesso allo specchio, pronunciando quelle che immaginavo
sarebbero state le prime, educate e timide parole rivolte dal
personaggio a Mrs Keller. Scusi, signora... chiedo scusa...
Mentre mi aggiustavo l'ascot, compresi che la passione che
il mio personaggio nutriva per i fiori doveva emulare l'amore
di lei verso tutto ci che sbocciava. Arruffandomi i capelli, gli
attribuii una rara passione per la letteratura sentimentale.
Doveva essere un avido lettore, un uomo che preferiva ai contatti
umani il conforto disinteressato di un libro. Un uomo
solo, che per col passare degli anni aveva cominciato a riflettere
sul valore di una compagnia seria e costante. A questo
scopo, studiava l'impalpabile arte della chiromanzia, pi
come un modo per entrare in contatto con gli altri che come
mezzo per divinare gli eventi futuri; qualora la mano giusta
si fosse soffermata anche solo per poco sulla sua, sentiva che
il fugace calore emanato sarebbe bastato a sostenerlo nei mesi
a seguire.
Ma da questo punto in avanti non riesco pi a raffigurarmi
celato dietro la mia creazione - al contrario, nel richiamare
alla memoria i momenti di quel pomeriggio, mi sento del
tutto estraneo a quanto avvenne. Fu Stefan Peterson ad attraversare
la luce calante del giorno, la testa china e le spalle
curve, una figura misera e impacciata che camminava lenta
in direzione di Montague Street. Il suo aspetto non era tale
da attrarre sguardi interessati, n la sua presenza era in alcun
modo degna di nota. Era, per coloro che gli passavano
accanto, un'anima presto dimenticata.
Tuttavia port avanti la sua missione con risolutezza, arrivando
alla libreria Portman prima di Mrs Keller. Entr nel
negozio e super in silenzio il bancone, dove come gi altre
volte il proprietario stava esaminando un libro - lente d'ingrandimento
alla mano, viso a sfiorare le pagine - e non si
accorse della momentanea vicinanza di Stefan. Solo allora,
mentre percorreva il corridoio, dubit dell'udito del proprietario,
visto che l'anziano non era stato distolto dalla lettura n
dal cigolio della porta che si apriva, n dal cartello APERTO
che aveva sbattuto contro il vetro quando la porta si era richiusa.
Vag tra i corridoi ingombri di scaffali, in mezzo ai
granelli di polvere che piroettavano tra i fievoli raggi del sole;
pi si inoltrava nel negozio, pi questo diventava buio, finch
tutto davanti a lui fu rivestito da una coltre d'ombra.
Raggiunto il pozzo delle scale, sal qualche gradino e si accovacci,
in modo da poter osservare con chiarezza l'arrivo di
Mrs Keller senza essere visto. E, nei tempi previsti, gli eventi
ebbero inizio: dall'alto cominciarono ad arrivare le tristi vibrazioni
dell'armonica - le dita del bambino che scivolavano
sul vetro; qualche istante dopo, la porta del negozio si
spalanc e, proprio come aveva fatto i marted e gioved precedenti,
Mrs Keller entr dalla strada con l'ombrellino infilato
sotto il braccio e un libro in una mano inguantata. Non curandosi
affatto del proprietario - n lui di lei - si spost tra le
scaffalature, soffermandosi di tanto in tanto a esaminare i
ripiani, toccando il dorso di vari volumi come se le sue dita
sentissero il bisogno impellente di farlo. Per un po' rimase nella
sua visuale; la guard scivolare verso i recessi pi bui del
locale, facendosi sempre meno visibile. Infine scomparve del
tutto, ma non prima di essere colta nell'atto di posare il libro
che aveva con s su un ripiano alto, e scambiarlo poi con un
altro volume, scelto apparentemente a caso.
Non sei certo una ladra, disse Stefan tra s e s. No, in verit,
prendi solo a prestito.
Quando usc dal suo campo visivo, non pot fare altro che
tirare a indovinare la sua posizione - da qualche parte l vicino,
certo, poich ne sentiva il profumo; in un punto imprecisato
di quel buio quasi totale. Ci che accadde in seguito
l'aveva previsto e non fu per lui motivo di grande sorpresa,
sebbene gli occhi di Stefan non fossero del tutto preparati: un
lampo improvviso di luce bianca e forte abbagli il negozio
dal retro, inondando per un istante il corridoio con la sua
brillantezza, per poi svanire con la stessa rapidit con cui era
esploso. Allora scese di corsa le scale, con ancora nelle pupille
il bagliore della luce che aveva riempito il locale e che ora doveva
avvolgere Mrs Keller.
Percorse uno stretto passaggio in mezzo alla doppia fila d
scaffali, inalando la potente scia aromatica del suo profumo, e
si ferm nella penombra, presso la parete pi lontana. Di fronte
al muro, mentre gli occhi cominciavano ad abituarsi a ci
che lo circondava, sussurr, Proprio qui, e da nessun'altra
parte. Isuoni ovattati dell'armonica continuavano a arrivare
nitidi alle sue orecchie. Guard a sinistra - precarie pile di
libri. Poi a destra - altre pile di libri. E l, dritta davanti a s,
ecco la soglia che Mrs Keller aveva varcato: un'uscita sul retro,
una porta chiusa cinta da quella sfavillante luminosit. Fece
due passi avanti e spinse la porta. Dovette far leva su tutto il
suo autocontrollo per impedire a se stesso di mettersi a correre.
La luce si rivers di nuovo nel negozio. Esit nel superare la soglia,
e con estrema cautela, mentre a occhi socchiusi guardava
i graticci che si chiudevano sopra un sentiero, si spinse a poco
a poco avanti con passo incerto e cauto.
Presto il profumo di lei fu sommerso dagli odori ancora
pi intensi dei tulipani e delle giunchiglie. Allora si spinse
sino al fondo del sentiero, da dove sbirci oltre i tralicci rivestiti
di rampicanti e scorse un piccolo giardino molto curato,
con un'elaborata architettura: aiuole di erbe aromatiche crescevano
rigogliose accanto a fitti arbusti da siepe potati in
modo asimmetrico secondo l'arte topiaria, piante perenni e
rose ricoprivano le mura perimetrali; un'oasi ideale creata
dal proprietario nel cuore di Londra, a malapena visibile
dalla finestra di Madame Schirmer. Quell'uomo, forse negli
anni prima che la vista lo tradisse, aveva adeguato il giardino
ai diversi microclimi del cortile sul retro: laddove il tetto
dell'edificio impediva alla luce di raggiungere certi punti, il
proprietario aveva piantato variet diverse di verde in modo
che il fogliame ravvivasse quelle aree scure; altrove, le aiuole
di piante perenni ospitavano digitali, gerani e gigli.
Un sentiero di pietre di fiume curvava verso il centro del
giardino, terminando in un riquadro erboso cinto da una
squadrata siepe di bosso. Sul prato c'era una piccola panchina
con vicino una grande urna di terracotta, dipinta con
patina di rame; e sulla panchina - l'ombrellino in grembo, il
libro che aveva preso in prestito stretto tra le mani - sedeva
Mrs Keller, all'ombra dell'edificio, intenta nella lettura mentre
il suono dell'armonica usciva dalla finestra pi in alto e
scendeva nel giardino come una misteriosa brezza.
Ma certo, pens lui, ma certo... Se ne rese conto quando la
vide sollevare gli occhi dal libro, inclinare di lato il capo e
ascoltare con attenzione mentre la musica si smorzava per poi
riaccendersi in un'esecuzione raffinata e meno dissonante.
Madame Schirmer, ne era sicuro, aveva preso il posto di
Graham all'armonica e stava mostrando al bambino come
maneggiare in modo corretto i bicchieri di vetro. E mentre
quelle abili dita ricavavano dallo strumento eleganti tonalit,
trasformando l'aria stessa con il loro intreccio cantilenante,
Stefan studi Mrs Keller da lontano, osservandone l'espressione
di lieve estasi - il delicato respiro che esalava dalle
labbra socchiuse, il rilassamento della sua rigida postura, il
lento chiudersi degli occhi - e vide emergere, anche se solo per
una manciata di minuti, la presenza sotterranea di una
pace interiore, che si armonizzava con la musica.
 difficile ricordare per quanto tempo Stefan rimase l, col
viso rivolto al graticcio, intento a osservarla, catturato anche
lui da quella musica che trasfigurava il giardino. La sua
concentrazione fu alla fine interrotta dal cigolio della porta
sul retro, seguito da una tosse violenta, e dall'apparizione del
proprietario della libreria. Con indosso il grembiule macchiato
e un paio di guanti marroni, l'anziano imbocc il sentiero,
tenendo stretto un annaffiatoio per il manico; di l a poco,
l'anziano proprietario si trascin oltre quella figura che si
schiacciava nervosa contro il graticcio, entrando nel giardino
senza badare a chi vi si era introdotto abusivamente, raggiunse
poi le aiuole proprio mentre le ultime melodie dell'armonica
declinavano, e l'annaffiatoio gli scivol di mano e
cadde a terra su un fianco, svuotandosi di gran parte del
suo contenuto.
E in quell'istante tutto fin: l'armonica aveva smesso di
suonare; il proprietario era curvo sulle aiuole di rose, cercando
a tentoni sul prato l'annaffiatoio che era sfuggito alla sua
presa. Mrs Keller raccolse le sue cose e si alz dalla panchina,
dirigendosi verso l'anziano con quell'aria tranquilla che
ormai mi era divenuta familiare; la sua sagoma proiett un'ombra
sull'uomo mentre si chinava davanti alle mani tese di lui
e rimetteva in piedi l'annaffiatoio, e l'uomo - senza essersi
neppure accorto di quella presenza furtiva - afferr il manico
e toss. Poi, come l'ombra di una nuvola che scivola leggera
sulla terra, la donna si allontan in direzione di un cancello
in ferro battuto sul retro del giardino; l gir la chiave che era
nella serratura, aprendo il cancello con uno stridulo tintinnio.
Allora a Stefan sembr che la donna non fosse mai stata
nel giardino o nel negozio; in un certo senso, si fece nebulosa
nella sua mente, fino a ridursi a un nulla come le ultime note
suonate dallo strumento di Madame Schirmer.
Invece di correrle dietro, sent di doversi allontanare, tornare
nella libreria e quindi fuori in strada; e cos, arrivato
il crepuscolo, stava gi salendo le scale che conducono al
mio appartamento. Durante il tragitto, maled la paralisi
che aveva colpito la sua volont e lo aveva trattenuto, relegandolo
in giardino quando lei si era allontanata. Solo in
seguito - dopo aver eliminato, ripiegato con cura e riposto
nella mia cassettiera i tratti caratteristici di Stefan Peterson
- mi fermai a riflettere sulla vera natura di un individuo
tanto povero di determinazione. Come era possibile, mi chiesi,
che un uomo cos, e ben informato come lui potesse lasciarsi
scomporre da una donna tanto minuta e modesta?
Perch in effetti l'aria passiva di Mrs Keller tradiva ben poco
ci che di impetuoso ed eccezionale era in lei. Forse l'isolamento
e il distacco che circondavano la sua vita di studio -
le ore solitarie trascorse ad assimilare tutto ci che riguardava
i comportamenti e i pensieri umani - non gli avevano offerto
alcun lume sul da farsi?
Devi essere forte, avrei voluto convincerlo. Devi adottare il
mio stesso modo di pensare. Lei  reale, d'accordo, ma  anche
un'invenzione, un desiderio che ha preso forma dal tuo bisogno.
Nella tua solitudine, ti sei soffermato sul primo viso che
ha attirato la tua attenzione. Potrebbe essere stato chiunque,
sai. Dopo tutto sei un uomo, mio caro amico; e lei  soltanto
una donna, e come lei ce ne sono a migliaia sparse per questa
grande citt.
Avevo solo un giorno a disposizione per architettare il
modo migliore di procedere per Stefan Peterson. Il gioved successivo,
decisi, avrebbe aspettato fuori della libreria Portman
a osservare da lontano mentre lei entrava nel negozio - a
quel punto, si sarebbe portato nel vicolo dietro al giardino
dell'anziano proprietario e l avrebbe atteso, non visto, che il
cancello sul retro si aprisse. Il pomeriggio seguente il mio piano
si realizz come da programma: intorno alle cinque, Mrs
Keller usc dal cancello sul retro con l'ombrellino sollevato e
un libro in mano. Prese subito a camminare, e lui la segu,
tenendosi a distanza. Anche quando sent il desiderio di avvicinarsi,
qualcosa lo tenne a bada. I suoi occhi coglievano i
fermagli che portava nella folta chioma nera e il quasi impercettibile
movimento dei fianchi. Di tanto in tanto lei si fermava
e piegava il capo verso il cielo, consentendogli di scorgere
il suo profilo - la linea della mandibola, la levigatezza quasi
diafana della pelle. Poi sembr che stesse sussurrando qualcosa,
come se la bocca farfugliasse senza emettere suoni. Terminato
di parlare, guard avanti e prosegu. Attravers Russell
Square, percorse Guilford Street, volt a sinistra su Gray's
Inn Road, prese per l'incrocio di King's Cross e segu una
strada secondaria dove, deviando presto dal marciapiede, cominci
a seguire i binari della ferrovia presso la stazione di
St Pancras. Era un itinerario tortuoso, ma dall'incedere deciso
dei suoi passi Stefan cap che quella di Mrs Keller non era
una semplice passeggiata. E quando infine varc le alte cancellate
in ferro della Physics and Botanical Society, il tardo
pomeriggio stava gi volgendo a sera.
Il parco in cui si ritrov seguendola oltre gli alti muri di
mattoni rossi non poteva essere in pi netto contrasto con
larea circostante: fumi, su un'ampia arteria che convogliava
il traffico cittadino, la strada ferveva di attivit in entrambe le
direzioni, mentre i marciapiedi brulicavano di pedoni; ma
dietro quei cancelli in ferro, dove gli ulivi crescevano tra serpeggianti
sentieri ghiaiosi e aiuole di verzure, erbe aromatiche
e fiori, c'erano due ettari e mezzo di lussureggiante terreno erboso
a circondare una residenza di campagna dono di Sir
Philip Sloane nel 1772. L, all'ombra di quegli alberi, la
donna prosegu roteando pigramente l'ombrellino; deviando
a destra del sentiero principale, prese una debole traccia, oltrepassando
piante di viperina e di belladonna, equiseto e
amarella, fermandosi di tanto in tanto a sfiorare i fiori con
un sussurro. Anche lui era l, ma non ancora pronto a ridurre
la distanza che li separava, neanche quando cap che erano
loro le uniche due persone su quel sentiero.
Proseguirono oltre gli iris e i crisantemi, finch per un
istante lui la perse di vista dove il sentiero aggirava un'alta
siepe, scorgendone solo l'ombrellino che fluttuava oltre il fogliame.
Poi anche l'ombrellino scomparve, e il rumore dei
passi sulla ghiaia cess. Quando Stefan volt l'angolo, la
trov molto pi vicina del previsto. Accomodatasi su una
panchina che segnava una biforcazione del percorso, la donna
si pos in grembo l'ombrellino chiuso e apr il libro. Ben
presto, sapeva Stefan, il sole sarebbe calato obliquo sotto le
mura del parco, gettando su tutto delle tinte pi scure. Devi
agire ora, si disse. Ora, finch c' ancora luce.
Riaggiustandosi l'ascot, si avvicin con aria nervosa e
disse, Chiedo scusa. Voleva domandarle del volume che teneva
in mano, spiegandole con garbo che era un collezionista
di libri, un avido lettore, sempre interessato a conoscere ci
che leggevano gli altri.
L'ho appena iniziato, gli rispose, guardandolo con diffidenza
quando lui le si sedette accanto.
Che meraviglia, disse lui, con entusiasmo, come a voler
celare il suo imbarazzo.  un bel posto per godersi qualcosa
di nuovo, non crede?
S, sono d'accordo con lei, rispose con voce calma. Aveva
sopracciglia molto folte, quasi a cespuglio, che conferivano
un'aria severa ai suoi occhi azzurri. Sembrava infastidita da
qualcosa - era la sua presenza a seccarla, o si trattava solo
della prudente reticenza di una donna cauta e riservata?
Sepermette... disse, indicando il libro con un cenno del
capo. Trascorse un istante di incertezza prima che lei glielo
porgesse. Tenendo il segno con l'indice, lui esamin il dorso.
Ah, sono i Vespri d'autunno di Menshov. Molto bene.
Anch'io ho una passione per gli scrittori russi.
Capisco, disse lei.
Ci fu un lungo silenzio, interrotto solo dal ritmico tamburellare
delle dita di lui sulla copertina del libro. Una bella
edizione, la rilegatura  ben cucita. La donna indugi con lo
sguardo su di lui mentre le restituiva il libro, e Stefan rimase
colpito da quel suo strano viso asimmetrico - il sopracciglio
obliquo, quel mezzo sorriso forzato che aveva notato anche nella
fotografia. Poi lei si alz e fece per prendere l'ombrellino.
Voglia scusarmi, signore, ma devo andare.
Lo aveva trovato antipatico - come spiegare altrimenti
quel bisogno di allontanarsi dopo essersi appena seduta sulla
panchina?
Miperdoni. L'ho disturbata.
No, no, disse lei, niente affatto. Ma si sta facendo tardi,
e mi aspettano a casa.
Capisco, disse lui.
C'era qualcosa di incorporeo nei suoi occhi azzurri, nella
sua pelle chiara, e anche nel suo contegno generale - i movimenti
lenti e sinuosi di braccia e gambe mentre si allontanava
da lui, il modo in cui scivolava sul sentiero come un'apparizione.
S, c'era in lei qualcosa di vago, di sospeso e inconoscibile,
mentre se ne andava e scompariva dietro la siepe.
In quel momento, con la luce del crepuscolo che avanzava
furtiva, si sent sconfitto. Non avrebbe dovuto finire cos all'improvviso;
agli occhi di lei avrebbe dovuto apparire interessante,
unico - uno spirito affine, forse. E allora cos'era quel
blocco, quel senso di inadeguatezza che provava? Perch, proprio
quando sembrava che ogni molecola del suo corpo fosse
attratta da lei, la donna si era affrettata a lasciarlo? E cos'era,
in quel momento, che lo spingeva a seguirla lungo il sentiero,
bench fosse evidente che lei lo considerava una scocciatura?
Non sapeva dirlo, e non capiva perch corpo e mente
fossero ora in disaccordo: l'uno era pi consapevole dell'altra,
ma il pi razionale dei due era anche il meno determinato.
Oltre la siepe lo attendeva per un motivo di sollievo, perch
lei non si era affrettata come lui aveva creduto; al contrario,
era china accanto agli iris, l'orlo dell'abito grigio a sfiorare la
ghiaia, e aveva appoggiato a terra accanto a s libro e ombrellino.
Mentre accarezzava con la mano destra uno di quei fiori
grandi e vistosi, non si accorse che lui si stava avvicinando,
n, in quella luce sempre pi debole, della sua ombra su di lei.
La osserv premere le dita delicate sulle lunghe foglie. Poi,
mentre ritraeva la mano, Stefan vide che un'ape operaia le era
volata sul guanto. Ma lei non trasal, non agit la mano per
liberarsi dell'insetto o schiacciarlo. Si illumin invece di un
debole sorriso mentre osservava l'ape da vicino, con una sorta
di rispetto, e per un po' si mise a bisbigliare qualcosa in tono
affettuoso. L'ape operaia, a sua volta, indugi sul palmo della
mano - senza agitarsi n conficcarle il pungiglione oltre il
guanto - quasi la considerasse allo stesso modo. Che strana
comunione, pens lui. Non aveva mai assistito a nulla di simile.
Alla fine le sembr arrivato il momento di lasciare libera
la creatura, la pos sullo stesso fiore da cui era venuta e si allung
a prendere libro e ombrellino.
Iris significa "arcobaleno" farfugli lui, e lei non sembr
sorpresa di trovarlo l. Mentre si alzava, soppesandolo
con sguardo fermo, lui percep l'esitazione del proprio tono di
voce, ma non riusc a trattenersi.  facile capirne la ragione,
dal momento che ne esistono di colori cos diversi - azzurri
e viola, bianchi e gialli, e poi rosa e arancione, marrone e
rossi, persino neri.  un fiore di grande versatilit. Basta che
abbia luce a sufficienza e pu crescere anche nelle regioni desertiche,
o nel freddo dell'estremo nord.
Mrs Keller assunse un'espressione pi cordiale, e gli lasci
lo spazio per camminarle accanto, ascoltandolo mentre lui le
raccontava tutto ci che sapeva di quel fiore. Iris era la dea
greca dell'arcobaleno, messaggera di Zeus ed Era, il cui compito
era condurre le anime delle donne defunte ai Campi Elisi.
Per questo motivo, i greci piantavano degli iris viola sulle
tombe delle donne; gli antichi egiziani adornavano gli scettri
con un iris, simbolo di fede, saggezza e valore; i romani onoravano
la dea Giunone con questo fiore e lo utilizzavano nelle
cerimonie di purificazione. Forse sa gi che l'Iris florentina
- il giaggiolo -  l'emblema di Firenze. E se ha visitato
la Toscana, avr senza dubbio respirato il profumo degli iris
viola che vengono coltivati tra gli ulivi - un profumo molto
simile a quello delle violette.
Lei ora lo guardava attenta e rapita, come se quell'incontro
improvviso avesse acceso un pomeriggio altrimenti privo
di interesse. Sembra tutto molto bello, da come lo descrive,
disse. Ma io non ho mai visitato la Toscana, e neppure l'Italia,
se  per questo.
Oh, ma deve, mia cara, deve proprio farlo. Non c' niente
di pi bello delle sue colline.
E a quel punto non gli venne in mente altro da dire. Era
rimasto senza parole, non aveva altre rivelazioni da fare. Lei
distolse lo sguardo, fissando la strada che aveva di fronte.
Stefan sper che anche lei desse un contributo alla conversazione,
ma sapeva che non l'avrebbe fatto. E cos fu come se,
per frustrazione o semplice impazienza verso se stesso, avesse
deciso di liberarsi dell'insopportabile peso dei suoi pensieri, e
di parlare senza prima riflettere sul vero significato di ci
che stava per dire.
Mi chiedevo - se posso permettermi - che cosa l'attrae di
un fiore come l'iris?
Mrs Keller inal quella mite aria primaverile, e senza un
motivo preciso scosse il capo. Che cosa mi attrae di un fiore
come l'iris? Non ci ho mai riflettuto. Fece un altro respiro
profondo e sorrise tra s e s, dicendo infine, Forse perch
i fiori continuano a crescere rigogliosi anche nei periodi peggiori.
E gli iris durano a lungo: appena ne avvizzisce uno, eccone
un altro uguale che prende il suo posto. In questo senso, i
fiori hanno vita breve ma sono tenaci, e dunque credo che
siano meno influenzati da ci che di bello o di brutto li circonda.
Ho risposto alla sua domanda?
S, molto bene.
Erano arrivati al punto in cui la traccia si immetteva nel
sentiero principale. Lui rallent il passo, guardandola, e
quando smise di camminare, lei fece altrettanto. Ma cos'era
che avrebbe voluto dirle, allora, mentre la scrutava in viso?
Che cos'era, in quel lieve bagliore crepuscolare, che risvegliava
ancora una volta la sua disperazione? Lei alz lo sguardo
sugli occhi fissi di lui, in attesa che dicesse altro.
Possiedo un dono, le disse allora quasi senza volere.
Vorrei condividerlo con lei, se me lo consente.
Un dono?
 pi un passatempo che altro, sebbene si sia non di rado
rivelato di grande aiuto. Vede, mi diletto con la chiromanzia.
Non capisco.
Allung un braccio verso di lei, mostrandole il palmo della
mano. Da ci che vedo posso prevedere gli eventi futuri con
una buona dose di precisione. Guardando la mano anche di
un estraneo, le spieg, riusciva a decifrarne il corso della vita
- le possibilit di trovare il vero amore, di concludere un
matrimonio felice, il numero di figli, svariate questioni spirituali,
nonch la durata della vita. Cos, se ha un momento da dedicarmi,
mi piacerebbe molto darle un saggio del mio talento.
Quanto si sent meschino, quanto doveva esserle sembrato
intrigante. E l'aria perplessa di lei gli conferm che stava per
ricevere un educato rimprovero. Invece - pur mantenendo la
stessa espressione dubbiosa - lei si chin, posando ai suoi piedi
libro e ombrellino, e poi gli si mise di fronte a lui. Senza
un briciolo di esitazione, si sfil il guanto destro e, fissandolo
dritto negli occhi, gli porse la mano nuda, col palmo rivolto
verso l'alto.
Mi faccia vedere, disse lei.
Molto bene.
Le prese la mano, ma era difficile distinguere qualcosa in
quella debole luce serale. Curvandosi per vedere pi da vicino,
riusc a intuire solo il bianco della carne - il chiarore della
pelle smorzato dalle ombre, oscurato dal crepuscolo. Non
c'era nulla a caratterizzarne la superficie - nessuna linea
evidente, nessun segno profondo. Non era che un piano liscio
e candido; tutto ci che gli riusciva di percepire di quel palmo
era l'assenza di profondit. Non aveva la bench minima imperfezione,
era privo dei segni rivelatori dell'esistenza, come se
lei non fosse neanche mai nata. Un'illusione provocata dalla
luce, concluse. Un'illusione ottica. Eppure sentiva dentro di
s una voce che lo turbava: la persona che hai di fronte non
diventer mai vecchia, non si coprir mai di rughe, n sar
costretta a barcollare di stanza in stanza.
Un altro genere di chiarezza si rivelava sul suo palmo, una
chiarezza che abbracciava passato e futuro. I suoi genitori
non ci sono pi, disse lui. Suo padre  morto quando lei
era appena una bambina, sua madre piuttosto di recente.
Lei non si mosse, n rispose. Le parl dei figli che aveva perduto,
delle preoccupazioni che il marito nutriva nei suoi confronti.
Le disse che era una donna amata, che avrebbe riacquistato
la speranza e che, col tempo, avrebbe trovato grande
felicit nella vita. Ha ragione a credere di far parte di qualcosa
di pi grande, disse, qualcosa di benevolo, come Dio.
E proprio l, all'ombra di giardini e parchi, le arrivava la
conferma che cercava. L era libera, al riparo dalle strade
affollate dove scorrevano interminabili i veicoli, dove la morte
era sempre in agguato, e dove gli uomini si comportavano
con spavalderia, lasciandosi dietro le loro ombre lunghe ed
equivoche. S, glielo leggeva sulla pelle: lei si sentiva viva
e integra quando era sola nella natura.
Non posso dire altro, si sta facendo troppo buio. Ma mi
farebbe piacere poter proseguire un altro giorno.
La mano di lei aveva cominciato a tremare, e scuotendo il
capo con aria costernata, la ritrasse di scatto, come se un fuoco
le lambisse le dita. No, mi dispiace, rispose agitata, chinandosi
a raccogliere le sue cose. Devo andare, devo proprio
andare. Grazie.
Poi, come se lui non le fosse accanto, si volt di scatto e si
affrett lungo il sentiero. Il calore della sua mano rimase sospeso
nell'aria; il suo profumo era ancora percepibile. Lui
non cerc di richiamarla, n di lasciare i giardini in sua
compagnia. Era pi che giusto che se ne andasse senza di lui.
Era sciocco aspettarsi altro da lei quella sera. Di certo  meglio
cos, pens, guardandola scivolare via, il suo corpo sempre
pi lontano. Ci che accadde a quel punto fu pressoch
incredibile; in seguito cerc di convincersi che non era andata
cos come ricordava, ma la scena continuava a rivederla in
quello stesso modo: davanti ai suoi occhi, lei svan lungo il
sentiero, dissolvendosi in una nuvola di bianco etere. Ci che
rimase - cadendo leggero come una foglia - fu il guanto su
cui si era posata l'ape. Stupefatto, corse verso il punto dove
lei era scomparsa, chinandosi per prendere il guanto. Ancora
una volta, di ritorno a Baker Street, si interrog sull'affidabilit
della sua memoria: era certo che il guanto si fosse
allontanato da lui, come un miraggio - anch'esso era scivolato
via ed era scomparso.
Presto, proprio come Mrs Keller e il guanto, anche Stefan
Peterson si sarebbe smaterializzato, perso per sempre nell'andatura
trascinata, le alterazioni dei tratti del viso, gli abiti
tolti e riposti. Una volta smessa quell'identit, mi sentii sollevato
di un immenso fardello. Per non ero del tutto soddisfatto,
perch c'era ancora molto di quella donna che continuava
a turbarmi. Quando una qualche preoccupazione indugiava
nella mia mente, spesso passavo giorni e giorni senza dormire,
rimuginando sulle informazioni che avevo e considerandole
da ogni angolazione. E cos, ora che Mrs Keller continuava
a occupare i miei pensieri, compresi che per un po'
non avrei conosciuto riposo.
Quella notte vagai per casa indossando la mia comoda vestaglia
azzurra, raccogliendo cuscini dal letto, dal sof e dalle
poltrone. Poi, nel salotto, li disposi alla meglio a formare una
sorta di ottomana su cui mi distesi, insieme a una nuova
scorta di sigarette, una scatola di cerini e la fotografia della
donna. Alla luce tremula della lampada, infine la vidi; oltre
il velo azzurrino del fumo, le sue mani si allungarono verso di
me, il suo sguardo dritto nei miei occhi, e rimasi seduto immobile,
con la sigaretta accesa tra le labbra, mentre la luce splendeva
sui tratti delicati del suo profilo. Poi fu come se la sua
apparizione sciogliesse ogni dubbio; era arrivata, mi aveva
toccato, e avvolto dalla sua presenza mi lasciai cullare in un
sonno profondo e ristoratore. Dopo un po' mi svegliai e trovai
il sole primaverile a illuminare la stanza. Le sigarette erano finite,
e la foschia prodotta dal tabacco aleggiava ancora contro
il soffitto - ma non era rimasta alcuna traccia di lei, a parte
quel viso distante e pensoso dietro uno schermo di vetro.
 
Capitolo 17.

Arriv il mattino.
Non c'era quasi pi inchiostro nella penna. I fogli
bianchi di carta da scrivere erano esauriti, e la febbrile
avventura notturna di Holmes ricopriva la scrivania.
Quella che aveva spronato la sua mano fino all'alba
era stata un'impresa ben precisa: non i soliti appunti
disordinati, ma la storia di una donna che aveva incontrato
vari decenni prima, e che per qualche strana ragione
nella notte si era imposta ai suoi pensieri, giungendo
a lui come uno spettro vivo mentre riposava
alla scrivania, i pollici premuti contro le palpebre
chiuse: Non mi ha dimenticato, vero? disse Mrs Keller,
da lungo tempo defunta.
No, sussurr lui.
Neanche io l'ho dimenticata.
Davvero? chiese Holmes, alzando la testa. Come
 possibile?
Anche lei, come il giovane Roger, gli aveva passeggiato
a fianco tra i fiori e lungo sentieri ghiaiosi, spesso
senza parlare (la sua attenzione catturata di tanto
in tanto dai bizzarri reperti che incontrava strada facendo)
- e, come il ragazzo, la sua esistenza nella vita
di Holmes era stata effimera, e l'aveva lasciato turbato
e tramortito. Lei non aveva saputo mai nulla della sua
vera identit, non aveva idea che fosse un rinomato investigatore
che la seguiva sotto mentite spoglie; lo aveva
conosciuto solo come impacciato collezionista di libri,
un uomo timido che condivideva il suo stesso
amore per la flora e la letteratura russa - un estraneo
conosciuto un giorno al parco, un'anima gentile, che
l'aveva avvicinata con aria nervosa mentre lei sedeva
su una panchina, interrogandola con cortesia a proposito
del romanzo che stava leggendo: Chiedo scusa -
non ho potuto fare a meno di notarlo - sono i Vespri
d'autunno di Menshov quelli che avete in mano?
S, aveva risposto lei con voce ferma.
La scrittura  notevole, non crede? aveva continuato
lui, parlando con entusiasmo, come a voler celare il
suo imbarazzo. Non senza i suoi difetti - anche se in
una traduzione gli errori sono inevitabili e, immagino,
in parte perdonabili.
Non ne ho notati. Ma a dire il vero, l'ho appena
iniziato...
A ogni modo, deve averne trovati, aveva detto.
Forse non se ne  accorta...  facile lasciarseli sfuggire.
L'aveva guardato con diffidenza quando lui le si era
seduto accanto. Aveva sopracciglia molto folte, quasi a
cespuglio, che conferivano un'aria severa ai suoi occhi
azzurri. Sembrava infastidita da qualcosa - era la sua
presenza a seccarla, o si trattava solo della prudente
reticenza di una donna cauta e riservata?
Se permette... aveva detto, indicando il libro con
un cenno del capo. Dopo un istante di silenzio, lei
glielo aveva dato, e tenendo il segno con l'indice, lui
aveva cercato tra le prime pagine del libro, e alla fine
aveva detto, Vede, qui per esempio: all'inizio del racconto
gli studenti del ginnasio erano senza camicia,
perch Menshov ha scritto: L'uomo imponente mise in
fila i ragazzi a petto nudo e Vladimir, sentendosi allo scoperto
insieme ad Andrej e Sergej, tenne le lunghe braccia a penzoloni
lungo i fianchi. Pi avanti, per - nella pagina seguente
- scrive: Venuto a sapere che l'uomo era un generale,
Vladimir si allacci senza dare nell'occhio i gemelli dietro
la schiena, poi raddrizz le spalle strette. Si trovano molti
esempi di questo genere nella scrittura di Menshov - o
almeno nelle traduzioni delle sue opere.
Mentre scriveva, Holmes non era riuscito a ricostruire
con esattezza la conversazione che aveva avviato
la loro conoscenza. Ricordava solo che lui le aveva
chiesto del libro, e che era rimasto colpito dal lungo
sguardo che lei gli aveva rivolto (lo strano fascino
asimmetrico del suo viso - quel sopracciglio alzato,
quel mezzo sorriso fatto a malincuore che aveva osservato
per la prima volta in una fotografia - era quello
dell'eroina impassibile). C'era qualcosa di incorporeo
nei suoi occhi azzurri, nella sua pelle chiara, e anche
nel suo contegno generale - i movimenti lenti e sinuosi
di braccia e gambe mentre si allontanava da lui, il
modo in cui scivolava sul sentiero come un fantasma.
Qualcosa di vago, di sospeso e inconoscibile - di rassegnato,
a quanto gli era dato di vedere.
Mettendo da parte la penna, Holmes torn alla cruda
realt del suo studio. Aveva ignorato fin dall'alba le
sue necessit fisiche, ma in quel momento decise che
avrebbe lasciato la mansarda (per quanto l'idea lo spaventasse),
avrebbe fatto i suoi bisogni, bevuto dell'acqua
e, prima di mettere qualcosa nello stomaco, avrebbe
esaminato da vicino l'apiario alla luce del giorno.
Sistem con cura le pagine sulla scrivania, dividendole
e organizzandole in pile diverse. Poi sbadigli, inarcando
la schiena. La pelle e gli abiti puzzavano di
fumo di sigaro, un odore rancido e forte, e sent che
quel lavoro notturno, con testa e spalle chine sulla
scrivania, l'aveva stordito. Con i bastoni ben posizionati,
fece leva per alzarsi, mettendosi a poco a poco in
piedi. Fece perno sui piedi, si gir e cominci ad avanzare
piano verso la porta, noncurante degli schiocchi
delle ossa delle gambe, dello scricchiolio delle articolazioni
in movimento.
Poi, mentre le immagini di Roger e di Mrs Keller si
sovrapponevano nella sua mente, Holmes usc dal suo
fumoso luogo di lavoro, controllando d'istinto se nel
corridoio c'era come al solito il vassoio della cena lasciato
dal ragazzo, pur sapendo gi prima di varcare la
soglia che non l'avrebbe trovato. Prosegu lungo il corridoio,
ripercorrendo i passi che lo avevano portato di
sopra. Lo stato di incoscienza della sera prima se n'era
andato; si era dissipata quell'orribile nuvola nera che
gli aveva stordito i sensi trasformando un bel pomeriggio
nella pi cupa delle notti, e Holmes era pronto
per il compito che lo attendeva: scendere in una casa
dove non c'era anima viva oltre a lui, indossare qualcosa
di adeguato, trascinarsi oltre il giardino - da l si
sarebbe avvicinato all'apiario come un fantasma celato
dietro un velo, avanzando in abiti bianchi.
Ma per lungo tempo, Holmes rimase in cima alle
scale, come ad aspettare che arrivasse Roger per aiutarlo
a scendere. Chiuse gli occhi stanchi, e il ragazzo
si mosse rapido su per le scale. In seguito, il ragazzo si
materializz molte altre volte, facendo le sue apparizioni
in luoghi dove Holmes l'aveva visto di frequente:
mentre abbandonava il corpo snello nella pozza d'acqua
sulla spiaggia, con l'acqua fredda che gli faceva
venire la pelle d'oca sul torace; mentre correva tra
l'erba alta tenendo davanti a s il retino per le farfalle,
con la camicia di cotone fuori dai pantaloni e le maniche
arrotolate fino al gomito; mentre appendeva un
nutritore per il polline vicino alle arnie, posizionandolo in un luogo assolato per quelle creature che aveva
imparato ad amare cos tanto. Stranamente, ogni fugace
avvistamento del ragazzo avveniva in primavera o in
estate. Eppure Holmes sentiva il freddo dell'inverno, e
immaginava il ragazzo sottoterra, sepolto sotto una
coltre gelata.
Ricord allora le parole di Mrs Munro:  un bravo
ragazzo, aveva detto nell'accettare il lavoro di governante.
 riservato, piuttosto timido... molto tranquillo,
pi simile a suo padre. Non le sar di alcun peso,
glielo prometto.
Se non che, sapeva ora Holmes, il ragazzo era diventato
un peso, un peso atroce. Tuttavia, riflett, che si
trattasse di Roger o di qualcun altro, ogni vita aveva la
sua fine. E ognuno dei morti presso cui si era inginocchiato
aveva avuto una vita. Concentr lo sguardo sui
gradini, e mentre cominciava a scendere ripet in silenzio
le domande su cui rifletteva invano fin dalla giovent:
Qual  il significato? A chi giova questo misero
girare in tondo? Deve pur tendere a un qualche fine, o
forse l'universo  governato dal caso? Non c' un fine?
Raggiunto il secondo piano - dove us il gabinetto
e rianim viso e collo con dell'acqua fredda - Holmes
ud per un istante un lieve ronzio, come un insetto o
un uccellino che cantava, e pens ai fitti steli che lo
proteggevano. N steli n insetti partecipavano alle
miserie dell'umanit. Forse, riflett, era per questo
che - al contrario degli uomini - potevano tornare pi
volte. Solo in seguito, arrivato al piano terra della casa,
si sarebbe reso conto che quel mormorio proveniva
dall'interno - un suono lieve e monotono, sporadico e
umano, che ravvivava la cucina; di sicuro la voce di
una donna, o di un bambino - ma non quella di Mrs
Munro, e certo non quella di Roger.
Con pochi passi leggeri, Holmes si port sulla soglia
della cucina e scorse il vapore che saliva da una pentola
messa a bollire sul fuoco. Entrando, la vide al tagliere,
di spalle, intenta ad affettare una patata mentre mormorava
qualcosa soprapensiero. Ma fu la chioma nera,
lunga e ondulata, che lo turb all'istante - il nero morbido
dei capelli, la pelle bianca e rosa delle braccia, le
fattezze minute che gli ricordavano la povera Mrs Keller.
Rimase a lungo senza parole, incapace di rivolgersi
a quella apparizione, finch socchiuse le labbra e sussurr
in tono disperato, Perch  venuta qui?
Allora il ronzio cess, e la testa che si gir di scatto
per incrociare il suo sguardo rivel il viso di una ragazza
del tutto normale, una giovane di diciott'anni al
massimo - occhi grandi e miti e un'espressione gentile,
addirittura scialba.
Signore...
Holmes arranc, incombendo su di lei.
Chi sei? Cosa ci fai qui?
Sono io, signore, rispose lei con uno sguardo
schietto. Sono Em... la figlia di Tom Anderson... pensavo
lo sapesse.
Ci fu un silenzio. La ragazza chin il capo, evitando
lo sguardo di lui.
La figlia dell'agente Anderson? chiese Holmes
piano.
Sissignore. Non credevo che avrebbe fatto colazione...
le stavo preparando il pranzo.
Ma cosa ci fai qui? Dov' Mrs Munro?
Dorme, poveretta. La ragazza parlava con la soddisfazione di
avere qualcosa da riferire. Mantenne la
testa china, lo sguardo fisso sui bastoni vicino ai piedi,
e mentre parlava emetteva una sorta di fischio, come
se soffiasse le parole tra le labbra. Il dottor Baker 
stato tutta la notte da lei... ora per si  addormentata.
Non so cosa le abbia dato.
 al cottage?
Sissignore.
Capisco. E Anderson ti ha mandata qui?
Sembrava sconcertata. Sissignore, disse. Credevo
lo sapesse... credevo che mio padre le avesse detto
che sarei venuta.
Allora Holmes ricord che Anderson aveva bussato
alla porta dello studio la notte prima - aveva fatto domande,
aveva detto qualche banalit mentre gli teneva
una mano sulla spalla - ma tutto era confuso e indistinto.
S, disse, lanciando un'occhiata alla finestra sopra
il lavello, il sole che illuminava il piano da lavoro.
Respir con difficolt, poi, con una punta di confusione,
guard di nuovo la ragazza. Mi dispiace... sono
state ore molto difficili.
Non importa, signore, davvero. Alz la testa.
Quello che le ci vuole  qualcosa da mangiare.
Mi basta un bicchiere d'acqua.
Fiacco per la mancanza di sonno, Holmes si gratt
la barba e sbadigli, osservando la ragazza che correva
a prendergli da bere, aggrottando la fronte mentre la
vedeva passarsi le mani sui fianchi prima di riempire il
bicchiere dal rubinetto (e consegnarglielo con un sorriso
compiaciuto, quasi grato).
Nient'altro?
No, disse lui, agganciandosi un bastone al polso
e liberando una mano in modo da poter prendere il
bicchiere.
Ho messo la pentola sul fuoco per il pranzo, disse
la ragazza, tornando al tagliere. Ma se cambia idea
sulla colazione, mi faccia sapere.
La ragazza sollev un pelapatate. Si curv in avanti,
cominci ad affettare una patata, e si schiar la gola
mentre la lama tagliava. Dopo che Holmes ebbe svuotato
il bicchiere e l'ebbe riposto nel lavello, la giovane
riprese a canticchiare. Allora Holmes se ne and, lasciando
la cucina senza aggiungere altro - lungo il
corridoio, fuori della porta di casa - ma sempre udendo
quel ronzio altalenante e stonato, che continuava a
risuonargli nelle orecchie - nel cortile, verso il capanno
degli attrezzi - anche quando era ormai impossibile
da sentire.
Ma mentre si avvicinava al capanno, il ronzio della
ragazza vol via come le farfalle che aveva intorno, e
lasci posto alla bellezza del giardino: i fiori che puntavano
verso il cielo terso, il profumo di lupino nell'aria,
gli uccelli che cinguettavano dai pini - e le api in volo,
posate sui petali, nascoste nel calice dei fiori.
Lavoratrici indefesse, pens. Volubili insetti abitudinari.
Guardando dal giardino verso il capanno di legno
che aveva davanti, Holmes si sorprese a pensare al
consiglio di uno scrittore dell'antica Roma in tema di
agricoltura (il nome di quell'autore gli sfuggiva, eppure
l'arcaico messaggio gli si fece strada con agilit nella
mente) : Che non ci si avvicini a loro sbuffando o soffiando,
n ci si muova con gesti bruschi e affrettati o ci si difenda
con risolutezza quando sembrano attaccarci; si porti invece
con delicatezza la mano davanti al viso, le si allontani con
modi gentili; cos per loro non saremo pi degli estranei.
Tolse il chiavistello e spalanc la porta del capanno,
in modo che la luce del sole lo precedesse in quella
casupola buia e polverosa - i raggi illuminarono i ripiani
affollati (sacchi di terra e semi, badili e altri attrezzi
da giardinaggio, vasi vuoti, e gli abiti ben ripiegati
di quello che un tempo era stato un apprendista
apicoltore). Appese il cappotto su un rastrello appoggiato
in un angolo, e indoss la tuta bianca, i guanti
chiari, il cappello a tesa larga e il velo. Usc cos trasformato,
esaminando il giardino da dietro la trama
del velo, trascinandosi avanti - lungo il sentiero, attraverso
il pascolo, fino all'apiario - con solo i bastoni
che rivelavano la sua identit.
Quando si ritrov tra le arnie, tutto gli apparve nella
norma, e prov un senso di disagio imprigionato in
quegli abiti. Sbirci nel buio interno di un alveare, e
poi in un altro ancora, e vide le api tra le loro citt di
cera - intente a pulirsi le antenne, sfregandosi con
forza le zampe anteriori intorno agli occhi compositi,
preparandosi a partire in volo. A un primo esame, tutto
sembrava normale - la vita regolare di creature socievoli,
il mormorio costante e armonioso - senza alcun
indizio di ribellione, l'ordinata routine di una comunit
di insetti. Fu lo stesso nel terzo alveare, e poi
nel quarto e nel quinto (qualunque dubbio avesse nutrito
svan in fretta, lasciando il posto a sentimenti pi
familiari di umilt e timore reverenziale nei confronti
di quella complessa civilt). Riprendendo i bastoni da
dove li aveva appoggiati durante una di quelle ispezioni,
si sent pervadere da una sensazione di invulnerabilit:
non mi farete del male, pens, tranquillizzandosi.
Non c' nulla da temere qui, n per me n per voi.
Per, mentre era curvo sul sesto alveare per rimuoverne
il coperchio, ricadde su di lui un'ombra sinistra,
che lo fece trasalire. Guardando di traverso oltre il
velo, not dapprima un abito nero (un vestito di donna,
con un orlo in pizzo), poi una mano destra, le cui
dita sottili stringevano una latta rossa. Ma ad arrecargli
la preoccupazione maggiore fu l'espressione stoica del
viso che lo fissava - quelle grandi pupille sedate, il dolore
che si celava in un'apparente assenza di emozioni.
Era la stessa espressione della giovane donna che
era arrivata nel suo giardino con in braccio il neonato
morto, solo che adesso era sul volto di Mrs Munro.
Non sono sicuro che si possa stare qui, le disse,
raddrizzandosi.  meglio che lei si allontani subito.
La donna non alter lo sguardo, non rispose col
bench minimo cenno del viso.
Mi ha sentito? disse lui. Non posso dire per certo
se sia o meno pericoloso qui, ma forse lo .
Lei continuava a fissarlo, e in quel momento le labbra
si mossero, prima mute, poi domandando, in un
sussurro, Ha intenzione di tenerle?
Che significa?
La donna parl un po' pi forte, Non ha intenzione
di distruggere le sue api?
Certo che no, rispose lui con una certa enfasi,
pur provando compassione per lei e cercando di soffocare
un crescente senso di intrusione.
Io credo che debba farlo, disse lei, altrimenti lo
far io al posto suo.
Holmes aveva gi capito che quella che la donna
portava con s era benzina (perch la latta era sua, e
se ne serviva per la legna secca del bosco). Inoltre aveva
appena visto la scatola di cerini che la donna teneva
nell'altra mano, anche se, nello stato in cui era, forse
non sarebbe riuscita a trovare la forza e la presenza di
spirito per dare fuoco alle arnie. Ma c'era qualcosa di
determinato nel tono piatto di quella voce. Quando
vengono colpite da un lutto, Holmes lo sapeva, le persone
possono essere pervase da un senso forte e spietato
di indignazione - e la Mrs Munro che aveva davanti
a s (risoluta, imperturbabile, in qualche modo
impassibile) era lontana anni luce dalla governante
chiacchierona e cordiale che conosceva da anni; quella
Mrs Munro, al contrario dell'altra, lo rendeva titubante,
e timoroso.
Holmes sollev il velo, mostrando un'espressione altrettanto
calma di quella della donna. Disse, Lei  turbata,
figliola, e confusa. La prego di tornare al cottage,
e mander la ragazza a chiamare il dottor Baker.
Non indietreggi di un centimetro. E non distolse
lo sguardo da lui. Tra due giorni seppellisco mio figlio,
disse. Questa sera me ne vado. E lui viene via
con me. Va a Londra in una bara - non  giusto.
Holmes si sent pervaso da una profonda tristezza.
Mi dispiace, mia cara. Mi dispiace tanto...
E mentre l'espressione di Holmes si addolciva, la
donna alz la voce a coprire le parole di lui, e disse,
Non ha avuto la decenza di dirmelo, vero? E andato
a nascondersi in mansarda e si  rifiutato di vedermi.
Mi dispiace...
Penso che lei sia un vecchio egoista, ecco cosa.
Penso che sia responsabile della morte di mio figlio.
 assurdo, disse lui, ma non sentiva altro che
l'angoscia della donna.
La colpa  tanto sua quanto di questi mostri che
tiene qui. Se non fosse stato per lei, lui non si sarebbe
trovato qui. No, avrebbe dovuto morire lei, non mio figlio.
Non era compito suo, giusto? Non doveva stare
qui da solo... non avrebbe dovuto trovarsi qui da solo.
Holmes osserv quel viso austero - le guance incavate,
gli occhi iniettati di sangue - e dopo aver cercato
le parole, disse, Ma lui voleva stare qui. Questo
deve saperlo. Se avessi potuto prevedere il pericolo,
crede che gli avrei permesso di badare alle api? Sa
quanto soffro per la sua perdita? Soffro anche per lei.
Non lo capisce?
Le vol sopra la testa un'ape, poi le si pos sui capelli;
ma lei, tenendo fisse le pupille sgranate su Holmes,
non si preoccup affatto di quella piccola creatura. Allora
le ammazzi, disse. Le distrugga tutte, se  vero
che le importa di noi. Faccia quello che deve fare.
Non lo far, mia cara. Non gioverebbe a nessuno,
neanche al ragazzo.
Allora lo far io. Non pu impedirmelo.
Non far niente del genere.
Mrs Munro rimase immobile, e per diversi secondi
Holmes riflett su come procedere. Se lei l'avesse fatto
cadere, lui avrebbe potuto fare ben poco per impedirle
di distruggere tutto. Era pi giovane; e lui era debole.
Ma se fosse stato lui ad attaccare, se l'avesse colpita
col bastone sul mento o sul collo, allora forse sarebbe
caduta a terra - cos avrebbe potuto colpirla di nuovo,
pi volte. Lanci un'occhiata ai suoi bastoni, appoggiati
entrambi contro l'alveare. Poi riport lo sguardo
su di lei. Ci furono attimi di silenzio, non il bench
minimo movimento da parte di nessuno dei due. Alla
fine fu lei a cedere, e scuotendo la testa disse con voce
tremula, Vorrei non averla mai incontrata, signore.
Vorrei non averla mai conosciuta - e quando se ne andr
non verser neppure una lacrima.
La prego, la implor, allungandosi a prendere i
bastoni, questo non  un posto sicuro per lei. Torni
al cottage.
Ma Mrs Munro si era gi voltata, e se ne stava andando
con passo pigro, da sonnambula. Quando raggiunse
il margine dell'apiario, la latta era a terra, seguita
poco dopo dalla scatola di cerini. Poi, mentre
attraversava il pascolo e usciva dalla sua visuale,
Holmes la sent piangere, con singulti sempre pi violenti,
ma sempre pi deboli man mano che si allontanava
sul sentiero.
Spostandosi di fronte all'arnia, lui continu a osservare
il pascolo, l'erba alta che ondeggiava sulla scia di
Mrs Munro. La donna aveva interrotto la serenit dell'apiario,
e ora quella dell'erba. C' del lavoro importante
da fare, avrebbe voluto gridare, ma si trattenne,
perch la donna era devastata dalla tristezza. L'unica
cosa cui riusciva a pensare era quella questione rimasta
in sospeso (ispezionare le arnie, trovare un po' di
pace all'interno dell'apiario). Ha ragione, pens, sono
un egoista. Quell'idea confer un'aria corrucciata all'espressione
gi inquieta del viso. Appoggiando di
nuovo i bastoni, croll a terra, e rest l seduto mentre
si sentiva crescere dentro una sensazione di vuoto. Gli
giungeva alle orecchie il ronzio cupo e concentrato
dell'arnia - un suono che in quel momento non gli richiamava
alla mente gli anni felici di isolamento trascorsi
a coltivare l'apiario, ma la solitudine innegabile
e sempre pi profonda della sua esistenza.
Avrebbe potuto lasciarsi consumare del tutto da quel
vuoto, avrebbe potuto cominciare a singhiozzare come
Mrs Munro - se non fosse stato per quella solitaria
estranea alata, gialla e nera, che si pos sul fianco dell'arnia,
attirando l'attenzione di Holmes, soffermandosi
abbastanza a lungo da fargli pronunciare il suo
nome, Vespula vulgaris - per poi riprendere il suo volo
a zig zag in direzione del luogo dove era morto Roger.
Con aria distratta and a prendere i bastoni, la fronte
increspata dalla confusione. Che ne era dei pungiglioni?
Erano sugli abiti del ragazzo, o sulla pelle?
Ma per quanto ci pensasse - cercando di rievocare
il corpo di Roger e vedendone solo gli occhi - non poteva
dirlo con certezza. Eppure, doveva aver avvertito
Roger delle vespe e del pericolo che rappresentavano
per l'apiario. Di certo gli aveva spiegato che la vespa
era il nemico naturale delle api, capace di schiacciarle
una dietro l'altra con le sue mandibole (alcune specie
erano addirittura in grado di uccidere quaranta api al
minuto), di annientare un'arnia intera e saccheggiare
le larve. Di sicuro aveva spiegato al ragazzo la differenza
tra il pungiglione di un'ape e quello di una vespa -
mentre l'appendice molto dentellata dell'ape si fissava
nella pelle e sventrava la piccola creatura, l'ago appena
uncinato della vespa penetrava a malapena la carne,
veniva ritirato e usato pi e pi volte.
Holmes si mise in piedi a fatica. In fretta attravers
l'apiario e si lasci sferzare le gambe dall'erba alta, cominciando
a seguire un itinerario parallelo a quello
percorso da Roger, il suo tragitto dall'apiario al luogo
della morte. (No, non stavi scappando dalle api, ragion.
Non stavi scappando da niente, non ancora.) La
traccia lasciata da Roger faceva una curva brusca pi o
meno a met percorso, e deviava terminando proprio
nel punto dove il ragazzo era caduto - un piccolo
spiazzo calcareo circondato dall'erba. E l Holmes vide
altre due tracce di natura umana che si snodavano dal
lontano sentiero del giardino ed evitavano l'apiario
(una creata da Anderson e dai suoi uomini, l'altra da
Holmes dopo aver trovato il corpo). Poi si chiese se fosse
il caso di continuare su quella pista, alla ricerca di
ci che era gi sicuro avrebbe trovato. E voltandosi a
guardare l'erba schiacciata torn sui suoi passi.
Si ferm vicino al punto in cui il percorso deviava, e
guard avanti lungo la traccia lasciata da Roger. L'erba
era schiacciata in modo deciso e uniforme, a indicare
che il ragazzo, proprio come aveva fatto lui, si era allontanato
dall'alveare con passo lento. Rivolse un'occhiata
allo spiazzo. L'erba era schiacciata solo in certi
punti, il che significava che il ragazzo aveva superato
quel tratto di corsa. Fiss lo sguardo sulla curva, il cambio
di rotta, la brusca deviazione. Fin qui hai camminato,
pens, e da qui hai corso.
Avanz ancora lungo la traccia lasciata dal ragazzo,
e scrut l'erba appena oltre la curva. A diversi metri
di distanza, colse il bagliore di qualcosa di argentato
tra la folta vegetazione. Che cos'? si disse, cercando
di nuovo quel luccichio. No, non si sbagliava: c'era
qualcosa che emetteva un leggero bagliore tra l'erba
alta. Si spinse ancora avanti per avere una visuale migliore,
abbandonando la traccia del ragazzo, e scopr
di essersi immesso in un altro percorso, meno evidente
del primo - una deviazione che aveva portato il ragazzo
passo dopo passo nella fitta vegetazione del pascolo.
Sempre pi impaziente, Holmes acceler, calpestando
i punti dove il ragazzo aveva camminato con
cautela, ignaro della vespa che aveva sulla spalla - e
delle altre vespe che gli sfioravano il cappello. Procedendo
quasi accovacciato, trov la fonte di quello
strano bagliore. Era un annaffiatoio, uno di quelli del
suo giardino, appoggiato su un fianco, col beccuccio
ancora bagnato e gocciolante che dava da bere a tre
vespe (le operaie gialle e nere si agitavano attorno all'annaffiatoio,
spostandosi qua e l per ricevere una
goccia pi sostanziosa).
Una grave decisione, figliolo, disse, spostando
l'annaffiatoio con un bastone e osservando le vespe
spaventate disperdersi in volo. Un terribile errore di
valutazione...
Abbass il velo prima di procedere, poco preoccupato
della vespa che percorreva avanti e indietro la
trama protettiva come una sentinella. Sapeva di essere
vicino al loro nido, e sapeva anche che non potevano
fare nulla per difendersi. Dopotutto era meglio equipaggiato
per procedere alla loro distruzione di quanto
non lo fosse stato il ragazzo, e dunque avrebbe terminato
quello che Roger aveva provato a fare, ma senza
successo. Mentre scrutava il terreno sotto i suoi piedi,
facendo attenzione a ogni passo, si sent pieno di rimorso.
Pur avendo insegnato tanto al ragazzo, a quanto
pareva non gli aveva insegnato la cosa pi essenziale:
ovvero che versare dell'acqua in un nido di vespe
non faceva che sollecitare l'ira di quegli insetti; era
come usare benzina per spegnere un fuoco, ecco cosa
avrebbe dovuto dirgli.
Povero ragazzo, disse ora, scorgendo un buco nel
terreno che ricordava una bocca lurida e spalancata.
Povero ragazzo mio, disse, infilando un bastone appena
oltre quelle labbra di terra, per poi ritirarlo e sollevare
davanti al velo l'estremit appena inserita, per
studiare le vespe che vi erano aggrappate (sette o otto,
agitate dall'intrusione del bastone, che esploravano rabbiose
la circonferenza di quell'oggetto nemico).
Holmes scroll il bastone, disperdendo le vespe. Poi
guard dentro il buco, le labbra fangose dove si era versata
l'acqua, e vide il buio all'interno prendere forma e
fremere verso l'alto man mano che le vespe iniziavano
una dopo l'altra a strisciare fuori dall'apertura - molte
volando dritte in aria, altre posandosi sul velo, altre ancora
ronzando intorno al buco.  andata cos, pens. 
cos, ragazzo mio, che hai incontrato la tua fine.
Senza cedere al panico, Holmes indietreggi, dirigendosi
afflitto all'apiario. In seguito avrebbe telefonato
ad Anderson per comunicargli ci che il medico
legale del posto stava rilevando, qualcosa che a Mrs
Munro sarebbe stato riferito durante l'interrogatorio
del pomeriggio: non c'erano pungiglioni che spuntavano
dalla pelle o dai vestiti del ragazzo. Perci Roger
era stato vittima delle vespe, non delle api. Inoltre,
avrebbe precisato Holmes, il ragazzo aveva cercato di
proteggere le arnie. Roger aveva di sicuro notato le vespe
nell'apiario, ne aveva trovato il nido e, nel tentativo
di estirpare quelle creature affogandole, aveva provocato
la covata a un vero e proprio attacco.
Holmes avrebbe condiviso con Anderson altre
informazioni, diversi dettagli secondari (il ragazzo era
scappato nella direzione opposta all'apiario mentre
veniva punto, forse con l'intenzione di distrarre le vespe
dalle arnie). Prima di telefonare all'agente per
avrebbe recuperato la latta di benzina e i cerini fatti
cadere da Mrs Munro. Lasciando un bastone all'apiario,
le dita ben strette sul manico della latta, torn di
nuovo al pascolo e vers la benzina nel buco mentre
le vespe bagnate si sforzavano invano di uscire. Bast
un solo cerino per portare a termine il suo compito, la
fiamma si accese come una miccia, incendiando quella
bocca aperta con un sibilo, seguito da una piccola
eruzione che per un istante sput il fuoco oltre quelle
labbra di terra (in seguito non usc altro che un filo di
fumo, che si avvit in aria per poi disperdersi sulla
quiete dell'erba). Elimin cos in un istante la regina,
le uova fertili e la moltitudine di operaie intrappolate
nella loro colonia: un impero vasto e complicato racchiuso
nella pellicola giallognola del nido, finito in un
lampo, come il giovane Roger.
Che liberazione, riflett Holmes mentre si inoltrava
nell'erba alta. Che liberazione, disse ad alta voce, il
capo reclinato a guardare il cielo senza nuvole, disorientato
da quella distesa di etere azzurro. E nel dire
quelle parole, fu sopraffatto da un'immensa malinconia
per la vita che continuava imperterrita e per tutto
ci che si muoveva, come aveva fatto in passato e
avrebbe fatto in futuro, sotto la superficie di quella immobilit
perfetta e onnipresente. Che liberazione,
ripet, e cominci a piangere in silenzio dietro il velo.
 
Capitolo 18.

Perch erano arrivate le lacrime? Perch - prima disteso
a letto, poi percorrendo avanti e indietro lo studio,
e poi mentre si dirigeva all'apiario il mattino seguente,
e quello dopo ancora - Holmes si era ritrovato
con le mani sulla testa e la punta delle dita umida al
contatto con le basette, sebbene non ci fossero singhiozzi
serrati, o gemiti strazianti, n paralisi a trasfigurargli
il viso? Da qualche parte - con molta probabilit
un piccolo cimitero alla periferia di Londra - si
trovavano Mrs Munro e i suoi parenti, tutti vestiti in
abiti tanto lugubri quanto le nuvole grigie che incombevano
su terra e mare. Stava piangendo anche lei? O
forse Mrs Munro aveva versato tutte le sue lacrime durante
il solitario tragitto verso Londra, provvedendo a
se stessa in quella citt grazie al sostegno della famiglia,
al conforto degli amici?
 irrilevante, si disse.  da un'altra parte, e io sono
qui - non posso fare nulla per lei.
Eppure, aveva tentato in qualche modo di aiutarla.
Prima della sua partenza, aveva mandato per due volte
la figlia di Anderson al cottage, facendo recapitare
dalla ragazza una busta con dentro una somma di denaro
molto pi che sufficiente a coprire le spese di
viaggio e del funerale; in entrambe le occasioni la ragazza
era tornata, con aria schiva ma serena, dicendogli
che la busta era stata rifiutata.
Non li vuole, signore... e non vuole neanche parlare
con me.
Non importa, Em.
Vuole che provi di nuovo?
Meglio di no... non credo che servirebbe a molto.
Trovandosi ora solo davanti all'apiario, aveva un'aria
persa, cupa e irrigidita dallo sgomento, come se
anche lui si fosse trovato alla tomba di Roger insieme
agli altri che lo piangevano. Anche le arnie - le file
bianche di scatole, quelle forme rettangolari e disadorne
che si alzavano dall'erba - sembravano ai suoi
occhi monumenti funebri. Sper che Roger venisse sepolto
in un piccolo cimitero non troppo diverso dall'apiario.
Un luogo semplice - ben curato e verde,
non infestato dalle erbacce, isolato da strade e edifici,
senza il rumore dei motori o delle attivit umane a disturbare
il sonno dei morti. Un luogo tranquillo in comunione
con la natura, un buon posto per il riposo
del ragazzo e l'ultimo saluto della madre.
Ma perch stava piangendo con cos tanta facilit,
eppure senza emozione, come se le lacrime scendessero
di loro spontanea volont? Perch non sapeva gridare
a voce alta, singhiozzare dietro il palmo delle
mani? E perch - in occasione di altre morti, quando
il dolore era stato pari a quello che provava in quel
momento - aveva evitato i funerali dei suoi cari, senza
mai versare una sola lacrima, come se il dolore fosse
una cosa da considerare con disprezzo?
Non importa, mormor. Non ha senso.
Non voleva affannarsi a cercare risposte (almeno
non quel giorno), n voleva credere che quell'assenza
di lacrime fosse il risultato complessivo di tutto ci che
aveva visto, conosciuto, amato, perduto e soffocato nel
corso dei decenni - i frammenti della sua giovinezza,
la distruzione di grandi citt e imperi, le immense
guerre che avevano cambiato la geografia del mondo;
e poi la lenta atrofia di amici cari, e della propria salute,
memoria, storia personale; tutte le complicazioni
della vita, tutti i momenti importanti condensati in
una sostanza salina che gonfiava i suoi occhi stanchi.
Invece vi si abbandon senza pi pensarci, si chin a
terra, restando l seduto come una scultura di pietra
eretta tra l'erba rasa.
Si era gi seduto l in precedenza, in quello stesso
punto - vicino all'apiario, un luogo contrassegnato da
quattro sassi portati dalla spiaggia diciotto anni prima
(pietre grigio-nere levigate e appiattite dalla marea,
che si adattavano alla perfezione al palmo della sua
mano), disposti in modo equidistante - uno davanti,
uno dietro, uno a sinistra, uno a destra - a formare
uno spazio modesto e appartato che in passato aveva
contenuto e attutito la sua disperazione. Era solo un
trucco della mente, una sorta di gioco, che spesso
per lo aveva aiutato: nello spazio chiuso da quelle
pietre poteva meditare, pensare con affetto a coloro
che se ne erano andati - e in seguito, una volta uscito
da quel recinto, quale che fosse stato il dolore che lo
aveva portato in quel luogo chiuso, restava l, anche se
solo per poco. Mens sana in corpore sano era la sua frase
magica, pronunciata all'interno di quello spazio, poi
ripetuta quando ne usciva. Tutto  ciclico, anche il
poeta Giovenale.
Prima nel 1929, poi di nuovo nel 1946, aveva usato
con regolarit quel luogo per comunicare con i morti,
mitigando i suoi dolori nel conforto dell'apiario. Ma il
1929 lo aveva visto quasi crollare. Era iniziato allora un
periodo assai pi penoso di quello attuale, perch
l'anziana Mrs Hudson - sua governante e cuoca sin
dai tempi di Londra, l'unica persona che lo aveva accompagnato
in quel suo isolamento nella fattoria del
Sussex - era caduta in cucina e si era rotta un'anca,
fratturandosi la mandibola e perdendo denti e conoscenza
(l'anca in realt si era gi fratturata prima di
quella fatale caduta, perch le ossa erano diventate
troppo fragili per sostenere il peso del suo corpo); in
ospedale era poi morta di polmonite. ( Una conclusione
alquanto mite, scrisse il dottor Watson a Holmes, dopo
essere stato informato del decesso. La polmonite, come
ben sai,  una benedizione per l'infermo, una carezza per
l'anziano.)
Ma non aveva fatto in tempo ad archiviare la lettera
del dottor Watson - dopo che gli effetti personali di
Mrs Hudson erano stati prelevati da un nipote ed era
stata assunta una governante inesperta per sbrigare le
faccende domestiche - che quel suo compagno di tante
stagioni, il bravo dottore, mor all'improvviso una
notte per cause naturali (aveva gustato una buona
cena insieme ai figli e ai nipoti andati a trovarlo, bevuto
tre bicchieri di vino rosso, riso a una barzelletta che
il nipote maggiore gli aveva bisbigliato all'orecchio,
augurato a tutti la buona notte prima delle dieci, ed
era poi morto intorno alla mezzanotte). La straziante
notizia arriv con un telegramma spedito dalla terza
moglie del dottor Watson, consegnato senza tante cerimonie
nelle mani di Holmes dalla giovane governante
(la prima di molte donne che avrebbero fatto la
loro comparsa nella fattoria, sopportando in silenzio il
loro irascibile datore di lavoro, per andarsene di solito
nell'arco di un anno).
Nei giorni a seguire, Holmes vag sulla spiaggia per
ore, dall'alba al tramonto, a contemplare il mare e i
ciottoli sotto i suoi piedi. Non vedeva n parlava di
persona al dottor Watson dall'estate del 1920, quando
l'amico e sua moglie avevano trascorso un fine settimana
insieme a lui. Ed era stata una visita imbarazzante,
pi per Holmes che per i suoi ospiti. Non si era dimostrato
molto amichevole nei confronti della terza
moglie del dottore (la trovava alquanto scialba e arrogante),
e a parte le vecchie avventure vissute un tempo
insieme, aveva ormai poco in comune col dottor Watson;
le loro conversazioni serali sfociavano in incolmabili
e imbarazzanti silenzi, interrotti solo dalle vane
ciance della moglie a proposito dei figli, o del suo
amore per la cucina francese - come se il silenzio fosse
il suo pi acerrimo nemico.
Ci nonostante, Holmes considerava il dottor Watson
un uomo superiore alla maggior parte dei suoi simili,
perci la sua morte improvvisa, sommata alla recente
perdita di Mrs Hudson, era stata come una porta
sbattuta in faccia a tutto ci che fino a quel momento
aveva contato per lui. E mentre camminava
sulla spiaggia, fermandosi a guardare le onde che si
raggomitolavano su se stesse, cap quanto fosse andato
alla deriva: nell'arco di un mese, le relazioni umane
che lo tenevano ancora legato alla sua identit di
un tempo si erano azzerate, mentre lui restava. Poi, il
quarto giorno di camminate sulla spiaggia, cominci
a studiare i sassi - sollevandoli davanti al viso, gettandone
via uno per prenderne un altro, e infine scegliendo
i quattro che pi gli piacevano. Anche nel
pi piccolo dei ciottoli, lo sapeva, erano racchiusi i segreti
dell'intero universo. Inoltre, i sassi che port in
tasca su per la scogliera erano l da prima che lui nascesse;
mentre lui veniva concepito, mentre nasceva,
studiava e invecchiava, loro erano rimasti ad aspettare
sulla spiaggia, immutati. Quei quattro, normalissimi
sassi, come gli altri che aveva tante volte calpestato,
avevano fusi in s tutti gli elementi che formavano la
grande distesa dell'umanit, ogni creatura possibile e
cosa immaginabile; senza dubbio, possedevano tracce
rudimentali sia del dottor Watson, sia di Mrs Hudson,
nonch di lui stesso.
Cos Holmes assegn quei sassi a un luogo preciso,
sedendosi in mezzo a loro a gambe incrociate, snebbiandosi
la mente da ci che lo turbava - la confusione
provocata dalla definitiva assenza di due persone
cui voleva molto bene. Eppure, aveva deciso che percepire
l'assenza di qualcuno era, in un certo senso,
come sentirne la presenza. Mentre inspirava l'aria autunnale
dell'apiario, ed espirava il suo rimorso (tranquillit
di pensiero era il mantra che ripeteva tra s e s
- tranquillit della psiche, come gli era stato insegnato
dai seguaci del Lama in Tibet), percep l'inizio di una
conclusione per se stesso e per i morti, come se a poco
a poco si ritraessero, cercando di staccarsi da lui in
pace, per permettergli di sollevarsi e andare avanti, lasciando
che il suo transitorio dolore restasse imbrigliato
tra quelle pietre antiche. Mens sana in corpore sano.
Durante la seconda met del 1929, occup quel luogo
in sei diverse occasioni, meditando per periodi
ogni volta sempre pi brevi (tre ore e diciotto minuti,
un'ora e due minuti, quarantasette minuti, ventitr
minuti, nove minuti, quattro minuti.) Con l'arrivo del
nuovo anno, il bisogno di sedersi fra quelle pietre si
era estinto, e le uniche attenzioni che concedeva a
quel luogo riguardavano la sua cura (togliere le erbacce,
spuntare l'erba, schiacciare le pietre bene in terra).
Trascorsero duecentouno mesi prima che si soffermasse
di nuovo in quel luogo, alcune ore dopo essere
stato informato della morte di suo fratello Mycroft:
in quel gelido pomeriggio di novembre le nuvolette
di respiro che gli uscivano di bocca si disfacevano
davanti a lui come apparizioni eteree.
Allora si era concentrato su una visione interiore,
un'immagine che risaliva a quattro mesi prima, quando
Holmes aveva incontrato per l'ultima volta il suo unico
fratello vivente, nella Strangers' Room del Diogenes
Club (dove avevano entrambi sorseggiato brandy fumando
un sigaro). Mycroft aveva un bell'aspetto - sguardo
limpido, un bel colorito sulle guance paffute - nonostante
la salute sempre pi cagionevole e l'evidente indebolirsi
delle sue facolt mentali. Quel giorno mostrava
un'incredibile lucidit, mentre riviveva le storie del
suo glorioso periodo bellico godendosi la compagnia
del fratello minore. Holmes aveva iniziato solo di recente
a inviare barattoli di pappa reale al Diogenes Club,
ma aveva pensato che quella sostanza stesse gi migliorando
la salute di Mycroft.
Pur con tutta la tua fantasia, Sherlock, aveva detto
Mycroft, con l'enorme massa del suo corpo sul punto
di scoppiare in una risata, non credo che riusciresti
a immaginarmi mentre sbarco da una chiatta insieme
al mio vecchio amico Winston.
"Sono Mr Bullfinch," aveva detto Winston - perch
quello era il nome in codice concordato - "e sono venuto
a vedere con i miei occhi come vanno le cose qui
in Nord Africa."
Holmes sospettava che le due grandi guerre avessero
rappresentato un terribile sforzo per il suo geniale fratello
(Mycroft era rimasto in servizio ben oltre l'et
pensionabile, lasciando di rado la sua poltrona al
Diogenes Club, eppure altrettanto indispensabile al governo).
Uomo pieno di misteri, posizionato ai vertici dei
servizi segreti britannici, suo fratello maggiore passava
spesso settimane e settimane senza fare un sonno decente
- alimentando la sua energia per mezzo di voraci
scorpacciate - sovrintendendo a una lunga sfilza di intrighi
in patria e all'estero. Non fu una sorpresa per lui
vedere che al termine della seconda guerra mondiale
la salute di Mycroft cominciava a declinare; e non lo fu
neppure notare una maggiore vitalit in suo fratello,
probabile risultato di un consumo costante di pappa
reale.
E un piacere vederti, Mycroft, disse Holmes alzandosi
per andare via. Ancora una volta ti sei rivelato
l'antitesi dell'inerzia.
Un tram che scende sferragliando per una strada
di campagna? disse Mycroft con un sorriso.
Qualcosa del genere, disse Holmes, allungandosi
a stringere la mano del fratello.  passato troppo tempo
dal nostro ultimo incontro. Quando ci rivedremo?
Mai pi, mi spiace dovertelo dire.
Holmes si protese verso la poltrona del fratello,
stringendogli la mano pesante e soffice. Avrebbe riso
di quella frase, se non avesse notato gli occhi del fratello,
cos in contrasto con il sorriso. Pieni di rassegnazione,
d'un tratto si fissarono nei suoi: Come te, sembrava
volessero dire, mi sono bagnato nelle acque di
due secoli, e la mia corsa sta per finire.
Su, Mycroft, disse Holmes, battendo con delicatezza
un bastone contro il polpaccio del fratello,
scommetto che fai male i conti.
Ma come sempre Mycroft non sbagliava. E presto
l'ultimo filo che legava Holmes al passato fu reciso da
una lettera senza firma inviata dal Diogenes Club (nel
testo non erano espresse condoglianze di alcun genere,
ci si limitava a dichiarare con scarne parole che suo
fratello era morto in pace marted 19 novembre e che
- in osservanza delle sue ultime volont - il corpo era
stato sepolto nella terra in modo anonimo e senza cerimonie).
Tipico di Mycroft, pens lui mentre ripiegava
la lettera e la metteva tra le altre carte sulla scrivania.
Quanto avevi ragione, riflett in seguito mentre
sedeva tra le pietre - nel gelo della sera, senza sapere
che Roger lo stava spiando dal sentiero, e che Mrs
Munro, trovato il ragazzo, gli aveva detto in tono di
ammonimento, Lascialo stare, figliolo. E di umore
strano, oggi - Dio solo sa perch.
Holmes non disse niente a nessuno della morte di
Mycroft, n fece sapere di una seconda consegna da
parte del Diogenes Club: un pacchetto, a distanza di
una settimana esatta dalla lettera, scoperto sulla soglia
di casa e quasi calpestato mentre usciva per una passeggiata
mattutina. Avvolta nell'involucro marrone,
trov una copia consunta del Martirio dell'Uomo di
Winwood Reade (la stessa copia che suo padre, Siger,
gli aveva dato da bambino, quando una malattia lo
aveva costretto a languire per mesi nella camera da letto
in mansarda, a casa dei suoi genitori, nella campagna
dello Yorkshire), con un breve biglietto d'accompagnamento
scritto da Mycroft. Quanto era deprimente,
quel libro, eppure che grande impressione aveva
fatto sul giovane Holmes. E mentre leggeva il biglietto,
stringendo di nuovo in mano quel volume, gli torn
alla mente un ricordo rimosso: nel 1867 aveva dato
in prestito quel libro a Mycroft perch lo leggesse.
Quando l'avrai finito, mi dirai che impressione ti ha
fatto, voglio sapere cosa ne pensi, aveva detto. Molte
elucubrazioni interessanti, era la stringata valutazione di
Mycroft, settantotto anni dopo, sebbene un po' troppo
contorte per i miei gusti. Mi ci sono voluti anni e anni per
arrivare alla fine.
Non era l'unica volta che i defunti gli avevano lasciato
in eredit le loro parole. C'erano stati gli appunti
di Mrs Hudson, forse dei promemoria - scribacchiati
su pezzi di carta e nascosti sui ripiani della cucina,
nel ripostiglio delle scope, in giro per il cottage,
poi ritrovati per caso dalla sua prima sostituta, la quale
li dava a Holmes sempre con la stessa aria perplessa.
Per un po' Holmes conserv quei biglietti, esaminandoli
come se nel loro insieme potessero fornirgli la soluzione
di quello che sembrava un assurdo rompicapo.
Alla fine per non riusc a dedurre alcun senso dai
messaggi di Mrs Hudson, tutti formati da due sostantivi:
Cappelliera Pantofole, Orzo Talco, Girandola Marzapane,
Segugio Ambulante, Ordinamento Plancia, Carota Vestaglia,
Frutto Pregustazione, Trachea Piatto, Pepe Focaccia.
Il camino della biblioteca, decise senza sentimentalismi:
era quello il loro posto (e l gli scarabocchi criptici
di Mrs Hudson si accesero in una giornata invernale,
bruciando fino a dissolversi nel nulla, insieme a numerose
lettere che gli erano state inviate da perfetti
sconosciuti).
A un destino simile erano gi andati incontro tre
dei diari inediti del dottor Watson, e a ragione. Dal
1874 al 1929 il dottore aveva registrato le minuzie della
sua vita quotidiana, producendo un numero incalcolabile
di volumi, sistemati in bell'ordine sugli scaffali del suo studio. Ma i tre diari lasciati in eredit a
Holmes - che si riferivano al periodo tra gioved 16
maggio 1901 e la fine di ottobre del 1903 - erano di
natura pi sensibile. Per la maggior parte, i diari erano
la cronaca di centinaia di casi secondari, qualche
azione di rilievo, un aneddoto spassoso a proposito di
cavalli da corsa rubati (Una questione di corse); ma mescolate
a banalit e informazioni degne di nota c'erano
una manciata di sordide faccende che avrebbero
potuto danneggiare qualcuno: indiscrezioni fatte da
parenti della famiglia reale, un dignitario straniero
con un debole per i giovanetti di colore, e uno scandalo
legato alla prostituzione, che aveva minacciato di
rovinare quattordici membri del parlamento.
Perci era stato prudente da parte del dottor Watson
donare a lui i tre diari, nel caso finissero nelle
mani sbagliate. Inoltre, aveva deciso Holmes, era importante
che quei volumi venissero distrutti; altrimenti,
una volta passato anche lui a miglior vita, i testi del
dottore avrebbero potuto diventare pubblici. Ci che
sarebbe andato perso, consider, era gi pubblicato
come racconto fittizio, oppure meritava di sparire per
non danneggiare coloro che avevano confidato nella
sua riservatezza. E cos - evitando di sfogliare le pagine,
resistendo anche alla tentazione di un'occhiata fugace
- gett i volumi nel camino della biblioteca, e
carta e rilegatura emanarono un gran fumo per poi
scoppiettare in fiammate arancioni e azzurre.
Molti anni dopo, per, mentre era in viaggio per il
Giappone, Holmes ripens alla distruzione dei diari
con un certo rimpianto. Secondo la storia di Umezaki,
Holmes doveva aver prestato la sua consulenza a suo
padre nel 1903, il che significava - ammesso che la storia
fosse vera - che i dettagli di quell'incontro erano
finiti in cenere. Mentre riposava in una pensione a
Shimonoseki, rivide i diari del dottor Watson che ardevano
nel camino - quella brace incandescente che
recava il segno dei giorni passati, che a poco a poco saliva
su per la canna fumaria come anime che ascendevano
al cielo, perse per sempre. Quel ricordo gli ottenebr
la mente; disteso su un futon, gli occhi chiusi,
provava una sensazione di vuoto, di irrimediabile perdita.
Una sensazione altrettanto acuta e disperata la
prov di nuovo mesi dopo, mentre sedeva tra le pietre
in quel mattino grigio e nuvoloso.
E mentre Roger veniva sepolto altrove, Holmes non
riusciva a percepire o comprendere nulla, n era in grado
di allontanare la soffocante sensazione della propria
nudit (le sue ridotte facolt mentali navigavano in una
landa disabitata, in esilio da tutto ci che gli era familiare,
senza una via di ritorno nel mondo). Fu una lacrima
solitaria a rianimarlo - gli scivol tra le basette, seguendo
poi il profilo della mascella - una lacrima che rimase
sospesa su un pelo del mento, distraendolo dai suoi
pensieri. Forza, disse con un sospiro, volgendo gli occhi
infiammati verso l'apiario, e sollev le dita per cogliere
la lacrima prima che cadesse.
 
Capitolo 19.

L, vicino all'apiario - poi l, in tutt'altro luogo. La
luce del sole si fece pi intensa; il nuvoloso mattino
estivo lasci il posto a una ventosa giornata di primavera;
un'altra spiaggia, una terra lontana. Yamaguchi-ken, l'estrema punta occidentale di Honshu, l'isola di
Kyushu visibile oltre le acque di quella stretta lingua di
mare. Ohayo gozaimasu, disse la locandiera dal viso
rotondo mentre Holmes e Umezaki sedevano sui tatami
(indossavano entrambi dei kimono grigi, e si trovavano
a un tavolo con vista sul giardino). Soggiornavano
al Shimonoseky Ryokan, una locanda tradizionale
dove ogni ospite veniva dotato di kimono e aveva l'opportunit
di assaggiare a ogni pasto, il cibo locale dei
periodi di caresta (una scelta di zuppe, polpette di
riso e pietanze a base di carpa).
La locandiera andava dalla sala alla cucina, dalla cucina
alla sala, trasportando vassoi. Era una donna robusta.
La pancia sporgeva oltre la fascia intorno alla
vita; i tatami vibravano all'avvicinarsi dei suoi passi.
Umezaki si domand a voce alta come facesse a restare
cos grassa, vista la scarsit di cibo nel paese. Ma la
donna continuava a inchinarsi ai suoi ospiti senza capire
l'inglese di Umezaki, come un cane obbediente e
ben nutrito. Poi, mentre sulla tavola venivano disposte
ciotole, piatti e pietanze fumanti, Umezaki si pul gli
occhiali, e se li rimise mentre si allungava a prendere i
bastoncini. Holmes esamin la colazione, prendendo
anche lui con cautela i bastoncini, e sbadigli cacciando
via il sonno agitato della notte (un vento incostante
aveva scosso le pareti fino all'alba, tenendolo sveglio
con il suo orribile fischio).
Se non sono indiscreto, come sono i suoi sogni?
chiese di punto in bianco Umezaki, prendendo una
polpetta di riso.
I miei sogni? Io non sogno mai.
Come  possibile? Dovr pur sognare qualche volta,
non  cos per tutti?
Sognavo da bambino, di questo ne sono certo.
Non saprei dire quando ho smesso, forse dopo l'adolescenza,
o pi tardi. A ogni modo, non ricordo i dettagli
dei sogni fatti in passato. Questo genere di allucinazioni
 assai pi utile agli artisti e a chi crede nel divino,
non  d'accordo? Per gli uomini come me, si
tratta solo di un'infida seccatura.
Ho letto di persone che sostengono di non sognare,
ma non ci ho mai creduto. Io penso che sentano il
bisogno di rimuoverli, per chiss quale ragione.
Be', se allora sogno, vorr dire che mi sono abituato
a rimuovere. Ma ora le chiedo, amico mio: cosa passa
per la sua testa di notte?
Tutta una serie di cose. Talvolta qualcosa di molto
preciso - posti dove sono stato, volti che vedo ogni
giorno, situazioni banali - altre volte invece vedo scene
remote, sconcertanti - la mia infanzia, amici morti,
persone che conosco bene ma che mi appaiono diverse
da come sono nella realt. A volte mi sveglio confuso,
incerto di dove mi trovi e di cosa abbia visto - 
come restare impigliati tra il reale e l'immaginario, anche
se solo per un breve istante.
So cosa si prova. Holmes sorrise, lanciando uno
sguardo alla finestra. Oltre quella sala, nel giardino,
una brezza leggera faceva ondeggiare i crisantemi rossi
e gialli.
Considero i miei sogni come brandelli sfibrati di
memoria, disse Umezaki. La memoria  come la fibra
della propria esistenza. A mio parere i sogni sono
fili spezzati del passato, orli sfilacciati che si staccano
dal tessuto pur facendone ancora parte. Forse  un'idea
strampalata, non so. Ma non crede anche lei che i
sogni siano una sorta di memoria, un'astrazione di ci
che  stato?
Per un po' Holmes continu a guardare fuori della
finestra. Poi disse, S,  un'idea strampalata. Per
quanto mi riguarda, sono ormai novantatr anni che
cambio pelle e rinasco, quindi quegli orli sfibrati di
cui parla devono essere davvero tanti - e nondimeno
sono certo di non sognare. O forse le fibre della mia
memoria sono molto resistenti; altrimenti mi sarei gi
smarrito. In ogni caso io non ritengo che i sogni siano
un'astrazione del passato - potrebbero invece essere i
simboli delle nostre paure e dei nostri desideri, come
amava sostenere il famoso dottore austriaco. Con i
bastoncini, Holmes prese una fetta di cetriolo sott'aceto
da una ciotola, e Umezaki lo osserv mentre se la
portava alla bocca.
Anche le paure e i desideri, disse Umezaki, sono
il prodotto del passato. Ce li portiamo dietro. Ma sognare
significa molto pi di questo. Non le sembra che
nel sonno ci troviamo in un luogo diverso, un mondo
costruito sulle esperienze vissute nella vita reale?
Non ne ho la pi pallida idea.
Quali sono dunque le sue paure e i suoi desideri?
Io ne ho un'infinit.
Holmes non replic, neppure quando Umezaki si
interruppe, in attesa di una riposta. Con gli occhi fssi
sulla ciotola di cetrioli, gli apparve sul viso un'espressione
turbata. No, non avrebbe risposto a quella domanda,
n avrebbe confessato che le sue paure e i
suoi desideri si riducevano, in fin dei conti, a un'unica
cosa, sempre la stessa: la perdita della memoria, che lo
affliggeva ogni giorno di pi, lo faceva svegliare di soprassalto,
ansante, con la sensazione che tutto ci che
era familiare e sicuro gli si rivoltasse contro, lasciandoloinerme, nudo, ad annaspare per una boccata d'aria;
la perdita di memoria che aveva anche l'effetto di attenuare
la disperazione, di rimuovere l'assenza di coloro
che non avrebbe pi rivisto, ancorandolo al presente,
dove tutto ci che poteva desiderare o di cui poteva
avere bisogno era a portata di mano.
Mi perdoni, disse Umezaki. Non volevo essere
invadente. Avremmo dovuto parlare la notte scorsa,
dopo che sono venuto da lei - ma mi sembrava fosse il
momento sbagliato.
Holmes abbass i bastoncini. Usando le dita, prese
due fette dalla ciotola e le mangi. Quando ebbe finito,
si sfreg le dita sul kimono. Mio caro Tamiki, crede
che abbia sognato qualcosa a proposito di suo padre
la notte scorsa?  per questo che mi fa queste domande?
Non proprio.
O forse  lei che lo ha sognato, e ora desidera parlarmene
mentre facciamo colazione, prendendo la
cosa alla lontana.
L'ho sognato, s... anche se  passato del tempo.
Capisco, disse Holmes. Allora mi dica, la prego:
perch parlarne adesso?
Mi dispiace. Umezaki chin il capo. Chiedo
scusa.
Holmes si rese conto della propria mancanza di tatto,
ma lo irritavano le domande per cui non aveva risposte.
E poi era gi seccato per il fatto che quella notte
Umezaki fosse entrato nella sua camera, inginocchiandosi
accanto al suo futon mentre lui dormiva un
sonno agitato; quando il vento lo aveva svegliato col
suo ronzio triste e lamentoso, la presenza indistinta di
quell'uomo doveva avergli tolto il fiato (era sospeso su
di lui come una nuvola nera, e gli chiedeva con voce
sommessa, Si sente bene? Mi dica. Cosa c'?) perch
non era riuscito a dire una sola parola, n a muovere
le braccia o le gambe. Quanto era stato difficile
in quell'istante ricordare con esattezza dove si trovava,
o comprendere la voce che gli parlava nel buio: Sherlock,
cosa c'? A me pu dirlo.
Solo quando Umezaki era uscito, attraversando in
silenzio la stanza e poi aprendo e richiudendo la parete
scorrevole che separava le loro camere, Holmes
si era ripreso. Voltandosi su un fianco, si era messo ad
ascoltare il malinconico frastuono del vento. Aveva tastato
il tatami sotto il futon, spingendo la punta delle
dita contro il sottile materasso. Poi, chiudendo gli occhi,
aveva riflettuto su quello che Umezaki gli aveva
chiesto, parole che solo allora si riaffacciavano alla
sua memoria: Mi dica. Cosa c'? A me pu dirlo. Perch
in verit, nonostante tutto ci che quell'uomo continuava
a sostenere a proposito del loro piacevole viaggio,
Holmes sapeva che Umezaki era deciso a scoprire
qualcosa del padre perduto, anche se questo avesse significato
vegliare accanto al suo letto (altrimenti perch
Umezaki sarebbe entrato nella sua stanza, quale
altra spiegazione c'era?). Anche Holmes aveva interrogato
in modo simile delle persone nel sonno - ladri,
oppiomani, sospetti assassini (sussurrandogli all'orecchio,
ricavando informazioni dai mormorii sfiatati
di coloro che sognavano, confessioni insonnolite
che in seguito stupivano i colpevoli per la loro precisione).
Holmes, dunque, non era nuovo a quel metodo,
ma avrebbe preferito che Umezaki lasciasse da
parte il mistero di suo padre, almeno finch il loro
viaggio non fosse terminato.
Sono storie vecchie, avrebbe voluto dire Holmes, e
serve a poco agitarsi tanto. Le ragioni che avevano
spinto Matsuda a lasciare il Giappone erano forse giustificabili,
e forse era davvero per il bene della famiglia.
Tuttavia capiva che la prolungata assenza del padre
doveva far sentire Umezaki una persona incompleta,
e non sarebbe arrivato a sostenere davvero l'insensatezza
della sua ricerca. Aveva sempre creduto che gli
enigmi della propria vita meritassero instancabili investigazioni,
ma nel caso di Matsuda, Holmes sapeva che
qualunque indizio era andato distrutto nel fuoco del
camino tanti anni prima. Fu allora che il ricordo dei
diari inceneriti del dottor Watson prese a tormentarlo,
offuscandogli la mente, e ben presto non riusc pi a
riflettere. E mentre era ancora sveglio, disteso sul futon,
non sentiva pi neanche il vento che si infuriava
per le strade, lacerando le grate di carta alle finestre.
Sono io quello che dovrebbe scusarsi, disse
Holmes a colazione, allungandosi sul tavolo per dare
un buffetto sulla mano di Umezaki. Ho avuto una
nottataccia, a causa del brutto tempo e di tutto il resto,
e oggi ne pago le conseguenze.
Umezaki, con la testa ancora china, annu.  solo
che sono preoccupato. Mi sembrava che avesse urlato
nel sonno,  stato un suono orribile.
Ma certo, disse Holmes, assecondandolo. Sa, anche
a me  capitato di trovarmi in luoghi dove il vento
dava l'impressione che qualcuno urlasse, un grido distante,
un lamento, come una richiesta d'aiuto.  facile
che una tempesta inganni l'udito; sono stato ingannato
anch'io, gliel'assicuro. Sorridendo, ritrasse la
mano, muovendo le dita nella ciotola di cetrioli.
Crede che mi sia sbagliato, allora?
 possibile, no?
S, disse Umezaki, sollevando il capo con un gesto
di sollievo. Certo,  possibile.
Molto bene, disse Holmes, tenendo una fetta di
cetriolo davanti alle labbra. Chiudiamo qui la questione.
Che ne dice di ricominciare la giornata da
capo? Cosa c' in programma per questa mattina,
un'altra passeggiata lungo la spiaggia? O forse dovremmo
mirare all'obiettivo per cui siamo venuti qui,
ovvero la caccia all'inafferrabile frassino spinoso?
Umezaki aveva un'aria perplessa. Avevano gi chiarito
a sufficienza le ragioni che avevano spinto Holmes
a visitare il Giappone (il desiderio di assaggiare le pietanze
a base di frassino spinoso, oltre a vedere la crescita
spontanea dell'arbusto in natura), e la loro destinazione,
che li avrebbe portati, qualche ora pi tardi,
in quella rustica izakaya sul mare (la versione giapponese
di un pub, cap subito Holmes non appena varcata
la soglia).
Entrati nell'izakaya, trovarono all'interno un calderone
che bolliva, mentre la moglie del proprietario tagliava
foglie appena colte di frassino spinoso. I visi degli
avventori si alzarono, alcuni con aria diffidente, da
bicchieri di birra o di sak. Quante volte Umezaki aveva
parlato a Holmes della torta speciale in vendita nell'izakaya,
preparata con i frutti e i semi del frassino spinoso,
tostati, macinati, e poi impastati insieme alla farina?
E quante volte avevano accennato alle lettere
che si erano scambiati nel corso degli anni, il cui contenuto
riguardava sempre il loro comune interesse per
quell'arbusto che cresceva lento e forse aveva il potere
di allungare la vita?
Nell'izakaya c'era odore di pepe nero e pesce, e si
sedettero a un tavolo a sorseggiare t e ascoltare le
chiassose conversazioni intorno a loro. Quei due
sono pescatori, disse Umezaki. Stanno litigando per
una donna.
In quel momento, il proprietario varc la tenda di
una stanza sul retro, mostrando il suo sorriso sdentato e
rivolgendo la parola ai clienti con voce buffa e irosa, ridendo
insieme a quelli che conosceva per poi dirigersi
al loro tavolo. L'uomo sembr divertito nel vedere l'anziano
inglese e il suo raffinato compagno, diede qualche
colpetto cordiale sulla spalla di Umezaki e fece a
Holmes l'occhiolino, come se fossero tutti grandi amici.
Sedutosi al tavolo insieme a loro, il proprietario guard
Holmes e disse qualcosa a Umezaki in giapponese - un
commento che fece ridere tutti
nell'izakaya tranne Holmes. Cosa ha detto?
 piuttosto divertente, disse Umezaki. Mi ha ringraziato
per aver portato qui mio padre - ha detto che
siamo come due gocce d'acqua - ma secondo lui, lei 
il pi bello dei due.
Su questo concordo anch'io, disse Holmes.
Umezaki tradusse la battuta al proprietario, che
scoppi a ridere, annuendo pi volte col capo.
Poi, mentre finiva il suo t, Holmes disse a Umezaki,
Mi piacerebbe dare un'occhiata a quel calderone.
Vuole riferirlo al nostro amico? Vuole dirgli che
mi piacerebbe molto vedere come viene cucinato il
frassino spinoso?
Appena trasmessa la richiesta, il proprietario
scatt in piedi. Sar ben lieto di mostrarglielo, disse
Umezaki. Ma  sua moglie che si occupa della cucina.
Solo lei pu farle vedere la procedura.
Molto bene, disse Holmes alzandosi. Viene anche
lei?
Tra un istante... ho ancora del t.
E un'occasione rara, sa. Spero non le dispiaccia se
non l'aspetto.
No, nient'affatto, disse Umezaki, pur lanciando a
Holmes uno sguardo severo, come se in qualche
modo si sentisse abbandonato.
Presto comunque si ritrovarono entrambi davanti al
calderone, con in mano le foglie dell'arbusto, mentre
la moglie rimestava il brodo. In seguito, ricevettero indicazioni
per raggiungere il luogo dove la pianta cresceva
rigogliosa - pi avanti lungo la spiaggia, da qualche
parte tra le dune di sabbia.
Che ne dice se ci andiamo domattina? chiese
Umezaki.
Preferirei andarci ora, se non  troppo tardi.
Non  molto vicino, Sherlock-san.
Avviamoci, almeno. Fino al crepuscolo possiamo
camminare.
Come desidera.
Diedero un ultimo curioso sguardo all'interno dell'izakaya
- al calderone, alla zuppa, agli uomini con i
loro bicchieri - e poi uscirono, avanzando sulla sabbia
e inoltrandosi tra le dune. Arrivato il crepuscolo, non
avevano ancora trovato traccia dell'arbusto, dunque
decisero di tornare alla locanda per la cena, entrambi
esausti per la camminata. Si ritirarono tutt'e due di
buon'ora nelle loro stanze, invece di bere qualcosa insieme
come ogni sera. Ma quella notte - la seconda
del loro soggiorno a Shimonoseki - Holmes si svegli
verso mezzanotte, nel mezzo di un altro sonno agitato.
Quello che da principio lo colp fu il non sentire pi il
vento. Poi si ricord cosa aveva tenuto occupata la sua
mente nei minuti precedenti al sonno: l'izakaya sul
mare, le foglie di frassino spinoso che bollivano nel
calderone di zuppa di carpa. Era disteso sotto le coperte,
lo sguardo fisso sul soffitto nella luce fioca.
Dopo un po' si sent di nuovo assonnato e chiuse gli
occhi. Ma non si addorment: ripens invece allo
sdentato proprietario - si chiamava Wakui - e a come i
suoi spiritosi commenti avessero divertito Umezaki.
Soprattutto una barzelletta di cattivo gusto a spese dell'imperatore:
Perch il generale MacArthur  l'ombelico
del Giappone? Perch sta sopra un coglione.
Ma la battuta che pi era piaciuta a Umezaki era
stata quella sul fatto che Holmes fosse suo padre. Nel
tardo pomeriggio, mentre camminavano insieme lungo
la spiaggia, Umezaki l'aveva ripetuta, dicendo, A
pensarci  strano. Se mio padre fosse ancora vivo,
avrebbe solo qualche anno pi di lei.
Gi, aveva detto Holmes, scrutando l'orizzonte
oltre le dune, esaminando il terreno sabbioso in cerca
di tracce dell'arbusto spinoso.
Lei  il mio padre inglese... che ne dice? A un
tratto Umezaki gli aveva preso il braccio, tenendolo
ben saldo mentre procedevano. Wakui  un tipo curioso.
Mi piacerebbe tornarlo a trovare domani.
Solo allora Holmes aveva capito di essere stato scelto
come surrogato di Matsuda. Era chiaro come dietro
il contegno maturo e circospetto di Umezaki si nascondessero
le ferite dell'infanzia. E quando le dita bisognose
di Umezaki lo avevano stretto sulla spiaggia,
tutto era diventato ancora pi chiaro: l'ultima volta
che hai sentito notizie di tuo padre, aveva riflettuto
Holmes,  stata anche la prima volta che hai sentito
parlare di me. Matsuda scompare dalla tua vita, e io
arrivo sotto forma di un libro - l'uno rimpiazza l'altro,
per cos dire.
Cos erano cominciate le lettere dall'Asia, e dopo
mesi di cordiale corrispondenza l'invito culminato nel
viaggio attraverso l'entroterra giapponese, i giorni trascorsi
insieme - come un padre e un figlio che si riconciliavano
dopo aver vissuto separati per molti anni.
E sebbene Holmes non fosse riuscito a dare risposte
concrete, ora forse - affrontando quel lunghissimo
viaggio per raggiungere Umezaki, dormendo nella
casa di famiglia a Kobe e poi avventurandosi nel viaggio
a ovest dove avevano visitato il giardino di Hiroshima
in cui Matsuda portava Umezaki da bambino - sarebbe
stata la sua stessa vicinanza a fornire una soluzione.
Ci che era diventato chiaro, inoltre, era che a
Umezaki poco importava del frassino spinoso o della
pappa reale, o di qualsiasi altra cosa di cui aveva discusso
in dettaglio nelle sue lettere. Un semplice stratagemma,
comprendeva ora Holmes, per quanto efficace
- ogni argomento era stato studiato con cura,
ben esposto nelle lettere, e con molta probabilit dimenticato.
Questi figli di padri scomparsi, aveva riflettuto
Holmes, immaginando Umezaki e il giovane Roger
durante l'escursione sulle dune. Quest'epoca di anime
sole e in ricerca perenne, aveva pensato mentre sentiva
quelle dita stringergli il braccio.
Ma al contrario di Umezaki, Roger aveva capito il
destino di suo padre e nutriva la certezza che la sua
morte - per quanto tragica - fosse stato un atto eroico.
Umezaki invece non aveva nulla del genere a cui
aggrapparsi, non aveva altro che quel gracile, vecchio
inglese che aveva accompagnato sulle colline sabbiose
stringendoli il gomito ossuto, sostenendosi a lui, pi
che facendogli da guida: Che ne dice di tornare indietro?
 stanco di cercare?
No, sono preoccupato per lei.
Ormai siamo troppo vicini per tornare indietro.
Si sta facendo buio.
In quel momento Holmes apr gli occhi e guard di
nuovo il soffitto, riflettendo sul problema; soddisfare
Umezaki significava concepire una qualche verit, e
poi rivelarla (come quando il dottor Watson elaborava
la trama di un racconto, pens: la miscela di ci che
era e ci che non era mai stato produceva un'unica,
indiscutibile creazione). S, la sua associazione con
Matsuda non era del tutto impossibile - e s, la sparizione
dell'uomo poteva essere spiegata, e anche senza
troppe elucubrazioni. E dove si erano conosciuti la
prima volta? Forse nella sala per gli ospiti del Diogenes
Club, su invito di Mycroft. Ma perch?
Se l'arte dell'investigazione si esaurisse nei ragionamenti
che hanno luogo in questa stanza, Mycroft, tu
saresti il pi grande detective mai vissuto. Ma tu sei incapace
di elaborare gli aspetti pratici di una questione.
Immagino che sia per questo che mi hai convocato
di nuovo qui.
Immagin Mycroft seduto nella sua poltrona. Vicino
a lui sedeva T.R. Lamont (o era R.T. Lanner?), un
uomo austero e ambizioso di origini polinesiane,
membro della London Missionary Society, vissuto nell'isola
di Mangaia, nell'oceano Pacifico e che, in qualit
di spia dei servizi segreti britannici, manteneva
una stretta sorveglianza sulla popolazione indigena in
nome della moralit. Sperando di aiutare le ambizioni
espansionistiche della Nuova Zelanda, Lamont, o Lanner,
era in lizza per ruoli pi importanti, come quello
di residente britannico - una posizione, questa, che
implicava negoziazioni con i capi delle isole Cook per
preparare la strada all'annessione delle isole nel territorio
della Nuova Zelanda.
O forse si chiamava J.R. Lambeth? No, no, ramment
Holmes, era Lamont, di sicuro Lamont. A ogni
modo, era il 1898 - o il 1899, o forse era il 1897? - e
Holmes era stato convocato da Mycroft per esprimere
un'opinione su questo certo Lamont (Come sai, posso
fornire eccellenti consulenze, gli aveva scritto il fratello in
un telegramma, ma cogliere nei particolari il vero valore di
un individuo non  il mio mestiere).
Dobbiamo giocare le nostre carte, aveva spiegato
Mycroft, ben consapevole dell'influenza francese su
Tahiti e le Society Islands. La regina Makea Takau
vuole che le sue isole siano annesse ai nostri territori,
ma il nostro governo  poco propenso. Il primo ministro
neozelandese, d'altro canto, si  gi esposto, dunque
noi siamo obbligati ad aiutarlo. E considerato il
rapporto che ha stretto con gli indigeni - con i quali
ha in comune ben pi di qualche caratteristica fisica
- crediamo che Lamont potr essere alquanto utile
allo scopo.
Holmes osserv il tipo basso e riservato che sedeva
alla destra di suo fratello (teneva lo sguardo chino,
dietro gli occhiali, aveva il cappello sulle ginocchia, e
sembrava un nano accanto all'immensa forma alla sua
sinistra). Oltre a te, Mycroft, a chi ti riferisci quando
usi il "noi"?
Questo, mio caro Sherlock - come tutto ci di cui
si parla in mia compagnia -  della massima segretezza,
e al momento non ha alcuna importanza. Quello
che ti sto chiedendo  il tuo parere su questo nostro
collega.
Capisco...
Ma non era Lamont, o Lanner, oppure Lambeth,
che Holmes vide in quel momento accanto a Mycroft,
bens la statura imponente, il viso allungato e la barbetta
a punta di Matsuda Umezaki. Erano stati presentati
in quella stanza privata e quasi subito Holmes aveva
capito che l'uomo corrispondeva a quanto richiesto
dalla sua posizione; dal dossier mostratogli da Mycroft,
appariva evidente che Matsuda era un uomo intelligente
(autore di diversi libri importanti, uno dei quali
sulla diplomazia segreta), un capace intermediario
(come dimostrato dal suo precedente incarico presso
il Ministero degli Esteri giapponese), un anglofilo disilluso
dal proprio paese (disposto a spostarsi, a seconda
delle necessit, dal Giappone alle isole Cook, poi in
Europa, e quindi di nuovo in Giappone).
Credi che sia il nostro uomo? chiese Mycroft.
Ebbene s, disse Holmes con un sorriso. Noi
pensiamo che sia l'uomo perfetto.
Come Lamont, Matsuda avrebbe condotto con discrezione
tutte le manovre politiche necessarie a arrivare
all'annessione delle isole Cook, mentre la sua famiglia
lo credeva impegnato a fare ricerche di diritto
costituzionale a Londra.
In bocca al lupo, signore, disse Holmes, stringendo
la mano di Matsuda una volta terminato il colloquio.
Sono certo che svolger al meglio la sua missione.
Si incontrarono ancora una volta - nell'inverno del
1902, o forse all'inizio del 1903 (un paio d'anni dopo
l'inizio dell'occupazione ufficiale delle isole da parte
della Nuova Zelanda) - quando Matsuda chiese consiglio
a Holmes riguardo a certi tumulti a Niue, un'isola
in precedenza associata a Samoa e Tonga ma poi conquistata
un anno dopo l'annessione. Di nuovo, Matsuda
fu segnalato per un'altra posizione di rilievo, sebbene
questa volta per conto della Nuova Zelanda e non
dell'Inghilterra: Si tratta di un'opportunit estremamente
redditizia, Sherlock - restare a tempo indeterminato
nelle isole Cook a sedare le proteste di Niue e
fare in modo che quest'isola ribelle ricada sotto
un'amministrazione separata, e nel frattempo gestire
l'ammodernamento delle strutture pubbliche nelle altre
isole.
Erano seduti nel salotto di Holmes a Baker Street, e
chiacchieravano davanti a una bottiglia di chiaretto.
Ma teme che questo possa essere considerato un tradimento
nei confronti di Whitehall? chiese Holmes.
Proprio cos.
Fossi in lei, non mi preoccuperei troppo, mio caro
amico. Lei ha portato a termine ci che le era stato
chiesto di fare, svolgendo il suo incarico in modo impeccabile.
Ora  libero di mettere a frutto i suoi talenti
altrove.
Lo pensa davvero?
S, certo.
E come Lamont, Matsuda ringrazi Holmes, chiedendogli
che quella conversazione restasse confidenziale.
Poi aveva finito il suo bicchiere prima di andarsene,
inchinandosi mentre usciva dalla porta d'ingresso
e quindi in strada. Torn subito nelle isole Cook,
viaggiando di isola in isola per incontrare i cinque
capi principali e gli altri sette meno importanti, presentando
loro le sue idee in merito a un futuro consiglio
legislativo, per poi spingersi infine a Erromango,
nelle Nuove Ebridi, dove fu visto per l'ultima volta
mentre viaggiava nelle regioni interne (un'area di
rado visitata dai forestieri, un regno isolato, avvolto da
una fitta foresta, noto per i suoi enormi totem di teschi
e per le sue collane di ossa umane).
Certo, non era una storia del tutto inattaccabile.
Qualora fosse stato incalzato da Umezaki, Holmes temeva
di confondere dettagli, nomi, date, vari particolari
storici. Inoltre, non poteva fornire una vera e propria
spiegazione sul perch Matsuda avesse abbandonato
la sua famiglia per vivere sulle isole Cook. Ma
considerando il disperato bisogno di risposte di Umezaki,
Holmes sentiva che quella storia sarebbe bastata.
Quali fossero state le altre sconosciute ragioni che avevano
spinto Matsuda a una nuova vita, immagin, non
erano affar suo (dovevano essere ragioni personali,
private, che come tali andavano oltre la sua conoscenza).
Tuttavia, ci che Umezaki avrebbe appreso a proposito
di suo padre non era insignificante: Matsuda
aveva giocato un ruolo centrale nell'evitare un'invasione
francese delle isole Cook, aveva soffocato la rivolta
di Niue e, prima della sua scomparsa nella giungla,
aveva anche cercato di incoraggiare gli isolani affinch
un giorno costituissero un loro governo autonomo.
Suo padre, disse a Umezaki, era molto rispettato
dal governo britannico, ma per gli anziani di Rarotonga
- e quelli delle isole circostanti che hanno l'et per
ricordarlo - il suo nome  leggendario.
Infine, assistito dal debole bagliore di una lanterna
accesa accanto al futon, Holmes afferr i bastoni e si
alz. Dopo essersi infilato il kimono, attravers la stanza,
facendo attenzione a non inciampare mentre camminava.
Arrivato al pannello che faceva da parete, rimase
fermo l per un po'. Dall'altra parte, nella stanza
di Umezaki, sent russare. Continuando a fissare il
pannello, diede qualche colpetto sul pavimento col
bastone. Poi ud un suono simile a un colpo di tosse,
seguito da qualche debole movimento (il corpo di
Umezaki che si spostava, lo stropiccio delle lenzuola).
Rimase in ascolto per qualche istante, ma non sent
pi nulla. Si mise a cercare una maniglia, trovando invece
una scanalatura che lo aiut a far scorrere il pannello
e ad aprirlo.
La stanza adiacente era la copia esatta di quella
dove dormiva Holmes - la debole luce giallognola di
una lanterna, un solo futon al centro del pavimento,
la scrivania incassata e, appoggiati contro una parete, i
cuscini usati per sedersi o inginocchiarsi. Si avvicin al
futon. Le lenzuola erano state scalciate via, e si intravedeva
il corpo di Umezaki che dormiva seminudo in
posizione supina, immobile e silenzioso, come se non
respirasse. A sinistra del materasso - vicino alla lanterna
- c'erano un paio di pantofole, allineate alla perfezione.
E mentre Holmes si abbassava verso il pavimento,
Umezaki si svegli all'improvviso, dicendo con
tono apprensivo qualcosa in giapponese, scrutando la
figura in ombra che gli si profilava accanto.
Devo parlarle, disse Holmes, sistemandosi i bastoni
sulle ginocchia.
Umezaki, sbirciando ancora davanti a s, si mise a sedere.
Allungandosi verso la lanterna, la sollev e illumin
il viso severo di Holmes. Sherlock-san? Si sente bene?
Holmes socchiuse gli occhi alla luce della lanterna.
Pos una mano su quella che Umezaki teneva alzata,
scostando con delicatezza la luce. Poi, di nuovo nell'ombra,
parl: Le chiedo solo di ascoltare, e quando
avr finito, le chiedo di non farmi altre domande.
Umezaki non rispose, cos Holmes continu. Nel corso
degli anni, mi sono imposto la regola di non discutere
mai - in nessuna circostanza - dei casi della massima
riservatezza o di quelli che riguardavano affari nazionali.
Spero che capisca che fare un'eccezione alla regola
potrebbe porre a rischio delle vite umane e compromettere
la mia buona reputazione. Ma ormai sono vecchio,
e credo sia giusto dire che la mia reputazione  irreprensibile.
Credo sia anche giusto dire che le persone
di cui ho mantenuto i segreti per decenni non sono pi
di questo mondo. In altre parole, sono sopravvissuto a
tutto ci che ha fatto di me ci che sono.
Non  vero, comment Umezaki.
La prego, non mi interrompa. Se promette di non
dire nulla, la aiuter con suo padre. Vede, voglio raccontarle
cosa so di lui, prima di dimenticarmelo, e voglio
che lei ascolti. E quando avr finito e la lascer, le
chiedo di non discutere mai pi con me dell'argomento
- perch questa notte, amico mio, lei sar depositario
della prima eccezione alla regola di tutta la
mia vita. Ora la prego di permettermi di tranquillizzarla,
come meglio posso.
E con questo Holmes cominci a raccontare la sua
storia, sussurrando sottovoce, in un'atmosfera quasi di
sogno. Una volta concluso, rimasero faccia a faccia per
un po', senza muoversi n dire una parola - due forme
indistinte sedute di fronte, come se l'una fosse l'oscuro
riflesso dell'altra, le teste nascoste nell'ombra, il
pavimento illuminato - finch Holmes si alz senza
rumore e si trascin nella sua camera, dirigendosi con
aria esausta verso il suo letto, con i bastoni che battevano
sordi sui tatami.
 
Capitolo 20.

Dal suo ritorno in Sussex, Holmes non si era mai soffermato
molto a riflettere su ci che aveva detto a
Umezaki quella notte a Shimonoseki, n - ripensando
al suo viaggio - sentiva di essere stato ostacolato dall'enigma
di Matsuda. Chiuso a chiave nel suo studio in
mansarda, riportato d'un tratto con la mente a quei
luoghi, si raffigurava le dune remote tra le quali lui e
Umezaki avevano passeggiato; si vedeva lungo la spiaggia
con Umezaki, fermo a osservare l'oceano e le poche
nuvole bianche sospese sull'orizzonte.
Che tempo meraviglioso, vero?
Oh, si, conferm Holmes.
Era il loro ultimo giorno a Shimonoseki, e bench
nessuno dei due avesse dormito molto bene (Holmes
in continuo dormiveglia finch non si era avvicinato al
letto di Umezaki, che invece era rimasto sveglio a lungo
dopo che Holmes lo aveva lasciato), procedettero
di buon umore, riprendendo la ricerca del frassino
spinoso. Quella mattina, il vento era cessato del tutto,
e un perfetto cielo primaverile si presentava alla vista.
Anche la citt sembrava rianimata mentre lasciavano
la locanda dopo aver fatto colazione. La gente sbucava
da case o negozi e spazzava via da terra ci che il vento
aveva sparso; davanti al vivace tempio vermiglio di
Akamajingu, un'anziana coppia cantava sutra sotto il
sole. Poi, spostandosi lungo la riva del mare, scorsero
pi gi sulla spiaggia una dozzina di donne e anziani
che rovistavano fra i relitti portati dalle onde, raccogliendo
conchiglie o qualsiasi altro oggetto utile trasportato
dalle correnti (alcuni trascinavano sulla schiena
fasci di legna trovati sulla spiaggia, altri portavano
intorno al collo grossi fasci di alghe bagnate, come fossero
boa lerci e stracciati). Presto avevano oltrepassato
quella gente e si erano incamminati lungo il piccolo
sentiero che portava alle dune e pian piano si allargava
fino a diventare il terreno docile e radioso che li
circondava.
La superficie delle dune, increspata dal vento, punteggiata
da erbe selvatiche, conchiglie e sassi, celava
l'oceano alla vista. Quei dolci pendi sembravano distendersi
senza fine, in un continuo saliscendi verso
una lontana catena montuosa a est, o verso il cielo a
nord. Anche in una giornata cos priva di vento, la sabbia
si alzava a ogni passo, formando una scia di mulinelli
che cospargeva di polvere salamastra il risvolto
dei pantaloni. Dietro di loro, le orme impresse sulla
sabbia svanivano, quasi fossero coperte da una mano
invisibile. Pi avanti, dove le dune incontravano il cielo,
un miraggio tremulo si alzava come vapore da terra.
Intanto sentivano ancora le onde che si frangevano
a riva, i cercatori di relitti che si chiamavano urlando, i
gabbiani che stridevano sul mare.
Con grande sorpresa di Umezaki, Holmes indic il
punto dove avevano cercato la sera prima, e quello
dove riteneva opportuno cercare ora - a nord, vicino
alle dune che degradavano verso l'acqua. Vedr che
l la sabbia  umida, un luogo di riproduzione ideale
per il nostro arbusto.
Proseguirono senza fermarsi - strizzando gli occhi
per il riverbero, soffiandosi via la sabbia dalle labbra -,
lasciandosi di tanto in tanto inghiottire da buche pi
profonde nascoste tra le dune; a volte Holmes faceva
fatica a mantenersi in equilibrio, ma veniva soccorso
dalla salda presa di Umezaki. Alla fine la sabbia si fece
pi compatta sotto i loro piedi, l'oceano apparve alcuni
metri pi avanti, e giunsero a una distesa ingombra
di erbe selvatiche, cumuli di foglie e un unico, grosso
pezzo di legno trasportato dalla corrente, appartenuto
con molta probabilit allo scafo di un'imbarcazione
da pesca. Per un po' rimasero l fermi a riprendere fiato
e scrollarsi la sabbia dai pantaloni. Poi Umezaki si
sedette sul pezzo di legno - tamponandosi il viso con
un fazzoletto e asciugandosi il sudore che gli colava
dalla fronte lungo il viso e sul mento - mentre
Holmes, con un sigaro spento tra le labbra, inizi a
esaminare con cura le erbe selvatiche, studiando le foglie
tutto intorno, per poi chinarsi accanto a un largo
arbusto assediato da mosche (gli insetti brulicavano
sulla pianta, raccogliendosi soprattutto sui fiori).
Eccoti qui, mia bellissima pianta, esclam
Holmes, mettendo da parte i bastoni. Tocc con delicatezza
i ramoscelli, armati di coppie di piccole spine
alla base delle foglie. Not i fiori maschi e femmine su
diverse piante (grappoli ascellari in fioritura; fiori unisessuali,
verdognoli, minuscoli, lunghi un paio di centimetri,
a cinque-sette petali, bianchi) - i fiori maschi
con cinque stami, i fiori femmine con quattro o cinque
carpelli liberi contenenti due ovuli ciascuno. Osserv i
semi, rotondi e color nero lucido. Molto raffinata,
disse, rivolgendosi alla pianta in tono intimo.
In quel momento Umezaki si accovacci accanto all'arbusto,
e tra un tiro e l'altro alla sigaretta, soffi il
fumo verso le mosche per disperderle. Ma non era il
frassino spinoso ad attirare la sua attenzione; piuttosto
era il modo in cui Holmes sembrava incantato dalla
pianta, le dita agili che sfioravano le foglie, le parole
sussurrate come fossero un mantra - Composte imparipennate,
lunghe da tre a sei centimetri, nervatura
centrale finemente ramificata, spinose, 3-7 foglioline a
coppie, pi una terminale, lucide... -, l'appagamento
e la meraviglia che trasparivano dal sorriso e dal luccichio
degli occhi di quel vecchio.
E quando Holmes guard Umezaki, anche lui not
un'espressione simile, che durante l'intero viaggio
non aveva mai visto sul viso del compagno - uno
sguardo sincero di serenit e accettazione. Abbiamo
trovato ci che volevamo trovare, disse, scorgendo il
suo riflesso sugli occhiali di Umezaki.
S, credo di s.
 una cosa semplice... eppure mi colpisce cos tanto,
non so neanch'io spiegare perch.
Provo anch'io la stessa cosa.
Umezaki si inchin, raddrizzandosi quasi subito.
Era come se avesse qualcosa di urgente da dire, ma
Holmes scosse il capo, dissuadendolo. Godiamoci ci
che resta di questo silenzio, che ne dice? Le nostre
elucubrazioni potrebbero non rendere giustizia a
un'opportunit tanto rara, e non vogliamo che sia
cos, giusto?
Giusto.
Bene, disse Holmes.
Dopodich, nessuno dei due parl per un po'.
Umezaki fin la sigaretta e ne accese un'altra mentre
osservava Holmes che studiava da vicino il frassino, lo
toccava e lo scrutava senza mai smettere di masticare
la punta del sigaro. L vicino le onde si raggomitolavano
su se stesse, e si sentivano i vecchi che si avvicinavano
lungo la spiaggia. Fu proprio quel loro silenzio
condiviso a restare poi impresso nella mente di
Holmes (i due uomini seduti davanti all'oceano, vicino
al frassino, tra le dune, in una perfetta giornata di
primavera). Se cercava di immaginare la locanda dove
avevano soggiornato - o le strade che avevano percorso
insieme, gli edifici superati lungo la via - ricordava
ben poco. Invece conservava le immagini di quelle
colline sabbiose, del mare, dell'arbusto e del compagno
che lo aveva attirato in Giappone. Ricordava anche
lo strano suono che si era alzato come un soffio
dalla spiaggia - dapprima debole, poi sempre pi forte,
una voce attutita e ronzante, di corde pizzicate con
forza - ponendo fine al loro silenzio.
 un suonatore di shamisen, disse Umezaki alzandosi
a guardare oltre l'erba selvatica, con gli steli a solleticargli
il mento.
Un suonatore di cosa? Holmes afferr i bastoni.
Uno shamisen, una specie di liuto.
Con l'aiuto di Umezaki, Holmes si alz per guardare
oltre l'erba. Scorsero una lunga e sparuta processione
di bambini lungo la spiaggia, in lenta marcia verso
sud; in testa c'era un uomo dai capelli arruffati con indosso
un kimono nero, che pizzicava uno strumento a
tre corde con un grosso plettro (mentre il dito medio
e l'indice di una mano erano premute sulle corde).
Conosco quelli come lui, disse Umezaki quando
la processione si fu allontanata. Sono mendicanti che
suonano in cambio di cibo o denaro. Molti di loro
sono suonatori provetti, se la cavano piuttosto bene
nelle citt pi grandi.
Come nella favola del pifferaio magico, i bambini
seguivano l'uomo in una stretta scia, ascoltandolo
mentre cantava e suonava per loro. Quando la processione
raggiunse i vecchi sulla spiaggia, si ferm, e cos
anche i canti e la musica. Il piccolo corteo si sciolse e i
bambini si disposero in cerchio attorno al musicista,
sistemandosi a sedere sulla sabbia. I vecchi slegarono
le funi attorno ai fasci di legna liberandosi del loro
peso, e andarono a mettersi in ginocchio o in piedi accanto
ai bambini. Una volta che tutti si furono sistemati,
il suonatore di shamisen cominci a cantare in uno
stile lirico e narrativo al tempo stesso, con una voce
acuta attraversata da sonorit che trasmettevano una
sorta di vibrazione elettrica.
Umezaki inclin il capo da un lato, guardando verso
la spiaggia, poi, come in un ripensamento, disse,
Vuole che andiamo ad ascoltarlo?
Direi di s, rispose Holmes, mentre fissava il gruppo
di persone in lontananza.
Ma non lasciarono subito le dune, perch Holmes
volle dare un ultimo sguardo all'arbusto, strapp alcune
foglie e se le mise in tasca (in seguito purtroppo
smarr da qualche parte quegli esemplari durante
il viaggio per Kobe). Prima di attraversare la spiaggia,
i suoi occhi si soffermarono per qualche secondo
sul frassino spinoso. Non ho mai visto niente di simile,
disse alla pianta, e temo che non mi capiter
mai pi...
Poi Holmes si sent pronto ad andare, facendosi
strada tra le erbe selvatiche insieme a Umezaki fino a
raggiungere la spiaggia, dove subito si sedette ad
ascoltare il suonatore di shamisen che cantava le sue
storie e pizzicava le corde dello strumento (un uomo
quasi cieco, apprese in seguito, che si spostava per il
Giappone perlopi a piedi). I gabbiani scendevano in
picchiata e risalivano leggeri, come sostenuti dalla musica,
mentre una nave sfiorava l'orizzonte, diretta in
porto; tutto questo - il cielo perfetto, il pubblico rapito,
lo stoico musicista, quella strana melodia, e l'oceano
sommesso - Holmes lo vedeva con assoluta chiarezza.
Quella scena rappresentava il piacevole culmine
del suo viaggio. Ci che segu invece gli balenava nella
mente come i brandelli di un sogno: la processione
che riprese nel tardo pomeriggio, il musicista che conduceva
il gruppo lungo la spiaggia, in testa a una scia
di seguaci che si snodava tra fuochi accesi di relitti; e il
corteo che infine entrava nell'izakaya col tetto di paglia
vicino al mare, accolto da Wakui e dalla moglie.
La luce del sole si irradiava sulle tende di carta alle
finestre; le ombre dei rami erano sfuocate e nere.
Shimonoseki, ultimo giorno, 1947, aveva scritto Holmes su
un tovagliolino, conservato a ricordo di quel pomeriggio.
Come Umezaki, era gi alla seconda birra. La torta
a base di frassino spinoso, li aveva informati Wakui,
era gi terminata. Cos si accontentarono del fresco all'interno
dell'izakaya. Si trattennero per un po' bevendo
qualcosa, ripensando a quello che avevano trovato.
L, sul finire del giorno, mentre beveva insieme a
Umezaki, vide quell'arbusto solitario che cresceva rigoglioso
lontano da ogni centro abitato, infestato di
insetti, spinoso, privo di qualunque bellezza, eppure
prezioso e utile - in un certo senso non troppo diverso
da lui, pens divertito.
Gli avventori entravano alla spicciolata nell'izakaya,
richiamati dalla musica dello shamisen che si alzava
da in fondo al locale. I bambini stavano tornando a
casa, i visi scottati dal sole, la sabbia nei vestiti, salutando
e ringraziando il musicista. Si chiama Chikuzan
Takahashi. Viene qui ogni anno, dice Wakui, e i bambini
gli si appiccicano come mosche. Dato che le torte
speciali erano gi state tutte vendute, anche per il
musicista itinerante, cos come per Holmes e Umezaki,
c'erano solo birra e zuppa. Le barche stavano scaricando
la pesca del giorno. I pescatori si trascinavano
stanchi per strada, fino alle porte aperte del locale, respirando
l'aroma dell'alcol che li accoglieva come una
brezza rinfrancante. Il sole stava tramontando, e
Holmes provava un senso di completezza, ineffabile
eppure pieno, come svegliandosi a poco a poco da
una notte di sonno profondo - era a causa del secondo,
o del terzo, o del quarto bicchiere, oppure era
perch aveva trovato il frassino spinoso, o forse per la
musica di un giorno di primavera?
Umezaki abbass la sigaretta, si allung sopra il tavolo
e disse il pi sottovoce possibile, Se me lo permette,
vorrei ringraziarla.
Holmes guard Umezaki come se fosse uno scocciatore.
Ma che dice? Sono io che dovrei ringraziarla. 
stata un'esperienza splendida.
Ma se solo mi permettesse di... Lei ha fatto luce su
un dilemma della mia vita. Forse non ho ottenuto tutte
le risposte che cercavo, ma mi ha dato pi che abbastanza.
La ringrazio per avermi aiutato.
Amico mio, le assicuro che non so di cosa lei stia
parlando, si ostin a dire Holmes.
Volevo solo dirle questo. Le prometto che non ne
parler pi.
Holmes giocherellava col bicchiere, e alla fine disse,
Be', se mi  cos riconoscente, far meglio a dimostrarlo
rabboccandomi la tazza, perch sono quasi rimasto
a secco.
Allora Umezaki ordin subito un altro giro di bevute,
poi un altro e un altro ancora - sorridendo per tutta
la serata senza un motivo preciso, facendo domande
sul frassino spinoso come se fosse d'un tratto interessato,
trasmettendo la sua allegria agli avventori che
lo guardavano (con inchini, cenni del capo e bicchieri
sollevati in aria). Sebbene ubriaco, scatt in piedi per
aiutare Holmes ad alzarsi una volta finito di bere. E il
mattino seguente, a bordo del treno per Kobe, Umezaki
conserv il suo contegno socievole e attento - sorridente
e rilassato, senza mostrare segni di quei postumi
della sbornia che invece affliggevano Holmes - indicando
cose interessanti da vedere lungo il tragitto
(un tempio nascosto tra gli alberi, un villaggio dove si
era combattuta una famosa battaglia feudale), chiedendo
di tanto in tanto, Si sente bene? Ha bisogno
di qualcosa? Vuole che apra il finestrino?
Sto bene, davvero, borbottava Holmes in risposta;
quanto gli mancavano, in quei momenti, le ore di riservatezza
che avevano in precedenza contrassegnato i
loro viaggi. Eppure, sapeva bene che il ritorno era
sempre pi noioso del principio di un viaggio (la partenza,
in cui tutto ci che si incontrava era straordinariamente
singolare, e poi le tappe successive, occasione
di una moltitudine di scoperte); e dunque, ogni
volta che si tornava indietro, era meglio dormire
quanto pi possibile, sonnecchiando mentre la distanza
si riduceva e il corpo ignaro veniva trasportato verso
casa. Ma mentre si rigirava sul sedile, socchiudendo le
palpebre e coprendo gli sbadigli con la mano, si accorse
di quel viso troppo attento, di quel perenne sorriso
che gli aleggiava vicino.
Si sente bene?
Molto bene.
Mai Holmes avrebbe immaginato di trovare piacevole,
una volta arrivati a Kobe, l'espressione implacabile
di Maya, n che avrebbe finito per preferire la pacata
affabilit di Hensuiro all'esagerato entusiasmo di
Umezaki. Tuttavia, nonostante i suoi continui forzati
sorrisi e la sua falsa vitalit, Holmes continuava a pensare
che le intenzioni di Umezaki fossero onorevoli:
per fare buona impressione durante gli ultimi giorni
del suo ospite in Giappone, per cancellare il ricordo
dei suoi stati d'animo volubili e della sua tristezza,
Umezaki voleva mostrarsi come un uomo nuovo, che
aveva tratto beneficio dalla confidenza di Holmes e gli
sarebbe stato per sempre grato di quella che credeva
essere la verit.
Quel cambiamento per non ebbe alcun effetto su
Maya. (Ma Umezaki aveva raccontato a sua madre ci
di cui era venuto a conoscenza? si domand Holmes.
E le importava qualcosa?) La donna evitava Holmes il
pi possibile, prendeva a malapena atto della sua
presenza, dando voce al suo disprezzo con un versaccio
ogni volta che lui si sedeva a tavola. In fin dei
conti, non faceva differenza se il racconto di Holmes
a proposito di Matsuda le era stato o meno reso noto:
apprendere la verit non le sarebbe stato di maggior
conforto che restarne ignara. In un modo o nell'altro,
lei avrebbe continuato a ritenerlo responsabile.
Inoltre, le ultime rivelazioni implicavano che Holmes
aveva destinato Matsuda a una morte per cannibalismo
e che, di conseguenza, il suo unico figlio vivente
aveva perso suo padre. A prescindere da quale menzogna
lei preferisse - il contenuto di una lettera spedita
anni addietro da Matsuda, oppure la storia raccontata
una notte a Umezaki - Holmes sapeva che lo
avrebbe disprezzato lo stesso; era inutile aspettarsi
qualcosa di diverso.
I suoi ultimi giorni a Kobe furono gradevoli, sebbene
di certo non memorabili (una serie di stancanti
passeggiate in giro per la citt con Umezaki e Hensuiro,
bevute dopo cena, a letto presto). I particolari erano
scomparsi dalla sua memoria, ed erano invece la
spiaggia e le dune a riempire quello spazio vuoto. Ormai
diffidente verso le premure di Umezaki, dopo il
ritorno a Kobe cominci a provare un sincero affetto
nei confronti di Hensuiro - il giovane artista sosteneva
Holmes per il gomito senza secondi fini, invitandolo
con gentilezza nel suo studio, dove gli mostrava i suoi
dipinti (i cieli rossi, i panorami neri, i contorti corpi
grigio azzurri) tenendo lo sguardo abbassato con modestia
sul pavimento chiazzato di tempera.
 piuttosto... non so... moderno, Hensuiro.
Grazie, sensei, grazie...
Holmes esamin da vicino una tela incompleta -
dita ossute e dilaniate che uscivano come artigli disperati
da sotto le macerie, in primo piano un gatto tigrato
arancione che si tormentava a morsi la zampa posteriore
- poi osserv Hensuiro: gli occhi castani cos
sensibili, quasi timidi, il viso dolce, fanciullesco.
Lei mi sembra un'anima cos gentile, eppure dipinge
in modo cos crudo -  difficile conciliare le
due cose.
S... grazie... s...
C'erano molti quadri gi finiti appoggiati alle pareti,
e Holmes and a posizionarsi davanti a un lavoro
diverso da tutti gli altri dipinti di Hensuiro: un ritratto
in stile classico di un bel giovane poco pi che trentenne,
in posa su uno sfondo di foglie verde scure,
con indosso un kimono, pantaloni hakama, una sopraveste
haori, calzini tabi e i tradizionali zoccoli geta.
E questo chi ? domand, chiedendosi se quello
che aveva di fronte fosse un autoritratto, o magari
Umezaki da giovane.
Questo  mio fratello, disse Hensuiro, e come
meglio pot prosegu spiegando che suo fratello era
morto - ma non a causa della guerra o di qualche
grande tragedia. No, indic facendo scorrere il dito
indice sul polso, suo fratello si era ucciso. Questa
donna che lui ama... anche lei cos. Fece di nuovo segno
di tagliarsi le vene. Mio solo fratello...
Un doppio suicidio?
S, credo di s.
Capisco, disse Holmes, piegandosi per vedere pi
da vicino il volto dipinto a olio.  un quadro molto
bello. Mi piace molto.
Honto ni arigatogozaimas, sensei... grazie...
In seguito, nei minuti precedenti alla sua partenza
da Kobe, Holmes prov l'insolito desiderio di salutare
Hensuiro con un abbraccio, ma si trattenne, concedendosi
solo un cenno del capo e un colpetto col bastone
sul polpaccio dell'uomo. Fu Umezaki invece che
si fece avanti sul binario della stazione, portando le
mani sulle spalle di Holmes e inchinandosi, dicendo,
Speriamo di vederci ancora un giorno... magari in
Inghilterra. Forse potremmo venire a trovarla.
Forse, disse Holmes.
Dopodich sal a bordo del treno, reclamando il
posto accanto al finestrino. Fuori, Umezaki e Hensuiro
restarono sul binario, guardando in su verso di
lui, ma Holmes - a cui non piacevano gli addii sentimentali
e quel bisogno isterico di rendere memorabile
una partenza - evit i loro sguardi, occupato a
trovare posto per i suoi bastoni e ad allungare le
gambe. Poi, mentre il treno usciva dalla stazione, lanci
una breve occhiata verso il punto dove aveva lasciato
i due uomini, e con rammarico vide che se ne
erano gi andati. Fu solo dopo essere arrivato a
Tokyo che trov i regali che gli erano stati nascosti
nelle tasche del cappotto: una provetta di vetro con
dentro una coppia di api giapponesi e una busta con
sopra scritto il nome di Holmes, che conteneva alcuni
haiku scritti da Umezaki.
La mia insonnia -
un grido nella notte,
risponde il vento.
Scruto la sabbia,
tra le dune contorte
vive la pianta.
Uno shamisen
suona prima di sera -
notte sui rami.
Avvio d'estate -
treno e amico gi lontani
domande ora hanno risposte.
Mentre era sapeva bene da chi provenissero gli
haiku, Holmes rest invece perplesso sull'origine della
provetta quando se la avvicin al viso e vide le due api
morte - una unita all'altra, le zampe intrecciate. Da
dove veniva? Dall'apiario urbano di Tokyo? Da uno
dei luoghi visitati durante il viaggio con Umezaki?
Non lo sapeva con certezza (come del resto non sapeva
spiegare gran parte delle cianfrusaglie che finivano
nelle sue tasche), n riusciva a raffigurarsi Hensuiro
mentre prelevava le api, ponendole con attenzione
nella provetta per poi infilargliela nel cappotto, dove
si erano nascoste tra pezzi di carta e briciole di tabacco,
una conchiglia azzurra e granelli di sabbia, il ciottolo
turchese dei giardini Shukkei-en e un seme di
frassino spinoso. Dove ti ho trovato? Vediamo... Ma
per quanto ci provasse, non riusciva a ricordare come
ne fosse entrato in possesso. Di sicuro, se aveva conservato
quelle api morte, c'era un motivo - una ricerca,
un souvenir o, cosa pi probabile, un regalo per il giovane
Roger (un dono per essersi occupato delle api in
sua assenza, naturalmente).
E di nuovo, due giorni dopo il funerale di Roger,
Holmes si vide intento a leggere quegli haiku. Aveva
trovato quella pagina sotto pile di carta sulla sua scrivania,
e ora le punte delle dita sfioravano i margini
spiegazzati del foglio, il corpo abbandonato in avanti
nella poltrona, un sigaro tra le labbra e il fumo che saliva
a spirale verso il soffitto. Si vide mentre posava il
foglio qualche momento dopo, inalava il fumo, espirava
dalle narici, guardava la finestra, poi il soffitto. Vide
il fumo che fluttuava come fili d'etere. E poi si vide a
bordo di quel treno, con il cappotto addosso e i bastoni
in grembo, mentre la campagna si faceva sempre
pi remota, superava la periferia di Tokyo, passava sotto
ponti costruiti sopra i binari ferroviari. Si vide su
una nave della Marina di Sua Maest, tra militari che
lo osservavano, seduto a tavola da solo, vestigia di
un'et ormai trascorsa. Cercava di evitare ogni conversazione,
mentre i pasti per mare e la monotonia del
viaggio mettevano a dura prova la sua memoria. Poi di
ritorno in Sussex, quando Mrs Munro lo aveva trovato
appisolato in biblioteca. In seguito nell'apiario, la provetta
con le api data in dono a Roger. Questa  per
te. Apis cerana japonica - o forse potremmo pi semplicemente
chiamarle api giapponesi. Che te ne pare?
Grazie, signore. Si vide sveglio al buio, ad ascoltare i
propri respiri affannosi, sentendo che la mente lo aveva
alla fine abbandonato, per poi trovarla ancora integra
alla luce del giorno e capace di rimettersi in moto
come una macchina d'altri tempi. E quando la figlia
di Anderson gli port la colazione a base di pappa reale
spalmata su pane fritto e gli chiese, Mrs Munro ha
fatto sapere qualcosa? si vide scuotere il capo e rispondere,
Non ha fatto sapere nulla.
Ma quelle api giapponesi? riflett ora, allungandosi
a prendere i bastoni. Dove le teneva il ragazzo? si
chiese, alzandosi con lo sguardo alla finestra. Osserv
il mattino grigio e nuvoloso che era seguito alla
notte, soffocando l'alba mentre lui aveva lavorato alla
scrivania.
Dove le ha messe? pens, uscendo infine dalla fattoria,
con la chiave di scorta del cottage stretta nel palmo
della mano che stringeva il manico di un bastone.
 
Capitolo 21.

Mentre le nuvole temporalesche si dispiegavano sul
mare e sulla sua propriet, Holmes apr la serratura
delle stanze di Mrs Munro e vi si trascin dentro a fatica:
le tende erano tirate, le luci spente e l'odore boschivo,
di corteccia, della naftalina era pi forte di
qualsiasi altra. Ogni tre, quattro passi si fermava,
scrutando nel buio, e riassestava la presa sui bastoni,
quasi prevedesse di vedere chiss quale vaga e inimmaginabile
forma emergere dalle ombre. Poi procedette
- con i bastoni che battevano sul pavimento pi
agili e leggeri dei suoi passi - fino a superare la soglia
della camera di Roger, l'unica stanza del cottage
a non essere schermata dalla luce. Poi, per la prima e
l'ultima volta, si ritrov tra i pochi oggetti personali
del ragazzo.
Si sedette sul bordo del letto ordinato e riassettato
di Roger, guardandosi intorno. La borsa di scuola che
pendeva dal pomello del guardaroba. Il retino per le
farfalle appoggiato in piedi in un angolo. Infine si
alz e si mise a girare per la stanza. I libri. Le copie del
National Geographic. I sassi e le conchiglie sulla cassettiera,
le fotografe e i disegni colorati alle pareti. Gli
oggetti che ricoprivano lo scrittoio di uno studente:
sei libri di testo, cinque matite con la punta ben fatta,
penne da disegno, fogli bianchi - e la provetta con
dentro le due api.
Capisco, disse, sollevando l'oggetto e dando una
breve occhiata al contenuto (le creature indisturbate
all'interno, nella stessa posizione in cui le aveva scoperte
sul treno diretto a Tokyo). Appoggi la provetta
sullo scrittoio, attento a non modificarne in alcun
modo la collocazione. Come era stato metodico il ragazzo,
quanto era stato preciso - tutto disposto a dovere,
allineato; anche gli oggetti sul comodino erano ordinati:
forbici, una confezione di mastice, un grosso
album con una semplice copertina nera.
E di l a poco Holmes prese in mano l'album. Di
nuovo seduto sul letto, girando con calma le pagine,
esamin gli intricati collage che ritraevano natura selvaggia
e foreste, soldati e guerra, finch il suo sguardo
non si ferm sull'immagine desolata dell'ex sede della
prefettura a Hiroshima. Una volta finito con l'album,
la stanchezza che si portava dietro dall'alba ebbe il sopravvento.
Fuori, la luce diffusa del sole si smorz all'improvviso.
Esili rami grattavano contro i vetri, quasi senza fare
rumore.
Non so, farfugli in modo incomprensibile, l sul
letto di Roger. Non so, disse di nuovo, abbassandosi
sul cuscino del ragazzo e chiudendo gli occhi, l'album
stretto al petto. Non ne ho la pi pallida idea.
Dopodich si abbandon, ma non a quel genere di
sonno che deriva dal totale sfinimento, neanche a
quella sonnolenza agitata in cui sogni e realt si intrecciano,
ma piuttosto a uno stato di torpore che lo
sommerse in un'immobilit immensa. E subito, quel
sonno cos ampio e profondo lo port altrove, strappandolo
via dalla camera da letto dove il suo corpo riposava.
Rimase assente per pi di sei ore - il respiro
basso e costante, mai un cambio di posizione o uno
scatto degli arti. Lo scroscio dei tuoni di mezzogiorno
non arriv alle sue orecchie, n percep il temporale
che imperversava sulla sua propriet, l'erba alta che si
piegava con violenza al suolo, le gocce forti e pungenti
di pioggia che bagnavano la terra; una volta passato il
temporale, non si accorse della porta d'ingresso che si
apriva, facendo entrare una folata d'aria fresca di
pioggia nell'ingresso, lungo il corridoio e poi nella camera
di Roger.
Allora Holmes sent il gelo toccargli il viso e il collo,
costringendolo a svegliarsi come se i palmi di mani gelide
gli premessero sulla pelle. Chi ? farfugli
mentre si muoveva. Socchiudendo le palpebre, fiss il
comodino (forbici, mastice). Spost di poco lo sguardo,
concentrandosi sul corridoio: quel buio passaggio
tra la luminosit della stanza del ragazzo e la porta
aperta dell'ingresso, dove, solo dopo alcuni secondi,
riusc a cogliere la sagoma che aspettava nella penombra,
immobile e rivolta verso di lui, il profilo che si stagliava
contro la luce alle sue spalle. La corrente d'aria
increspava l'abito, agitando l'orlo di un vestito da donna.
Chi ? chiese, ancora incapace di mettersi seduto.
E solo quando indietreggi - scivolando via verso
l'ingresso - la figura divent visibile. La osserv mentre
portava dentro una valigia prima di chiudere la
porta - ripiombando di nuovo il cottage nel buio, svanendo
con la stessa rapidit con cui era apparsa. Mrs
Munro...
Si materializz, gravitando verso la camera del ragazzo,
la testa sospesa come una sfera bianca e informe su
uno sfondo nero pece. Il buio adesso era pieno di sfumature,
come se ondeggiasse sotto di lei: il tessuto del
suo vestito, immagin Holmes, gli abiti a lutto. E in effetti
indossava un abito nero, un modello austero orlato
di pizzo; la pelle era chiarissima e sotto gli occhi si
distinguevano due cerchi bluastri (il dolore l'aveva invecchiata
- il viso era scarno, i movimenti rallentati).
Varc la soglia e annu con aria inespressiva mentre gli
si avvicinava, senza mostrare traccia dell'agonia che
Holmes aveva provato il giorno della morte di Roger,
n della rabbia velenosa che aveva manifestato all'apiario.
Holmes percepiva invece intorno a lei un'atmosfera
benevola, qualcosa di docile e rasserenato. Non puoi
pi dare la colpa a me, pens, n alle mie api - ci hai
giudicato male, mia cara figliola, e ora hai compreso il
tuo errore. Allung verso di lui le mani pallide, togliendogli
con cautela l'album dalle dita. Evit il suo
sguardo, ma lui colse di traverso le sue grandi pupille e
vi riconobbe la stessa vuota espressivit che aveva visto
sul cadavere di Roger. Senza dire nulla, la donna ripose
l'album sul comodino, appoggiandolo con cura
come avrebbe fatto il ragazzo.
Perch  qui? chiese Holmes dopo aver appoggiato
i piedi a terra, facendo pressione sul materasso
per mettersi seduto sul letto. Nello stesso istante in cui
parl, arross in viso per l'imbarazzo, perch lei lo aveva
sorpreso a riposare nelle sue stanze, abbracciato all'album
di suo figlio morto; sapeva che semmai avrebbe
dovuto essere lei a fare quella domanda. Ma Mrs
Munro non sembrava troppo turbata dalla sua presenza,
cosa che lo metteva ancora pi a disagio. Si guard
intorno, individuando i bastoni appoggiati al comodino.
Non la aspettavo di ritorno cos presto, disse
quasi senza volerlo, cercando a tentoni intorno a s il
manico dei bastoni. Spero che il viaggio non sia stato
troppo faticoso. Vergognandosi della superficialit
delle sue parole, si fece ancora pi rosso in viso.
Mrs Munro ora era in piedi davanti allo scrittoio, e
gli dava le spalle (cos come lui sedeva sul letto di spalle
a lei). Aveva deciso che era meglio per lei stare al
cottage, gli spieg, e una volta sentito il tono calmo
con cui gli parlava, il disagio che Holmes aveva provato
svan. Ho tante cose da sbrigare qui, disse la donna.
Ho delle questioni da sistemare... mie e di Roger.
Deve essere molto affamata, disse lui, afferrando
i bastoni. Dir alla ragazza di portarle qualcosa... o
forse preferisce mangiare a tavola con me?
Holmes si chiese se la figlia di Anderson avesse gi
terminato di fare la spesa in citt, e mentre si alzava,
Mrs Munro gli rispose da dietro, Non ho fame.
Holmes si gir verso di lei, incrociando il suo sguardo
obliquo (quegli occhi vuoti e sfuggenti che non lo
fissavano mai del tutto, relegandolo sempre alla periferia
della sua visuale). C' qualcosa che desidera?
fu l'unica cosa che gli venne in mente di domandare.
Posso fare qualcosa per lei?
Sapr badare a me stessa, grazie, disse, distogliendo
del tutto lo sguardo.
Allora Holmes comprese il vero motivo che l'aveva
spinta a tornare cos presto, e mentre lei rivolgeva l'attenzione
agli oggetti sulla scrivania, sciogliendo le
braccia che teneva conserte al petto, lui cap di avere
davanti il profilo di una donna che stava decidendo
come meglio concludere un altro capitolo della sua
vita. Ha intenzione di andarsene, non  vero? disse
Holmes di punto in bianco, facendo uscire le parole
di bocca mentre ancora le pensava.
Le dita della donna toccavano distratte il piano della
scrivania, sfiorando le penne da disegno, tastando la
carta bianca, soffermandosi sulla superficie lucida e
venata del legno (l Roger aveva fatto i compiti, ideato
i suoi elaborati disegni da appendere alle pareti, e di
certo studiato riviste e libri). Anche nella morte, vedeva
suo figlio seduto l mentre lei cucinava, puliva, si affaccendava
nella casa del proprietario. E anche
Holmes si era immaginato Roger alla scrivania - chino
in avanti, come faceva anche lui, mentre il giorno si
trasformava in notte, e la notte in alba. Avrebbe voluto
condividere quella visione con Mrs Munro, dirle ci
che credeva avessero immaginato entrambi, ma invece
rimase in silenzio, prevedendo la risposta che alla fine
usc con fermezza dalle labbra di lei: Sissignore, me
ne andr da qui.
Ma certo, pens Holmes, quasi solidale con la decisione
della donna. Ma si sentiva cos ferito dalla fermezza
della sua risposta che si mise a balbettare come
supplicando che gli si concedesse una seconda possibilit:
La prego, non c' bisogno di prendere una decisione
cos affrettata... davvero... soprattutto in questo
momento.
Vede, non  affrettata. Ci ho riflettuto ore e ore -
ed  impossibile fare in altro modo. Qui  rimasto ben
poco di importante per me, solo queste cose e
nient'altro. Raccolse una penna rossa da disegno e la
fece rotolare con aria pensierosa tra le dita. No, non
 una decisione affrettata.
D'un tratto un vento leggero mormor alla finestra
sopra la scrivania di Roger, facendo strisciare i rami
sul vetro della finestra. Per un istante la brezza si fece
pi forte, facendo stormire gli alberi e spingendo i
rami con pi forza contro il vetro. Avvilito dalla risposta
di Mrs Munro, Holmes sospir rassegnato, poi
chiese, E dove andr, a Londra? Che ne sar di lei?
A essere sinceri non lo so. Non mi importa che
strada prender la mia vita.
Suo figlio era morto. Suo marito era morto. Parlava
come se, avendo sepolto le persone a cui teneva di
pi, si fosse chiusa lei stessa nelle loro tombe.
Holmes ricord una poesia che aveva letto in giovent,
quel singolo verso che aveva tormentato la sua
infanzia: Me ne andr solo, cos l potrai cercarmi. Sopraffatto
dalla compiaciuta disperazione di lei, le si
avvicin dicendo, Certo che importa. Abbandonare
ogni speranza significa abbandonare tutto - e non
deve farlo, mia cara. E comunque ha l'obbligo di andare
avanti, se non lo fa, l'amore che nutriva per suo
figlio non resister.
Amore: era una parola che Mrs Munro non gli aveva
mai sentito pronunciare. Lo guard di traverso,
bloccandolo con la freddezza della sua occhiata. Poi,
quasi a voler cambiare argomento, la donna rivolse di
nuovo lo sguardo alla scrivania e disse, Ho imparato
diverse cose su di loro.
Holmes vide che stava allungando una mano verso
la provetta con le api. Davvero? comment lui.
Sono giapponesi - insetti docili e timidi, giusto?
Non come quelle che ha lei, vero? Si mise la provetta
sul palmo della mano.
Ha ragione. Ha fatto bene le sue ricerche.
Holmes fu sorpreso da quella semplice nozione in possesso
di Mrs Munro, ma aggrott le ciglia quando cap
che non aveva altro da aggiungere (continuava a tenere
gli occhi sulla provetta, fissando le api morte all'interno).
Incapace di sostenere il silenzio, Holmes continu:
Sono creature notevoli - timide, come dice lei,
ma molto determinate se si tratta di uccidere un nemico.
Le disse che il calabrone giapponese gigante cacciava
varie specie di api e vespe. Una volta scoperto un
nido, il calabrone marcava quel luogo secernendo una
sostanza particolare ; quella secrezione segnalava ad altri
calabroni presenti nella zona di aggregarsi e attaccare
la colonia. Le api giapponesi erano in grado di rilevare
la secrezione del calabrone e potevano dunque
prepararsi all'assalto imminente. Quando i calabroni
entravano nel nido, le api circondavano ogni insetto
aggressore, avviluppandolo con il loro corpo e sottoponendolo
a una temperatura di quarantasette gradi
(troppo elevata per un calabrone, perfetta per un'ape).
Sono proprio affascinanti, vero? concluse. Mi
 capitato di visitare un apiario a Tokyo, sa. Ho avuto la
fortuna di vedere queste creature di persona.
Il sole si fece largo tra le nuvole illuminando le tende.
In quel momento Holmes si sent spregevole per
essersi lasciato trascinare da un discorso simile in una
circostanza tanto inadeguata (il figlio di Mrs Munro riposava
in una tomba e tutto quello che lui riusciva a
fare era propinarle una lezione sulle api giapponesi).
Sentendosi schiacciato dal senso di impotenza, scosse
il capo pensando alla propria stupidit. E mentre rifletteva
su cosa dire per scusarsi, la donna pos la provetta
sulla scrivania, la voce tremante per l'emozione.
 assurdo... non  umano, il modo in cui parla. Non
c' niente di umano in lei, solo scienza e libri... cose
chiuse in scatole e bottiglie. Che ne sa lei di cosa significa
amare qualcuno?
Holmes quasi rabbrivid a quel tono caustico, carico
di odio - l'enfasi affilata e sprezzante di quella voce
sommessa - e cerc a fatica di ricomporsi prima di rispondere.
Poi si accorse che stava stringendo i bastoni
con tutte le sue forze, tanto da farsi sbiancare le nocche:
Tu non lo puoi sapere, pens. Emettendo un sospiro
esasperato, allent la presa sui bastoni e si trascin
di nuovo verso il letto di Roger. Non sono cos
rigido come crede, disse, sedendosi ai piedi del letto.
O almeno non mi piace pensare a me in questo
modo, ma come potrei convincerla del contrario? E se
le dicessi che la mia passione per le api non deriva da
nessuna branca della scienza n dalle pagine dei libri...
mi considererebbe meno inumano?
Con gli occhi fissi sulla provetta, Mrs Munro non rispose,
n si mosse.
Mrs Munro, temo che la mia et avanzata abbia
reso inaffidabile la mia memoria, cosa di cui senza
dubbio si sar accorta. Spesso non ricordo dove ho
messo le mie cose - i sigari, i bastoni, a volte anche le
scarpe - e mi ritrovo in tasca cose che mi disorientano;
la cosa mi diverte e mi sgomenta al tempo stesso.
Ci sono momenti in cui non riesco a ricordare perch
sono passato da una stanza all'altra - oppure a comprendere
il significato di frasi appena scritte. Eppure
molte altre cose sono scolpite in modo indelebile in
quel paradosso che  diventato la mia mente. Per
esempio, ricordo con la massima chiarezza di quando
avevo diciotto anni - un attraente laureando a
Oxford, molto alto e solo - e trascorrevo le serate in
compagnia del professore di matematica e logica - un
uomo compassato, pignolo e sgradevole, che come me
risiedeva al Christ Church - magari  noto anche a lei
sotto il nome di Lewis Carroll - ma che io conoscevo
come il reverendo C.L. Dodgson, inventore di fantastici
rompicapi matematici e indovinelli, nonch messaggi
cifrati che suscitavano in me uno smisurato interesse.
I suoi trucchi e i suoi origami sono impressi nella
mia memoria con la stessa nitidezza di allora. E rivedo
anche il pony che avevo da bambino, e come lo cavalcavo
per le brughiere dello Yorkshire, felice di perdermi
in un oceano di onde ricoperte d'erica. Ci sono
molte scene simili nella mia testa, e tutte a mia disposizione.
Perch proprio queste rimangano, mentre altre
fuggono via, proprio non lo so.
Ma lasci che le dica qualcos'altro di me, perch
sento che  importante. Lei mi considera un uomo incapace
di provare sentimenti. Sono certo responsabile
di avere suscitato in lei questa impressione, figliola
mia. Lei mi ha conosciuto solo sul declinare della mia
vita, segregato qui e nel mio apiario. Quando ho voglia
di parlare, di solito mi dilungo a proposito di queste
creature. Quindi non la biasimo per il fatto di avere
cos poca stima di me. Ma deve sapere che fino all'et
di quarantotto anni non provavo che un interesse
superficiale per le api e per il mondo dell'alveare; e
tuttavia, al compimento del mio quarantanovesimo
anno, non riuscivo ormai a pensare ad altro. Come si
spiega? Fece un respiro profondo, chiudendo gli occhi
per un istante, poi riprese, Vede, c'era una donna
che era oggetto di una mia investigazione, una
donna giovane, piuttosto bizzarra ma affascinante ai
miei occhi: mi ritrovai a pensare a lei, anche se si tratta
di qualcosa che non ho mai compreso del tutto.
Avevamo trascorso ben poco tempo insieme - meno
di un'ora, a dire il vero - e lei non sapeva nulla di me,
come io sapevo poco di lei, se non che le piaceva leggere,
passeggiare e trattenersi tra i fiori - e cos camminai
insieme a lei, s insomma, tra i fiori. I particolari
del caso non sono importanti, a parte il fatto che alla
fine lei usc dalla mia vita, e per quanto questo sia inspiegabile,
mi sentii come se fosse andato perso qualcosa
di fondamentale, creando un vuoto dentro di
me. Questa donna inizi a ossessionare i miei pensieri.
La rivedevo in un istante vivido, per quanto insignificante,
che presto prese a ripresentarsi e non mi lasci
pi. Rimase in silenzio, con gli occhi socchiusi, come
se stesse rievocando il passato.
Mrs Munro lo guard, con una leggera smorfia sul
volto. Perch me lo sta raccontando? Cosa crede che
importi? Mentre parlava, incresp la fronte, e quelle
linee profonde divennero il tratto pi espressivo del
suo volto. Ma Holmes non la stava guardando; il suo
sguardo era fsso sul pavimento, catturato da qualcosa
che solo lui riusciva a cogliere.
Era stata una cosa da niente, le disse - e nel frattempo
Mrs Keller gli si rivelava al di l del tempo, allungando
la mano vestita dal guanto. L nel parco della
Physics and Botanical Society aveva accarezzato col
palmo un iris, e quando aveva ritratto la mano, lui aveva
notato un'ape operaia che si era attardata sul suo
guanto. Ma lei non aveva avuto paura, non aveva allontanato
la creatura n l'aveva schiacciata; l'aveva invece
studiata da vicino, con evidente rispetto (un sorriso
curioso, qualche sussurro affettuoso pronunciato
con un filo di voce). E l'ape operaia era rimasta sul
palmo della sua mano - senza agitarsi, n conficcare il
pungiglione oltre il guanto - quasi la considerasse con
lo stesso riguardo.
 impossibile descrivere una cos intima comunione,
e non ho mai pi assistito a nulla di simile,
disse Holmes, sollevando il capo. In tutto, l'episodio
dur forse dieci secondi, non di pi, poi lei ritenne
opportuno lasciar andare quella creatura, e la
pos sullo stesso fiore da dove era venuta. Ma questo
breve, semplice evento - la donna, la sua mano e la
creatura che vi sostava senza la minima diffidenza -
mi spinsero a capofitto in quello che  divenuto il
mio pi grande interesse. Vede, per me non  una
scienza arida e astrusa, mia cara - non  cos insignificante
come crede.
Mrs Munro continu a fissarlo: Certo non si tratta
di vero amore, non crede?
Non so cosa sia l'amore, replic lui con voce mesta.
E non ho mai detto di saperlo. Inoltre, a prescindere
da chi o cosa avesse innescato quell'interesse
che lo affascinava, sapeva che l'occupazione della sua
vita solitaria si basava del tutto su metodi scientifici,
che le sue idee e i suoi scritti non erano fatti per i profani.
Eppure c'era quella moltitudine dorata. L'oro dei
fiori. L'oro della polvere di polline. Il miracolo di una
cultura che aveva mantenuto il suo modo di vivere - secoli
e secoli, epoche ed epoche, millenni e millenni -
dimostrando quanto la comunit di insetti fosse abile
nel superare i problemi dell'esistenza. L'autonomia
dell'alveare, in cui non una sola operaia aveva bisogno
dell'amministrazione umana. L'associazione di uomo e
api, apprezzata soltanto da coloro che curavano i confini
di quel mondo e salvaguardavano l'evoluzione dei
loro complessi regni. La pace ritrovata nell'armonico
mormorio degli insetti, capace di placare la mente e
dare conforto alla confusione di un pianeta in trasformazione.
Il mistero, lo stupore e il rispetto, il tutto accentuato
dalla luce del tardo pomeriggio che permeava
l'apiario di giallo e arancio: Roger aveva provato e
apprezzato tutto questo, non ne aveva alcun dubbio.
Pi di una volta, mentre erano insieme all'apiario,
Holmes aveva colto uno sguardo di meraviglia sul viso
del ragazzo, e nel vederlo si era sentito prendere da
una sensazione che non riusciva a esprimere. Qualcuno
potrebbe anche considerarlo una sorta di amore.
La sua espressione si tinse di dolore e tristezza.
Mrs Munro si accorse che Holmes stava piangendo
(le lacrime che gli si gonfiavano negli occhi scendendo
poi lungo le guance e nella barba). Ma presto le lacrime
cessarono con la stessa velocit con cui erano
iniziate, e Holmes si asciug quell'umidit dalla pelle
con un sospiro. Alla fine, quasi senza accorgersene,
disse, Mi piacerebbe che ci ripensasse - significherebbe
molto per me se lei potesse restare, ma Mrs
Munro si rifiut di rispondere e fece invece scorrere
lo sguardo lungo i disegni sul muro, come se lui non
ci fosse. Holmes abbass di nuovo il capo. Me lo merito,
pens. Ricominciarono a venirgli le lacrime agli occhi
- poi cessarono.
Le manca mio figlio? chiese lei in tutta semplicit,
rompendo infine il suo silenzio.
Certo che mi manca rispose lui senza esitazioni.
La donna aveva fatto scorrere lo sguardo sui disegni,
soffermandosi su una fotografia color seppia (il
piccolo Roger cullato tra le sue braccia mentre il giovane
marito era l con loro, orgoglioso). Lui la ammirava.
Lo sa? Holmes sollev il capo, annuendo sollevato
mentre lei si girava verso di lui. Fu Roger a raccontarmi
di quelle api nel barattolo. Mi ripet quello
che lei gli aveva spiegato, mi riferiva sempre tutto
quello che lei diceva.
Il tono caustico e sommesso della voce era svanito,
e l'improvviso bisogno che Mrs Munro sentiva di rivolgersi
a lui - la dolcezza della sua voce malinconica,
lo sguardo che incontrava il suo - disse a Holmes
che in qualche modo era stato assolto. Ma non riusciva
a fare altro che ascoltare e annuire, guardandola
con intensit.
Mentre la sua angoscia si faceva pi evidente, la
donna scrut il viso cupo e avvizzito di Holmes. Cosa
dovrei fare ora, signore? Cosa sono senza il mio ragazzo?
Perch  dovuto morire cos?
Ma Holmes non riusc a pensare a niente di solenne
da dire. Lei lo implorava con gli occhi, come se desiderasse
qualcosa: qualcosa di prezioso, qualcosa di
preciso e di benefico. Holmes si chiese se potesse esistere
uno stato mentale pi crudele del desiderio di ricavare
un significato concreto da circostanze prive di
risposte utili o definitive. Inoltre sapeva di non poter
inventare una comoda falsit per alleviare la sua sofferenza,
come aveva invece fatto per Umezaki; n poteva
colmare i vuoti e architettare una conclusione soddisfacente,
come aveva spesso fatto il dottor Watson nelloscrivere i suoi racconti. No, la verit era fin troppo
chiara e innegabile: Roger era morto, vittima di una
disgrazia.
Perch  dovuto succedere, signore? Devo sapere
il perch...
Parl come tanti avevano fatto prima di lei - coloro
che si erano rivolti a lui a Londra, coloro che anni
dopo si erano intromessi nel suo isolamento del Sussex
- chiedendogli aiuto, implorandolo affinch alleviasse
le loro preoccupazioni e riportasse ordine nelle
loro vite. Se solo fosse cos semplice, pens. Se solo ci
fosse una soluzione per ogni problema.
Poi la perplessit che sorgeva in lui quando non
riusciva a districarsi tra le proprie elucubrazioni gett
la sua ombra, ma Holmes riusc a esprimersi meglio
che pot, dicendo in tono solenne, A volte accade
che le cose vadano oltre la nostra comprensione, mia
cara, e l'amara realt  che questi eventi - per noi
cos illogici, privi di qualunque raziocinio - sono ci
che sono e, purtroppo, niente di pi, io credo, credo
davvero che questa sia l'idea pi difficile da accettare
in questa vita.
Mrs Munro lo fiss per un istante, come se non
avesse intenzione di rispondere; poi, con un sorriso
amaro, disse, S...  cos. Nel silenzio che segu, si
volse di nuovo alla scrivania del figlio - le penne, la
carta, i libri, la provetta - e riaggiust tutto quello che
aveva toccato. Quando ebbe finito, si rivolse a Holmes
dicendo, Mi scusi, ma ho bisogno di dormire un
po'... sono stati giorni estenuanti.
Perch non viene da me per questa notte? chiese
Holmes, preoccupato per lei e mosso dalla sensazione
che fosse meglio non lasciarla da sola. La figlia di Anderson
si sta occupando della cucina, anche se come
vedr le sue pietanze sono tutt'altro che allettanti.
Sono sicuro che ci siano lenzuola pulite nella stanza
degli ospiti.
Sto bene qui, grazie, disse lei.
Holmes si chiese se non fosse il caso di insistere, ma
Mrs Munro stava gi guardando oltre, verso il corridoio
buio. Il suo corpo curvo e fermo, la testa, le pupille
dilatate - nere e piene, circondate da sottili anelli
di verde - non si curavano pi della presenza di
Holmes, lo avevano messo da parte. Era entrata nella
stanza di Roger senza parlare, e cos Holmes immagin
che ne sarebbe uscita allo stesso modo. Ma quando
fece per andare verso la porta, lui la intercett,
prendendole la mano, impedendole di proseguire.
Figliola mia...
Lei non si ritrasse, n lui cerc di trattenerla oltre;
si limit a tenerle la mano mentre lei stringeva la sua,
senza che nessuno dei due aprisse bocca - il palmo di
lui su quello di lei, il loro saluto trasmesso dalla delicata,
reciproca pressione delle dita - finch con un
cenno del capo lei si allontan e varc la soglia, scomparendo
lungo il corridoio e lasciandolo solo a superare
il buio.
Dopo un po', Holmes si mise in piedi, e senza guardarsi
indietro lasci la stanza di Roger. Nel corridoio, i
bastoni picchiettavano a terra come quelli dei ciechi
(dietro c'era la luce della stanza del ragazzo, davanti la
penombra del cottage, e da qualche parte c'era Mrs
Munro). Arrivato all'ingresso, armeggi alla ricerca
del pomello, lo afferr e con fatica apr la porta. La
luce dell'esterno lo accec, impedendogli per un
istante di proseguire; e fu mentre era fermo l, mentre
strizzava gli occhi inalando l'aria satura di pioggia, che
il suo rifugio tra le arnie - la serenit dell'apiario, la
tranquillit che provava nel sedere tra quelle quattro
pietre - lo richiam. Fece un respiro profondo prima
di mettersi in moto, ancora con gli occhi socchiusi
mentre imboccava il sentiero. A met strada si ferm,
frugandosi in tasca alla ricerca di un sigaro, ma trov
solo una scatola di cerini. Pazienza, pens, riprendendo
a camminare, con le scarpe che affondavano rumorose
nel fango, l'erba alta scintillante di umidit ai
due lati del sentiero. Mentre si avvicinava all'apiario,
una farfalla rossiccia gli svolazz accanto. Segu un'altra
farfalla, quasi all'inseguimento della prima, e poi
un'altra ancora. Dopo che l'ultima fu volata via, pass
in rassegna l'apiario con lo sguardo, posando gli occhi
sulle file di arnie e poi sullo spiazzo erboso che nascondeva
le quattro pietre (tutto ora era fradicio e gravato
dalle gocce d'acqua).
Cos decise invece di continuare, dirigendosi verso il
punto dove la sua propriet incontrava il cielo, e la terra
bianca precipitava a strapiombo - gli strati minerali
che mostravano l'evoluzione del tempo frastagliandosi
lungo l'esile traccia che si snodava fin gi alla spiaggia.
Con i suoi fossili, le sue radici avvitate e contorte, ogni
falda indicava l'irregolare progresso della storia, una
trasformazione graduale eppure costante.
Mentre iniziava a scendere lungo il sentiero (le
gambe lo accompagnavano lente mentre i bastoni
punteggiavano con le loro impronte il terreno umido
e calcareo), ascolt le onde che si frangevano a riva,
quel brontolio lontano, e poi il sibilo e il breve silenzio
che seguiva, come il primo idioma della creazione
prima che la vita umana fosse stata concepita. La brezza
pomeridiana e il rincorrersi dell'oceano si compenetravano
in armonia, mentre osservava - gi oltre la
spiaggia, a miglia di distanza - il sole riflesso sull'acqua
e increspato tra le correnti. Col passare dei minuti,
l'oceano si faceva sempre pi radioso, come se il
sole si sollevasse dalle profondit marine e le onde si
svolgessero in lunghe sfumature di arancio e rosso.
Eppure gli sembrava tutto cos remoto, cos astratto
ed estraneo. Pi guardava il mare e il cielo, pi si sentiva
distante dall'umanit; ed era per questo, riflett,
che l'uomo era cos in contrasto con se stesso - un distacco
che era l'inevitabile sottoprodotto di una specie
che correva troppo, e quel pensiero suscit in lui un
immenso dolore, quasi insopportabile. Le onde si
frangevano, le scogliere si stagliavano alte, il vento leggero
trasportava l'odore dell'acqua di mare, e i postumi
del temporale mitigavano la calura estiva. Procedendo
lungo il sentiero, sent risvegliarsi dentro di s
il desiderio di far parte dell'ordine naturale e originario
della creazione, di sfuggire agli orpelli dell'uomo e
all'insignificante frastuono che ne sbandierava la presunzione;
un bisogno tenace, che superava ogni sua altra
convinzione (i suoi tanti scritti e le sue teorie, le
sue osservazioni su una serie infinita di argomenti). Il
cielo vacillava gi ai raggi obliqui del sole; anche la
luna era al suo posto, a riflettere la luce del sole, ed
era sospesa lass come un semicerchio trasparente in
un firmamento blu scuro. Si sofferm a riflettere sul
sole e sulla luna - quella stella infuocata e accecante e
quello spicchio gelido e sterile - e lo tranquillizz pensare
come ciascuno percorresse col proprio movimento
un'orbita diversa, pur restando in qualche modo essenziali
l'uno all'altra. Le parole gli riaffiorarono in
mente, anche se non ne ricordava la fonte: Non sta al
sole raggiungere la luna e neppure alla notte sopravanzare il
giorno. E infine - proprio come tante volte era accaduto
mentre percorreva quel sentiero sinuoso - sopraggiunse
la sera.
Era a met strada quando il sole si tuff sull'orizzonte,
riversando i suoi raggi sulle pozze e i detriti sottostanti,
mescolando la sua luce a lunghi profili delle
ombre. Dopo essersi accomodato sulla panchina in
quel punto panoramico, Holmes mise da parte i bastoni
e scrut la spiaggia, poi l'oceano e il cielo infinito e
cangiante. In lontananza si attardava ancora qualche
nube temporalesca, che di tanto in tanto si accendeva
all'interno come una lucciola, e i gabbiani sembrava
che lo chiamassero, mentre volteggiavano in cerchio
lasciandosi trasportare dal vento. Sotto di loro, le
onde erano screziate di arancio, scure e lucenti al tempo
stesso. Dove il sentiero curvava, prendendo per la
spiaggia, not ciuffi di erba nuova e un rigoglio di
rovi, ma erano come esiliati esclusi dalla terra fertile
lass in alto. Allora gli sembr di sentire il suono del
proprio respiro - un ritmo basso e sostenuto, non
troppo diverso dal ronzio del vento - o forse era
qualcos'altro, qualcosa che proveniva da l vicino? Forse,
riflett, era il debole mormorio delle scogliere, le vibrazioni
di quegli immensi strati di terra, delle pietre,
delle radici e del suolo che affermavano la loro permanenza
come avevano sempre fatto nel corso dei secoli.
Chiuse gli occhi.
Sent il corpo rilassarsi, la stanchezza gli correva addosso
trattenendolo sulla panchina. Non muoverti, si
disse, e pensa a ci che dura per sempre. Le giunchiglie
selvatiche e le aiuole di erbe aromatiche. Lo stormire
del vento tra i pini, che era sempre lo stesso da
prima della sua nascita. Cominci ad avvertire un formicolio
sul collo, un vago pizzicore tra i peli della barba.
Alz una mano, sollevandola piano dal grembo. I
cardi giganti serpeggiavano verso il cielo. Le buddleie
viola erano in fiore. Quel giorno aveva piovuto, la terra
era umida, il suolo intriso d'acqua; l'indomani la
pioggia sarebbe tornata. Il terreno era pi fragrante
dopo l'acquazzone. La profusione di azalee, alloro e
rododendri fremeva nei pascoli. E questo cos'? Cattur
quella sensazione con la mano, il pizzicore pass
dal collo al suo pugno. Il respiro si era fatto leggero,
ma riusc ancora ad aprire gli occhi. Dischiuse le dita,
rivelando una creatura svolazzante: un'operaia solitaria,
piena di polline; una vagabonda lontana dalle arnie
che cercava cibo per conto proprio. Che creatura
meravigliosa, pens, guardandola danzare sul suo palmo.
Poi scroll la mano, facendola volare via - invidioso
della sua velocit e di come si librava agile e leggera
in un mondo tanto mutevole e incoerente.
 
Capitolo 22.

UN EPILOGO.
Pur dopo tutto questo tempo, mi si appesantisce il cuore nel
prendere la penna per raccontare in questi ultimi paragrafi
come la vita di Mrs Keller arriv alla sua fine. In modo discontinuo
e, ne sono ormai certo, del tutto inaffidabile, ho
tentato di presentare un qualche resoconto della mia insolita
relazione con questa donna, dal primo momento in cui vidi il
suo viso in una fotografia, fino al pomerggio in cui potei cogliere
uno scorcio fugace della sua persona. La mia intenzione
era di concludere l la questione, al parco della Physics
and Botanical Society, e di non riferire nulla di quell'episodio
che da allora ha creato uno strano vuoto nella mia mente - e
che il lento trascorrere di quarantacinque anni non  ancora
riuscito a colmare n a rimuovere.
Tuttavia, in questa notte buia, la mia penna  stata mossa
dal desiderio di raccontare quanto pi possibile, nel caso
in cui il rapido vacillare della mia memoria scelga, senza il
mio consenso, di cancellare i miei ricordi. Temendo questa
inevitabile eventualit, sento di non avere altra scelta che di
presentare i dettagli nel modo esatto in cui si verificarono.
Per quel che ricordo, ci fu solo un breve accenno sulla stampa
il venerd successivo al nostro incontro nel parco della
Physics and Botanical Society, un trafiletto su un'edizione
mattutina dell'Evening Standard. A giudicare dallo spazio
riservatogli all'interno del giornale, era stato considerato un
episodio di marginale importanza, e il breve articolo diceva
quanto segue:
Un tragico incidente ferroviario  avvenuto questo
pomeriggio sui binari presso la stazione di St Pancras,
con il coinvolgimento di una locomotiva e la
morte di una donna. Il macchinista Ian Lomax, della
linea ferroviaria London & North Western,  stato
colto di sorpresa alla vista di una donna con ombrellino
che camminava verso la locomotiva in movimento
alle due e mezzo del pomeriggio. Non riuscendo
a fermare la locomotiva prima di raggiungerla,
il macchinista ha fischiato per segnalare la
sua presenza, ma la donna  rimasta sui binari e,
senza fare alcun tentativo di salvarsi,  stata investita.
La potenza dell'urto  stata tale da annientarla, e
da sbalzare il corpo molto lontano dai binari. L'esame
degli effetti personali della vittima ha identificato
la donna come Ann Keller di Fortis Grove. Il marito,
inconsolabile, non ha ancora rilasciato dichiarazioni
ufficiali sul perch la donna si trovasse sui
binari. La polizia  impegnata a condurre le proprie
indagini nel tentativo di determinare le ragioni dell'accaduto.
Questi sono gli unici fatti noti circa la violenta fine di
Mrs Ann Keller. Tuttavia, sebbene mi sia gi dilungato fin
troppo, proseguir la mia narrazione raccontando come - il
mattino dopo aver appreso della sua morte - indossai con
mani tremanti occhiali e baffi finti, come riacquistai sangue
freddo mentre mi dirigevo a piedi da Baker Street alla casa di
Fortis Grove, come la porta d'ingresso mi fu aperta piano mostrandomi
il viso assente di Thomas R. Keller incorniciato
dal buio che incombeva alle sue spalle. Il mio arrivo non sembr
sgomentarlo n rincuorarlo, n il mio travestimento provoc
in lui la minima curiosit. Sentii all'istante un'intensa
zaffata di brandy di Jerez - La Marque Speciale, per la precisione
- uscirgli di bocca quando disse con voce inespressiva,
S, prego, si accomodi. Ma il poco che desideravo condividere
con quell'uomo rimase per il momento taciuto, e lo seguii
invece in silenzio attraverso stanze con le tende chiuse, su per
una scalinata, e quindi in uno studio illuminato da un'unica
lampada. La luce rischiarava due poltrone e, tra queste,
un tavolino su cui poggiavano due bottiglie di quel liquore di
cui avevo riconosciuto l'odore nel suo alito.
Ed  qui che sento pi che mai la mancanza di John. Con
particolari arguti e un magnifico talento per l'iperbole, sapeva
trasformare un episodio banale - il terreno dove si misura
il vero talento di uno scrittore - in qualcosa di interessante.
Io, nel dare forma al mio racconto, non sono in grado di
rappresentarlo con pennellate altrettanto generose e raffinate.
Far tuttavia del mio meglio per tratteggiare un ritratto
quanto pi veritiero possibile del doloroso pallore mortale che
era disceso sul mio cliente. Mentre sedevo accanto a Mr Keller
e gli esprimevo le mie pi sentite condoglianze, lui non rispose
quasi, e rimase invece immobile, il mento ispido chino
sul petto, abbandonato all'apatia pi profonda. Il suo
sguardo vuoto e inanimato era fisso sul pavimento; una
mano stringeva il bracciolo della poltrona e l'altra era chiusa
sul collo di una bottiglia di brandy - e in quel suo stato
tanto debilitato riusciva solo a sollevare la bottiglia dal tavolino
fino alla bocca.
Mr Keller non si comport come avevo presunto; non incolp
nessuno per la morte della moglie, e quando gli dissi
che la signora non aveva compiuto alcunch di illecito, le
mie parole suonarono vuote e prive di significato. Che importava,
ormai, se non aveva preso lezioni di armonica in
segreto, se Madame Schirmer era stata mal giudicata, o se
sua moglie era stata perlopi sincera con lui? Tuttavia lo
misi a conoscenza di quelle poche informazioni che lei aveva
tenuto per s, spiegandogli di quella piccola oasi che era il
giardino di Mr Portman, dei libri presi in prestito dagli scaffali,
delle lezioni di musica ascoltate mentre leggeva. Gli dissi
del cancello sul retro che conduceva al vicolo dietro al negozio.
Gli dissi del suo passeggiare senza meta - lungo marciapiedi,
stradine, binari ferroviari - e di come guidasse i
suoi passi fino al parco della Physics and Botanical Society.
Non c'era motivo di raccontare di Stefan Peterson, n di riferire
come la moglie del mio cliente avesse trascorso un tardo
pomeriggio in compagnia di qualcuno che le era accanto con
fini tutt'altro che nobili.
Ma non capisco, disse lui, agitandosi nella poltrona e
rivolgendomi il suo triste sguardo. Perch l'ha fatto, Mr
Holmes? Non capisco.
Mi ero posto pi volte la stessa domanda, sempre in imbarazzo
nel trovare una facile risposta. Gli diedi qualche colpetto
affettuoso sulla gamba, poi lo guardai in quegli occhi
iniettati di sangue che, quasi fossero feriti dal mio sguardo,
passarono esausti a fissare il pavimento.
Non posso dirlo con certezza. Davvero non so.
Forse esistevano diverse spiegazioni, ma avevo gi cercato
di metterle alla prova senza che ne venisse fuori nulla di convincente.
Una possibile spiegazione era il dolore per la perdita
dei figli non nati, un dolore che si era rivelato per lei un fardello
insostenibile. Un'altra spiegazione era il presunto potere
dell'armonica, che poteva aver esercitato una qualche suggestione
sulla sua fragile psiche. O forse era stata condotta alla
follia dalle durezze della vita, o soffriva di qualche malattia
sconosciuta. Non riuscendo a trovare altre ipotesi adeguate,
erano queste le spiegazioni che per ore avevo passato al vaglio
e soppesato - senza arrivare a un esito soddisfacente.
Per un certo tempo, mi convinsi che quella della pazzia
fosse la conclusione pi plausibile. Quell'interesse inquieto e
ossessivo per l'armonica indicava un aspetto nevrotico della
sua natura. Il fatto che si fosse chiusa per ore in mansarda a
comporre una musica che potesse riportarle i suoi figli mai
nati non faceva che rafforzare l'idea della follia. D'altro canto,
questa donna che leggeva letteratura sentimentale seduta
sulle panchine di un parco, che mostrava una grande sensibilit
per i fiori e le creature dei giardini, sembrava in pace
con se stessa e col mondo che la circondava. Non  insolito
che i malati di mente mostrino una serie di contraddizioni
comportamentali, ma lei non lasciava trasparire alcun sintomo
di alienazione psichica. In effetti c'era ben poco in lei che
potesse far pensare a una donna in grado di andare incontro
a testa bassa a un treno in corsa; perch se cos era stato, perch
allora aveva mostrato una tale passione per tutto ci che
viveva, fioriva e cresceva rigoglioso in primavera? Di nuovo,
non riuscii ad arrivare a una conclusione plausibile.
Restava un'ultima teoria, all'apparenza non del tutto improbabile.
Il saturnismo era, a quei tempi, una malattia
tutt'altro che insolita, soprattutto dacch il piombo si trovava
in posate e utensili, candele, condutture idriche, rivestimenti
di finestre, vernici e recipienti per bere in peltro. Senza dubbio,
il piombo era presente anche nella struttura che sorreggeva
i contenitori di vetro dell'armonica e nella vernice applicata
a ognuno di essi per differenziarne la sonorit. Da tempo
ho il sospetto che un avvelenamento cronico da piombo sia
stata la causa della malattia di Beethoven, la sordit, e quindi
della sua morte, perch anche lui dedicava ore e ore a perfezionare
la sua arte sull'armonica a vetro. Perci quella teoria
aveva fondamenti piuttosto saldi, tanto che avevo deciso
di appurarne la validit. Ma ci che risult presto evidente
fu che Mrs Keller non mostrava nessuno dei sintomi legati al
saturnismo acuto o cronico; non aveva un'andatura barcollante,
n attacchi, coliche o ridotte capacit intellettive. E
sebbene avesse anche potuto subire un avvelenamento da piombo
senza aver mai toccato un'armonica, sapevo che il malessere
generale di cui aveva sofferto all'inizio era stato alquanto mitigato
dallo strumento e non aggravato. Inoltre, furono le sue
mani a fugare quel primo sospetto; erano del tutto prive di
imperfezioni, e dello scolorimento bluastro che si sarebbe dovuto
manifestare vicino alla punta delle dita.
No, avevo infine concluso, non era mai stata pazza o malata,
n la sua disperazione l'aveva portata a rasentare la
follia. Per ragioni sconosciute, si era allontanata dalla
realt degli uomini e aveva cessato di esistere; lo aveva fatto,
forse, come mezzo per opporsi alla sopravvivenza. Ancora
adesso mi chiedo se la creazione sia nel contempo troppo bella
e troppo orribile per talune anime sensibili, e se la consapevolezza
di questo dualismo non offra loro altra scelta se non
quella di accomiatarsi di propria spontanea volont. Non so
dare altra spiegazione che possa avvicinarsi di pi alla verit
e tuttavia non ho mai voluto accontentarmi di questa
conclusione.
Mentre stavo completando questa mia analisi della moglie,
Mr Keller si allung in avanti sulla poltrona, facendo scivolare
la mano lungo la bottiglia fino a posarsi su un angolo
del tavolino, il palmo rivolto verso l'alto. Per una volta, il
suo viso cupo e tirato si era addolcito, e dal petto saliva un
respiro lieve. Troppo dolore e troppo poco sonno. E anche
troppo brandy. Cos rimasi per un po' a godermi un bicchiere
di La Marque Speciale, seguito da un altro, e mi alzai per
andarmene solo quando il liquore mi aveva ormai arrossato
le guance, e smorzato la malinconia che si era impossessata
di tutto il mio essere. Presto avrei attraversato le stanze della
casa, inseguendo la luce che si intravedeva appena lungo i
margini di quelle tende accostate, ma non prima di aver tirato
fuori, con una certa riluttanza, la fotografia di Mrs Keller
da una tasca del soprabito e averla posata nel palmo rilassato
della mano aperta del mio cliente. Poi uscii senza guardarmi
indietro, attraversando lo spazio tra buio e luce il pi in
fretta possibile, abbandonandomi a un pomeriggio che  ancora
impresso nella mia memoria con la stessa luminosit e lo
stesso azzurro nitore di quel giorno lontano.
Ma non ero ancora pronto per tornare a Baker Street; in
quel soleggiato pomeriggio di primavera, mi diressi invece
verso Montague Street, gustandomi l'opportunit di passeggiare
lungo le strade che Mrs Keller aveva conosciuto cos
bene. E per tutto il tempo, immaginai cosa avrei potuto trovare
ad attendermi una volta entrato nel giardino di Portman.
Poco dopo - attraversato il negozio vuoto e percorsi i suoi corridoi
bui per poi uscire sul retro - mi ritrovai l, al centro del
giardino dove la piccola panchina era racchiusa dalla siepe
di bosso. Mi fermai ad ammirare il panorama, studiando le
aiuole di piante perenni e le rose lungo il muro perimetrale.
C'era una brezza leggera, e guardando oltre la siepe vidi ondeggiare
le digitali, i gerani e i gigli. Poi mi sedetti sulla panchina
e aspettai che l'armonica iniziasse a suonare. Avevo
portato con me qualche sigaretta John Bradley, e prendendone
una dal gil, iniziai a fumare in attesa della musica. E fu
mentre ero l a scrutare la siepe, assaporando i profumi del
giardino e il loro gradevole mescolarsi al tabacco, che cominci
a risvegliarsi in me una sensazione tangibile di nostalgia
e solitudine.
La brezza si fece pi intensa, ma solo per un istante. La
siepe fu agitata da un forte fremito, le piante perenni ondeggiarono.
Poi il vento cal, e nella quiete che segu compresi
che la musica, mentre il giorno si spegneva, non avrebbe suonato
per quelli come me. Che peccato che quello strumento affascinante,
le cui melodie erano cos ossessionanti, non riuscisse
pi a destarmi come un tempo. Come avrebbe potuto essere
tutto come prima? Lei si era tolta la vita, se n'era andata.
E cosa importava se poi, alla fine, tutto doveva andare
perduto, sconfitto, o se non esisteva alcuna ragione, n disegno
o logica in ci che accadeva sulla terra? Perch lei non
c'era pi, mentre io restavo. Mai avevo provato un tale, incomprensibile
vuoto dentro di me, e allora, mentre il mo corpo
lasciava la panchina, iniziai a comprendere quanto fossi
solo al mondo. Nel rapido avvicinarsi del crepuscolo, non
portai via nulla dal giardino, tranne quell'incolmabile lacuna,
quell'assenza interiore su cui incombeva il peso di un'altra
persona - un vuoto che disegnava il profilo di una donna
singolare e curiosa che mai aveva conosciuto la ma vera
identit.
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FINE.
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RINGRAZIAMENTI.
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Con gratitudine a tutti loro per il sostegno, le informazioni, i consigli, l'amicizia e l'ispirazione: Ai, John Barlow, Coates Bateman, Richard E. Bonney,  Bradam, Mike e Sarah Brewer, Francine Brody, Joey Burns, Anne Carey e Anthony Bregman e Ted Hope, Neko Case, Peter I. Chang, i Christian  Charise, Craig, Cameron, Caitlin), John Convertino, mio padre, Charles Cullin, Elise  D'Haene, John Dower, Carol Edwards, Demetrios Efstratiou, Todd Field, Mary  Gaitskill,
il dottor Randy Garland, Howe e Sofie Gel (unvw.giantsand.com), Terry
Gilliam, Jemma Gomez, il collettivo Grandaddy, Tony Grisoni, Tom Harmsen,
la famiglia Haruta (il cui aiuto per questo libro  stato preziosissimo), l'incantevole Kristin Hersh, Tony Hillerman, Robyn Hitchcock, Sue Hubbell, Michele Hutchison, Reiko Kaigo, Patti Keating, Steve e Jesiah King, Roberto  Koshikawa, Ocean Lam, Tom Lavoie, Patty LeMay e Paul Niehaus, Russell Leong, Werner Melzer, John Nichols, Kenzaburo Oe, Hikaru Okuizumi, Dave Oliphant, i Parra (Chay, Mark, Callen), Jill Patterson, Chad e Jodi Piper, Kathy Pories, Andy Quan, Michael Richardson, Charlotte Roybal, Saito Sanki, Daniel Schacter, Marty e Judy Shepard, Peter Steinberg, Nan Talese, Kurt Wagner e Mary Mancini, Billy Wilder e I.A.L. Diamond, Lulu Wu e William Wilde Hitler.
Una menzione ultraspeciale va a William S. Baring-Gould e al suo eccellente Sherlock Holmes of Baker Street (Bramhall House, 1962), uno dei miei libri preferiti sin dall'infanzia nonch preziosissimo durante la scrittura di  questo romanzo.
Il riferimento di Mycroft al suo vecchio amico Winston  stato tratto
da quel volume.
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FINE.